Negli ultimi vent’anni le aree montane italiane hanno perso in media il 16% dei loro abitanti, quasi 1 milione di abitanti si sono trasferiti. Tra questi la maggioranza sono giovani. Abbiamo intervistato Mattia Casotti che ha scelto di restare dove è nato.
Introduzione
Secondo i dati ISTAT, tra il 2001 e il 2021 i comuni sopra i 600 metri hanno visto sparire quasi un milione di residenti, soprattutto giovani sotto i 40 anni.
L’Appennino, più del resto del Paese, soffre una doppia marginalità: lontano dai grandi centri urbani e fuori dai circuiti del turismo strutturato delle Alpi. In provincia di Reggio Emilia, paesi come Febbio, una frazione di Villa Minozzo a 1.026 metri d’altitudine, contano oggi meno di 200 abitanti stabili.
Qui l’inverno è una prova di resistenza. Chi resta lo fa per scelta, per amore del proprio territorio, per ostinazione o per una diversa idea di libertà. Tra questi c’è Mattia Casotti, 32 anni, che ha scelto di rimanere a vivere e lavorare in Appennino quando altri suoi coetanei hanno preso la strada opposta.
“Vivere in provincia” è la serie de Il Progressista che dà voce a Gen Z e Millennial che restano nei territori interni, lontani dai grandi centri, per raccontare cosa significa oggi scegliere la provincia invece che la fuga.
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Vita quotidiana e scelta di restare
Mattia, partiamo dalla domanda delle domande: perché hai scelto di restare a vivere in Appennino invece di trasferirti in città, come fanno tanti giovani della tua età?
Partiamo dal presupposto che rispetto le scelte di tutti, di quelli che si sono trasferiti, per lavoro soprattutto o altri motivi, in città (Reggio e Modena per la maggiore). La mia scelta è sostanzialmente riconducibile ad un legame affettivo con il mio Appennino. Ho lavorato 10 anni in Regione a Bologna e non ho mai pensato neanche per un minuto di trasferirmi a vivere in città. E’ una questione di abitudine di vita oltre che di necessità umana. In realtà tantissimi miei coetanei e anche molto più giovani sono assolutamente pendolari, nei più svariati settori.
Diciamo che siamo abituati ad uscire con il buio e rientrare con il buio, soprattutto in questo periodo. E’ quasi una necessità, un richiamo. Quello di tornare a casa, uscire dalle Gallerie della Statale e trovarsi la catena del Cusna, la Pietra, il Ventasso, il Casarola e l’Alpe di Succiso a darci il “bentornato”.
Amo il viaggio e amo viaggiare. Amo scoprire posti nuovi, ma il richiamo dell’Appennino è più forte di ogni prospettiva di carriera.
Com’è una tua giornata tipo d’inverno qui in Appennino?
La giornata tipo d’inverno parte necessariamente dall’accendere la stufa. Sembra una battuta ridicola ma è assolutamente così, è il principio di tutto (quando si ha tempo). Poi, dipende dalle giornate.
Le mie giornate da un anno e mezzo a questa parte sono scandite molto dal pensiero del ruolo che ricopro in consiglio comunale e, anche se sono in minoranza, sento sempre un pò la responsabilità di dovermi meritare i voti presi. Mi piace, spesso, quando mi metto in macchina, una telefonata con le persone del mio paese per sapere pareri e situazioni su Castelnovo e le sue frazioni. E’ proprio una passione.
Dopo il lavoro, poi, anche se viene buio presto, se posso e riesco, ne approfitto per un giro in quota (a piedi o con gli sci quando la neve è sufficiente). Altrimenti mi dedico ai lavori di casa (dentro e fuori) e all’attività di consigliere comunale, il che vuol dire incontri, sopralluoghi, visite, e studio. Tanto studio.
Il bello di vivere in montagna è che, se uno ha passione per la natura, per l’aria aperta e per gli sport in generale, ha solo che l’imbarazzo della scelta. A Castelnovo ne’ Monti abbiamo un centro di atletica all’avanguardia, un campo sintetico da calcio e due naturali, un circolo di tennis e padel con campi all’aperto e al chiuso, 3 palestre per basket, pallavolo e calcetto e, a breve, avremo anche un nuovo palazzetto dello sport multidisciplinare.
