“Il sistema è malato e i vecchi non mollano”: la denuncia di un giovane agricoltore 

Giacomo Scotton

Nel nostro Paese, fare impresa agricola da giovani significa troppo spesso scontrarsi con un sistema vecchio, rigido e incapace di rinnovarsi

Quando pensiamo all’agricoltura in Italia, spesso ci rifugiamo nell’immaginario bucolico del Made in Italy: colline infinite, eccellenze gastronomiche famose in tutto il mondo e una narrazione istituzionale che dipinge i campi come la nuova frontiera dell’oro verde per le giovani generazioni. I dati ufficiali, d’altronde, ci dicono che le imprese under 35 nel settore continuano a crescere e a investire in innovazione tecnologica. Ma dietro i titoli trionfali dei giornali tradizionali e le promesse della politica si nasconde una realtà ben più complessa, fatta di barriere invisibili, burocrazia asfissiante e, soprattutto, un profondo scontro generazionale.

Nel nostro Paese, fare impresa agricola da giovani significa troppo spesso scontrarsi con un sistema vecchio, rigido e incapace di rinnovarsi, dove l’accesso al credito è un miraggio e, soprattutto, chi gestisce i terreni e le aziende da decenni fa un’immensa fatica a lasciare il posto ai giovani, ostacolando così l’introduzione di nuove tecnologie e visioni imprenditoriali al passo con i tempi. Chi ci prova si ritrova spesso isolato, schiacciato da logiche padronali e da un sistema che sembra progettato per sfinire chiunque voglia cambiare le cose.

Abbiamo raccolto la testimonianza e lo sfogo di un giovane agricoltore che vive e lavora in questo ecosistema ogni giorno. Per tutelare il suo lavoro e la sua impresa, il ragazzo ha scelto lo pseudonimo di Giuseppe, un nome di fantasia per una storia che è invece fin troppo reale. In questa chiacchierata senza filtri, Giuseppe ci ha confessato tutto ciò che non funziona nel sistema agricolo italiano, lanciando una denuncia lucida e amara su un mondo che consuma le energie delle nuove generazioni invece di valorizzarle, ma al tempo stesso propone alcune soluzioni al problema. Ecco cosa ci ha raccontato.

Giuseppe: “Salve a tutti, grazie per avermi dato la possibilità di fare un’intervista. Questa riguarderà le problematiche che affliggono il settore agroalimentare, senza sconti, senza peli sulla lingua, senza giustificazioni per nessuna forza politica“.

Come mai ha scelto di restare anonimo? Descriviti un po’

Ho scelto l’anonimato perché sono un giovane imprenditore agricolo, che ogni anno cresce ma fatica molto a farsi largo in una situazione di illegalità quasi totale, e nessun aiuto da parte dello Stato.

denuncia giovane agricoltore
Giuseppe fotografa la raccolta nei campi

Bene, vuoi raccontarci brevemente delle vostre problematiche?

Certo, il problema fondamentale è la concorrenza sleale, sia Nazionale che estera.

La concorrenza sleale estera è molto semplice: gli stipendi fuori Europa sono bassissimi, i controlli alle frontiere inesistenti (10%~ dei container), ciò permette l’arrivo di merci ottenute con schiavitù moderna e prodotti non autorizzati. A questo si aggiunge il fatto che i produttori locali ed Europei perdono clienti, dato che TUTTI GUARDANO SOLO IL PREZZO, IL RESTO SONO CHIACCHERE.

Da un punto di vista interno, la concorrenza interna è molto più subdola, riguarda il lavoro sommerso, flussi e contribuzioni.

Parto dall’ultimo, le contribuzioni sono come una mafia. I produttori, dopo essersi affidati alle associazioni di categoria, vengono indirizzati alla figura singola che decide se la candidatura va bene o meno, obbligandoli ad acquistare determinati macchinari e solo di certe marche, non importa le specifiche. 

Sia chiaro, oltre ad essere moralmente sbagliato, degrada il Mercato, dato che se sei amico dell’amico, passi, altrimenti sei escluso all’istante.

