Sesso e social: cosa vuole la Gen Z ?

Dario De Lucia

Il giro d’affari delle app online vale oggi miliardi di dollari. E mentre gli iscritti a Tinder salgono. Il desiderio di 1 giovane su 2 è di fare educazione sessuale a scuola.


Cosa leggerai in questo articolo

Il giro d’affari delle app di dating online vale oggi oltre 6 miliardi di dollari l’anno, e secondo le proiezioni supererà i 9 miliardi entro il 2030.
Con la pandemia è finito lo stigma sociale di “cercare qualcuno online”, e per la Generazione Z flirtare, conoscersi o perfino innamorarsi via app è diventato normale.
Allo stesso tempo, 1 giovane su 2 chiede che l’educazione sessuale diventi materia scolastica obbligatoria.

All’inizio c’era Second Life

Tutto iniziò nei primi anni 2000 con Second Life, l’antenato del metaverso, che permetteva di creare un avatar e interagire con persone da tutto il mondo.
In molti lo scoprirono grazie al video di Bruci la città di Irene Grandi, dove la cantante si muoveva in una città virtuale creata con quella piattaforma.
Lì, già vent’anni fa, gli avatar potevano conoscersi, flirtare e perfino fare sesso: una sorta di The Sims con chat e microfono, che anticipava di fatto i moderni social e app di dating.

All’epoca il suo giro d’affari era di circa 90 milioni di dollari l’anno — una cifra enorme per i tempi — ma oggi quel numero impallidisce di fronte all’attuale industria degli incontri digitali.

Secondo Life esiste ancora!

Fine dello stigma: il dating diventa mainstream

Nei primi anni 2000 le app per incontri erano a pagamento e viste con sospetto. Poi, col tempo, si è passati a una fase “freemium”: accesso gratuito, ma funzioni a pagamento come super like, boost e filtri avanzati.
Oggi lo stigma è scomparso: lo smartphone è il principale terreno dell’incontro, e la maggior parte degli utenti ha scaricato almeno una volta un’app di dating.

Il settore è dominato da Match Group (che controlla Tinder, Hinge, OkCupid, Meetic) e da Bumble, con un modello di business ormai basato su abbonamenti, pubblicità e servizi “premium”.

Nel 2024 le app di dating hanno generato più di 6 miliardi di dollari di ricavi globali, un record.
Ad aprile 2025 il comparto ha toccato il suo massimo storico: 311 milioni di dollari di fatturato in un solo mese.

Tinder, da sola, conta circa 9,6 milioni di abbonati e nel 2024 ha fatturato quasi 2 miliardi di dollari.
Hinge, la sorella più “romantica”, ha superato i 550 milioni di dollari, mentre Bumble attraversa una fase di ristrutturazione per calo di utenti attivi.


Tinder usato ma abbandonato

In Italia il fenomeno cresce ma resta diverso rispetto ad altri Paesi.
Le relazioni nate online si spengono in fretta: secondo le ricerche più recenti, la maggior parte delle frequentazioni dura meno di un mese, e Tinder risulta tra le app più abbandonate.
Molti si iscrivono, fanno qualche chat, poi si cancellano: 3 italiani su 10 dichiarano di averlo fatto.

All’estero, invece, l’obiettivo è più diretto: incontri finalizzati al sesso o a relazioni brevi.
In Italia prevale un uso più “sociale”, spesso senza un reale incontro fisico.

Resta però vero che oltre metà degli utenti Tinder nel mondo ha tra i 18 e i 25 anni: la Generazione Z è ormai il cuore del business.


Internet è il primo canale per informarsi sul sesso

Nel 2025 il 52% dei giovani italiani dichiara di informarsi su sesso e contraccezione solo online.
Seguono gli amici (11%), mentre famiglia, scuola e medici restano molto indietro.
Questo, unito al calo dei consultori e alla quasi assenza di educazione sessuale formale, ha portato a un aumento dei comportamenti a rischio e a una minore conoscenza delle malattie sessualmente trasmissibili.

Secondo i dati raccolti da Ipsos e Save the Children (2024-25):

  • il 21,6% dei ragazzi e il 18,4% delle ragazze ha avuto il primo rapporto prima dei 16 anni;
  • 1 giovane su 10 lo ha avuto addirittura prima dei 13 anni;
  • solo il 47% usa sempre il preservativo (era il 57% nel 2018);
  • meno del 20% si è mai sottoposto a test HIV;
  • e solo 1 su 10 ha mai frequentato un consultorio.

