Perchè stiamo finendo come nel film Idiocracy

Dario De Lucia

I nostri nonni erano ignoranti perché non avevano gli strumenti per informarsi.
Oggi, invece, siamo sommersi dalle informazioni — e proprio questo ci rende confusi, vulnerabili e spesso arroganti.

Idiocracy: il futuro raccontato come una satira ma è diventato realtà

Nel 2006 uscì Idiocracy, film satirico di Mike Judge ambientato in un futuro in cui l’umanità è diventata talmente ignorante da non saper più distinguere la realtà dal nonsense. La trama è semplice: un uomo medio, ibernato per errore, si risveglia 500 anni dopo e scopre di essere l’essere umano più intelligente del pianeta.

Quello che doveva essere un racconto grottesco è oggi uno specchio inquietante della nostra società. Idiocracy anticipa perfettamente l’era dell’ignoranza elaborativa: un mondo dove l’abbondanza di informazioni non produce conoscenza, ma rumore, e dove le decisioni collettive vengono prese sulla base di slogan, emozioni e like. È la versione pop del paradosso descritto nell’articolo: più accesso abbiamo alla conoscenza, più rischiamo di diventare incapaci di usarla.

L’inizio del film “Idiocracy” che dovete assolutamente vedere

Esistono due tipi di ignoranza

Quella informativa, tipica del passato, nasceva dall’impossibilità di accedere ai saperi.
Quella elaborativa, tipica del presente, nasce invece dall’eccesso: abbiamo troppe informazioni e troppo poco tempo per capirle davvero.

I nostri nonni non avevano i soldi per comprare libri o giornali, né l’istruzione per leggerli.
Noi, al contrario, abbiamo Internet. Ma non abbiamo più il tempo — e spesso nemmeno i criteri — per scegliere le fonti e interpretarle.
Il risultato è lo stesso: azioni sbagliate, scelte poco consapevoli, opinioni debolmente fondate.

Nel primo caso la soluzione era “informarsi di più”.
Nel secondo caso, Internet diventa parte del problema: è il luogo dove le fake news si moltiplicano e l’ignoranza cresce mentre cresce anche il numero di persone istruite.

Effetto Dunning-Kruger: l’arroganza dell’incompetenza

L’ignoranza genera sicurezza. La conoscenza, invece, genera dubbio.
David Dunning e Justin Kruger lo hanno dimostrato: gli incompetenti tendono a sopravvalutarsi, mentre chi sa tende a sottovalutarsi.

È il famoso effetto Dunning-Kruger: chi non ha competenze non si rende conto di non averle.
Così, quando riceve un feedback negativo, reagisce male. Non accetta critiche, non mette in discussione la propria visione.

Chi è competente, invece, cade nella sindrome dell’impostore: pensa che gli altri sappiano quanto lui, e quindi dubita di sé.

Risultato? Nel dibattito pubblico, chi sa di meno parla di più, e chi sa di più tace o viene ignorato.

Dalla deferenza alla disinformazione

Un tempo l’ignorante aveva rispetto per chi sapeva.
Oggi no. Oggi l’ignorante spesso non sa di esserlo, e pretende che la sua opinione valga quanto quella di un medico, di uno scienziato o di un economista.

È l’effetto dei social: cento commenti qualunque valgono più del parere di un esperto, per la mente umana l’opinione di molti pari conta più dei fatti verificabili.
Sui vaccini, sulla crisi climatica, sull’economia: la quantità batte la qualità.

L’ignoranza elaborativa diventa post-verità

Finché resta individuale, l’ignoranza elaborativa non fa troppi danni.
Ma quando diventa collettiva, diventa post-verità — cioè la vittoria dell’opinione sull’evidenza.

Brexit, Trump, negazionismo climatico: tre facce dello stesso fenomeno.
Quando i fatti perdono forza e a guidare le scelte sono emozioni, bias e appartenenze, la democrazia si indebolisce. E la rete, che doveva liberarci, finisce per intrappolarci nei nostri algoritmi.

L’unica via d’uscita: educare al pensiero critico

L’unica risposta possibile non è più “avere accesso” all’informazione, ma saperla leggere e filtrare.
Serve una scuola che insegni a ragionare, non solo a memorizzare.
Serve tempo per dubitare, per confrontarsi, per distinguere ciò che è vero da ciò che solo sembra vero.

Perché il pericolo non è essere ignoranti. Il vero pericolo è non sapere di esserlo.

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