- Introduzione
- Chi era davvero D’Annunzio
- Fiume: il laboratorio che il fascismo ha saccheggiato
- Non era fascista, e non per assoluzione
- Il primo influencer d’Italia
- Il corpo, il nudo, il rapporto con la massa
- d’Annunzio pubblicitario e genio della comunicazione
- Da dove partire per leggerlo
- Il Vittoriale, autobiografia in pietra
- Come visitare bene il Vittoriale
- Conclusione: riprendersi d’Annunzio dai fascisti
- Scrivi e fai video per Il Progressista
- Supporta Il Progressista
Siamo stati al Vittoriale degli Italiani per comprendere meglio una figura di cui il fascismo si è appropriato ingiustamente. È stato un poeta, un comunicatore, un pubblicitario e un capo carismatico: d’Annunzio ha inventato molto del Novecento italiano, nel bene e nel male.
Introduzione
Per molti della Generazione Z “D’Annunzio” è un nome scolastico lontano: un poeta, il Vate, la roba di Fiume, il nazionalismo. Quando siamo arrivati al Vittoriale abbiamo capito, però, che stavamo guardando qualcosa di molto più vicino a noi di quanto sembri in realtà. d’Annunzio non è solo un noioso scrittore del passato, è uno dei primi italiani ad aver capito come si costruisce un personaggio pubblico, come si parla a una folla e come si usa il linguaggio per lasciare un segno indelebile.
Il fascismo ne ha assorbito simboli, pose e rituali. Ma ridurlo a “fascista” è una scorciatoia pigra che storicamente non regge, d’Annunzio è interessante proprio dove sfugge.
Chi era davvero D’Annunzio
Gabriele d’Annunzio nasce a Pescara nel 1863 e diventa molto presto uno degli scrittori più celebri d’Italia. Come abbiamo già pienamente detto nell’introduzione, non è solo un poeta o un romanziere. è un connubio perfetto tra letteratura, politica, giornalismo, pubblicità, teatro e soprattutto nel teatro di sé. A tutti gli effetti si tratta di una figura poliedrica.
Treccani lo definisce scrittore e politico, tra i maggiori esponenti del decadentismo europeo, dotato di una straordinaria capacità di assorbire e rilavorare le tendenze del suo tempo. d’Annunzio non vive mai in un solo ruolo, ma li mette tutti in scena contemporaneamente.
Il modo più semplice per non comprenderlo è prenderne una sola faccia e farla diventare tutto. Il poeta. Il nazionalista. Il provocatore. Il proto-fascista. Il genio della comunicazione.
Sono tutte etichette che contengono qualcosa di vero, ma nessuna basta da sola. d’Annunzio è un personaggio contraddittorio, a volte persino incompatibile con sé stesso: elitario ma popolarissimo, coltissimo ma ossessionato dall’impatto, individualista ma capace di mobilitare le folle, modernissimo e insieme radicato in un’Italia ancora ottocentesca.
È proprio questa instabilità a renderlo ancora interessante oggi. é, a tutti gli effetti un sistema di personaggi.
Perché viene ancora scambiato per fascista
Se ancora oggi una parte dell’opinione pubblica lo legge automaticamente come fascista, il motivo è abbastanza evidente,la sua immagine pubblica, infatti, ha fornito al fascismo moltissimo materiale: la divisa, il balcone, l’arringa, la ritualità della folla, il culto dell’azione, l’idea di un’Italia grande e armata, l’uso teatrale della parola.
d’Annunzio contribuì ad alimentare la propaganda del fascismo con miti e riti, pur criticando il duce.
Tuttavia dobbiamo ricordarci che è un figlio del suo tempo: d’Annunzio appartiene al nazionalismo di fine Ottocento e all’interventismo che esplode durante la Prima guerra mondiale. È un figlio di quel clima, e quel clima contiene anche alcuni elementi che il fascismo radicalizzerà.
Non ha la disciplina del militante, non ha il culto dell’organizzazione, non ha il vero spirito del gregario. È troppo innamorato del proprio mito personale per diventare davvero un uomo del regime. Il suo ego non è compatibile con l’obbedienza sistematica.
Fiume: il laboratorio che il fascismo ha saccheggiato
L’episodio decisivo è Fiume. Nel 1919 d’Annunzio guida l’occupazione della città contesa, in un gesto politico-militare che è insieme azione e spettacolo. L’impresa di Fiume è l’occupazione militare della città da parte di un gruppo di ribelli guidati da d’Annunzio. Ma la sua importanza non sta solo nel fatto militare, ma anche nelle altre cose che sono accadute.
A Fiume si sperimentano slogan, liturgie, rituali collettivi, parole d’ordine, estetiche del comando e del consenso che avranno un’enorme fortuna politica negli anni successivi.
È per questo che il fascismo guarda a d’Annunzio con così tanto interesse. Non perché lui sia semplicemente Mussolini prima di Mussolini, ma perché ha già elaborato una grammatica pubblica utilissima: il leader che incarna una comunità, la folla trasformata in spettacolo, la parola che accende gli animi, il gesto simbolico che conta più dei fatti reali.
Il regime, in sostanza, gli ruba molto. Ma rubare una grammatica non significa possederne l’autore.