Numeri che mostrano una generazione curiosa, informata online, ma lasciata sola nell’apprendimento della sessualità reale.


Pornografia: un modello distorto ma dominante

Secondo i dati 2025 di Semrush, Pornhub resta tra i dieci siti più visitati d’Italia, con oltre 120 milioni di visite mensili, più di Ansa, Gazzetta o Meteo.it.

A livello globale, il 30% dei bambini fra gli 11 e i 12 anni ha già visto pornografia online; in Italia, la percentuale sale al 44% tra i 14 e i 17 anni. Il 59% dei ragazzi dichiara di averla cercata volontariamente, contro il 25% delle ragazze.

La cantante Billie Eilish aveva raccontato di aver iniziato a guardare porno a 11 anni, e di come quell’esperienza le abbia condizionato la percezione del sesso e del consenso. È un esempio emblematico: senza altri canali educativi, la pornografia diventa il modello principale.

La sessuologa Anna Bernardi spiega:

“La pornografia è fiction, ma per chi non ha altri riferimenti diventa realtà. Crea aspettative distorte e alimenta inadeguatezza, smarrimento e relazioni basate su performance e non su emozioni. Nei porno non si vedono preservativi, consenso o affettività, e questo condiziona profondamente i più giovani”.

Sesso digitale, sexting e cyberbullismo

Il 34% degli adolescenti pratica sexting (invio di foto o video a sfondo sessuale) e il 6% ha avuto esperienze di cybersex. Per molti la relazione virtuale è considerata reale: si definiscono “fidanzati” anche se la relazione esiste solo in videochat.

Ma la sfera online porta con sé anche rischi:

  • il 40% delle ragazze e il 25% dei ragazzi dichiara di aver subito cyberbullismo o revenge porn;
  • aumentano i casi di diffusione non consensuale di immagini intime, spesso tra minorenni.
“Sex Education” sarebbe da proiettare nelle scuole

1 giovane su 2 vuole educazione sessuale a scuola

Tra le serie più viste dalla Gen Z c’è Sex Education, che ha saputo parlare di sesso e sentimenti senza tabù.

La serie di Netflix arrivata alla quarta stagione conclusiva (belle le prime due stagioni, la altre due perdono molto) racconta il più classico dei teen drama, l’amore e i problemi di incomprensione tra adolescenti.

Con un altissimo livello di umorismo all’inglese vengono affrontati tutti i dubbi e domande sul sesso in mondo puro, reale e mai volgare.Infatti il protagonista Otis dispensa consigli ai suoi compagni che, in quanto neofiti dell’eros, sembrano avere un gran bisogno di consigli pratici ed emotivi per star meglio sotto le lenzuola. E in realtà non sono gli unici ad averne bisogno: nei licei, in famiglia, nei consultori un po’ di Sex Education in più sarebbe davvero utile.

sesso a scuola in europa

Forse anche per questo oggi più di un giovane su due chiede che l’educazione sessuale diventi obbligatoria a scuola. Eppure l’Italia resta, insieme a Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia e Romania, tra i pochi Paesi europei senza una legge nazionale sull’educazione sessuale.

In Svezia è materia obbligatoria dal 1955, in Germania dal 1968, in Francia dal 1998.

Nel nostro Paese, solo poche regioni — come l’Emilia-Romagna con il progetto W l’Amore — offrono percorsi strutturati di educazione affettiva. Il governo ha stanziato nel 2025 500.000 euro per la formazione dei docenti, ma non esiste ancora un piano nazionale.

Secondo un recente sondaggio RaiNews-Ipsos, l’80% dei giovani prova disagio nel parlare di sesso con adulti, ma il 74% chiede più formazione e dialogo, e il 35% pensa che l’educazione sessuale dovrebbe iniziare prima dei 12 anni.

Serve meno tabu, più realtà

“Una buona educazione sessuale”, conclude la sessuologa Anna Bernardi,

“non è solo anatomia o igiene. È conoscenza del corpo, dell’emotività, del consenso. È capire sé stessi e l’altro. È lo strumento per affrontare con consapevolezza i nuovi linguaggi digitali e affettivi, invece di subirli.”

In Italia non serve inventare nulla: basterebbe estendere i progetti già esistenti e renderli obbligatori.
Perché finché i giovani continueranno a imparare dal web, dalle app e dai porno, sarà difficile costruire una sessualità davvero libera, consapevole e felice.

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