- “Ha bonificato le paludi”
- “Quando c’era lui i treni arrivavano sempre in orario”
- “Se abbiamo un’istruzione nazionale e pubblica lo dobbiamo a Mussolini”
- “Il fascismo ha introdotto l’educazione fisica nelle scuole”
- “È grazie a Mussolini se le donne possono votare”
- “Mussolini ha valorizzato il ruolo delle donne”
- “Il duce non rubava, non come i politici di oggi”
- Conclusioni
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- Supporta Il Progressista
“Ogni vera storia è Storia contemporanea” – diceva Benedetto Croce: ogni ricerca storica trae origine da una domanda e da una necessità che vengono poste nel presente, influenzate dai problemi dell’oggi.
Fascismo e antifascismo sono ancora oggi terreno di scontro politico, almeno per una parte della popolazione: smontiamo allora la propaganda riportando il dibattito sui binari della realtà storica.
“Ha bonificato le paludi”
Più falso che vero❌
Secondo la propaganda del Regime, nell’Italia fascista erano stati bonificati circa quattro milioni di ettari di terre. Tuttavia, secondo le stime contenute nel volume “La natura del duce” scritto da Marco Armiero, Roberta Biasillo e Wilko Graf von Hardenberg, di questi 4 milioni, 1,5 riguardavano lavori già avviati dai precedenti governi e conclusi negli anni del Regime, mentre altri 2 milioni di ettari erano stati bonificati solo parzialmente e i lavori dovettero essere poi conclusi nell’Italia repubblicana.
Sui 4 milioni di ettari della propaganda fascista, dunque solo un ottavo del totale corrisponde a lavori fatti e finiti nel corso del Regime. È lecito quindi affermare che Mussolini, più che fare le bonifiche, le ha inaugurate.
“Quando c’era lui i treni arrivavano sempre in orario”
Falso ❌
Questa frase è una vera e propria stortura, in quanto occorre notare che non si riferisce al fenomeno della mancanza di ritardi o di disservizi, quanto al fatto che nei primi anni del Regime vennero licenziati in tronco tutti i ferrovieri che partecipavano agli scioperi. Inoltre è bene ricordare come durante gli anni del fascismo il chilometraggio della rete su rotaie non era sostanzialmente aumentato rispetto al periodo 1905-1920, fatta eccezione per la costruzione delle linee “direttissime”, che tuttavia erano già state progettate prima della Grande Guerra, e i cui lavori iniziarono nel 1907 (Roma-Napoli) e nel 1913 (Bologna-Prato). Con i rallentamenti dovuti alle vicende belliche, il fascismo giunse giusto in tempo per terminare i progetti ed inaugurarli.

“Se abbiamo un’istruzione nazionale e pubblica lo dobbiamo a Mussolini”
Falso ❌
La legge che istituisce la scuola dell’obbligo in Italia è la legge Casati del 1859, quindi addirittura precedente all’Unità d’Italia. La scuola dell’obbligo venne poi progressivamente estesa prima con la legge Coppino del 1877, poi con la legge Orlando del 1904 e infine con la legge Daneo Credaro del 1911. Il fascismo introdusse poi nel 1923 la Riforma Gentile: quest’ultima rimase come base del sistema scolastico nazionale anche negli anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, tuttavia non è corretto affermare che questa riforma abbia istituito la scuola pubblica nazionale.
Il fascismo anzi ha trasformato la scuola in uno dei più potenti sistemi di costruzione del consenso in Italia, modificando libri di testo e materie di studio secondo le esigenze della propaganda del Regime.
“Il fascismo ha introdotto l’educazione fisica nelle scuole”
Vero, ma… ✅
L’educazione fisica fu effettivamente introdotta nelle scuole dal Regime fascista, tuttavia questa materia non era pensata per promuovere esclusivamente lo sviluppo sano della persona, quanto soprattutto come forma di preparazione, fisica e mentale, al dovere del soldato: a partire dalla terza elementare il programma di educazione fisica prevedeva infatti l’insegnamento dei passi di marcia militari e, dai 16 anni, l’addestramento al lancio di bombe. Al Regime servivano uomini e donne forti: i primi allo scopo di poter combattere meglio in guerra, le seconde per essere in grado di mettere al mondo molti figli in accordo alla teoria mussoliniana del “numero come potenza”. Più in generale, lo sport italiano negli anni del Regime venne spettacolarizzato al fine di trasformarlo in uno strumento propagandistico per la creazione del consenso, mettendo in luce i grandi atleti olimpici nazionali come manifestazione della forza e della supremazia italiana ed esaltando l’aspetto militaresco degli sport di squadra.