Non era fascista, e non per assoluzione
La lettura più seria parte da qui: d’Annunzio non era fascista nel senso pieno del termine. Non perché vada ripulito o santificato, ma perché il suo rapporto col fascismo è molto più ambiguo e conflittuale di quanto dicano gli stereotipi.
Le fonti storiche insistono sul rapporto difficile con Mussolini, fatto di rivalità, sospetto e convenienza reciproca. Da un lato il regime ha bisogno del suo prestigio simbolico, dall’altro d’Annunzio rifiuta di lasciarsi ridurre a semplice accessorio del potere fascista.
C’è anche una ragione più profonda. d’Annunzio usa le masse, ma non ne condivide davvero la logica disciplinare. Il collettivismo fascista, la liturgia uniforme, l’addestramento morale e fisico della piazza sono lontani dalla sua psicologia aristocratica e narcisista. Lui vuole dominare la folla, non confondersi in essa. Vuole incendiarla, non appartenerle. In questo senso è più vicino al capo-simbolo che al capo-partito.
E riconoscere questa differenza è molto importante, soprattutto se non si vuole leggere il Novecento con troppe etichette.

Il primo influencer d’Italia
Chiamarlo “influencer” può sembrare provocatorio, ma funziona se serve a spiegare di che tipo di modernità stiamo parlando. d’Annunzio capisce prima di molti altri che la notorietà non è un effetto collaterale dell’opera: è parte dell’opera.
Non gli basta scrivere. Deve apparire, circolare, farsi ricordare, costruire un personaggio. Vuole sfondare il recinto dei lettori colti e diventare un nome che tutti conoscono, anche chi non lo legge. È esattamente qui che smette di essere soltanto uno scrittore e diventa a tutti gli effetti una presenza pubblica. Da questo punto di vista, d’Annunzio anticipa una logica che oggi conosciamo bene: la visibilità come potere.
Costruisce se stesso come marchio prima ancora che la parola “brand” invada il lessico contemporaneo. Fa della propria vita un racconto, del proprio stile una firma, della propria immagine un dispositivo di attenzione.
È un’intuizione precisa: in un mondo che si allarga, che stampa, fotografa, racconta, riproduce, chi sa trasformarsi in simbolo conquista spazio politico e culturale.

Il corpo, il nudo, il rapporto con la massa
D’Annunzio capisce molto presto anche il potere del corpo. Attorno a lui circola una celebre fotografia che lo ritrae nudo sulla spiaggia negli anni Ottanta dell’Ottocento, a testimonianza di una disponibilità a usare la propria immagine in modo apertamente provocatorio e performativo.
Più che inseguire la formula enfatica del “primo nudo della storia”, ha senso dire una cosa più precisa: d’Annunzio è tra i primi personaggi pubblici italiani a trasformare anche il proprio corpo in materiale di autorappresentazione.
Se prima uno scrittore scriveva e raccontava e basta ora vediamo anche l’esposizione e il mettersi in mostra. Accanto al corpo, c’è la folla. Anche qui d’Annunzio arriva prima. Intuisce che il pubblico di massa non si conquista con la sola finezza letteraria, ma con simboli, ripetizione, energia emotiva, presenza, erotismo.
d’Annunzio pubblicitario e genio della comunicazione
Se oggi il suo nome continua a sembrare incredibilmente contemporaneo, è anche per un altro motivo: d’Annunzio aveva intuito il passaggio dalla cultura d’élite alla comunicazione diffusa.
L’Enciclopedia Treccani dedica pagine specifiche alla sua creatività lessicale e ricorda il legame del suo nome con parole e marchi entrati nell’immaginario italiano, come “tramezzino”, “La Rinascente” e “Saiwa”. È la prova che d’Annunzio capiva la potenza della parola quando smette di essere soltanto letteraria e diventa memorabile, commerciale e popolare.
Sapeva che una parola giusta può restare nel tempo, cambiando la percezione di un oggetto e che la comunicazione non serve solo a spiegare qualcosa, ma a renderla desiderabile.
Per questo è riduttivo leggerlo soltanto come poeta o soltanto come uomo politico. d’Annunzio è anche uno dei primi grandi professionisti italiani dell’impatto simbolico: un autore che ha intuito il nesso tra linguaggio, immagine e consumo molto prima che diventasse il centro della vita pubblica.

