Tre sfide sanitarie dovute dal cambiamento climatico

Michele Bagnato

Ovvero: se non interveniamo siamo fregati. Il cambiamento climatico è come il prezzemolo – ma più problematico – lo ritroviamo ovunque: ma perché rappresenta una sfida per la sanità mondiale? 

Le alterazioni del clima influiscono sugli ecosistemi e quindi sulla biologia degli esseri viventi. La tropicalizzazione del Mediterraneo permetterà un ampliamento dell’areale di diffusione delle zanzare, veicolo di numerosi patogeni, la malaria su tutte. Lo scioglimento dei ghiacciai porta alla riemersione di patogeni (robette tipo l’antrace), alcuni mai affrontati dall’uomo. 

L’aumento delle precipitazioni e quindi delle inondazioni comporta una maggiore diffusione di parassiti acquatici, che possono causare gastroenteriti e meningoencefaliti. Inoltre, anche l’essere umano fa parte degli ecosistemi e quindi è anch’esso influenzato dai mutamenti climatici, che ci predispongono ad un’inferiore risposta immunitaria, esponendoci ulteriormente ai patogeni e alle malattie da essi causate. 

Catastrofismo? No. Potenziale catastrofe? Naturalmente. Vediamo perché

Clima e zanzare

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha indicato i cambiamenti climatici come la più grande minaccia per la salute umana. Si tratta di un fenomeno multifattoriale e stratificato i cui effetti sono già osservabili: ne sono un valido esempio le recenti estati torride così come i sempre più frequenti fenomeni climatici estremi, ad esempio quelli che hanno portato alle alluvioni che hanno colpito l’Emilia-Romagna o Valencia; tuttavia scenari ben peggiori vengono a profilarsi sul lungo periodo. 

Quali sono le conseguenze in ambito sanitario più probabili e rischiose del cambiamento climatico?
Si è rilevato che il 58% delle malattie patogene che hanno un impatto sull’uomo è aggravato dai cambiamenti climatici. Aumento delle temperature, inondazioni, siccità, cambiamento della copertura del suolo, innalzamento del livello del mare: tutti fenomeni che influenzano direttamente la trasmissione di malattie virali, batteriche e parassitarie.

Uno degli effetti del riscaldamento globale è la tropicalizzazione del Mediterraneo, ossia il mutamento del clima cui siamo abituati verso uno tipicamente tropicale.
Ciò porta, oltre a una modifica della biodiversità marina, ad una maggiore diffusione di zanzare e zecche: le zanzare appartenenti al genere Anopheles sono vettori per il plasmodio della malaria. 

Questi insetti prediligono climi più caldi per compiere il loro ciclo vitale, perciò l’aumento di temperature viene osservato con preoccupazione dagli epidemiologi: rischiamo che la malaria arrivi qui in Italia

Il medesimo discorso interessa altre zanzare come la Aedes aegypti, vettore per la dengue, la febbre gialla, la malattia Zika e altre patologie virali. 

Inondazioni e tempeste sono state comunemente associate allo straripamento delle acque reflue, portando alla trasmissione diretta e per via alimentare di virus, batteri e parassiti, ma al contempo i cambiamenti climatici influenzano la diffusione dei patogeni e delle malattie ad essi associate, facilitando il contatto tra persone e agenti patogeni: ad esempio le ondate di calore hanno portato ad un aumento delle attività ricreative legate all’acqua e a tale fenomeno è stato associato un aumento dei casi di diverse malattie trasmesse dall’acqua come le infezioni associate al vibrione (colera), e in generale le gastroenteriti.

