La storia completa della Global Sumud Flotilla

Camilla Fois

Dalla partenza all’abbordaggio da parte dei militari israeliani. Vi sentite spaesati? Tra mille tik tok, post di giornali, politici, attivisti, vi siete persi per strada e non sapete cosa sia la Global Sumud Flotilla e le sue gesta?

Ecco sei nel posto giusto. Qui ti riassiumiamo tutta la sua storia, dall’organizzazione ad adesso.

Che cos’è la Global Sumud Flotilla?

La Global Sumud Flotilla è un’iniziativa civile internazionale, non violenta, che, come riportato nel proprio sito ufficiale, ha come obiettivo tentare di rompere il blocco navale israeliano su Gaza, consegnando aiuti umanitari (cibo, filtri dell’acqua, medicine) e portando visibilità sulla situazione nella Striscia, nel quale è in corso un genocidio.

Il blocco navale, imposto nel 2009 e teoricamente riconosciuto strumento di diritto internazionale, altro non è che uno sbarramento delle proprie acque territoriali da tutte le imbarcazioni non autorizzate.

È proprio su questo che la Flottilla solleva la sua obiezione: un blocco navale può essere disposto legittimamente soltanto nelle acque territoriali dello Stato che lo impone, ma per gli attivisti quella zona appartiene esclusivamente alla sovranità palestinese. Di conseguenza, l’azione di Israele costituirebbe un abuso.

Cosa significa il nome Sumud

Il nome “Sumud” in arabo significa  fermezza, resistenza, resilienza e perseveranza di fronte alle avversità

Un po’ di dati burocratici

La missione è coordinata da diverse associazioni e movimenti (Freedom Flotilla Coalition, Global Movement to Gaza, Maghreb Sumud Flotilla, Sumud Nusantara).

Alla missione umanitaria hanno deciso di partecipare circa 50 imbarcazioni(tra barche a vela, pescherecci, imbarcazioni civili di diversa stazza).È la spedizione navale più grande mai organizzata verso Gaza, con delegazioni da oltre 40 Paesi.

I partecipanti italiani più importanti

I partecipanti alla missione provengono da diversi ambienti: civili, che hanno deciso di mettere in pausa la loro vita per una giusta causa, tra cui:

  • Maria Elena Delia: portavoce italiana, una docente in aspettativa;

Giornalisti, tra cui:

  • Saverio Tommasi  giornalista di Fanpage.it sulla nave Karma.
  • Alessandro Mantovani, inviato de Il Fatto Quotidiano sulla nave Otaria.

Parlamentari ed europarlamentari:

  • Benedetta Scuderi, europarlamentare del partito Alleanza Verdi Sinistra;
  • Annalisa Corrado, europarlamentare del Partito Democratico;
  • Arturo Scotto, deputato del Partito Democratico;
  • Marco Croatti Senatore del Movimento 5 Stelle;

Precedenti tentativi di rompere il blocco navale

Le missioni navali civili per rompere il blocco di Gaza non iniziano questa estate, bensì iniziano negli anni 2008-2009, organizzate da ONG e reti internazionali.

L’episodio più drammatico dei tentativi di rompere il blocco navale è quello del 31 maggio 2010, quando la Freedom Flotilla fu assaltata dalle forze israeliane mentre si trovava in acque internazionali. A bordo della nave turca Mavi Marmara morirono 10 attivisti (nove sul colpo e uno in seguito alle ferite), e decine furono feriti.

L’episodio provocò una grave crisi diplomatica tra Israele e Turchia e accese il dibattito internazionale sulla legalità del blocco navale di Gaza.

Negli anni successivi ci furono altri tentativi:

  • 2011 – Freedom Flotilla II: diverse navi, partite soprattutto da porti greci, furono bloccate dalle autorità locali sotto pressione israeliana; poche riuscirono a salpare.
  • 2012 – Estelle: una nave svedese con parlamentari e attivisti a bordo, intercettata dalla marina israeliana.
  • 2015 – Marianne: salpata dalla Svezia, raggiunse le acque vicino a Gaza ma fu fermata e dirottata verso il porto israeliano di Ashdod.
  • 2018 – Freedom Flotilla “Al Awda”: alcune imbarcazioni tentarono di raggiungere Gaza; una fu abbordata violentemente, con sequestro degli aiuti e arresto degli attivisti.

