Difesa (ragionata) del fenomeno Fagnani. Belve è tornata con una nuova stagione su Rai2 dal 28 ottobre.
Sfiorare il 13% di share non è cosa da poco, sebbene la concorrenza non fosse spietata (su Rai1 andava in onda l’ennesima replica de Il commissario Montalbano, che per quanto intramontabile comincia a sapere di stantio — specie per un servizio pubblico che dovrebbe osare di più). Ciò non toglie che ormai da otto anni Francesca Fagnani torni, stagione dopo stagione, a graffiare.
Le critiche a Belve
Faccio una premessa doverosa: personalmente sono un grande fan di Francesca Fagnani come professionista, che ho avuto l’occasione di incontrare alla presentazione del suo libro “Mala: Roma criminale”, nel quale parla della suburra romana, la città sotto la città, snodo del narcotraffico e testimone di retroscena criminali degni di una serie tv (che infatti verrà prodotta a partire dal libro).
Francesca Fagnani è infatti una giornalista che si è occupata negli anni di numerosi temi, in particolare il narcotraffico romano – una volta disse, in battuta, che i Casamonica “sono i miei clienti preferiti” – ma anche di carcere minorile e numerosi altri temi. Al grande pubblico è tuttavia nota soprattutto nel ruolo di conduttrice/intervistatrice per il programma Belve, in onda inizialmente sul Nove (2018-2019) e dal 2021 su Rai2. In tale veste è diventata un fenomeno dei social, con una schiera di ammiratori e (de)trattori (per ulteriori approfondimenti chiedere ad Elettra Lamborghini) e come tale non esente da critiche.
Ultimamente una delle critiche che trova sempre maggior spazio è che il programma sia diventato troppo pop e che le belve, ospite e ospiti, siano diventate meno mordaci, meno graffianti. Da assiduo frequentatore del programma è evidente che ci sia stato un cambio di rotta, soprattutto a seguito del passaggio in Rai, ma nulla, nell’opinione di chi scrive, che possa gettare discredito sul programma, che per fortuna di cose, a differenza della rete sul quale va in onda, è ancora capace di evolversi.
Qual è l’ospite tipo del programma? Per Fagnani belva è un complimento e definisce una persona (inizialmente donna) mai gregaria, che ha avuto successo o ha fallito da sola. Se le prime ospiti sono state donne notorie per un carattere più assertivo e che con facilità le si immaginava belve – si pensi alle interviste a Giorgia Meloni, all’epoca parlamentare d’opposizione, a Daniela Santanché, ad Alessandra Mussolini, a Roberta Bruzzone, negli anni il programma si è evoluto, andando a toccare personalità forse meno aggressive all’apparenza ma che possono rivendicare la definizione originaria: di spessore sono state le interviste a Ornella Vanoni – il cui brano “L’appuntamento” funge da sigla al programma, a Carla Bruni, a Concita De Gregorio, a Emma Bonino.
Certo, alcuni ospiti hanno funzionato meglio di altri, talvolta più sui social che nel programma stesso (come la gara al rialzo in chiave autocelebrativa di Valeria Marini, Alba Parietti e Fabrizio Corona), perché per quanto sia un format ormai noto e collaudato (tranne per alcuni, Teo Mammucari docet) non è adatto a tutti. Chi ne esce, sempre e comunque, a testa alta è Fagnani, che scava a fondo con le domande, dando quasi la sensazione di assistere ad una seduta di psicoterapia.
Per stessa ammissione della conduttrice molti ora si auto-candidano come ospiti, vedendo la partecipazione come un’operazione simpatia (sono davvero rari i casi in cui l’intervistato sia uscito peggio, in termini di apprezzamento, di quando fosse entrato). Questo perché il pubblico riconosce, anche per personaggi divisivi, la sincerità del racconto fatto: Fagnani infatti non condivide mai le domande che andrà a porre all’ospite, che può quindi prepararsi solo a quelle che sono parte integrante del format.
Altre critiche, più puntuali, che vengono mosse è talvolta l’eccessiva spettacolarizzazione dell’intervista, in modo che “i suoi ospiti dicano qualcosa che poi sarà rilanciato da siti, social e giornali” (Selvaggia Lucarelli), oppure che la mediaticità del programma, in particolare sui social, possa poi restituire una “sensazione del déjà vu” al momento della diretta, e che “la presenza di Maria De Filippi, la vera «belva» della tv italiana, sapeva un po’ di ostentazione di amicizia importante, come mostrare l’argenteria di casa o esporre la Madonna pellegrina” (Aldo Grasso).
Parlando dell’ultima puntata andata in onda, sui social ci si è divisi sull’opportunità dell’intervista a Rita De Crescenzo, tiktoker, nota al grande pubblico per la controversia a Roccaraso.