Da dove partire per leggerlo
Per chi non l’ha mai letto davvero o lo ha letto solo a scuola prima dell’esame di maturità, il rischio è partire dal testo sbagliato e confermarsi il pregiudizio: troppo enfatico, troppo lontano, troppo pesante. In realtà il modo migliore per avvicinarsi a d’Annunzio è entrare dalla prosa.
Una buona porta d’ingresso è L’innocente, pubblicato prima a puntate tra il 1891 e il 1892 e poi in volume nel 1892. Treccani lo colloca tra i romanzi della sua maturità narrativa, mentre Il piacere è la prima opera narrativa davvero convincente. Il consiglio, però, per un pubblico giovane può restare questo: partire da L’innocente perché è più accessibile per il ritmo psicologico e narrativo, e poi arrivare a Il piacere, che è il romanzo-simbolo del suo estetismo.
Leggere d’Annunzio oggi significa capire come uno scrittore abbia saputo trasformare la lingua in atmosfera, desiderio, gesto, identità. E significa anche fare un piccolo sforzo contro il presente: rallentare ovvero entrare in una lingua più densa, più elaborata, meno istantanea di quella a cui siamo abituati.
Non basta un reel per capire d’Annunzio e un articolo approfondito come questo è solo la punta dell’iceberg. E forse è proprio questo che lo rende ancora interessante.
Il Vittoriale, autobiografia in pietra
Il Vittoriale degli Italiani è il luogo in cui tutta questa complessità di cui abbiamo parlato diventa spazio fisico. Il sito ufficiale lo definisce un complesso fatto di edifici, vie, piazze, un teatro all’aperto, giardini e corsi d’acqua. é stato eretto dal 1921 a Gardone Riviera da D’Annunzio con l’aiuto dell’architetto Gian Carlo Maroni, a memoria della sua “vita inimitabile” e delle imprese degli italiani durante la Prima guerra mondiale.
Ma oggi è anche un luogo interessante da visitare per capire come un’istituzione culturale possa reggersi e crescere fuori dal racconto nostalgico. Il Vittoriale, infatti, dal 1° gennaio 2010 è stato privatizzato (gestito dallo storico ex radicale Giordano Bruno Guerri) e non riceve finanziamenti statali. Eppure dà lavoro a 43 persone e collabora con decine di imprese del territorio del Garda: un pezzo di economia culturale, oltre che un monumento.
Anche i numeri dei visitatori raccontano questa trasformazione. A partire dal 2009, la Fondazione ha invertito in modo costante la tendenza al calo in atto da decenni: dai 146.284 ingressi del 2008 si arriva a un punto di svolta nel 2024 e 2025, quando per la prima volta nella sua storia supera i 300.000 visitatori l’anno.
Non è solo una casa-museo è un progetto totale di autorappresentazione. Dentro il Vittoriale si può vedere la Prioria, cioè la casa di d’Annunzio, ma anche il grande parco monumentale, il mausoleo, l’aereo SVA, la Nave Puglia incastonata nel complesso, musei e archivi che trasformano la biografia del poeta in esperienza scenografica.
La Prioria, in particolare, è il cuore simbolico del luogo: una casa fittissima, buia, stratificata, in cui ogni oggetto sembra concorrere alla costruzione di un mito personale. È lì che si capisce meglio la verità forse più importante del pezzo: il Vittoriale non racconta solo d’Annunzio, racconta d’Annunzio che costruisce d’Annunzio. Se vedrete la casa museo dal vivo capirete bene questo gioco di parole
Come visitare bene il Vittoriale
Per chi vuole andarci ecco una serie di informazioni pratiche. Il Vittoriale si trova a Gardone Riviera, sul lago di Garda, in via del Vittoriale 12.
Sul sito ufficiale sono disponibili indicazioni, contatti e modalità di accesso. La visita della Prioria è obbligatoriamente guidata, organizzata in piccoli gruppi, e dura circa 35 minuti. La disponibilità dei biglietti è limitata nel corso della giornata, quindi la prenotazione anticipata è fortemente consigliata. Il sito specifica anche che il percorso della Prioria va rispettato in orario e che conviene presentarsi in anticipo rispetto alla partenza.
Vale la pena prendersi almeno mezza giornata, fare la visita guidata della Prioria e poi restare nel parco abbastanza a lungo da vedere il resto con calma. Per capire d’Annunzio serve tempo, e il luogo stesso sembra chiedere esattamente questo: lentezza, attenzione, disponibilità a entrare in una figura che sfugge alle definizioni facili.
Tutti i prezzi di ingresso sono a questo link , qui tutte le convenzioni per accedere a prezzo ridotto.
Conclusione: riprendersi d’Annunzio dai fascisti
Riprendersi d’Annunzio dai fascisti non significa ripulirlo. Significa smettere di usarlo come figurina ideologica. Vuol dire riconoscere che ha avuto un ruolo nella costruzione di una certa estetica della politica, e insieme capire che non è mai stato contenibile fino in fondo dentro il fascismo.
Il regime lo ha usato, ne ha assorbito simboli e rituali, ne ha sfruttato il prestigio. Ma d’Annunzio era troppo contraddittorio, troppo individualista, troppo teatrale e troppo concentrato sulla propria leggenda per diventare davvero un uomo del fascismo come sistema.
d’Annunzio non è un santino da destra e non è neppure una figura da recuperare con indulgenza. È una contraddizione italiana gigantesca, e proprio per questo va studiato con calma. Il fascismo lo ha saccheggiato, ma non lo ha esaurito. E il Vittoriale, più che una tomba, resta il posto in cui questa contraddizione continua a parlare.

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