Missioni del 2025

  • June 2025 Gaza Freedom Flotilla: organizzata dalla Freedom Flotilla Coalition (FFC), con l’obiettivo di rompere il blocco navale su Gaza.
  • Flottille de la Liberté (luglio 2025) — nave Handala: partita da Siracusa (Italia) il 13 luglio 2025 con attivisti, medici, giornalisti e aiuti umanitari. È stata intercettata da forze israeliane in acque internazionali prima di raggiungere Gaza.
  • Missione «Conscience» (2025): nella preparazione di missioni di solidarietà, la nave Conscience fu oggetto di attacchi con droni mentre si avvicinava a Malta, costringendo cambi di rotta o ritiri.
  • Catania ( 27 settembre 2025): è pianificata una nuova “onda” di navi civili da Catania come prosecuzione della campagna marittima verso Gaza, in coordinamento con la Global Sumud Flotilla.

Uno sguardo al Direttivo della Sumud

Qui sotto vi scrivo la biografia di alcuni attivisti facenti parte del direttivo. Durante questo mese di navigazione non potete non averli sentiti nominare almeno una volta:

Thiago Ávila

Nato il 26 agosto 1986 a Brasilia, Brasile, è un attivista brasiliano con un forte impegno nell’ambientalismo, nei diritti umani e nella solidarietà internazionale, in particolare nei confronti della causa palestinese.

Prima di partecipare alla Global Sumud Flotilla è stato tra i coordinatori della missione Madleen (una delle imbarcazioni con l’obiettivo di rompere il blocco su Gaza) nel giugno 2025.

Durante quella missione Madleen è stata intercettata dalle autorità israeliane in acque internazionali a circa 50 miglia nautiche dalla costa di Gaza: gli attivisti a bordo, incluso Ávila sono stati detenuti, e in seguito rimpatriati.

Durante la detenzione, è stato messo in isolamento e ha deciso di avviare uno sciopero della fame e della sete come forma di protesta contro il trattamento subito e contro il blocco di Gaza.

Dopo la deportazione, è tornato ad assumere un ruolo centrale nell’organizzazione della Global Sumud Flotilla, contribuendo con la sua esperienza, rete e visibilità personale.

Greta Thunberg 

Nata a Stoccolma nel 2003, è diventata simbolo mondiale della lotta al cambiamento climatico grazie al movimento Fridays for Future, nato nel 2018 quando iniziò a scioperare davanti al Parlamento svedese chiedendo azioni concrete contro la crisi climatica.

Il suo gesto si trasformò presto in un movimento globale che ha coinvolto milioni di giovani in manifestazioni e scioperi scolastici (c’ero anche io). La sua voce ha risuonato in conferenze internazionali, nei media e nei parlamenti, imponendo il tema ambientale all’agenda politica.

Negli ultimi anni Greta ha ampliato il suo attivismo includendo la difesa dei diritti umani, schierandosi apertamente con la popolazione palestinese. Nel giugno 2025 ha partecipato alla missione Madleen della Freedom Flotilla Coalition, intercettata dalla marina israeliana, insieme al collega Thiago: anche lei è stata arrestata e rimpatriata.

Successivamente è entrata nel direttivo della Global Sumud Flotilla, la più grande spedizione navale civile diretta a Gaza per rompere il blocco.

Tuttavia, a settembre 2025 sono emerse divergenze interne: Greta criticava la gestione della comunicazione della flottiglia, ritenuta troppo focalizzata su conflitti interni (logistica, conflitti fra equipaggi, tensioni tra delegazioni) piuttosto che sul dramma umanitario. Per questo è stata rimossa dal direttivo ma è rimasta a bordo come attivista, ne parleremo più avanti.

le tappe della sumud flotilla
le tappe della sumud flotilla [Fonte Ansa]

La partenza

Genova

La Global Sumud Flottilla è partita domenica 31 agosto da Genova con due imbarcazioni. C’è stato un evento di supporto prima della partenza al quale hanno partecipato circa 40000 civili; molti osservando da mesi e mesi il genocidio in diretta social hanno sentito questa iniziativa molto vicina a loro, per la prima volta, forse, non ci sentiamo impotenti.

La partenza è stata sostenuta anche da sindacati ed associazioni.

