La notte dei botti e soldi
Milano, 31 dicembre 2025. Siamo in un complesso di case popolari, dove conosciamo un gruppo di ragazzi tra i venti e i trent’anni. Marocchini, egiziani e italiani uniti insieme per fare soldi: non vendono droga, ma rumore.
Vendono cipolle, fuochi d’artificio e petardi.
Appena conosciuti ci mostrano qualche petardo. Ne lanciano uno: il suono è fortissimo, tanto che un antifurto inizia a suonare, e perciò ci spostiamo in un bar.
Quanti fuochi avete?
«Tanti. Pensa che ci stiamo preparando da settembre per questa sera. Anzi, a metà mese abbiamo dovuto fare un altro ordine perché avevamo venduto tutto».
Quanto pagate voi?
«Allora, dipende. Ci sono pacchi da 8€ l’uno che noi vendiamo a 10€, però sono forti e vanno tanto».
E i fuochi e le cipolle?
«Dipende. Avevamo uno da Napoli che ci faceva le cipolle a 5€, però l’hanno arrestato. Adesso ne abbiamo un altro che ce le fa a 8€. Per i fuochi, tieni conto che 16 colpi costano intorno ai 12€ e noi li vendiamo sui 25€».
Mentre mi raccontano, sembrano quasi soddisfatti di poter garantire un servizio efficiente e utile alla società.
Ma sapete che è illegale?
«Sì, ma non stiamo vendendo droga o armi. Cioè, ci sono i politici che fottono tutta l’Italia e magari perché noi ci tiriamo su qualche euro ci rompono i coglioni».
Parliamo di guadagni. Quanto avete venduto negli ultimi dieci giorni?
«Allora, fai conto che ogni giorno vendevamo 10 pacchi da 10€ e almeno tre torte da 50 colpi, che costano sui 35€».
Quindi quanto avete guadagnato?
«Sui duemila euro ci siamo tutti. Però ora che andiamo vedrai cosa accade».
I canali dove si comprano i botti illegali
Ci dirigiamo verso una zona periferica di Milano. Entriamo in un sottoscala e scendiamo delle scale: l’aria è pesante e si sente odore di polvere da sparo.
Arrivati in fondo, salgono due gradini, aprono uno scantinato e dentro è pieno di materiale pirotecnico: fuochi d’artificio, cipolle, petardi di diversa taglia e un’arma che non riesco a capire se sia una scaccia cani o vera, perché la nascondono subito.
I telefoni squillano continuamente:
«Sì, pronto? Ne ho ancora, però vieni subito, altrimenti c’è un altro».
Poche parole, semplici, che ripetono tutti.
Passa una ventina di minuti ed ecco i primi clienti. Sono frenetici, gasati, osservano la merce.
«Quello quanto melo fai? Dai, lasciami un caffè, è Capodanno cazzo! Oppure, se ne prendo un altro, scendi un po’?».
I ragazzi si muovono in fretta: soldi alla mano, merce al cliente.
Sono circa le 21:15 e lo scantinato, che era pieno, è dimezzato. Nonostante ciò, fuori si sentono già esplodere alcune cipolle e i ragazzi gridano:
«Questa è nostra!» ridendo.
Qual è la più potente?
«Quella che non vendiamo, perché a mezzanotte la spariamo noi».
Mi mostra un candelotto coperto da altri quattro, uniti da una miccia.
Dove li comprate?
«C’è un canale Telegram dove puoi ordinarli, oppure scendi giù a Napoli, fai un carico e ti arriva a casa, perché uno grosso in questo giro fa le cose per bene».
Quindi arrivano da Napoli?
«Sì, ma ci sono anche quelli cinesi. Onestamente non mi fido: esplodono in mano, come è successo a me qualche anno fa, ma nulla di grave».
Sono circa le 22:00 e la cantina è praticamente vuota. Hanno venduto quasi tutto, eccetto i fuochi che spareranno a mezzanotte.
Il report del giorno dopo
Il Capodanno 2026 in Italia si chiude con un bilancio pesante legato all’uso dei fuochi d’artificio.
Secondo il Viminale, una persona è morta e 283 sono rimaste ferite, di cui 54 ricoverate.
Il decesso è avvenuto a Roma: un uomo di 63 anni è morto per l’esplosione di un petardo che teneva in mano.
I feriti sono in calo rispetto al 2025 (309), ma restano numerosi i casi gravi: 50 persone con prognosi superiore ai 40 giorni. I minori coinvolti sono 68, molti feriti mentre maneggiavano botti. Numerosi episodi di amputazioni di dita o mani si sono registrati soprattutto a Napoli, Milano, Brescia, Vercelli e Foggia.
Si registrano anche ferimenti da colpi d’arma da fuoco (12 casi), dovuti a proiettili vaganti esplosi durante i festeggiamenti. In diverse città, bambini e adolescenti sono rimasti feriti a mani, occhi e volto.
Durante la notte sono stati effettuati 770 interventi dei vigili del fuoco per incendi causati da petardi e fuochi d’artificio, in calo rispetto agli 882 dell’anno precedente. Le regioni con più interventi sono Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Campania.
Per quanto riguarda i soccorsi sanitari, numerosi interventi del 118 hanno interessato tutta la penisola, soprattutto per ferimenti gravi da esplosione di petardi.
Il quadro complessivo conferma che i fuochi d’artificio restano una delle principali cause di ferimenti gravi durante il Capodanno.
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