I giovani non sono sempre in salute

Omar Sabic

Garantire la salute dei giovani è un investimento strategico. Dal loro benessere dipende la qualità del mondo futuro che stiamo costruendo.

Come è lo stato della salute dei giovani?

Quando si è giovani ci si aspetta anche a causa dei  commenti delle persone più grandi e da quanto poco si discuta di salute nelle scuole e non solo, che la salute sia quasi assicurata, qualcosa a cui non dobbiamo mai pensarci. Sebbene ci siano costantemente scoperte e nuove terapie possibili derivanti dalla ricerca nel campo della medicina, la situazione non è affatto scontata. Partiamo dagli studi a riguardo.

La Commissione Lancet su Adolescent Health and Wellbeing è un gruppo internazionale di esperti con l’obiettivo principale di offrire un’analisi basata su dati aggiornati e un appello all’azione politica per migliorare la salute e il benessere delle persone di età 10–24 anni fino all’orizzonte 2030 e oltre. Il rapporto creato dalla seconda commissione riunita dopo la prima del 2016 mostra che entro il 2030 quasi la metà degli adolescenti di tutto il mondo è a rischio di precarie condizioni di salute, con un numero che supera il miliardo di persone tra i 10 e i 24 anni. Si registrano aumenti di persone che soffrono di obesità e numeri sempre più cospicui di ragazzi e ragazze che hanno problemi di salute mentale. Altri studi evidenziano diagnosi in salita per molti tumori, uno tra tutti colon-retto. 

Tutto ciò fa capire che è importantissimo agire nell’immediato, non si può aspettare. Sempre meglio prevenire che curare.  Vediamo in dettaglio i problemi che si presenteranno e quali potrebbero essere le mosse per migliorare il più possibile la situazione.

Siamo la generazione con più difficoltà a livello di salute mentale

E’ abbastanza visibile come i giovani di tutto il mondo, in questo periodo storico, facciano molta fatica ad affrontare la vita e ad adattarsi ai ritmi di oggi. Cito uno dei tanti esempi che rendono difficile la quotidianità di noi ragazzi, per un esperienza personale avvenuta poco tempo fa. Ancora oggi alcune università indicano come metodo di studio migliore una pianificazione strategica della settimana dove viene inserita qualsiasi attività, con degli orari ben definiti, ma dove viene inserito anche il tempo da spendere con la famiglia, il tempo per mangiare, il tempo per la palestra. Una totale sponsorizzazione della società della performance (come una nostra autrice ne ha parlato nell’articolo linkato), dove gli studenti sono stremati dal raggiungere degli obiettivi entro termini prestabiliti.

I dati sono tantissimi e se ne potrebbe parlare a lungo ma andiamo su ciò che è recente: l’ Organizzazione delle Nazioni Unite con il World Youth Report. Il rapporto ha preso in studio un numero che supera i 2500 giovani da tutto il mondo con un’età tra i 15 e 29 anni di 137 Paesi. Dai questionari e altre consultazioni si è evidenziato che circa il 40% dei partecipanti ha almeno provato una volta a interfacciarsi con uno psicoterapeuta. Una percentuale ancora assai bassa. Perlopiù si è notata l’incidenza importante sul benessere mentale dei giovani da parte di 6 importanti temi: istruzione, occupazione, dinamiche familiari, povertà, tecnologia e atteggiamenti sociali.

Ragioni per il quale i ragazzi e le ragazze non vogliono parlare con uno specialista, grafico preso dallo World Youth Report del Dipartimento per gli Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite

I tumori e malattie colpiscono sempre di più la Gen Z

La narrazione quotidiana e gli ambienti che ci circondano fanno capire molto facilmente che quando andiamo a scuola, all’università, al nostro primo lavoro, abbiamo un’età riconducibile a una vita automaticamente sana, sia dal punto di vista mentale che fisico. Pensiamo alle frasi che tutti, almeno una volta, ci siamo sentiti dire, persino dai nostri genitori: “Alla tua età facevo 3 lavori contemporaneamente” oppure ”Quando avevo la tua età facevo i salti mortali“. Anche in questo caso i dati sono dalla parte opposta delle dicerie comuni. 

