Mussolini ha fatto anche cose buone: tutte le fake news – parte 2

Michele BagnatoDario Ferrari Lazzarini

“Ogni vera storia è Storia contemporanea” – diceva Benedetto Croce: ogni ricerca storica trae origine da una domanda e da una necessità che vengono poste nel presente, influenzate dai problemi dell’oggi. 

Fascismo e antifascismo sono ancora oggi terreno di scontro politico, almeno per una parte della popolazione: smontiamo allora la propaganda riportando il dibattito sui binari della realtà storica. 

Dario Ferrari Lazzarini, storico della gen z di Istoreco, L’Istituto per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea in provincia di Reggio Emilia

“A tutti gli italiani una casa, non come ora che la danno solo agli immigrati”

Mezza verità ✅❌

Sicuramente il Regime fascista fu molto attivo nel settore dell’edilizia popolare, in particolare negli anni Trenta, per ragioni di costruzione del consenso. Va detto però che la legge che diede l’impulso alla realizzazione delle case popolari è di epoca giolittiana: si tratta della legge 254 del 31 maggio 1903, la cosiddetta Legge Luzzatti.

Inoltre sul tema delle migrazioni va ricordato che in Italia durante il fascismo c’erano pochissimi immigrati stranieri: non grazie a chissà quale politica migratoria voluta dal Regime, ma perché l’Italia era un paese poverissimo ed arretrato, per cui erano soprattutto gli italiani che si trovavano costretti ad emigrare alla ricerca di lavoro o comunque di migliori condizioni di vita. Paesi come gli Stati Uniti d’America, l’Argentina, la Francia, la Germania e il Belgio ospitavano già, complessivamente, milioni di italiani: un flusso emigratorio che non invertì la propria tendenza fino agli anni del Boom economico.

“Mussolini fu l’unico a combattere davvero la mafia”

Mezza verità ✅❌

Il Fascismo, almeno all’inizio, combatté con forza la mafia in Sicilia, soprattutto attraverso l’azione del “Prefetto di ferro” Cesare Mori, che ricoprì l’incarico di Prefetto di Palermo a partire dall’ottobre del 1925. Mori condusse la lotta alla criminalità di stampo mafioso tramite una durissima repressione che condusse a migliaia di arresti. 

L’episodio più famoso fu quello del cosiddetto Assedio di Gangi, una retata in cui vennero arrestati oltre 400 presunti mafiosi. Mori tuttavia poté agire indisturbato solo mentre colpiva la “mafia degli stracci”, ovvero la piccola delinquenza comune. Non appena Mori iniziò ad occuparsi delle collusioni del Partito Nazionale Fascista con gli ambienti mafiosi, e in particolare dell’allora deputato Alfredo Cucco, le sue fortune cambiarono rapidamente: nel 1928 il Prefetto Mori venne infatti nominato Senatore del Regno, con il più classico dei promoveatur ut amoveatur (promuovere per rimuovere), e l’anno successivo rimosso definitivamente dall’incarico di Prefetto di Palermo, ufficialmente per raggiunti limiti di età. Nel 1931 Alfredo Cucco fu poi assolto da ogni accusa per insufficienza di prove.

Per ragioni propagandistiche, il Regime fascista volle dichiarare la mafia sconfitta anzitempo: il risultato fu che la mafia si limitò ad “abbassare la cresta”, fece affari con il Regime e, dopo la caduta di quest’ultimo, perso il suo interlocutore principale, riemerse nel Dopoguerra con nuove forme alla ricerca di nuovi interlocutori.

Il coinvolgimento della mafia nello sbarco degli Alleati in Sicilia nel 1943 non fu tanto un atto di aperta ostilità verso il Regime quanto la necessità dei mafiosi, prevedendo gli imminenti esiti della guerra, di smarcarsi dalla vecchia classe dirigente per tentare di inserirsi fin dall’inizio nelle dinamiche della ricostruzione dello Stato italiano.

“Mussolini avrà anche fatto degli errori, ma amava davvero il suo popolo”

Falsissimo

Gli errori di Mussolini non sono stati fatti inconsapevolmente. Sono stati invece il frutto di scelte deliberate, compiute precisamente per lo scopo che si prefissavano di raggiungere. 

