Ucraina: il freddo è un arma di guerra. Come aiutare

Tommaso Moschini

Blackout, gelo e città al buio, colpire l’energia significa colpire la sopravvivenza civile.
Stand with Ukraine sta raccoglierendo soldi per dei dare dei generatori di corrente alla popolazione: nell’articolo vi spieghiamo come contribuire

Blackout in Ucraina visto dal sensore notturno Black Marble della NASA, 24 novembre 2022

E se il buio non fosse una conseguenza della guerra, ma una strategia? In Ucraina l’inverno significa silenzio, blackout, isolamento. È la vita quotidiana che si spegne pezzo dopo pezzo mentre missili e droni colpiscono ciò che permette alle persone di resistere: l’energia. Questo articolo racconta come luce e calore siano diventati armi, cosa significa sopravvivere a –20°C senza elettricità e perché oggi una donazione non è un gesto simbolico, ma una linea sottile tra il buio e la dignità. Portare energia, oggi, significa letteralmente salvare una vita.

Introduzione

Immagina di avere solo poche ore di elettricità al giorno, o di non averne affatto. Niente gas, niente riscaldamento, nessun elettrodomestico funzionante. Nemmeno la possibilità di ricaricare il cellulare per contattare familiari, amici e persone care. Fuori, la temperatura resta sotto lo zero per l’intera giornata, anche di decine di gradi.

In Ucraina questa è una realtà quotidiana, da oltre quattro anni. Con l’arrivo dell’inverno, gli attacchi alle infrastrutture energetiche hanno trasformato il freddo e il buio in strumenti di guerra. La Russia li utilizza sistematicamente per indebolire la capacità di resistenza del Paese. A pagarne il prezzo sono milioni di civili.

Centrale termoelettrica di Darnytsia a Kyiv, 4 febbraio 2026

L’energia sotto assedio

Nonostante le recenti intensificazioni, questa non è una tecnica nuova. Mosca aveva già iniziato a usare l’energia come arma agli albori del conflitto. Il 10 ottobre 2022 viene infatti documentato il primo attacco massiccio e deliberato alle infrastrutture energetiche ucraine: le forze russe lanciarono almeno 84 missili da crociera e 24 droni, colpendo centrali e sottostazioni in gran parte del Paese. L’impatto fu immediato: blackout diffusi e gravi interruzioni dell’erogazione elettrica in numerose città, con il tempestivo intervento del gestore privato della rete elettrica ucraina, DTEK, per tentare di ripristinare la fornitura di energia.

Da allora, ogni inverno la situazione si è ripetuta con intensità crescente, con continui attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine. Già nella prima parte dell’inverno 2022 erano stati lanciati oltre 1.000 missili e droni contro le infrastrutture energetiche ucraine. Questa strategia ha trasformato l’energia civile in uno dei bersagli principali del conflitto.

Uno dei momenti più devastanti di questa strategia si è verificata nella notte tra il 2 e il 3 febbraio 2026. Durante un’ondata di gelo di –24°C a Kyiv, circa 70 missili e 450 droni hanno colpito la rete energetica ucraina. Migliaia di edifici residenziali sono rimasti senza riscaldamento e milioni di persone al buio, nel momento più critico dell’inverno.

Durante gli attacchi nessuna struttura energetica è in salvo, neanche le centrali nucleari sono al sicuro. Pur non essendo quasi mai obiettivi diretti, vengono colpite le sottostazioni che le collegano alla rete elettrica. Questo costringe anche questi impianti a operare a capacità ridotta e aumenta il rischio di instabilità dell’intero sistema, infatti una centrale nucleare dipende dall’elettricità esterna per mantenere attivi i sistemi di raffreddamento e di sicurezza.

  Interno di un edificio residenziale a Kyiv, gennaio 2026 [Foto di Bild]

Le conseguenze sulla popolazione

Questa tattica ha spinto centinaia di migliaia di civili ad abbandonare le proprie case. Solo a Kyiv, il sindaco ha stimato che circa 600.000 residenti si siano trasferiti nel solo mese di gennaio, a causa di condizioni di vita diventate insostenibili. 

Con temperature prossime allo zero anche all’interno delle abitazioni, molte persone sono costrette a dormire in tende riscaldate allestite nelle proprie case o a trovare rifugio nei cosiddetti “Punti di Invincibilità”. I punti di invincibilità sono strutture temporanee create dalla Protezione Civile, dotate di elettricità e riscaldamento grazie a stazioni energetiche e generatori elettrici mobili.

Cosa possiamo fare noi?

Colpire l’energia significa colpire ciò che rende possibile la vita civile. Senza elettricità non funzionano gli ospedali, le reti idriche, le comunicazioni, il riscaldamento. È una questione di sopravvivenza, soprattutto durante l’inverno.

Eppure, nel febbraio 2025, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha dichiarato pubblicamente che la Russia «non ha mai attaccato infrastrutture energetiche civili». Un’affermazione che contrasta apertamente con la realtà documentata dei fatti. Dal 2022 a oggi, le reti elettriche, le centrali di ogni tipo e le sottostazioni ucraine sono state colpite in modo sistematico, con attacchi concentrati proprio nei mesi più freddi dell’anno.

La strategia è chiara: non distruggere una città in un solo colpo, ma logorarla nel tempo. In che modo? Spegnendo la luce, fermando il calore e rendendo la vita quotidiana progressivamente insostenibile. Fino a costringere la popolazione ad accettare condizioni di pace sfavorevoli e funzionali agli interessi della Russia pur di porre fine alla sofferenza.

Di fronte a un inverno trasformato in un’arma, esiste uno scudo.
Generatori e stazioni energetiche mobili permettono di riportare luce, calore e comunicazioni dove tutto è stato spento. Una singola donazione può trasformarsi in ore di vita quotidiana, sicurezza e dignità.
E’ possibile donare direttamente qui

La prima stazione energetica acquistata attraverso la raccolta mentre viene aperta dei volontari dell’ ONG “Stand With Ukraine” (Foto fornita dall’ organizzazione)

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