Sindacati e associazioni locali che hanno sostenuto

  • La CGIL Liguria, insieme alle Camere del Lavoro e alle categorie sindacali, ha partecipato attivamente nelle giornate precedenti alla partenza con raccolte di alimenti e organizzazione del sostegno locale.
  • La FLAI CGIL ha espresso un “convinto sostegno” alla Flotilla, definendola un atto di solidarietà verso Gaza e sottolineando che un’intercettazione equivarrebbe a pirateria.
  • Il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali (CALP) di Genova è citato come promotore del sostegno alle imbarcazioni locali e già noto per aver storicamente bloccato carichi militari o armi al porto di Genova.

Music for Peace e la raccolta aiuti

L’associazione Music for Peace, con sede a Genova, ha giocato un ruolo importantissimo nella fase preparatoria: ha promosso la raccolta di aiuti alimentari da imbarcare sulla Flotilla.

I suoi promotori affermano che l’obiettivo iniziale per Genova (45 tonnellate in cinque giorni) è stato superato di sette volte, grazie a una “rete solidale gigantesca”.

Il discorso dei portuali genovesi

Il discorso pubblico più noto e ampiamente ripreso è quello pronunciato da Riccardo Rudino, portuale e membro del CALP (Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali), durante la manifestazione di partenza.

Rudino ha detto: «Se toccano la Global Sumud Flotilla, blocchiamo tutta l’Europa. Da qui non uscirà più un chiodo.»

Questo discorso è diventato virale nei media italiani, citato come esempio di solidarietà operativa dei portuali genovesi verso la missione verso Gaza.

Barcellona

Così come era accaduto in Italia, anche a Barcellona il porto si è riempito di civili accorsi per sostenere le imbarcazioni in partenza, cariche non solo di aiuti ma anche di speranza, con l’obiettivo di sfidare il blocco navale su Gaza.
Dal palco, Thiago Ávila, facente parte del direttivo, ha lanciato un messaggio chiaro: «La storia non siamo noi, la storia è Gaza».

I social network

Questa volta la mobilitazione non è stata solo nelle piazze, ma anche online.
Storie, reel, TikTok e hashtag hanno seguito la rotta della flottiglia, rilanciati direttamente dagli attivisti imbarcati. Sul sito ufficiale è stato reso disponibile il tracking in tempo reale delle navi e qualche tempo dopo anche una live continua su YouTube per seguire il viaggio minuto per minuto.

Il pensiero dei politici sulla partenza della missione umanitaria

La partenza della Global Sumud Flotilla ha spaccato la politica europea.

 In Italia, la premier Giorgia Meloni ha invitato gli attivisti a fermarsi subito, definendo la missione “pericolosa e irresponsabile”. Una linea dura, che vede la flottiglia come un rischio di scontro ed escalation più che come un atto di solidarietà.

Diversa la voce dell’opposizione: il PD e soprattutto i parlamentari saliti a bordo parlano di un gesto necessario, un modo per non restare indifferenti di fronte al genocidio. Anche il Movimento 5 Stelle e l’Alleanza Verdi-Sinistra spingono su questa linea, sottolineando che non si tratta di “provocare”, ma di portare aiuti e testimonianza diretta.

Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha sostenuto la Global Sumud Flotilla con un tono molto diverso da quello italiano. Ha ribadito che la missione non rappresenta alcuna minaccia per Israele, ma è un atto di solidarietà umanitaria verso Gaza.

La rotta – prima parte, da Barcellona alla Sicilia

Da  Barcellona alla Tunisia

  • 31 agosto pomeriggio/sera: Dopo poche ore in mare le navi devono rientrare a Barcellona a causa di vento forte e mare mosso;
  • Il  1 settembre 2025 (sera) le navi riescono a ripartire da Barcellona e prendono il largo dirette verso il Mediterraneo.
  • Il 2 settembre 2025 le imbarcazioni effettuano una Sosta tecnica a Minorca (Isole Baleari): alcune di queste accusano guasti ai motori e problemi elettrici, altre necessitano di riparazioni per piccole perdite. Lo scalo serve anche a garantire sicurezza agli equipaggi dopo il maltempo.
  • 3 settembre 2025 le prime imbarcazioni della “sezione tunisina” cominciano a convergere verso Tunisi (Djerba e Zarzis).
  • Tra il 3 e il 7 settembre la Flotilla resta ferma tra le coste tunisine e il Mediterraneo centrale. Le navi partite da Barcellona, dopo la sosta alle Baleari per guasti e riparazioni, raggiungono il Nord Africa per unirsi ai convogli di Zarzis e Djerba. Nei porti si svolgono controlli tecnici, ridistribuzione degli aiuti e verifiche di sicurezza. Intanto cresce la pressione diplomatica: Israele chiede a Tunisi di non autorizzare la partenza e si parla di possibili blocchi o sequestri. Gli attivisti organizzano conferenze stampa e incontri pubblici, mentre a bordo si discute su comunicazione e gestione della missione. Sono giorni di stallo operativo, in cui la flottiglia attende di poter ripartire verso Gaza.