“È grazie a Mussolini se le donne possono votare”
Falsissimo. ❌
Nel maggio 1925 Mussolini annunciò di voler introdurre in Italia il “voto alle signore”.
Il progetto politico, discusso nei mesi successivi in Parlamento, divenne realtà con la legge n. 2125 del 22 novembre 1925. Con questa legge, “Vittorio Emanuele III, per grazia di Dio e volontà della Nazione Re d’Italia” permetteva ad alcune categorie di donne di accedere all’elettorato amministrativo.
La legge estese il diritto di voto alle donne con più di 25 anni solo per le elezioni amministrative e solo ad alcune categorie di donne: decorate al valore militare o civile, vedove di guerra o madri di caduti in guerra, diplomate con licenza elementare oppure donne che avessero pagato le tasse oltre ad una certa soglia di reddito.
La stessa legge prevedeva anche che, per le stesse donne che avessero soddisfatto i requisiti precedenti, fosse introdotto l’elettorato passivo, ovvero la possibilità di essere elette: anche qui subentravano tuttavia una serie di limitazioni, in particolare si precisava che le donne non potessero in nessun caso accedere alla carica di Sindaco, di Assessore, di Presidente dell’ Amministrazione Provinciale, di componente della Giunta Provinciale Amministrativa, di componente del Consiglio di leva, di membro della Commissione per la requisizione dei quadrupedi, di revisore delle liste dei giurati, di componente della Direzione Provinciale del tiro a segno nazionale, e del Comitato Forestale.
Il 4 febbraio 1926, cioè poco più di due mesi dopo l’entrata in vigore di questa legge, una nuova legge introdusse la figura dei Podestà, di nomina regia, in sostituzione dei Sindaci. L’Italia fascista aboliva così del tutto le elezioni amministrative, di fatto privando immediatamente le donne del diritto appena concesso.
Non risulta che nessuna donna italiana abbia effettivamente esercitato il diritto di voto fino al 1946.
“Mussolini ha valorizzato il ruolo delle donne”
Assolutamente falso. ❌
Dopo aver fatto finta di dare il voto amministrativo alle donne nel 1925, salvo poi dopo due mesi abolire per tutti indistintamente il diritto di voto, il Regime si occupò anche di restringere i diritti delle donne in campo scolastico e lavorativo.
Con il Regio Decreto 2480 del 9 dicembre 1926 le donne furono escluse dalle cattedre di lettere e filosofia nei licei, vennero tolte loro alcune materie negli istituti tecnici e nelle scuole medie, si vietò loro di essere nominate dirigenti o presidi di istituto.
Con il Decreto Legge n. 1514 del 5 settembre 1938 il Regime fissò un tetto del 10% all’impiego di personale femminile negli uffici pubblici e privati.
Queste misure dovevano servire a spingere le donne a non lavorare, orientando la società verso un modello in cui la donna ricopriva il ruolo di angelo del focolare.
“Il duce non rubava, non come i politici di oggi”
Falso ❌
Vi sono numerose pubblicazioni di carattere storico e giornalistico che smentiscono categoricamente questa affermazione.
Il tema della corruzione esiste sin dall’origine del fascismo, negli anni dell’immediato primo dopoguerra, quando il Partito Nazionale Fascista conobbe un periodo di vertiginosa ascesa grazie al supporto di agrari ed industriali, che finanziarono copiosamente i primi squadristi. Nel volume “Tangentopoli Nera” ad esempio, scritto da Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella, gli autori documentano una lunga serie di episodi di corruzione che riguardano il fascismo milanese, l’ascesa di Roberto Farinacci favorita da banchieri corrotti e spregiudicati speculatori finanziari e, infine, il giro di tangenti incassato dalla famiglia Mussolini nei primi anni Venti per favorire la compagnia petrolifera inglese Sinclair Oil.
La storiografia contemporanea è ormai unanime nel considerare lo scandalo Sinclair come una delle cause che condussero all’assassinio di Giacomo Matteotti.
Più recentemente altri storici si sono occupati del tema. Nel 2019 è uscito il volume “Il fascismo dalle mani sporche” di Paolo Giovannini e Marco Palla nella quale sono analizzati con rigore accademico gli arricchimenti illeciti di buona parte della classe dirigente del fascismo italiano effettuati sia in patria che nelle colonie.
Nell’estate del 1943, caduto il Regime fascista, un’inchiesta sui profitti illeciti compiuti dai gerarchi del Regime avviata dal governo Badoglio accertò arricchimenti per 118 miliardi di lire, dei quali solo una minima parte fu recuperata dal fisco. Quest’ultima vicenda è stata approfondita da Mauro Canali e Clemente Volpini nel volume “Mussolini e i ladri di regime”.
Conclusioni
Come abbiamo visto, ancora oggi persistono numerosi cliché sul Ventennio, veri e propri luoghi comuni che hanno una precisa origine storica nella propaganda messa in campo dal Regime oltre ottanta anni fa: individuarli è il primo passo per una memoria consapevole.
Non perdete i prossimi appuntamenti di questa rubrica, dove continueremo a smontare la propaganda, un documento alla volta.

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