Giovedì 16 ottobre è andata in onda la terza stagione di The Diplomat, una delle migliori serie TV che Netflix abbia prodotto negli ultimi anni.
The Diplomat: di cosa parla
The Diplomat (2023 – in corso) è uno di quei prodotti ormai rari che Netflix riesce a produrre superando la prematura cancellazione.
La protagonista è Kate Wyler (Keri Russell), ambasciatrice statunitense inviata presso la Corte di San Giacomo (ossia il Regno Unito), suo malgrado proiettata nell’occhio del ciclone geopolitico dopo l’attentato ad una portaerei inglese.
La serie, che strizza l’occhio all’odierna politica internazionale deve molto al rapporto tra Kate e suo marito Hal Wyler (Rufus Sewell), anch’egli ambasciatore ma costretto a contenere il suo vulcanico carattere in quanto formalmente senza ruoli, ma che lavora dietro le quinte per favorire l’ascesa della moglie per sostituire Grace Penn (Allison Janney), vicepresidente americana e coinvolta in uno scandalo.
Nel rapporto tra i coniugi Wyler si inseriscono il ministro degli esteri britannico (David Gyasi), con il quale l’ambasciatrice sviluppa un rapporto sempre più stretto, l’imprevedibile ed enigmatico primo ministro britannico (Rory Kinnear), il vice-capomissione dell’ambasciata (Ato Essandoh) e la capo-stazione della CIA (Ali Ahn).
Si sconsiglia di proseguire la lettura per chi non ha visto la serie TV e vuole recuperarla.
Le prime due stagioni
La prima stagione vede l’ambasciatrice americana Kate Wyler inviata nel Regno Unito dopo l’attacco a una portaerei britannica che minaccia di scatenare una guerra tra USA e Iran. Mentre Kate cerca di disinnescare la crisi e stringere alleanze strategiche deve anche gestire il suo turbolento matrimonio con il marito Hal, un diplomatico egocentrico che cerca di manipolare il futuro politico di entrambi.
La stagione culmina con il sospetto che il Primo Ministro britannico, Trowbridge, abbia orchestrato l’attacco e che i servizi segreti britannici intendano uccidere l’esecutore materiale, il mercenario russo Roman Lenkov, anziché arrestarlo. Nel frattempo un’autobomba esplode nel centro di Londra, coinvolgendo Hal, due membri dell’ambasciata ed un deputato britannico.
La seconda stagione inizia con l’ambasciatrice Kate Wyler che indaga sull’esplosione mortale a Londra, costata la vita a due persone, tra cui il deputato britannico Merritt Grove, che stava per rivelare dettagli cruciali sull’attacco alla portaerei. Kate deve affrontare le conseguenze di un matrimonio in crisi con Hal, le complesse dinamiche con il ministro degli esteri Austin Dennison, la complicità nell’attacco della ex-consigliera del Primo Ministro Margaret Roylin, presa in custodia dalla capo-stazione della CIA Eidra Park e l’arrivo della vicepresidente Grace Penn, il tutto mentre cerca di scoprire la verità dietro gli attacchi e mantenere unita la sua squadra. Nel finale si scopre che la mandante dell’attacco è proprio la vicepresidente americana e Hal, nel comunicarlo al presidente, gli provoca un infarto, rendendo Grace Penn la nuova presidente.
Dopo due stagioni dense di colpi di scena e tensione diplomatica, la terza parte prosegue nel solco della qualità narrativa che ha reso la serie un successo globale.
La terza stagione – recensione senza spoiler
Riprende esattamente dal cliffhanger della stagione precedente. La nuova presidente e l’ambasciatrice devono affrontare la difficile transizione di potere. Ma il potere in questo caso non è solo quello della Casa Bianca, è anche quello tra i protagonisti di questo thriller politico. La serie permette di osservare sotto la lente d’ingrandimento i rapporti di coppia in cui è la donna ad essere in una posizione di comando.
Con la terza stagione, The Diplomat conferma la propria capacità di unire tensione geopolitica e introspezione personale. La scrittura di Debora Cahn — già autrice per The West Wing e Homeland — continua a fondere diplomazia, ambizione e vulnerabilità in un equilibrio raro tra dramma politico e umanità dei personaggi. Keri Russell si conferma una protagonista straordinaria, in grado di trasmettere insieme fermezza e fragilità, mentre Rufus Sewell riesce a dare spessore a un personaggio ambiguo e imprevedibile, mai ridotto al semplice ruolo di “consorte ingombrante”.
La terza stagione amplia il respiro della serie, spostando il focus dalle manovre internazionali alle conseguenze emotive e morali del potere. Ogni episodio costruisce un crescendo di tensione che non dipende solo dai complotti o dalle crisi diplomatiche, ma dal modo in cui le relazioni si logorano o si rinsaldano sotto pressione.
Pur mantenendo un ritmo serrato e dialoghi brillanti, la serie trova spazio per riflettere sul ruolo delle donne nelle istituzioni, sulla rappresentazione del potere e sulla difficoltà di restare integri quando la ragion di Stato diventa personale.
The Diplomat si conferma così una delle produzioni più intelligenti e sofisticate del catalogo Netflix: una serie capace di parlare del mondo di oggi con realismo, ironia e profondità.
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