Per il lavoro sommerso questa è la piaga che più detesto nel nostro settore, difficile da gestire dato che i controlli sono pochissimi e, per esperienza, posso affermare che quasi il 70% dei miei colleghi ne fa uso quotidianamente.
Il motivo è ovvio: per avere prezzi più bassi di vendita (mentre sul banco rimane uguale!). Il problema è che questo non fa nemmeno guadagnare di più e chi ci guadagna è solo il consumatore.

Cosa mi sai dire dell’uso dei flussi migratori in agricoltura?

Anche quelli sono un tema molto scottante. In rapidità, sono un mezzo per IMPORTARE persone da altri paesi in via di sviluppo e guadagnare cifre ENORMI sulle loro spalle. 

Il Decreto Flussi ogni anno prevede l’entrata di quantità immense di migranti, previa una necessità lavorativa. Il problema è che la maggior parte non si trasforma nel contratto di lavoro promesso. O diventano lavoratori schiavizzati in tutti i sensi, oppure pagando una cifra di migliaia di euro, ricevono il permesso di soggiorno dal “caporale” o dal “mafioso”, ottenendo così il permesso di spostarsi in Europa, il loro obiettivo finale.

Con ciò si parla di  €15 mila a persona, suddivisi tra imprenditore, caporale e associazione di

categoria che richiede il flusso. Questa pratica è dannosa per tutti, dato che le aziende che lavorano in questo modo finiscono vendere i loro prodotti a prezzi stracciati, ammazzando la concorrenza.

Fino a 10 anni fa erano una percentuale infima, ora sono tantissimi, per cui le persone “legali” sono sotto forte pressione per questa concorrenza sleale.

Delinei un quadro molto fosco, sei sicuro di ciò che dici?

È la semplice verità, sono molto attivo in ambito locale, con denunce collettive fatte assieme ad altri colleghi e commercianti ai vari commissariati della mia regione attraverso registrazioni e prove a sostegno, anche con l’aiuto di associazioni di categoria oneste che registrano i tentativi di corruzione. 

Proponete alcune soluzioni per questi problemi quindi?

Certamente, la semplicità è sempre la chiave.

Innanzitutto proponiamo di eliminare gradualmente le sovvenzioni, visto che la maggior parte del denaro finisce in poche tasche. 

Questo già da solo permetterebbe di ripristinare l’ordine naturale del Mercato senza speculazioni, e chi non è in grado di gestire l’attività senza aiutino dall’alto, può chiudere tranquillamente.

Non è giusto che tutti paghino e pochissimi intaschino, non è una questione di comunismo o capitalismo è semplicemente la realtà dei fatti.

Il lavoro sommerso è una piaga difficile da estirpare, da imprenditore ammetto che l’unica soluzione per educare è fare chiudere le partite iva alle aziende che sfruttano le persone, altrimenti 2mila euro di multa non fermano nessuno.

Per i flussi, avendo ragionato con molti colleghi ed associazioni di categoria, siamo d’accordo sul fatto che non abbia senso toglierli. Piuttosto, sarebbe più intelligente obbligare il datore di lavoro a garantire almeno 1 anno di contribuzione ai lavoratori migranti, perché dal nostro punto di vista, si ridurrebbe drasticamente lo sfruttamento del lavoro. 

La raccolta nei campi di Giuseppe.

Ottimo, credi che si sistemerà la situazione?

Personalmente credo di no, per due motivi:

1-sistemare questi problemi non porta voti, solo propaganda

2-fa comodo a molti avere situazioni divisive, che facciano credere che in questo modo, almeno, i prezzi stiano bassi al supermercato.  Vi garantisco che in realtà il prezzo è quello pieno, sempre e comunque.

Cosa rispondi a quelli che urlano “Remigrazione” e a quelli che urlano “all’accoglienza totale”?

Ai primi chiederei di venire a raccogliere le fragole ed i carciofi.