Secondo i dati del Policlinico universitario A. Gemelli IRCCS di Roma, si è registrato un aumento significativo dei casi di neoplasie del colon, pancreas e polmone. Le cause di ciò non sono nemmeno troppo chiare, ma le ipotesi più plausibili sono sedentarietà, eccessivo vizio del fumo, consumo di alcol e anche obesità. Il trend dell’obesità è uno di quelli più preoccupanti. Questa malattia è in aumento in tutti i paesi del mondo e ritornando al rapporto Lancet, si prevede che circa 464 milioni di giovani nel mondo saranno in sovrappeso o obesi, portando poi a un conseguente innalzamento del rischio per malattie cardiache e diabete.

La causa principale è quella dell’alimentazione scorretta, dove si preferiscono cibi ultra-processati perché più economici, e poca abitudine all’esercizio fisico, utilizzando invece molto più tempo davanti agli schermi.

Le mosse per cambiare rotta

Di possibili soluzioni e alternative che consentono di cambiare la tendenza ce ne sono eccome ma sono spesso prese poco in considerazione. Prendiamone qualcuna tra le più importanti. 

Ripetiamolo tutti insieme: la ricerca è l’unica cosa che conta. Senza la ricerca non ci sarebbero state migliaia di scoperte scientifiche e cure a malattie molto complesse. Sebbene ciò, solo nel 2024 c’è stato un taglio al FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario) di 178 milioni di euro. Ma non finisce qui. Non c’è stato nemmeno il versamento di altri 340 milioni di euro del Piano straordinario “Messa” (un intervento varato negli anni passati per sostenere l’assunzione di ricercatori). Dunque nel complessivo mancano un totale di 518 milioni di euro, mezzo miliardo di euro

Nel 2025 invece la storia è cambiata positivamente, ma in misura minima. C’è stato un piccolissimo aumento del 3,73%, sponsorizzato dalla ministra Bernini come un enorme cambiamento. D’altronde non ci si può aspettare troppo da una persona che chiama due studenti “poveri comunisti” solamente per esprimere dissenso verso un progetto del tutto fallimentare.

La ministra Bernini e i due studenti che l’hanno contestata ad Atreju, 2025

La cosa più efficiente è partire innanzitutto dalle basi, dalle radici da cui si forma il pensiero critico e la capacità di ragionamento ossia la scuola. Gli sportelli di ascolto psicologico sono fondamentali in questo senso, anche se spesso accade che siano poco utilizzati dagli studenti dato che vengono molto poco pubblicizzati e spesso viene messo a disposizione un solo specialista per tutta la scuola. Conta anche formare il corpo docente, che spesso è poco cosciente degli episodi che circondano le proprie classi e spesso sottovalutano i casi.

Paolo Mendico, si è suicidato all’età di 15 anni il primo giorno di scuola, dopo il bullismo subito per tanto tempo nelle aule di scuola. Il padre, più volte, ha ribadito che i professori fossero a conoscenza degli episodi che accadevano in classe, ma nessuno è mai intervenuto.

Paolo Mendico, morto suicida per bullismo a 15 anni.

Lo Stato non è da meno, il bonus psicologo il più delle volte non riesce a coprire tutte le richieste. A novembre sono state soddisfatte solo 6.300 domande su 360.000, un numero estremamente sproporzionato rispetto alle persone richiedenti. Numero troppo basso anche quello che riguarda il totale delle risorse stanziate per questo programma. La dotazione economica era di 9,5 milioni di euro per il 2025. Ma se prendiamo per esempio i contribuenti che hanno un ISEE compreso tra 15.000 e 30.000, l’importo massimo per il richiedente è di 1000 euro. Una cifra che riesce a coprire (forse) poco più di 10 sedute.

Non siamo di fronte a una crisi senza via d’uscita, ma a un’opportunità di rinnovamento. Le soluzioni e le alternative esistono: sta a noi sceglierle e coltivarle. Investire nel benessere fisico e mentale dei giovani non è più un’opzione, ma la priorità assoluta per costruire una società che sappia davvero prendersi cura del proprio futuro.

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