Gli immigrati senza documenti negli Stati Uniti sono chiamati “alieni illegati”

Michele Bagnato

Gli immigrati senza documenti vengono chiamati illegal aliens e chiunque critichi i metodi con cui l’ICE, l’Immigration and Custom Enformcement (controllo immigrazione e frontiere) viene etichettato come “estremista di sinistra”.  

In piazza contro l'ICE a Minneapolis - RSI
proteste verso gli agenti dell’ICE a Minneapolis

La posizione della Casa Bianca

Durante un acceso briefing alla Casa Bianca, la portavoce Karoline Leavitt ha attaccato duramente il giornalista Niall Stanage (The Hill) dopo una domanda sull’uccisione di Renee Good, una madre di 37 anni colpita a morte da un agente dell’ICE durante un’operazione a Minneapolis. 

Stanage aveva messo in discussione la difesa dell’amministrazione Trump sull’operato dell’ICE, citando dati su morti in custodia e detenzioni di cittadini statunitensi e chiedendo come ciò possa conciliarsi con l’affermazione che l’agenzia stia “facendo tutto correttamente”. 

Leavitt ha reagito accusandolo di parzialità politica e affermando: 

«OK, quindi sei un giornalista prevenuto con un’opinione di sinistra. Non sei un reporter, stai solo fingendo di esserlo in questa sala. Ed è chiarissimo dalla premessa della tua domanda. E tu e le persone dei media che hanno questi pregiudizi ma fingono di essere giornalisti, non dovreste nemmeno essere seduti su quella sedia».

La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt

La portavoce ha poi spostato l’attenzione sui crimini commessi da immigrati irregolari, difendendo l’ICE e accusando i media di ignorare le vittime americane. L’Amministrazione Trump sostiene che  l’agente abbia agito per legittima difesa, negando persino le immagini dei fatti ricostruzione video del New York Times sembrerebbe smentire questa versione; l’FBI ha avviato un’indagine mentre a Minneapolis proseguono proteste e tensioni, con il governatore Tim Walz (ex candidato vicepresidente con Kamala Harris) che ha chiesto a Trump di abbassare i toni.

Illegal aliens

Il sindaco democratico di Chicago, Brandon Johnson, ha attaccato duramente un giornalista dopo che quest’ultimo aveva usato l’espressione illegal aliens (stranieri illegali) durante una conferenza stampa, definendo il termine “razzista” e “meschino”.

In un video pubblicato sull’account Instagram ufficiale del sindaco di Chicago, un reporter ha chiesto a Johnson chiarimenti su un rapporto relativo alla spesa della città di Chicago per gli illegal aliens: Johnson ha reagito immediatamente contestando il linguaggio utilizzato.

«Qui non esistono illegal aliens, ha detto Johnson al giornalista. «Non so se venga da qualche messaggio di fantascienza che avresti voluto ricevere… Ascolta: il termine legale usato per la mia gente era “schiavi”. Vuoi che usi anche quello? Quindi cerchiamo di usare le parole giuste. Stiamo parlando di persone senza documenti che sono esseri umani».

Il sindaco di Chicago Brandon Johnson

Johnson ha aggiunto che non avrebbe «accettato quel tipo di linguaggio razzista e meschino per descrivere degli esseri umani».

Le parole hanno un peso

Le parole non sono mai neutrali: non si limitano a descrivere la realtà, ma contribuiscono a costruirla: il linguaggio che utilizziamo plasma il modo in cui pensiamo, interpretiamo e giudichiamo il mondo. Definire persone come illegal aliens non è una semplice scelta terminologica: significa collocarle fuori dall’orizzonte dell’umano, trasformarle in corpi estranei, quasi minacce, privandole simbolicamente di dignità

Eppure, anche l’ordinamento statunitense riconosce che i diritti fondamentali non dipendono dallo status migratorio. La Costituzione americana garantisce a tutte le persone, indipendentemente dal loro status migratorio, il diritto al giusto processo tramite il Quinto e il Quattordicesimo Emendamento, ribadendo che anche chi è ‘senza documenti’ non può essere privato arbitrariamente della propria libertà o dei propri diritti. 

Quando il linguaggio istituzionale trasforma individui in “alieni”, apre la strada alla loro disumanizzazione e rende più facile giustificare abusi, violenze e politiche repressive, creando una gerarchia implicita tra vite di serie A e vite di serie B. 

Un delirio del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump sugli “illegal aliens”

Cambiare le parole, dunque, non è un esercizio di correttezza formale, ma un atto politico e culturale: significa riaffermare che, prima di ogni etichetta legale, esistono esseri umani con dei diritti

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