Le prime intimidazioni

  • 8 settembre 23:45 locali: La barca Family (bandiera portoghese, usata dal comitato direttivo) segnala un impatto o incendio a bordo mentre è ancorata fuori dal porto. Video interni mostrano un oggetto che cade dall’alto e innesca un fuoco sul ponte; l’equipaggio spegne le fiamme, nessun ferito. Gli organizzatori parlano di ordigno incendiario sganciato da drone; inoltre, si sono verificati dei danni: porzione del ponte e comparti di stivaggio sottocoperta sono andati a fuoco.
  • 9 settembre (mattina/pomeriggio): Il Ministero dell’Interno tunisino dice che non ci sono evidenze di un attacco esterno e che l’incendio sarebbe partito a bordo. Le sue ipotesi sono: un incendio partito da un salvagente che prende fuoco oppure dal mozzicone di una sigaretta. Annuncia un’indagine in corso. La Guardia Nazionale tunisina ribadisce che “non sono stati rilevati droni”.
  • 9 settembre (seconda notte) : Gli organizzatori riferiscono un secondo episodio contro la barca Alma (bandiera britannica), un oggetto incendiario cade sul ponte superiore causando un altro piccolo incendio. Anche questa volta nessun ferito. Anche qui si parla di drone. Autorità tunisine mantengono la linea del diniego in attesa di accertamenti.

 Su vari canali ufficiali e nei media è comparsa un’immagine di un ordigno (o parte di esso) carbonizzato, recuperato a bordo della nave Alma. È stata diffusa come “prova” dell’attacco mirato.

Nel post che accompagna la foto si afferma che «la presenza di tale dispositivo fornisce un’ulteriore indicazione che l’imbarcazione è stata deliberatamente presa di mira».

La risposta dei governi

Dopo gli attacchi alle navi della Flotilla, i Governi europei reagiscono diversamente.

In Spagna, il Governo si muove subito: il ministro Albares condanna per primo l’accaduto, chiama gli attivisti, pretende chiarimenti da Tunisi e garantisce protezione ai cittadini.

In Italia, cala il silenzio. Nessuna condanna e nessuna mossa immediata, che alcuni definiranno come tentativo di prendere tempo sul piano dei rapporti internazionali con gli Stati Uniti. A rompere questo clima è solo l’opposizione, con il PD che accusa Meloni e Tajani di non difendere gli italiani a bordo e di evitare di prendere posizione.

Riorganizziamoci

Dopo gli attacchi dell’8 e del 9, la flottiglia rimane bloccata in rada nei pressi di Sidi Bou Saïd / Tunisi, mentre gli organizzatori lavorano su verifiche, riparazioni e valutazione del danno subìto dalle imbarcazioni colpite.

Il convoglio decide di spostarsi da Sidi Bou Saïd verso un porto più grande e attrezzato: Bizerte, nel nord della Tunisia, per avere migliori infrastrutture portuali e logistiche in vista della partenza.

Il 12 settembre diventa la data stimata per il decollo dal porto tunisino verso Gaza, anche se l’uscita effettiva viene posticipata di un giorno, il 13 settembre.

Il 13 settembre le imbarcazioni lasciano Bizerte (e altri porti tunisini) per iniziare la traversata verso il Mediterraneo orientale in direzione di Gaza.

Arrivo in Sicilia

Tra il 14 e il 16 settembre la Flotilla compie la traversata dalla Tunisia alla Sicilia senza episodi rilevanti.

La navigazione procede regolare, con aggiornamenti costanti sui social e sul sito ufficiale. A bordo prevalgono manutenzione, turni di guardia e riunioni organizzative. L’attenzione mediatica rimane alta, ma il viaggio scorre tranquillo fino all’arrivo nei porti siciliani, dove il convoglio trova l’accoglienza delle reti solidali locali.