La scalata al potere di Mussolini è iniziata con le violenze, utilizzate di proposito per intimorire gli avversari, ed è proseguita con le uccisioni impunite degli oppositori politici, peraltro rivendicate in Parlamento durante il famoso discorso del 3 gennaio 1925: 

“Se tutte le violenze sono state il risultato di un determinato clima storico, politico, morale, a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io l’ho creato con una propaganda che va dall’intervento fino ad oggi”. 

Trasporto della salma di Giacomo Matteotti

Il Regime si è poi consolidato, utilizzando l’elargizione di alcune misure assistenziali come contrappeso per il fatto di aver privato gli italiani (ed in particolare i lavoratori) di ogni diritto politico e di rappresentanza. Non era certo per errore se, in quegli anni, la scuola italiana insegnava ai bambini l’obbedienza cieca ed assoluta al Regime

Non fu una svista l’utilizzo dell’iprite (gas fortemente tossico e urticante, già all’epoca vietato dalle Convenzioni di Ginevra) da parte dell’esercito italiano durante la campagna coloniale in Etiopia. Non era ad insaputa di Mussolini e dei suoi gerarchi che il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato comminava pene durissime a chi aveva anche solo pronunciato un commento sbagliato nell’osteria del paese. 

Oltre a tutto questo, secondo una testimonianza del Maresciallo Badoglio, Mussolini nel giugno 1940, deciso a far entrare l’Italia nella Seconda Guerra Mondiale, di fronte alle obiezioni legate all’impreparazione dell’esercito italiano avrebbe pronunciato la frase: 

“Io ho solo bisogno di avere alcune migliaia di morti per sedermi al tavolo della pace accanto ai vincitori”. Ognuno giudichi liberamente in cuor suo queste parole, a me non sembrano le parole di chi ha particolarmente a cuore il suo popolo.

“𝑆𝑜𝑛𝑜 𝑖 𝑚𝑒𝑚𝑏𝑟𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝑐𝑜𝑚𝑖𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑐𝑒𝑛𝑡𝑟𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝐹𝑎𝑠𝑐𝑖 𝑑𝑖 𝐶𝑜𝑚𝑏𝑎𝑡𝑡𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜, 𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑜𝑣𝑟𝑒𝑏𝑏𝑒 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑐𝑒𝑟𝑣𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑚𝑜𝑣𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑒𝑑 è 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑜𝑠𝑡𝑜 𝑑𝑎 𝑢𝑛 𝑏𝑟𝑎𝑛𝑐𝑜 𝑑𝑖 𝑐𝑎𝑛𝑖 𝑟𝑎𝑏𝑏𝑖𝑜𝑠𝑖.” M – Il Figlio del Secolo la serie Sky Original con Luca Marinelli diretta da Joe Wright e tratta dal romanzo di Antonio Scurati.

“Durante il regime le casse dello Stato erano in ordine”

Falso

Il pareggio di bilancio nell’Italia fascista fu una chimera che il Regime tentò più volte di afferrare, ma senza riuscirci. All’inizio degli anni Venti del Novecento il debito pubblico italiano era schizzato alle stelle per colpa degli effetti disastrosi della Prima Guerra Mondiale sull’economia: tra il 1920 e il 1924 il rapporto debito/PIL dell’Italia oscillò intorno al 150%, un dato superiore a quello odierno

Il tutto si accompagnò ad una svalutazione della lira, il cui valore nel 1926 iniziò a calare drasticamente. Per sistemare i conti dello Stato, il Regime portò quindi avanti una politica di austerità economica associandola ad una politica di rivalutazione del valore della lira: nel 1927 si raggiunse così la cosiddetta “Quota Novanta”, ovvero un aumento del valore della lira che portò il cambio sterlina: lira a 1:90 (90 lire per 1 sterlina. Nel 1926, al minimo storico del valore della lira, il cambio era di 150 lire per 1 sterlina). 

