Eco-ansia: istruzioni d’uso

Energy Break

Apocalisse da social o problema reale?

Scorri TikTok tra un balletto e una ricetta e all’improvviso eccolo: il video della frana a Niscemi, dove la terra si è sbriciolata come un biscotto nel latte. Se una sensazione di malessere ti attanaglia non è paranoia: è quella che gli esperti chiamano eco-ansia, ma per molti è diventata il rumore di fondo della nostra esistenza digitale. Perché l’eco-ansia non è una paranoia da attivisti, ma il sintomo di un futuro che non sappiamo più immaginare?

L’eco-ansia è una forma di ansia legata al cambiamento climatico e al futuro del pianeta. Guarda il reel che abbiamo registrato.

Cos’è l’eco-ansia?

Quanto spesso si sente parlare di cambiamento climatico? E cosa proviamo quando se ne parla? In uno studio condotto da The Lancet nel 2021 su un campione di 10.000 persone tra i 15 e i 25 anni emerge che il 59% dei partecipanti ha affermato di essere “molto o estremamente preoccupato per il cambiamento climatico”. 

Quando si parla di eco-ansia, gli scettici sminuiscono riferendosi ad esagerazioni o conseguenze dell’allarmismo creato dagli attivisti climatici. Tuttavia L’APA (American Psychological Association) descrive l’eco-ansia come “la paura cronica del cataclisma ambientale che deriva dall’osservare l’impatto apparentemente irrevocabile del cambiamento climatico e la preoccupazione associata per il proprio futuro e quello delle prossime generazioni“.

Non stiamo parlando di una semplice timore per il futuro dell’ambiente circostante, l’eco-ansia segue la logica dell’ansia vera e propria, e può farsi debilitante, intrecciandosi con senso di colpa, rabbia, paura, e molto altro ancora.

In poche parole? Stress senza limiti.

Le fonti di questa condizione possono essere moltissime e spesso si sovrappongono: c’è chi la sviluppa dopo un impatto diretto con un evento meteorologico estremo, chi invece la vive in modo indiretto, come quando le conseguenze climatiche cominciano a erodere il tessuto socio-economico di una comunità.

Esiste poi una forma vicaria, forse la meno visibile, nata dall’ascolto delle testimonianze e del dolore altrui: questa terza via, un tempo confinata a chi studia il cambiamento climatico per professione, oggi attraversa la popolazione generale, amplificata dall’esposizione mediatica e da una consapevolezza collettiva sempre più diffusa.

Alcune popolazioni, però, sono necessariamente più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico ed i cui effetti sul piano della salute mentale non si possono ignorare.

Pensiamo ad esempio alla popolazione indigena degli Inuit in Canada: per questa popolazione la terra è tutto, sia a livello identitario che nella dimensione della salute mentale. Alcune ricerche hanno mostrato come queste popolazioni presentino reazioni emotive più accentuate del normale, nonché un maggiore utilizzo di alcol e droghe collegato al decrescere di attività all’aria aperta o la riduzione del senso di autoefficacia (che in psicologia indica la percezione che ognuno ha rispetto alle proprie capacità) a causa del crescente timore di perdere il controllo delle proprie tradizioni, che richiedono il contatto costante con la natura.

ECO-ANSIA o RASSEGNAZIONE di fronte al cambiamento climatico? 5 modi per non perdere la SPERANZA di Will Media.

Come gestirla?

Può sembrare banale, ma se da una parte gli sforzi collettivi per mitigare il cambiamento climatico hanno ancora un’efficacia limitata, gli effetti positivi sulla salute mentale delle persone che partecipano attivamente alla lotta al global warming sono sorprendenti: rispetto a chi vive passivamente il fenomeno dell’eco-ansia si è osservato che l’attivismo, anche se praticato nella vita di tutti i giorni con piccoli gesti quotidiani, provoca un maggiore senso di controllo e di sicurezza, con un miglioramento diretto nella qualità della vita.

Ma non è tutto: in un’intervista fatta a Lowe e Leiserowitz per una rubrica dell’Università di Yale chiamata Yale sustainability, infatti, è emerso che le azioni individuali messe in atto dalle persone per attenuare l’eco-ansia, come ad esempio riciclare, non la placano in maniera così drastica come quando si intraprendono azioni collettive

Diversi studi hanno infatti mostrato correlazioni positive tra benessere e azione ambientale: se percepiamo la minaccia del cambiamento climatico come grave, mostriamo una ridotta angoscia e meno sintomi depressivi quando siamo coinvolti in comportamenti pro-ambientali. Oltre ad aumentare l’autoefficacia, l’impegno sociale pro-ambiente può persino favorire legami e relazioni che possono essere fonte di emozioni positive e resilienza.

Perchè l’ecoansia colpisce di più i giovani? Guarda il nostro video.

Conclusioni

Gli effetti sulla salute mentale del cambiamento climatico sono evidenti, tuttavia la comunità scientifica è cauta sul rischio di medicalizzare e patologizzare l’eco-ansia, cioè a definirla come un disturbo mentale, soprattutto perché sono state condotte ancora poche ricerche in merito.

In generale, comunque, si potrebbe parlare di eco-ansia “sana”, che muove all’azione e di eco-ansia “patologica”, che paralizza il soggetto in una costellazione di sentimenti di impotenza. In qualunque caso, comunque, se senti che l’ansia legata al cambiamento climatico stia condizionando le tue abitudini quotidiane e la conduzione di uno stile di vita sereno, potrebbe essere utile che tu ti rivolga a un servizio di supporto psicologico o psicoterapico.

Vuoi sapere quali azioni sull’ansia della Gen Z ci sono in questo momento?
Leggi questa iniziativa promossa da Riforma e Progresso APS.

Chi scrive questo articolo?

Energy Break è un’associazione di promozione sociale (APS) composta da un gruppo di studenti universitari, liceali e giovani lavoratori, uniti dalla comune passione per il vero motore del mondo, qualcosa che spesso diamo per scontato ma che definisce ogni istante della nostra vita: l’energia.

In un’epoca dominata da slogan, fake news e vecchi pregiudizi, abbiamo deciso di non restare a guardare. Vogliamo smontare le leggende metropolitane sul settore energetico e restituire complessità al dibattito. Crediamo che l’istruzione sia l’unico strumento per allenare il pensiero critico e comprendere una realtà che è sì intangibile, ma che influenza profondamente le nostre vite sotto tutti i punti di vista: economico, sociale, ambientale, …

Attraverso un linguaggio semplice e accessibile a tutti, cerchiamo di descrivervi questo mondo così intricato, non fatto solo di numeri ma di abitudini, società e futuro.

Non restare a guardare. Fai un break insieme a noi: Give Power To Your Time!

Scrivi e fai video per Il Progressista

Se hai meno di 30 anni e vuoi raccontare la realtà dalla prospettiva della Generazione Z, unisciti al Progressista: articoli, inchieste, interviste e contenuti che mettono al centro la voce dei giovani.

Supporta Il Progressista

Con 10€ rendi possibile un articolo o un contenuto video. Paghiamo i giovani il doppio degli altri giornali.
Siamo un giornale libero e indipendente, e viviamo grazie alla community. Sostienici per continuare a costruire un’informazione fatta dai giovani, per i giovani. Oppure puoi aiutarci senza spendere un’euro: scrivi il codice fiscale 94089690039 nella dichiarazione dei redditi per donarci il tuo 5×1000