Tensioni nel Direttivo

Tra il 17 e il 19 settembre la Flotilla avanza nel Mediterraneo mentre nello steering committee ( il Direttivo) esplodono tensioni: si discute su strategia e comunicazione esterna, con contrasti tra chi vuole mantenere un profilo collettivo e chi spinge su figure più esposte. È in questi giorni che Greta Thunberg lascia la nave Family, sede del direttivo, per trasferirsi sulla Alma. Il 21 settembre il suo nome viene ufficialmente rimosso dalla lista del comitato direttivo, confermando la rottura.

Lo sciopero del 22 settembre in Italia

In tutta Italia si tengono oltre 80 cortei e presìdi, con adesioni alte nei trasporti locali e blocchi in varie città; tra i protagonisti i sindacati di base (USB, Cobas).
Sigle sindacali raramente unite insieme in uno stesso sciopero.

  • Porti e logistica: A Genova i portuali incrociano le braccia e presidiano i varchi; azioni e rallentamenti anche a Livorno e in altri scali, con l’obiettivo dichiarato di interrompere traffici ritenuti connessi a Israele.
  • Rete ferroviaria e viabilità. A Bologna il corteo entra in tangenziale; a Pisa occupazione della SGC Firenze-Pisa-Livorno; a Torino i manifestanti vanno sui binari. Disagi e ritardi diffusi su numerosi servizi ferroviari.
  • Milano, Stazione Centrale: Durante il corteo pro-Gaza si creano scontri dentro e attorno a Centrale: alcuni manifestanti tentano l’accesso all’area interna, la polizia schiera reparti in antisommossa, si rompono vetrine e vengono azionati idranti; ingressi chiusi a tratti per motivi di sicurezza e circolazione ferroviaria con ritardi prolungati. I bilanci di giornata parlano di decine di agenti feriti e fermi/arresti. Tale violenza di alcuni facinorosi diventerà anche il simbolo della delegittimazione delle manifestazioni.

Quello del 22 settembre è stato uno dei più grandi scioperi visti in Italia negli ultimi anni. In piazza sono scesi lavoratori di diversi sindacati, per la prima volta uniti tutti insieme, studenti, personale scolastico e semplici cittadini, uniti da un obiettivo comune: costringere la politica italiana a prendere finalmente una posizione chiara sul genocidio in corso a Gaza.

L’Italia, infatti, continua a essere tra i Paesi ONU che non riconoscono ufficialmente lo Stato di Palestina. Di fronte a questo, il Governo resta immobile: non sceglie, non agisce, limitandosi a seguire la linea dettata dai leader internazionali più potenti, da Trump a Netanyahu e anzi condannando solo le azioni violente come la distruzione di alcune vetrine in Stazione centrale, divenute simbolo di delegittimazione di tutto ciò che è stato portato avanti.

Adesso pongo una domanda a voi lettori: ma davvero, davanti a un genocidio in corso è più importante valorizzare i gruppi di facinorosi, che risponderanno di fronte alla Giustizia, piuttosto che dare solidarietà istituzionale alle migliaia di manifestanti pacifici che denunciano con forza il genocidio in corso in Palestina? Ogni 27 gennaio siamo in prima linea, per ricordare l’Olocausto, recitando a memoria frasi pronunciate da Primo Levi, ma quando, vediamo la stessa cosa un’altra volta, chiudiamo ancora gli occhi. Guardiamo il dito (le vetrine rotte) e non la sostanza, quello che è veramente importante.

Eravamo a Roma alla manifestazione del 22 settembro, ecco cosa hanno detto le persone

La seconda parte della Rotta

I nuovi attacchi

  •  23 settembre: Di notte, al largo di Creta, la Global Sumud Flotilla dice di essere stata attaccata da almeno 15 droni. Non parliamo di semplici sorvoli: gli attivisti raccontano di oggetti incendiari, mini-esplosivi, bombe stordenti e persino sostanze chimiche lanciate sulle barche.
    La Zefiro risulta tra quelle colpite, con danni evidenti. Nel frattempo le radio di bordo vengono hackerate: al posto delle comunicazioni VHF, parte a tutto volume musica degli ABBA. Sul ponte cadono “popper” (ordigni minori), si sentono esplosioni. Gli attivisti parlano di un attacco    pensato più per intimidire che per colpire duro. Israele, però, non ha mai confermato ufficialmente di essere dietro a questa operazione, ma chi volete che ci sia dietro, Paperino?

