Perchè ci piace Stranger Things? La 5° stagione esce il 26 novembre

Michele Bagnato

Dal laboratorio di Hawkins al Sottosopra, Stranger Things è la serie che più di tutte ha trasformato la nostalgia in un’estetica e l’amicizia in un genere narrativo. A quasi dieci anni dal suo debutto, lo show dei fratelli Duffer arriva alla quinta e (ultima?) stagione con la responsabilità di chiudere un ciclo generazionale: quella dei ragazzini in bici che hanno fatto innamorare il mondo mentre combattevano demogorgoni, bulli, e soprattutto loro stessi.

Il trailer della 5° stagione di Stranger Things

Quando esce la 5° stagione di Stranger Things?

La stagione 5 di Stranger Things sarà divisa in 3 “volumi”, rilasciati in giorni diversi durante le prossime festività. Netflix ha annunciato che gli episodi saranno disponibili in contemporanea mondiale, anche in Italia, alle 2.00 del mattino ora locale. Il primo volume, con gli episodi 1-4, verrà distribuito il 26 novembre (da noi il 27), in occasione del Giorno del Ringraziamento. Il secondo, con gli episodi 5-7 invece, corrisponderà al Giorno di Natale, mentre da noi arriverà la notte di Santo Stefano (il 26 dicembre). L’ultimo episodio, il gran finale della serie, arriverà infine per l’Ultimo dell’anno, mentre da noi saranno le 2 del mattino dell’1 gennaio 2026.
La durata di quest’ultimo sarà un vero e proprio record per la serie, con ben 2 ore di screentime.

Cosa aspettarsi da questa stagione? 

La quarta stagione si era chiusa con Hawkins letteralmente spaccata a metà e la barriera tra Sottosopra e mondo reale ormai compromessa. Il ritorno di Vecna, la crescita dei protagonisti e la sensazione che “stavolta si fa sul serio” hanno segnato un salto di maturità nel tono della serie.

La nuova stagione – annunciata come più cupa e più ambiziosa – dovrebbe rispondere a tre domande fondamentali:

Qual è il vero disegno di Vecna?

La serie suggerisce da tempo che tutte le minacce, dal Demogorgone al Mind Flayer, fossero parte di un ecosistema dominato da un’unica entità: Vecna/Henry/001. La stagione finale dovrebbe chiarire i legami tra i vari villain e la struttura stessa del Sottosopra.

Quale sarà il “ruolo cosmico” di Undici?

La storia di El è sempre stata speculare a quella di Vecna. Per ogni potere, un trauma; per ogni abilità, un sacrificio. Stavolta potrebbe essere costretta a prendere una decisione definitiva sul proprio potere e sulla propria identità.

Hawkins si salverà?

La serie ha sempre ruotato attorno all’idea di una comunità che resiste. La Gen Z che guarda la serie è cresciuta in un mondo pieno di crisi e quindi la domanda più importante è quasi morale: può un luogo ferito rinascere davvero?

Insomma: aspettiamoci meno nostalgia rassicurante e più resa dei conti. 
La serie è cresciuta con i suoi spettatori: ora deve chiudere il cerchio.

Matt e Ross Duffer, i “Duffer Brothers” registi di Stranger Things.

Chi sono i Duffer Brothers

Matt e Ross Duffer – classe 1984 – sono tra i registi e sceneggiatori più influenti della loro generazione. Formatisi alla Chapman University, debuttano nel 2015 con Hidden, ma è con Stranger Things che creano un fenomeno globale, determinante per il successo della piattaforma dalla N rossa. 

Hanno portato su Netflix una narrativa che parla di traumi, crescita, senso di colpa e rabbia ma soprattutto di amicizia, la vera protagonista di questa serie di successo. 

La quinta stagione segnerà il loro ingresso nella fase “post-Stranger Things”. Riusciranno a non rimanere prigionieri del loro stesso successo? 

Perché gli anni ’80 ci piacciono così tanto

La serie ha ridefinito un’estetica nostalgica cui la Gen Z, curiosamente, è affezionata più dei Millennials. Ma perché?

Sicurezza emotiva

Gli anni ’80 rappresentano un “passato possibile”: niente social, niente algoritmi, niente ansia da iperstimolazione. Un tempo che non abbiamo vissuto ma che possiamo immaginare come semplice, vivo, reale. Un luogo mentale dove non era necessario essere performativi 24/7.

Iconografia potente

Walkman, neon, BMX, vinili, colori saturi: tutto comunica immediatamente un’identità. Il revival anni ’80 non è nostalgia, ma estetica. Un’iconografia leggibile anche da chi di quel decennio non sa nulla.

La comfort zone narrativa

Le storie degli anni ’80 funzionano perché mettono al centro ciò che ci sembra mancare oggi: la fisicità dei rapporti. Gruppi che litigano, crescono, si sostengono. L’amicizia senza social, senza internet, senza ghosting. Stranger Things ha capito che l’amicizia è un genere: un contenitore emotivo in cui inserire qualunque storia.

I giovani attori lanciati con Stranger Things, al centro Millie Bobby Brown.

Il successo degli attori di Stranger Things

La serie ha lanciato una generazione intera di giovani star. Uno dei motivi per cui Stranger Things è diventata un fenomeno mondiale è che ha cresciuto un cast insieme al proprio pubblico. 