Ero scettico su quest’intervista, temendo che potesse rivelarsi un siparietto trash per tutta la durata dell’intervista. Tuttavia, sebbene tali momenti non siano mancati – in larga parte dovuti all’evidente analfabetismo dell’ospite (che ha generato numerose parodie su social) – quest’intervista potrebbe essere servita per mettere in luce il disagio e le difficoltà di una parte d’Italia, quella dei contesti sociali complicati, di cui Fagnani si è tra l’altro sempre occupata. Non la ritengo un’intervista di riscatto né mi ha fatto apprezzare di più il personaggio De Crescenzo, tuttavia non la ritengo un’intervista sprecata né poco in linea con lo spirito del programma.
Il contesto di Belve
Chiariamoci, come già detto non tutte le ospitate possono essere considerate riuscite, e in questo Fagnani fa un’analisi onesta, assumendosi la responsabilità: “se un’intervista non funziona la colpa è mia”. Tuttavia è innegabile che il programma per sopravvivere si sia dovuto adattare: il cambio di rete, il passaggio in prima serata, è fisiologico notare dei cambiamenti. Ciò ha dato anche delle opportunità, come non definire riuscite le interviste a Ilenia Pastorelli o Bianca Balti?
Tuttavia si potrebbe avvertire una certa stanchezza o quantomeno assuefazione, come un po’ per tutto il palinsesto Rai, che ormai da anni propone programmi visti e rivisti, formule talmente collaudate da richiedere ai programmi mezzucci vari per non indurre lo spettatore in uno stato di narcolessia perenne. Trovate talvolta riuscite (penso agli interventi musicali a Belve), talvolta meno (gli interventi dei comici, sempre a Belve).
La stessa conduttrice deve aver fiutato il pericolo, tanto da aver avviato uno spin-off durante la scorsa stagione, Belve crime, dove gli intervistati sono coinvolti in casi di cronaca nera (come Massimo Bossetti, condannato per l’omicidio di Yara Gambirasio) e si appresta a lanciare un format NIP, dove ad essere intervistati non sono personaggi famosi ma persone comuni. Se questi esperimenti riusciranno o saranno l’anticamera del declino solo il tempo potrà dircelo.
Fagnani negli ultimi anni è diventata lei stessa un personaggio (certificato dal fan club “bimbe di”), tanto da prestare servizio come co-conduttrice di una delle serate durante l’era Amadeus a Sanremo (come molte delle sue ospiti del resto, da Antonella Clerici a Belen Rodriguez, da Bianca Balti a Chiara Francini), oltre ad essere ospite di numerosi programmi Rai (Splendida cornice della splendida Geppi Cucciari, EPPC di Alessandro Cattelan, oltre all’intramontabile Domenica In con Mara Venier), sebbene la conduttrice non abbia mai nascosto la sua ammirazione per una veterana dell’azienda concorrente: Maria de Filippi, che sarà ospite fissa durante la stagione in attualmente in onda.
Indipendentemente da come proseguirà il percorso di Belve, l’appello accorato a mamma Rai è che il canone che (ahinoi) paghiamo possa continuare a finanziare programmi condotti da Francesca Fagnani, in grado di unire giornalismo, cultura pop e social come in pochi hanno saputo fare.
Tiriamo le somme
Sarò di parte, ma Belve è uno dei pochi programmi Rai che valga la pena vedere, in onda o su RaiPlay, adatto un po’ a tutti ma non per questo banale o insipido, pur con i limiti del caso. A differenza di tanti altri programmi durante i quali vengono fatte delle interviste, l’uno la copia carbone dell’altro, Fagnani va a fondo, non fermandosi alla superficie, spesso resa volutamente scintillante: quella maieutica curiosità, di socratica memoria, sempre più rara in TV, dovrebbe essere ricercata, non rifuggita.
Paradossalmente siamo riusciti ad avere più informazioni da Giorgia Meloni come ospite a Belve nel 2018, intervista rilanciata pure dai canali social di Fratelli d’Italia – a riprova dell’operazione simpatia di cui sopra – che in tre anni come presidente del consiglio.
Gran parte del successo va a Fagnani, in grado negli anni di ritagliarsi un suo spazio, tanto da condurre uno dei pochi programmi che dalla Rai non è scappato ma è approdato e di trasformarsi lei stessa in un’icona pop, tanto da ispirare imitazioni (tra cui l’eccezionale Vincenzo De Lucia) e parodie del programma (Bestie, La belva e la bestia, Perse, Cuccioli).
Un fenomeno amplificato dai social e premiato dallo share, sempre in crescita, a testimonianza che, forse, il pubblico ancora non si sia stancato. Quando arriverà il momento sarà la conduttrice stessa a fare un passo indietro, fino ad allora continueremo a domandare: “che belva si sente?”
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