Nuove pandemie


Oltre a facilitare i contatti tra persone e agenti patogeni, i mutamenti climatici hanno anche potenziato aspetti specifici degli agenti patogeni, tra cui un miglioramento delle interazioni dei vettori (ad esempio, accorciando il periodo di incubazione) e un aumento della virulenza

Per fare un esempio concreto recente, analizziamo il caso della pandemia di COVID-19: dagli studi effettuati Sars-CoV-2 è un virus zoonotico, ovvero di origine animale, evoluto nei pipistrelli prima di fare il salto di specie all’uomo.  Il numero di coronavirus presenti in un’area è fortemente correlato al numero di pipistrelli presenti, la cui distribuzione in una determinata area è a sua volta influenzata dalle condizioni climatiche

Un’ulteriore sfaccettatura è legata direttamente all’attività umana: l’utilizzo degli antibiotici in ambito zootecnico aumenta la pressione selettiva e quindi favorisce l’emersione di ceppi resistenti

Ghiacciai ed effetto Jurassic Park


Potrebbe sembrare più la trama del prossimo film di Jurassic Park ma lo scioglimento dei ghiacciai desta preoccupazione non solo per l’aumento del livello dei mari: nel 2016 un bambino è morto e altre persone sono state ricoverate in ospedale a seguito dell’esposizione ad antiche spore di antrace conservate nel terreno ghiacciato in Siberia emerse a causa dell’aumento delle temperature. 

L’altopiano tibetano, dove nascono fiumi come l’Indo, rappresenta uno dei maggiori bacini idrografici: lo scioglimento dei ghiacciai e la riemersione di patogeni potrebbe avere preoccupanti conseguenze su una popolazione composta da miliardi di persone

Oltre a intervenire con politiche volte a contrastare direttamente le cause del cambiamento climatico, quali approcci si possono seguire per limitare le conseguenze in ambito sanitario?

Poiché molti di questi  patogeni e vettori provengono dal continente africano e la loro diffusione è favorita da condizioni igienico-sanitarie precarie, un buon modo per contrastare il fenomeno sarebbe fornire supporto ai paesi in cui tali malattie sono endemiche. 

La diffusione della malaria è del tutto dipendente dalla diffusione del suo vettore, la zanzara, che prolifera in aree non sottoposte a bonifica. Essendo inoltre antropofila, l’importante urbanizzazione che ha interessato alcuni paesi africani negli ultimi anni ha visto aumentarne la diffusione. 

Non ultimo, il positivo processo di eradicazione in Europa è connesso ad un migliore benessere socio-economico, che permette un rapido accesso alle cure e a farmaci antimalarici. Un supporto sia materiale che umano ai paesi in cui queste malattie sono endemiche è necessario per supportare la costruzione di sistemi sanitari non imperniati su un modello di tipo caritatevole, fondato su aiuti di associazioni internazionali, bensì del tutto autonomi. Così procedendo non solo si aiuterebbero milioni di persone, ma si andrebbe ad arginare un fenomeno che, complice anche la globalizzazione, sta diventando sempre più imperativo fronteggiare. 

Parlando dello specifico caso della pandemia di Covid-19 è emersa plasticamente l’impreparazione dei nostri sistemi sanitari a fronteggiare uno scenario di questo tipo, che purtroppo diverrà sempre più frequente. 

La devastazione che la pandemia ha lasciato dietro di sé deve servire da monito per le politiche sanitarie degli anni a venire. L’entità dei danni è sotto gli occhi di tutti: quasi 7 milioni di morti (sebbene si stimi che il numero reale potrebbe essere tre volte superiore) e una perdita di oltre 22.000 miliardi di dollari nel solo 2020 secondo il FMI. 

Come intervenire

Nel 2023 è stato assegnato il premio Nobel per la medicina a due ricercatori che hanno gettato le basi per i vaccini a mRNA usati per contrastare la pandemia: finanziare la ricerca può sembrare poco remunerativo a breve termine, ma i recenti avvenimenti ne hanno dimostrato l’imprescindibile importanza, pur riscontrando una non trascurabile diffidenza in una parte della popolazione. L’educazione sanitaria e in senso più ampio scientifica deve essere un obiettivo, proprio per riuscire ad avere una maggiore collaborazione da parte della popolazione, senza la quale difficilmente si potrà contrastare il crescente numero di sfide che i cambiamenti climatici ci impongono di affrontare. 

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