E se la vera minaccia per Giorgia Meloni non arrivasse dall’opposizione, ma da destra.
Anzi, dalla sua destra? L’uscita di Roberto Vannacci dalla Lega e la nascita di Futuro Nazionale: sono una bomba piazzata esattamente sotto la coerenza narrativa del governo. Matteo Salvini ha fatto la sua scommessa, Giorgia Meloni ha costruito un delicato equilibrio tra identità e pragmatismo europeo.
Vannacci, invece, gioca un’altra partita: riportare la destra dove prometteva di stare prima del governo. Questo articolo parte da qui: non per chiedersi se Futuro Nazionale vincerà, ma se basterà a scoprire il tappeto sotto cui Meloni ha nascosto anni di slogan diventati compromessi.
Introduzione al Generale Vannacci
E’ inverno. Un contadino, durante una delle sue tipiche camminate, trova una serpe intirizzita e rannicchiata vicino a un albero avvolta dalla neve. Ne prova compassione, la prende in braccio, la porta a casa e la fa riscaldare mettendola vicino al camino acceso. Una volta recuperate le forze, la serpe morde e uccide l’uomo che le ha dato rifugio.
Diciamo che quanto è successo nella Lega è molto simile a quanto raccontato in questa favola di Esopo. Come noto, Roberto Vannacci ha da poco lasciato il Carroccio per fondare il suo nuovo partito: Futuro Nazionale.
‘’La mia destra non è moderata, nessun pugile vince un incontro tirando ganci moderati’’ scrive Vannacci nel manifesto del partito.
Al centro i concetti di identità, sovranità, tradizioni e chiusura dei confini. Insomma, una destra più a destra di quella che abbiamo visto in questi anni. Nella favola la serpe segue la sua natura, ma se non ha nessuno che si prende cura di lei, come fa a procacciarsi il cibo nella stagione invernale?
La scommessa di Salvini
Nonostante gli avvertimenti, Matteo Salvini decise di dare asilo politico al generale e candidarlo alle elezioni europee del 2024. Mossa per certi versi astuta: mezzo milione di voti portati a casa che permisero al partito di rimanere a galla nonostante il pessimo periodo che stava passando. Il prezzo da pagare potrebbe però essere molto elevato non solo per la Lega, ma per l’intera coalizione. Vannacci sa perfettamente che da solo non può governare, non essendo questo un bipolarismo all’americana, ha bisogno di fare coalizione, e l’unica coalizione su cui può puntare è ovviamente quella di centro destra. Attualmente ha molti avversari, in particolare nel suo ex partito, dove il segretario non ha avuto buone parole nei suoi confronti dimostrandosi ‘’deluso e amareggiato’’. Forza Italia gli è sempre stata ostile e Fdi non ne ha mai parlato troppo.
Anche i giornali di destra sembrano non aver preso molto bene la notizia. È utile per il generale fare terra bruciata in questa maniera? Potrebbe voler usare l’effetto outsider e sperare di avere un exploit stile Afd –ndr partito politico tedesco di estrema destra-, ma ci sono delle criticità.
Futuro Nazionale è la nuova Afd?
La destra italiana oggi al governo si differenzia molto dalla tradizionale destra tedesca che per quasi un ventennio ha governato la Germania. Negli anni Fdi e Lega sono sempre stati partiti molto più simili ad Afd di quanto non lo fossero a una destra moderata come la Cdu (Unione Cristiano-Democratica di Germania).
Vannacci potrebbe fare fatica, perché gli elettori ‘’estremisti’’, i corrispettivi italiani degli elettori di Afd tedeschi, hanno già chi votare, cioè i due partiti di maggioranza. Mentre per Afd quello spazio, soprattutto rispetto all’immigrazione, era pressoché libero, per Vannacci la situazione è più contorta. D’altro canto è anche vera un’altra cosa, è cioè che quello spazio, oggi, potrebbe essere creato artificialmente.

Meloni si è mangiata tutto il voto leghista ma non Vannacci
Meloni in questi anni è riuscita a fare benissimo una cosa, mettere la polvere sotto al tappeto e dire che la casa era pulita. È stata capace di vendersi, e vendere il suo governo, come una rottura rispetto al vecchio establishment di sinistra che ha governato l’Italia negli undici anni precedenti.