Millie Bobby Brown è il caso più emblematico: da Undici a vera e propria industria personale. Film d’azione, commedie, saghe fantasy, un brand beauty milionario e un’abilità comunicativa rara per la sua età, costruendo un’immagine da “giovane donna adulta” molto prima dei suoi coetanei.

Finn Wolfhard al contrario, ha scelto il percorso dell’attore indie/musicale: film d’autore, regia, progetti alternativi, una band, non disprezzando ruoli in prodotti con la medesima estetica della serie che lo ha reso famoso, come It (tratto dai romanzi di Stephen King) e doppiando Pugsley ne La famiglia Addams

Noah Schnapp ha iniziato il viaggio di Will, bambino intrappolato in un mondo nascosto, riuscendo ad uscirne anche nella vita reale: quando l’attore ha fatto coming out, molti fan hanno letto quella rivelazione come la naturale continuazione di un arco narrativo già inscritto nel personaggio.

Caleb McLaughlin e Gaten Matarazzo incarnano un modello diverso di successo: meno abbagliante, ma più solido. Teatro, musical, cinema, TV — hanno costruito carriere versatili crescendo in modo naturale, senza inseguire scorciatoie né piegare la propria identità alle mode del momento. È una traiettoria che la Gen Z riconosce subito: autenticità non come posa, ma come continuità tra talento e percorso.

Sadie Sink è la rivelazione tardiva ma più clamorosa: grazie alla quarta stagione è diventata un volto desiderato dal cinema d’autore — e questo senza mai fare rumore, dimostrando che la profondità interpretativa può emergere anche in una serie pop.

Maya Hawke, figlia d’arte (i genitori sono gli attori Ethan Hawke e Uma Thurman), si è costruita uno spazio proprio tra recitazione, musica e moda. 

Joseph Quinn — l’esplosione (è il caso di dirlo) di un attore con un singolo ruolo – Eddie – dimostra quanto la serie sia ancora capace di trasformare interpreti poco noti in fenomeni virali, tanto da portarlo ad interpretare la Torcia Umana nel film Marvel Fantastici Quattro uscito quest’estate. 

David Harbour, diventato un’icona pop per la sua capacità di reinterpretare l’uomo imperfetto, vulnerabile e ruvido. Da Black Widow a Violent Night, passando per Broadway, è uno dei rari casi di attore “meme” che è riuscito a diventare anche un attore di peso.

E poi c’è Winona Ryder — la presenza materna e garanzia di qualità. La sua “resurrezione” artistica con Stranger Things ha ricordato che le serie possono rilanciare carriere consolidate (Beetlejuice, Edward mani di forbice, Ragazze interrotte): Ryder porta credibilità, gravitas e un’ancora emotiva che equilibra il cast giovane.

Millie Bobby Brown e David Harbour alla premiere di Stranger Things 5

La controversia tra Millie Bobby Brown e David Harbour

È stata una delle questioni più discusse sui social a ridosso della quinta stagione: sui social è iniziata a circolare la notizia secondo la quale Millie Bobby Brown avrebbe presentato un reclamo a Netflix per presunti episodi di bullismo e molestie da parte di David Harbour, che nella serie interpreta suo padre putativo. 

Nelle recenti apparizioni promozionali i due sono tuttavia apparsi affiatati come sempre e Brown ha più volte sottolineato di considerare Harbour “una figura paterna”, mentre Harbour ha precisato che il loro è un rapporto affettuoso ma paritario. La polemica dice più sul nostro rapporto con le celebrità che sui due attori: la Gen Z ha una sensibilità molto affinata sul tema del potere, e ciò che un tempo sarebbe stato considerato “uno scherzo tra colleghi” oggi viene letto anche attraverso il filtro della responsabilità pubblica.

Il recappone in 10 minuti dalle stagione 1-2-3-4 di Stranger Things.

Le stagioni precedenti: dalla più bella alla meno riuscita

Classifica ovviamente soggettiva, ma basata su qualità narrativa, impatto culturale e coerenza.

1° posto — Stagione 4

Matura, ambiziosa, disturbante. Introduce Vecna, migliora il ritmo, regala uno degli episodi più iconici, “Dear Billy”, con la potente scena nel cimitero accompagnata da Running Up That Hill di Kate Bush: è la stagione in cui Stranger Things diventa grande. 

Unica pecca: la divisione in due parti e episodi talvolta eccessivamente prolissi. 

2° posto — Stagione 1

La magia iniziale: amicizia, mistero, horror calibrato. Rimane un piccolo miracolo narrativo che ha lanciato uno dei prodotti di maggior successo dell’ultimo decennio. 

3° posto — Stagione 3

Estetica pop, dinamiche adolescenziali, un villain visivamente riuscito e un finale potentissimo. A tratti un po’ rumorosa, ma efficace.

4° posto — Stagione 2

Personalmente percepita come la più debole. Troppi archi aperti, ritmo altalenante, resta comunque fondamentale per capire il Mind Flayer. 

Da vedere se, alla luce della quinta stagione, queste valutazioni cambieranno e dove si posizionerà l’ultima stagione. Comunque andrà Stranger Things non è solo una serie: è un pezzo di cultura pop del XXI secolo, un successo di critica (55 candidature agli Emmy) e soprattutto un modo di raccontare il passato per parlare al presente.

E forse il segreto del suo successo è proprio questo: ci dice che crescere fa paura, ma farlo insieme – anche solo in una serie TV – è un po’ meno spaventoso.

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