A pagare gli effetti di questa misura furono soprattutto i ceti meno abbienti: vennero infatti abbassati gli stipendi dei lavoratori (di una percentuale che, a seconda dei casi, variava tra il 10% e il 20%) e in più le misure autarchiche andarono a diminuire la qualità e la disponibilità di alcuni beni di prima necessità. Successivamente, all’inizio degli anni Trenta l’economia italiana attraversò una fase di stagnazione, poi il debito pubblico italiano riprese a crescere in seguito all’inizio delle guerre coloniali fasciste per la conquista dell’Etiopia. L’indebitamento italiano, infine, esplose di nuovo nel 1940 con l’ingresso nella Seconda Guerra Mondiale.

Il periodo storico in cui le casse dello Stato italiano sono state maggiormente in ordine è quello che va dal boom economico della fine degli anni Cinquanta alla crisi petrolifera del 1973.

Per chi volesse informarsi maggiormente, i dati storici sull’andamento della finanza pubblica dal 1861 ad oggi sono disponibili sul sito dell’Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani curato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani – UCSC

“Le leggi razziali furono solo colpa dei nazisti”

Falso ❌

Già al congresso del Partito Nazionale Fascista del 1925 Mussolini si espresse apertamente in favore dell’eugenetica, preludio delle future posizioni razziste: 

“Talvolta mi sorride l’idea delle generazioni di laboratorio: creare cioè la classe dei guerrieri, che è sempre pronta a morire; la classe degli inventori, […] la classe dei giudici, la classe dei grandi capitani d’industria, dei grandi esploratori, dei grandi governatori. Ed è attraverso questa selezione metodica che si creano le grandi categorie, le quali a loro volta creeranno l’Impero”

A partire dal 1934 su varie testate giornalistiche italiane, come “La Vita Italiana” di Giovanni Preziosi e “Il Regime Fascista” di Roberto Farinacci, iniziarono ad apparire articoli a carattere antisemita, che mettevano in dubbio la fedeltà degli ebrei italiani alla patria. Questo fu l’inizio di una campagna stampa contro gli ebrei destinata a non arrestarsi fino alla caduta del fascismo. Sebbene questa campagna non fu ispirata direttamente da Mussolini, quest’ultimo lasciò fare e non fece nulla per ostacolarla.

Nel giugno 1936, successivamente alla “proclamazione dell’Impero”, uno dei primi provvedimenti approvati dal Regime privò i cosiddetti meticci, ovvero ai figli nati dalla relazione di una persona italiana con una nativa delle colonie, della possibilità di richiedere la cittadinanza italiana. Nel 1937 furono addirittura punite con la reclusione da 1 a 5 anni le relazioni di indole coniugale tra cittadini italiani e sudditi dell’Africa Orientale Italiana. Per la prima volta nelle norme giuridiche si iniziava a parlare espressamente di razze.

A partire dalla fine del 1937, dietro una richiesta proveniente direttamente da Mussolini, il Ministero per la Cultura Popolare iniziò a preparare l’organizzazione delle future campagne razziste del Regime. Nel luglio 1938 fu pubblicato per la prima volta il Manifesto degli Scienziati Razzisti e ad agosto iniziò le proprie pubblicazioni il quindicinale “La Difesa della Razza”. A partire dal 22 agosto 1938 iniziò ad essere compilato il censimento degli ebrei in Italia, che fu completato nell’ottobre successivo. Nel frattempo, il 5 settembre 1938, erano entrate in vigore le prime leggi razziali antiebraiche italiane, che colpivano gli studenti ed il personale scolastico “di razza ebraica”.

Come si vede, in questo processo non ebbe nessun ruolo la Germania nazista: non ci fu nessuna pressione da parte della Germania per spingere l’Italia alla proclamazione delle leggi razziali e queste non furono una clausola dell’alleanza con Hitler, il Patto d’Acciaio, firmato il 22 maggio 1939.

Consigli di lettura: “Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo” (2019) di Francesco Filippi e il suo seguito “Ma perché siamo ancora fascisti? Un conto rimasto aperto” (2020) e l’enciclopedia “Storia del fascismo” di Emilio Gentile (2022)

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