Ai secondi chiederei se ci pagano loro la pensione, visto che la maggior parte dei nuovi arrivati non lavora o è considerato uno schiavo senza contribuzione.

Non esiste più la destra e la sinistra, esiste creare un sistema stabile che garantisca un futuro a noi giovani. L’alternativa è essere globalisti e rovinarci la vita.

Giuseppe lavora nel settore delle coltivazioni dei frutti di bosco

Perché nomini i globalisti?

Perché ancora una volta continuiamo a darci la zappa sui piedi.

Mi spiego, con i vari accordi Internazionali con Egitto, Mercosur, India e via dicendo, stiamo giustamente ampliando i nostri orizzonti.

Senza inserire clausole di salvaguardia ai prodotti nazionali però, ci mettiamo in competizione con mercati dove la schiavitù regna sovrana e i costi sono bassissimi.  Noi perdiamo clienti, e l’Europa foraggia lo sfruttamento.

Dov’è il punto? Semplicemente i proprietari delle aziende in questi Paesi in via di sviluppo non sono altro che enormi FONDI DI INVESTIMENTO AMERICANI, INGLESI….ecc., mi spiego ancora, attualmente detengono il controllo TOTALE su: fertilizzanti, sementi e insetticidi.

Se estromettere chi, come noi, lavora nel rispetto della natura e i diritti umani, controllerebbero anche il commercio. BENVENUTI NEL FEUDALESIMO 5.0.

Quando pensi ci sarà lo shift a questo sistema e perché siamo arrivati a questo?

A mio parere, nei prossimi 10 anni molti 55-65 enni smetteranno di lavorare per via dell’età, per cui, questi fondi speculativi si presenteranno per comprare anche le piccole imprese, arrivando a comandare praticamente su tutto.

E tutto questo è amplificato dal fatto che gli attuali contadini 55-65enni, con spesso una mentalità da medioevo, non comprendono che è ora di lasciare spazio a noi giovani, e mondo che conoscevano non esiste più.

Ora è il momento di difendere la legalità e i prodotti locali, è finito il tempo dove ci si profittava a sfruttare il terzo mondo, sono loro che ci sfruttano ora.

Senza denaro per tutti i dipendenti ed operatori della filiera non c’è futuro, nemmeno per i pochi immigrati che lavorano.

Si parla molto di ricambio generazionale, cosa ne pensi?

Anche qui, mancanza di lungimiranza. Nell’ ultimo periodo mi hanno invitato a molte riunioni i miei colleghi Agroalimentari ed Industriali, non comprendono come mai siamo pochissimi giovani ad intraprendere carriere sia imprenditoriali che dipendenti. Io comprendo benissimo;

Negli ultimi 20 anni il loro motto è stato: “teniamo i costi bassi e marginalizziamo il più possibile” ed ha funzionato.

Ora è il contrario, se si vuole che i ragazzi e ragazze restino, bisogna aumentare gli stipendi e ridurre le contribuzioni a chi non fa nulla, e lo dico contro il mio interesse economico di imprenditore. Senza il capitale umano siamo destinati a fallire in breve, nessuno né bianco né colorato si riproduce in un sistema dove si vive a malapena. È ora di eseguire quello shift generazionale e salariale per darci un Futuro, altrimenti faremo la fine della Romania o altri paesi che non hanno saputo trattenere la propria gente, per qual motivo? PROVARE FARE

CONCORRENZA ALLA CINA? MA PER FAVORE.

Hai fiducia che lascino il posto ai giovani per cambiare radicalmente il sistema?

Vedendo quello che succede in Italia e nella Commissione Europea, con tutte queste propagande di finta destra e finta sinistra, no. Vivono su un altro pianeta questi nonnetti.

Prevedo che non lascino i posti di comando sino a che abbiano bisogno dell’ospedale o della sedia a rotelle, è una conclusione amara ma reale. Di certo non ci perdiamo d’animo ma si potrebbe fare molto meglio, con più onestà anziché trovarci senza un soldo in tasca per fare CONCORRENZA e poi chiudere lo stesso.

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