I governi fanno qualcosa? Da Crosetto a Mattarella

  • 24 settembre: il ministro della Difesa Guido Crosetto ha autorizzato l’invio della fregata Fasan per dare assistenza ai cittadini italiani a bordo della flottiglia, dopo gli attacchi con droni avvenuti la notte precedente. Il Governo italiano continuerà a dire quanto sia scellerata la missione e cercano di convincerli a tutti i costi di tornare indietro.
  • 25 settembre: Il Governo italiano ha presentato una proposta per deviare gli aiuti umanitari a Cipro, anziché seguire la rotta diretta verso Gaza. In quel piano, gli aiuti sarebbero stati consegnati al Patriarcato latino di Gerusalemme, che poi avrebbe assicurato la loro trasmissione da Cipro al porto israeliano di Ashdod e infine a Gaza.  La dirigenza della flottiglia ha rifiutato tale proposta, definendola una deviazione rispetto all’obiettivo originario (“non vogliamo un corridoio per Cipro, vogliamo arrivare a Gaza”) e rigettando l’idea che gli aiuti transitassero da un porto neutro per poi essere inviati via terra o via mare sotto mediazione ecclesiastica.
    Nel frattempo, iniziavano a trapelare dei vecchi comunicati israeliani, nei quali era richiesto di eliminare dai pacchi di aiuti per le popolazioni di Gaza alimenti troppo ricchi di energia: ad esempio miele, marmellata, biscotti.
  •  26 settembre 2025: la Family Boat ha ufficialmente abbandonato la missione per via di un guasto al motore, gli attivisti a bordo sono stati redistribuiti tra le altre imbarcazioni.

Le parole di Mattarella

Sempre il 26 settembre Mattarella tiene un discorso: ha rivolto un appello diretto ai partecipanti della Global Sumud Flotilla. Ha riconosciuto che l’iniziativa ha avuto ampia risonanza e che porta con sé un significato forte, legato alla solidarietà verso la popolazione di Gaza.

Allo stesso tempo, ha richiamato il valore primario della vita umana: “non si può mettere a rischio l’incolumità delle persone coinvolte”, ha sottolineato, invitando a riflettere sulla necessità di non trasformare una missione umanitaria in una provocazione pericolosa.

Mattarella ha proposto di accogliere la disponibilità del Patriarcato Latino di Gerusalemme, che si è detto pronto a ricevere e distribuire gli aiuti raccolti, garantendo che possano arrivare a Gaza in sicurezza.

Ha ribadito che l’obiettivo centrale non deve perdersi: far giungere i beni raccolti a chi vive una condizione di sofferenza estrema, senza esporre inutilmente vite umane a rischi fuori controllo.

Le parole di Giorgia Meloni sulla Flottilla “Irresponsabili”

Trattati di pace internazionali

Negli ultimi giorni, gli Stati Uniti hanno rilanciato un nuovo tentativo di mettere fine alla guerra a Gaza. Il 29 settembre 2025 Donald Trump, insieme a Benjamin Netanyahu, ha presentato alla Casa Bianca un piano in venti punti per arrivare a un cessate il fuoco tra Israele e Hamas.

Il documento prevede la fine immediata delle ostilità, la liberazione degli ostaggi israeliani, lo smantellamento delle capacità militari di Hamas e l’avvio di una fase di amministrazione transitoria della Striscia di Gaza sotto supervisione internazionale, con programmi di ricostruzione controllati dall’esterno. Israele ha già dato il proprio sostegno alla proposta, mentre Hamas ha dichiarato di volerla esaminare chiedendo però modifiche sostanziali.

Trump ha fissato una scadenza di 72 ore per la risposta definitiva, lasciando intendere che il margine di trattativa è limitato. In questo clima, la diplomazia americana ha cercato di riportare al tavolo anche gli altri attori regionali, per trasformare l’accordo in un passo concreto verso una stabilizzazione dell’area, pur tra molte incertezze e diffidenze reciproche.

Hamas, dopo la presentazione del piano americano, ha fatto sapere attraverso i suoi portavoce che prenderà in considerazione la proposta, ma solo a patto di apportare modifiche sostanziali. Ha sottolineato che il documento così come è stato presentato rispecchia in larga parte le esigenze israeliane e non garantisce né la piena fine del blocco su Gaza, né il riconoscimento dei diritti politici del popolo palestinese. L’organizzazione ha accusato Washington di voler imporre un accordo sbilanciato, dichiarando di non essere disposta ad accettare condizioni che equivalgano a una resa totale. In sostanza, Hamas ha rimandato una risposta definitiva, ma ha fatto capire che senza cambiamenti rilevanti difficilmente potrà approvare il piano.