Chi poi, ha passione come me della montagna e delle pratiche sportive legate ad essa, anche qui ha l’imbarazzo della scelta, a partire dall’arrampicata con la Pietra di Bismantova che è la palestra naturale per eccellenza dell’Emilia-Romagna, passando poi per le località sciistiche di Febbio (dove ho una casa in cui mi reco settimanalmente), Cerreto Laghi e Ventasso Laghi, tutte raggiungibili in massimo 30 min di auto.
Com’è la vita sociale in un paese così piccolo? Ci si aiuta forse di più che nelle città, ma resta comunque forte il senso di solitudine?
Ci si aiuta di più si, perchè ancora abbiamo la buona e sana abitudine di avere un rapporto con i nostri vicini di casa e i nostri compaesani. Faccio un piccolo esempio: mi è capitato recentemente di avere mio padre ricoverato all’Ospedale Sant’Anna e, destino ha voluto, che nel reparto con lui fossero ricoverate altre tre persone della Val d’Asta. Ebbene, quei giorni, sapevamo benissimo tutti che potevamo contare gli uni sugli altri, per commissioni di vario genere, per il trasporto di vestiti o di medicinali. Ci si conosce, ci si dà una mano a vicenda.
Il senso di solitudine però arriva, spesso, preponderante in questo periodo dell’anno, e dobbiamo pensare soprattutto ai paesi del Crinale. Le giornate sono corte, gli anziani che vivono anche soli ce ne sono diversi. Ma tutto questo oggi viene visto e gestito diversamente grazie alla rete Sociale che si è sviluppata in montagna. Penso ai Centri di Socialità di Ventasso e Villa Minozzo, con i rispettivi infermieri di comunità, che sviluppano calendari di incontri per poter stare assieme e dove si possono fare tante cose, insomma un vero punto di riferimento in cui le numerose cooperative di comunità e le pubbliche assistenze della montagna, unitamente alla rete dei servizi sociali, giocano un ruolo fondamentale.


Costo della vita e lavoro
Costa davvero meno vivere in montagna? Ci fai un bilancio tra casa, spesa e tasse?
Beh, come in tutte le cose ci sono costi maggiori (amplificati) ma anche tanto guadagno in termini di qualità della vita. E’ una catena strettamente legata a vari aspetti. La prima grande problematica è quella della arretratezza di sviluppo stradale verso la città, soprattutto se ci paragoniamo alle nostre province vicine, Modena e Parma, dove esistono strade più larghe rispetto alla 63 o addirittura un’autostrada (quella della Cisa) che collega ben più velocemente Appennino e Città. Gli spostamenti, soprattutto per chi fa il pendolare verso la città, sono quindi una delle principali voci di spesa maggiorate dell’economia familiare. Anche i carburanti costano mediamente 20 centesimi in più rispetto ad un distributore che possiamo ipotizzare da Casina in giù.
In tante frazioni del Crinale, poi, la rete del Metano non è ancora completa o addirittura inesistente. Ciò costringe gli abitanti, oltre al classico utilizzo della legna, ad affidarsi alla linea del GPL, ben più caro (in condizioni normali di mercato).
La tassazione dipende poi dalle scelte di ogni Comune. Ci sono enti, come Castelnovo ne’ Monti, che hanno una tassazione sul reddito e sugli immobili, elevatissima. Altri che invece sono riusciti a mantenere bassa la pressione fiscale risultando anche più attrattivi per chi decide di trasferirsi in Appennino.
Anche sulle utenze dipende dalle zone appenniniche. Ad esempio, in tanti paesi di Crinale abbiamo la fortuna di avere ancora la gestione dell’Acqua sul territorio grazie ai Consorzi degli Acquedotti Rurali, che consentono l’accesso alla linea idrica con una piccola quota annuale (nell’ordine di 80 – 100 euro).
Pensi che si possa costruire un futuro economico stabile in Appennino, o resta più una scelta di resistenza?
