Una voce di bambina al telefono, il rumore dei proiettili e il silenzio del mondo. La voce di Hind Rajab non è solo un film: è una ferita aperta che ti costringe a guardare in faccia la realtà.
Di che cosa parla il film?
Un film che porta sullo schermo la storia di Hind Rajab, bambina palestinese di 5 anni brutalmente uccisa a Gaza nel febbraio 2024 insieme alla sua famiglia dall’esercito israeliano. Dentro è presente anche la sua vera chiamata disperata alla Mezzaluna Rossa: pochi minuti di audio che hanno fatto il giro del mondo e che qui diventano il cuore pulsante del racconto.
Che premi ha vinto?
Il film ha vinto il Leone d’Argento al Festival del Cinema di Venezia ed è il candidato della Tunisia agli Oscar 2026 nella categoria Miglior Film Internazionale. Non un dettaglio da poco: significa che la storia di Hind non resta confinata a Gaza, ma vuole parlare a tutto il mondo.
Regia e Stile
Dietro la macchina da presa c’è Kaouther Ben Hania. La sua scelta è devastante: ambienta tutto nella sala della Mezzaluna Rossa. Non vediamo mai la bambina intrappolata tra i corpi, sentiamo solo la sua vocina che implora aiuto e i colpi di proiettile che continuano a crivellare la macchina.
In faccia allo spettatore restano i soccorritori, impotenti, nel quale possiamo immedesimarci. Sono a soli otto minuti di distanza, ma non possono muoversi senza l’ok degli israeliani. Un permesso che non arriverà mai.
Il racconto attraverso la realtà
Il film non è doppiato, per non perdere l’ autenticità. Sullo schermo vediamo solo le onde audio della voce di Hind, simili ai battiti di un elettrocardiogramma. Negli ultimi minuti gli attori spariscono lasciando spazio alle immagini reali della tragedia. La madre che piange la figlia mentre stringe tra le braccia l’unico figlio rimasto, il ritrovamento dei corpi di Hind, della sua famiglia e dei soccorritori dispersi da giorni.
Perché devi guardarlo
Viviamo in un’epoca in cui il genocidio lo guardiamo quotidianamente in diretta social. Questo film è uno schiaffo in faccia. Ti fa sentire addosso l’impotenza dei soccorritori, la stessa che proviamo noi mentre scrolliamo dai nostri divani. È un film che dovrebbe essere proiettato nelle piazze, per svegliare le coscienze anche di chi fa finta di non vedere.
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