Da Giannino alla corsa solitaria a Venezia: ritratto di un economista incendiario che unisce giovani, Ucraina, ius soli e Palestina, spiazzando destra e sinistra
Michele Boldrin è una delle figure più atipiche e polarizzanti del panorama politico-economico italiano. La sua parabola, culminata nella leadership del partito Ora!, sfida davvero le categorie tradizionali di destra e sinistra?
Chi è Michele Boldrin?
Boldrin è un economista padovano cresciuto a Venezia. Negli anni Ottanta si è specializzato negli Stati Uniti, dove ha avviato la sua carriera accademica, proseguita anche in Spagna, Hong Kong, Giappone, Cina, Taiwan e nuovamente in Italia.
Le prime esperienze politiche di Boldrin furono assai diverse da quelle che si potrebbero immaginare guardando oggi al suo profilo di esponente del centro liberale. Durante il liceo partecipò infatti prima all’associazionismo cattolico, poi alla sinistra marxista, nel clima della contestazione post-sessantottina e dell’opposizione alla guerra in Vietnam, come ha raccontato egli stesso nel podcast Appunti della piattaforma Il Capitale.
Negli anni Ottanta si avvicinò poi alla Lega Nord, in virtù delle sue proposte legate alla cosiddetta “questione settentrionale” (e in sostanza all’efficientamento del gettito fiscale), che vedeva come speculare a quella meridionale, nonché del suo progetto federalista.

Dopo aver collaborato al primo governo Berlusconi (1994-1995), Boldrin si allontanò dalla Lega quando questa fece cadere il governo. Era il periodo del “Patto delle Sardine”, con il centro di Buttiglione e il centrosinistra di D’Alema: una scelta che consentì a Bossi di recuperare un’identità distinta dall’asse Berlusconi-Fini. A pesare fu soprattutto l’involuzione della polemica leghista in senso razzista, etnicista e identitario-culturale, che finì per prevalere sulla linea economica. Una deriva che, secondo l’economista padovano, vanificò la speranza di superare i problemi della Prima Repubblica.
Fare per Fermare il Declino

Ben prima di Ora!, è Fare per Fermare il Declino il primo soggetto politico che molti ricollegano a Boldrin. Finito il periodo berlusconiano, nel 2012 l’economista lanciò questo movimento insieme ai colleghi Andrea Moro, Sandro Brusco, Carlo Stagnaro e Luigi Zingales, all’avvocato Alessandro De Nicola (dell’Adam Smith Society) e al giornalista Oscar Giannino (ex-repubblicano).
Il manifesto era liberale ed economicamente liberista, con particolare riferimento alle opportunità lavorative di donne e giovani. Proponeva la riduzione di debito, spesa pubblica e pressione fiscale; la liberalizzazione e privatizzazione concorrenziale di diversi settori; la separazione delle carriere in magistratura; la meritocrazia nell’istruzione; un approccio federalista e non assistenzialista alla Questione Meridionale. Al tempo stesso, sosteneva sussidi di disoccupazione e una legislazione contro il conflitto d’interesse.
Il movimento si fece partito, con a capo Giannino che a inizio 2013 ne firmò un programma. Alcuni sondaggi davano Fare anche al 2% (se non oltre) e la scelta fu intransigente: correre alle elezioni parlamentari di quell’anno senza allearsi con nessuno.
A una settimana dal voto, tuttavia, Zingales lasciò il partito, denunciando alcune esperienze nel curriculum di Giannino non corrispondenti al vero. Quest’ultimo si dimise (gli subentrò come coordinatrice l’avvocata Silvia Enrico) e Fare ottenne l’1% e non elesse parlamentari, a causa della soglia di sbarramento; non ottenne eletti neppure nelle contemporanee elezioni regionali.
Ne seguirono le dimissioni di Enrico, anche in polemica con la scelta di allearsi con piccoli partiti centristi e con l’allontanamento percepito dai valori liberali proprio di Boldrin, che fu nominato presidente. Enrico guidò poi una scissione con Giannino, creando Alleanza Liberaldemocratica per l’Italia.
