Trump ha perso le elezioni di midterm. Ora che succede?

Redazione

I democratici conquistano Camera e Senato secondo le proiezioni. Il carovita pesa sul voto, i giovani si allontanano dai repubblicani e in Texas arriva una vittoria che mancava dal 1988.

«Non ero sulla scheda elettorale». Donald Trump ha commentato così la sconfitta dei repubblicani alle elezioni di metà mandato. Se ci fosse stato lui, sostiene, avrebbero vinto. Una spiegazione comoda per un presidente che aveva chiesto agli elettori di votare come se fosse personalmente in corsa.

Le proiezioni assegnano ai democratici la maggioranza sia alla Camera sia al Senato. Per la Camera, NBC stima 255 seggi democratici contro 180 repubblicani, sopra i 218 necessari per controllarla. Il conteggio è ancora in aggiornamento: questa è una proiezione, non il risultato certificato.

Trump resta alla Casa Bianca. Quando inizierà il mandato del nuovo Congresso, il 3 gennaio 2027, dovrà però fare i conti con un’opposizione che potrà fermare le sue leggi e bocciare molte delle sue nomine.

Come è andata alla Camera
Come è andata al Senato

Per cosa hanno votato gli americani

Si chiamano midterm perché arrivano a metà del mandato presidenziale. Gli americani hanno votato per rinnovare tutti i 435 seggi della Camera dei rappresentanti e, in questa tornata, 35 dei 100 seggi del Senato. I deputati restano in carica due anni, i senatori sei: per questo il Senato viene rinnovato a gruppi.

Sulle schede c’erano anche competizioni statali e locali, comprese quelle per diversi governatori. La presidenza tornerà invece al voto nel 2028. Per Trump, perdere queste elezioni significa affrontare gli ultimi due anni di mandato con un Congresso controllato dagli avversari.

La diretta del Post sulle elezioni americata condotta dal giornalista Francesco Costa

Il carovita presenta il conto

Trump aveva promesso di ridurre i prezzi. Secondo i sondaggi sul voto riportati da Reuters, quasi nove elettori su dieci hanno considerato il costo della vita un fattore cruciale o importante nella propria scelta. Circa due terzi attribuiscono al presidente la responsabilità dei prezzi alti.

Per un presidente che aveva chiesto fiducia proprio sull’economia, questi numeri sono una bocciatura. Ai repubblicani è mancata una risposta credibile a chi, due anni dopo aver votato Trump, si sente ancora più povero.

Tra gli under 30 circa sette su dieci scelgono i democratici

L’AP Voter Poll, condotto su circa 80.000 elettori, indica che sette votanti under 30 su dieci hanno scelto il candidato democratico alla Camera. È un segnale di allontanamento dai repubblicani tra i giovani.

Il loro peso sul totale resta però contenuto: nello stesso sondaggio, gli under 30 rappresentano circa un decimo degli elettori di queste midterm.

Nella blue wave che ha stravinto consigliamo di seguire due profili: James Talarico dal Texas e Abdul El-Sayed, primo musulmano a diventare deputato negli Stati Uniti.

Chi sono i democratici da seguire

James Talarico arriva dal Texas con un passato da insegnante e una formazione in un seminario presbiteriano. Ha costruito la sua campagna contro il potere dei miliardari sulla politica: propone un salario minimo federale di 15 dollari l’ora e maggiori tasse sui più ricchi per alleggerire quelle delle famiglie che lavorano. Sul costo della casa vuole impedire ai grandi investitori di comprare abitazioni sottraendole alle famiglie.

Abdul El-Sayed, eletto in Michigan, rappresenta l’ala più a sinistra del partito. Medico, sostiene Medicare for All, una copertura sanitaria universale finanziata dallo Stato. Chiede anche di ridurre l’influenza delle grandi aziende sulla politica e si oppone agli aiuti militari statunitensi a Israele. La sua vittoria porta al Senato queste posizioni insieme al primato di primo senatore musulmano.

In Ohio torna invece Sherrod Brown, sconfitto nel 2024 dopo tre mandati. È uno dei democratici più legati ai sindacati: ha fatto della dignità del lavoro il centro della propria attività politica. Durante la campagna ha insistito sul potere della contrattazione collettiva per ottenere salari migliori e contrastare gli abusi delle grandi imprese.

Adam Hamilton, vincitore in Kansas, ha un profilo più moderato. Pastore metodista, ha puntato sul costo della vita e sulla collaborazione tra persone di orientamenti politici diversi. Si è presentato come un democratico indipendente nelle proprie scelte, respingendo l’etichetta di candidato della sinistra radicale.

Che cosa può fare adesso un Congresso democratico

Per approvare nuove leggi Trump avrà bisogno di accordi con i democratici. Lo stesso vale per gli stanziamenti: il Congresso decide quali risorse assegnare ai programmi federali. Controllare entrambe le Camere permette all’opposizione di negoziare modifiche e bloccare provvedimenti.

Il Senato ha inoltre il potere di confermare o respingere numerose nomine presidenziali, comprese quelle dei giudici federali e della Corte Suprema. Se si liberasse un posto, la scelta di Trump dovrebbe superare il voto di una maggioranza democratica.

Poi ci sono le inchieste parlamentari. Le commissioni possono chiedere documenti e convocare testimoni sull’operato dell’amministrazione. Con la nuova maggioranza, i democratici potranno usare questi strumenti per esaminare anche le attività dell’ICE, l’agenzia che si occupa dei controlli sull’immigrazione.

Trump conserva il potere di veto: può respingere una legge approvata dal Congresso. Per superarlo servono i due terzi dei voti in entrambe le Camere, una soglia molto più alta della maggioranza conquistata dai democratici. Anche loro dovranno cercare accordi per trasformare le proposte in leggi.

Trump accetta il risultato e prepara il veto

Al New York Times il presidente ha dichiarato di accettare il risultato e di essere disposto a collaborare con i democratici. Su Truth ha attribuito la sconfitta ai candidati repubblicani.

Nelle stesse ore ha pubblicato l’immagine di un cappellino con una sola parola: «VETO».

Trump l’ha presa in maniera sportiva.

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