Fasi finali della missione

29 settembre
La flottiglia è entrata nel tratto finale verso Gaza, dirigendosi verso la zona ad alto rischio entro circa 150 miglia nautiche dalla costa palestinese.

Si parla anche di una barca, il Johnny M, che ha avuto una infiltrazione d’acqua nella sala macchine: è stato evacuato, i passeggeri sono stati trasferiti su altre imbarcazioni.

30 settembre
Il governo italiano ha comunicato che la Marina italiana avrebbe cessato l’“accompagnamento” della flottiglia una volta che questa avesse raggiunto le 150 miglia nautiche da Gaza Allo stesso tempo, la Spagna ha annunciato che la sua partecipazione navale non proseguirà oltre le 120 miglia nautiche dalla costa di Gaza.
Tutto questo accade molto prima rispetto al reale confine delle acque palestinesi, posto a 12 miglia nautiche dalla costa.

Nella notte del 30 settembre le navi procedono, con velocità 5 nodi verso Gaza, sono tutti in allerta, attendono l’ormai certa intercettazione da parte dell’esercito israeliano.

Intercettazione della marina israeliana

1 ottobre

In modo inaspettato le barche riescono a vedere l’alba del primo ottobre. Durante la notte tra il 30 settembre e il 1 ottobre  vedono in lontananza alcune navi e i droni ma, a parte intercettazioni radio riescono a procedere a massima velocità.

Le venti navi israeliane intercettano la Flottilla intorno alle 19.30, ora locale. La flotta si trova a una distanza di circa 90 miglia nautiche da Gaza, e mai prima d’ora un gruppo di imbarcazioni era riuscito a spingersi così lontano.

Non ci sono stati per il momento atti di violenza: circola in rete il video dell’arresto di Greta Thunberg in cui il militare israeliano sembra quasi premuroso nei suoi confronti, porgendole dell’acqua, una felpa calda.

La foto famosa dell’assalato della marina israeliana

La lunga notte

Le procedure di intercettazione come già detto sono molto lunghe, alcune barche continuano a proseguire la rotta lungo Gaza, chi a motori al minimo, chi seguendo solo il moto ondoso, non perdiamo il collegamento con tutte le barche, su youtube possiamo ancora vedere le dirette streaming di alcune imbarcazioni.

Le manifestazioni

In Italia, nel frattempo, nelle principali città Italiane sono nate manifestazioni spontanee, migliaia di cittadini che marciano per esprimere il loro dissenso verso il Governo italiano. A Napoli i manifestanti hanno bloccato i binari del treno, a Roma urlano al Governo di dimettersi.

Nel frattempo è stato diramato uno sciopero generale per il 3 ottobre, al quale stanno aderendo tantissime sigle sindacali

2 ottobre – la Mikeno continua il viaggio

Le intercettazioni delle barche continuano. Però dai radar una nave in particolare ha la nostra attenzione, la nave Mikeno, sino alle 6:23 risulta in navigazione nelle acque territoriali palestinesi, una svolta storica.

Le risposte dei governi

La risposta più importante e significativa dei governi arriva dalla Colombia, che dopo l’arresto di due membri connazionali da parte dell’esercito ha espulso i diplomatici di Tel Aviv.

In Italia invece, i politici di maggioranza e di centro continuano a non essere d’accordo con le azioni della Flottiglia e spingono affinché i patti americani vengano rispettati.

Il futuro degli attivisti

Nelle prossime ore gli attivisti e le attiviste verranno dirottate verso il porto di Ashdod e poi espulsi, questo accadrà nei prossimi giorni perché oggi è festa nazionale in Israele.

Cosa ci insegna questa missione

Questa missione sarà sicuramente ricordata nei prossimi anni. È una delle più grandi azioni di disobbedienza civile degli ultimi decenni. I giovani ai più anziani si trovano uniti per una causa comune, il genocidio palestinese.

Questa missione ci insegna che con i social, con la globalizzazione, il mondo non resta indifferente davanti agli eventi che accadono in giro per il mondo. Si mobilitano, agiscono, fanno sentire la loro voce. E aspettano risposte.

Il futuro è sconosciuto, ma questo ci da speranza. Il mare è fatto di gocce, e anche la più piccola è importante. Anche la tua.

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