Boldrin, in effetti, strinse un’alleanza a livello nazionale, guidando Fare alle elezioni europee del 2014 nella lista Scelta Europea (insieme a Scelta Civica dell’ex-premier Monti e al Centro Democratico di Tabacci, oggi nel centrosinistra). Il risultato fu inferiore all’1%, anche stavolta nessun eletto, e il partito cessò de facto le attività.
Liberi Oltre le Illusioni

Prima di arrivare a Ora!, c’è un altro simbolo associato a Boldrin: quello di Liberi Oltre, più collegato all’attuale partito di quanto non si possa pensare.
Già attivo come opinionista e divulgatore, l’economista (come raccontava l’anno scorso a Marcello Ascani) fu spinto alla creazione di un proprio canale YouTube nel 2016 dall’imprenditore e consulente bolognese Alberto Forchielli, con il quale avrebbe poi fondato Ora!.
Negli anni successivi l’esperienza su YouTube si allargò alla creazione del canale Liberi Oltre le Illusioni, insieme ai consulenti Costantino De Blasi e Gianluca Codagnone e all’analista Thomas Manfredi. Un canale di divulgazione su temi storici, filosofici ed economici, che si definisce apartitico e a-ideologico. Liberi Oltre si è trasformato nel 2021 in un’associazione culturale, presieduta da Boldrin fino al 2024, quando gli è succeduto De Blasi.
Drin Drin e Ora!
Nel 2024, infatti, Boldrin si è impegnato in un più ampio progetto. Fra l’estate e l’autunno, con Forchielli, ha fondato l’associazione politica Movimento Drin Drin (un gioco di parole fra il suo cognome e l’idea di svegliare l’Italia, ripresa anche nel logo di Ora!).
Il manifesto, che già alludeva esplicitamente alla costituzione di un partito, restava tuttavia piuttosto generico e, come molte altre realtà che hanno storicamente affollato il centro, insisteva soprattutto su aspetti prepolitici: competenza, concretezza e onestà intellettuale. Vi comparivano inoltre il sostegno alla crescita economica, culturale e sociale e una particolare attenzione ai giovani descritti come globalizzati e produttivi. Non secondaria era infine la contrapposizione alle classi dirigenti, al comportamento elettorale della maggioranza e ai populismi.
Insieme a questa attenzione ai giovani (comunque già presente in Fare), il Movimento sembrava distinguersi da realtà omologhe per il rifiuto della “predicazione tutta ideologica, liberale o altro che la si voglia chiamare”.
Con il Congresso di Bologna della primavera del 2025, si aprì la fase costituente: dopo il tesseramento, circa 10.000 iscritti votarono online lo Statuto ed elessero quasi 400 delegati. Tra l’estate e l’autunno dello stesso anno, il Congresso di Abano Terme formalizzò la trasformazione del movimento nel partito Ora! ed elesse Boldrin segretario

Lo Statuto di Ora! è una chiara e più precisa evoluzione del manifesto di Drin Drin. È significativo che i termini “liberale” e “centrista” non compaiano né nello Statuto né nella sezione Posizioni Politiche del sito. Boldrin, tuttavia, ha più volte definito il proprio posizionamento politico come quello di un “estremo centro”.
Gli obiettivi chiave presentati sono: la semplificazione d’impresa, una fiscalità più competitiva, il decentramento della contrattazione, un maggior legame tra università e imprese, un’istruzione più meritocratica, la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, la riduzione della spesa dovuta alle pensioni.
Il programma include inoltre l’efficientamento della giustizia civile, l’energia sostenibile (in particolare nucleare), un Sistema Sanitario Nazionale più efficiente e capillare, un bilanciamento tra sicurezza e libertà, tra collettività e individualità. Da qui deriva un’attenzione tanto ai diritti sociali quanto a quelli civili, elemento non scontato in forze generalmente considerate centriste.