Per anni ha avuto toni molto duri su tantissime questioni: l’Europa, sull’Euro, sui mercati, sull’austerity (politica economica restrittiva volta a ridurre il deficit e il debito pubblico attraverso il taglio della spesa pubblica e l’aumento della pressione fiscale) sull’immigrazione, sulle accise, sul pagamento elettronico, sulla pressione fiscale.
Vannacci potrebbe mettere in crisi la sua narrazione, evidenziando la distanza da cosa per anni ha detto e cosa sta facendo ora che è al governo.
E se fosse proprio lui ad alzare il tappeto? Quasi trecentomila sbarchi in tre anni , cinquecentomila ingressi tra il 2026-2028 tramite il decreto flussi , l’aumento dei reati nel 2024, l’aumento della pressione fiscale, il mantenimento della legge Fornero, il sostegno alla commissione Von Der Leyen, la posizione in Europa lontana dai toni che le ha riservato in passato e le leggi di bilancio tutto fuorché ‘’spendaccione’, ma più simili a manovre di salvaguardia dei conti pubblici. Ora, si può essere pro o contro queste misure, ma è abbastanza ovvio che Giorgia Meloni non sia salita al governo per fare ciò che sta facendo.
Vannacci ha una forte credibilità, è posato e sicuro, esprime chiaramente i concetti, non balbetta e non retrocede, è schietto e in passato non si è fatto problemi ad attaccare gli alleati di governo.
La vera sfida di Vannacci è quella di convincerli che Meloni li ha traditi. Inoltre l’attacco da destra potrebbe essere molto più efficace. Pensiamoci, quante volte noi italiani, che godiamo di una fiducia reciproca, diciamo peste e corna dell’Italia, ma quando le stesse cose vengono dette da un francese o da un tedesco tendiamo ad assumere un atteggiamento difensivo o di negazione. Un approccio del genere potrebbe far ottenere a Vannacci risultati che porterebbero dei disagi alla presidente.
Potrebbe causare uno spostamento della coalizione andora più verso destra in modo da strappare dei temi
al neonato partito. Questo però potrebbe minare la leadership della premier in Europa. Il riscoperto
europeismo di Meloni pare stia dando i suoi frutti, sarebbe azzardato da parte sua lasciare ciò che ha
conquistato. Come scrive Politico: «Da quando è salita al potere, Meloni ha messo in atto un impressionante
gioco di equilibri ideologici, mantenendo al minimo la retorica anti-UE ed evitando scontri con Bruxelles».
Lo stesso Steve Bannon ha sottolineato che Meloni verrebbe presa sul serio dai sostenitori dell’America First di Trump solo se tornasse all’immagine ultranazionalista che aveva «quando Fratelli d’Italia era al 3%».
Questa è la contraddizione su cui Vannacci può giocare.
D’altra parte si potrebbe pensare di fare un cordone anti Vannacci, ma i cordoni hanno l’effetto collaterale che se in coalizione non si è compatti, gli outsider schizzano. In Germania Afd continua salire così come Reform in UK che tocca picchi del 30%, il RN in Francia si trova a 20 punti percentuali di distanza da Renaissance di Macron, Vox è in ascesa in Spagna sebbene ancora distante dal partito socialista e dal partito popolare.
In un certo senso il cordone potrebbe essere un’occasione per Vannacci per racimolare consensi e una volta raggiunte soglie considerevoli di voti, potrebbe essere lui a dettare le condizioni. E’ anche vero che non tutti i progetti di questo tipo sono andati a buon fine e il rischio di fare la fine di Italexit non è impossibile.
Il nuovo terreno della destra alla Vannacci
Da un po’ di anni lo scontro politico pare non essere più tra destra e sinistra; capita che al parlamento europeo l’estrema destra voti in maniera simile all’estrema sinistra, in particolare in politica estera (Mercosur o Rearm Europe).
Il nuovo terreno di scontro pare essere l’Europa, tra chi la vuole spaccare in nome di un recupero di una sovranità persa, e chi sostiene che nella solitudine la sovranità non esista. Insomma Meloni ha contro di sé la se stessa di qualche anno fa. Come si comporterà ora che il populismo anti-UE potrebbe essere utilizzato contro di lei?
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