Certamente, io sono un ottimista di natura e credo che già diversi segnali stiano piano piano migliorando. Mi riferisco soprattutto alle aziende agricole e artigiane a conduzione familiare e dal forte imprinting giovane (under 35). L’agricoltura, grazie al cielo, è ancora attrattiva per una parte di ragazzi che scelgono di continuare l’attività familiare o in tanti casi anche di avviarne una loro personale.
Il problema dell’artigianato, da noi è legato alla mancanza di cambio generazionale e di manodopera. Parlo dei rami legati alla falegnameria, alla termoidraulica, all’elettricità o all’edilizia. Aldilà delle attività proprie o da liberi professionisti, abbiamo diverse piccole e medie imprese (come nell’area artigianale di Felina, a Castelnovo ne’ Monti) caratterizzate da dipendenti che provengono in gran parte da tutta l’area appenninica, grazie allo sforzo e al legame creato dagli imprenditori locali.
Anche per chi è pendolare, può esserci un futuro economico in montagna. Se la politica però, soprattutto quella regionale e nazionale, vorrà occuparsi con serietà delle infrastrutture viarie dell’Appennino. Io, per quel che mi riguarda, ho lavorato a Bologna 10 anni. 3 giorni in sede e 2 da remoto. Ma sono sempre tornato a casa alla sera. Anche a costo di arrivare alle 21 a causa dei traffici cittadini.
Esistono altri giovani come te che hanno scelto di restare o che sono tornati dopo essere andati via?
Assolutamente sì, e sono tutti esempi bellissimi di ragazzi tenaci. Tante di queste realtà sono legate al settore primario. Penso a tanti ragazzi che hanno avviato aziende agricole di vario tipo o hanno rilevato quelle dei propri genitori e nonni, portando avanti, con le difficoltà di oggi, una tradizione familiare.
Ma, tanti della generazione ‘90 che continuano a vivere l’Appennino, hanno anche scelto di essere pendolari, verso Reggio Emilia o Modena. A Castelnovo, diversi ragazzi hanno aperto negozi o attività commerciali in paese. C’è chi lavora nella Pubblica Amministrazione, chi nelle banche e nei servizi. Chi nel settore ceramico. Insomma, l’Appennino continua a essere vivo grazie anche a tanti giovani della mia generazione.

Distanze, servizi e isolamento
Cosa significa vivere in un paese di 172 abitanti quando nevica o le strade diventano impraticabili?
Significa mettere in pausa il tempo. Significa mettere la sveglia alle 4 o alle 5 per fare la spalata, anche prima che arrivino i trattori. Significa riorganizzare tutte le giornate, lavorative e non, ad una velocità ridotta.
Quanto pesa la distanza dai servizi essenziali : ospedale, scuole, supermercato, internet veloce?
Chi vive a Castelnovo può contare su un buon centro per i servizi primari. Nonostante alcuni depotenziamenti avvenuti all’Ospedale Sant’Anna (come la chiusura del Punto Nascite del 2017) Castelnovo deve continuare ad essere uno dei centri principali nella sanità provinciale.
Sul Crinale invece la situazione cambia ma grazie agli sforzi messi in campo dalle amministrazioni comunali tante azioni sono gestite e attuate pensando anche a quella (importante) fascia di popolazione anziana: penso alla ristrutturazione della Farmacia in Asta entrata nel circuito delle FCR (Farmacie Comunali Riunite) o alla realizzazione delle varie case della comunità dove vengono eseguiti esami, prelievi, e fornita assistenza ambulatoriale e medica. Anche la conferma delle scuole pluriclassi va in quest’ottica e la nuova Legge sulla Montagna potrà darà nuovi strumenti al comparto.
I piccoli negozi alimentari sono un pò il presidio principale delle frazioni e dei paesi. Anche i bar. Alcuni di loro sono diventati anche rivenditori di giornali, di biglietti per il trasporto pubblico e favorendo anche il pagamento di bollette e utenze. Insomma, ci si adatta.
Hai la sensazione che la politica si ricordi dell’Appennino solo nelle emergenze o c’è una presenza concreta?
La politica segue i numeri. E noi siamo pochi. Tutto l’Appennino Reggiano conta circa 33.000 abitanti di cui un terzo solo a Castelnovo e dintorni. Siamo il 6% della popolazione provinciale distribuita su un territorio di 24000 ettari, 800 km².