Ad esempio, Ora! sostiene un aumento dei salari e dei posti negli studentati, ma anche battaglie progressiste sui diritti civili come le pari opportunità di genere nel lavoro, con il laicismo come bussola. Sull’immigrazione, nonostante la necessità di modulazione dei flussi d’ingresso, Ora! abbraccia lo ius soli e lo ius scholae.
Il sostegno all’Ucraina, menzionato già nello Statuto insieme al rafforzamento dell’UE, in ottica di emancipazione da USA, Russia e Cina anche tramite la difesa comune (con deterrenza nucleare), è accompagnato solo nelle Posizioni Politiche da quello alla Palestina, peculiare e precoce nell’humus centrista.
Ora! sostiene infatti il riconoscimento dello Stato di Palestina secondo i confini della Linea Verde, quelli stabiliti dagli armistizi dopo la Guerra del 1948 e violati da Israele nella Guerra dei Sei Giorni nel 1967 con l’occupazione di Sinai, Golan, Gerusalemme Est ma anche parte di Gaza e Cisgiordania. Il partito sostiene anche le sanzioni a Israele, ritenendolo colpevole di pulizia etnica (ma, in altri contesti, anche di genocidio).
Risultati elettorali e alleanze
A inizio 2026, Ora! ha candidato il commercialista Andrea Paccagnella alle elezioni suppletive padovane (scaturite dalla nomina del senatore leghista Bitonci ad assessore regionale). Il candidato boldriniano ha ottenuto il 4%, sconfitto dal centrodestra e fronteggiato anche da una coalizione di centrosinistra che includeva Italia Viva di Matteo Renzi.
A marzo, poi, Boldrin si è candidato a sindaco di Venezia, pressoché in solitaria. Era infatti sostenuto solo dal Movimento Repubblicani Europei, recentemente rientrato nel PRI. Mentre il centrodestra candidava Venturini, e il centrosinistra creava un campo “larghissimo” da Rifondazione Comunista a Italia Viva, +Europa e Radicali, Ora! tentava un’alleanza con Azione di Carlo Calenda, che ha poi deciso, però, di sostenere Venturini, in una lista congiunta con il partito del sindaco uscente Brugnaro, Coraggio Italia. Correva da solo anche il partito liberale europeista Volt (2%), mentre Futuro Nazionale di Vannacci ha preso meno dell’1%.
L’esperienza, che ha determinato un forte dissidio, ancora irrisolto, con Calenda, si è conclusa con la vittoria di Venturini. Ora! ha ottenuto il 3%, risultato insufficiente all’elezione di consiglieri comunali, fatta eccezione per Boldrin (consigliere di diritto in quanto candidato sindaco).
E per le prossime elezioni del 2027?
In vista delle elezioni del 2027, il quadro centrista resta frammentato. Azione sembra guardare a un’aggregazione con Europeisti, Spazio Pubblico (il movimento promosso dall’ex esponente del PD Pina Picierno) e il Partito Liberaldemocratico guidato da Luigi Marattin, già esponente di Italia Viva. Restano invece incerti sia il posizionamento finale di Carlo Calenda, diviso tra l’ipotesi di un’intesa con il centrosinistra e quella di una corsa autonoma o rivolta al centrodestra, sia il destino di Italia Viva. Matteo Renzi, infatti, punta a Casa Riformista, mentre +Europa di Riccardo Magi si colloca esplicitamente nel campo del centrosinistra
Come dichiarato da Boldrin il 9 luglio all’evento Dove ci collochiamo? a Milano, finora l’unico partito che ha mostrato interesse a collaborare con Ora! è la parte più centrista di +Europa, quella guidata dal presidente Hallissey, che a maggio ha duramente rifiutato la linea filo-PD del segretario Magi, avvicinandosi però anche ad Azione, mentre, al suo fianco, l’ex-segretario Della Vedova sembrava guardare a Renzi.
Intanto, in vista delle elezioni comunali di Bologna del 2027, Forchielli ha inizialmente annunciato la propria candidatura a sindaco. Nell’aprile 2026, tuttavia, ha fatto un passo indietro, sostenendo Giovanni Favia come candidato di una piattaforma civica alternativa all’amministrazione Lepore.
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