In campagna elettorale, soprattutto alle regionali, c’è la corsa ai tour in Appennino, perché la montagna è ancora un posto dove, se si instaura un legame e un rapporto, si scrive volentieri la preferenza a un candidato, anche se non del posto. E questo i politici lo sanno.
Poi però, se parliamo dei Sindaci e degli Assessori della montagna, troviamo una vita quotidiana in cui occorre fare i salti mortali anche solo per garantire i trasporti scolastici o i servizi essenziali, e non dipende da loro. Ma loro ci mettono tanta buona volontà e lo riconosco appieno. E lo dico da consigliere di minoranza sia a Castelnovo che in Unione dei Comuni.
Se potessi migliorare una sola cosa per chi vive qui, quale sarebbe?
L’accesso alle opportunità digitali per i giovani al pari di quelle che hanno i loro coetanei in città.
Identità, futuro e spopolamento
Lo spopolamento è il grande problema di queste zone. Tu che idea ti sei fatto?
Che è un ciclo non facile da invertire. Paradossalmente il mondo va avanti, siamo in possesso di tecnologie e possibilità enormemente più impattanti rispetto a 30 anni fa quando sono nato, eppure siamo in presenza di paesi oramai quasi disabitati (per lo meno nei periodi non festivi).
Chi ha un’attività, chi ha fatto famiglia negli ultimi 20 anni, sicuramente ha avuto un motivo in più per rimanere. Poi c’è il legame alla nostra terra. Che è il vincolo più forte che ci fa rimanere. Chi non cresce con questo legame per il proprio paese o la propria valle o la propria montagna, non appena fa due conti o ha (giustamente) voglia di fare carriera, parte e si trasferisce. Poi magari dopo altri 30 anni ritorneranno, chissà. Ma per ora è così.
Com’è vedere amici o famiglie che conosci andare via e vedere una casa vuota?
Mi turbava enormemente da ragazzo. Soprattutto quando stringevo amicizie nel corso dell’estate e a settembre vedevo andare via quasi tutti e chiudere le loro case. Ora so che fa parte del ciclo di questo tipo di territorio.
Come immagini l’Appennino tra dieci anni: più vivo o più vuoto?
Io sinceramente lo vedo in una fase crescente. Più vivo o più vuoto non lo so. Dico sempre che vorrei averne a bizzeffe di giornate e musica con un pò di sano “caos” perchè poi per 5 mesi all’anno qui si sente volare a malapena una mosca.

Piste da sci e cambiamento climatico
Febbio è ancora una località turistica, ma fa molta più fatica rispetto al passato.
Pensi che il cambiamento climatico toglierà definitivamente questa fonte di reddito al territorio?
Io penso che la vera sfida sia adattarsi e adeguarsi, anche in ottica moderna, certamente al cambiamento climatico, ma di concerto anche ai nuovi tipi di turismo che le persone chiedono.
La gestione attuale sta compiendo enormi investimenti per de-stagionalizzare l’offerta turistica ed offrire un prodotto attrattivo per le famiglie 365 gg all’anno. In parallelo però, si continua ad investire ancora sul comparto neve, che rimane l’elemento attrattivo principale di un turismo di massa e familiare. Alla gente piace sciare. E continuerà a piacere.
Oggi abbiamo sistemi di produzione di neve programmata che lavorano fino a +1 grado e che consentono di ri-immettere nelle falde tutta l’acqua utilizzata per la produzione di neve,forse il più ecologico di tutti.
Le cose belle
E ora la parte più semplice e più difficile insieme: dimmi la cosa più bella di vivere qui.
Sinceramente? Alzarmi la mattina e trovarmi di fronte la Pietra e il Cusna. Ma anche poter contare su chi abita vicino a me. Anche il non dover affrontare quotidianamente ore di traffico è un indubbio beneficio per la salute mentale e fisica.
Cosa diresti a un ragazzo di vent’anni che sogna di vivere qui?
Capacità di adattamento e amore per la montagna in ogni sua sfaccettatura, per il resto, si può trovare tutto quello che si trova anche in città ( con qualche normale eccezione ).
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