In Italia il Parlamento è ancora dominato dai boomer: l’età media resta tra le più alte d’Europa e solo una manciata di under 30 riesce a sedersi a Montecitorio. È in questo contesto che abbiamo deciso di incontrare Grazia Di Maggio, classe 1994, oggi deputata di Fratelli d’Italia.
Nel nostro percorso editoriale vogliamo ascoltare tutte le voci: di maggioranza e di opposizione, di chi guida i partiti e di chi sta muovendo i primi passi. Perché raccontare la politica alla Gen Z significa anche misurare la distanza tra chi prende decisioni e chi quelle decisioni le subisce ogni giorno.











Chi è Grazia Di Maggio?
Classe 1994, lucana di nascita e milanese d’adozione, ha fatto della politica e della comunicazione la sua passione e il suo tratto distintivo. Cresciuta a Pisticci, in Basilicata, si trasferisce a Milano a diciotto anni per gli studi universitari, conseguendo le lauree in Linguaggi dei Media e in Politiche Europee e Internazionali all’Università Cattolica. Giornalista pubblicista dal 2019, si avvicina a Fratelli d’Italia durante gli anni universitari, diventando poi responsabile della comunicazione del partito in Lombardia.
Nel 2022 entra alla Camera dei Deputati, distinguendosi come la più giovane parlamentare della maggioranza, e partecipa attivamente a Commissioni chiave come Cultura e Istruzione, Politiche UE e la Bicamerale per l’Infanzia e l’Adolescenza. Relatrice di provvedimenti importanti, tra cui il DL Valditara e la legge contro la pirateria nell’audiovisivo, porta in Parlamento determinazione, concretezza e una comunicazione sempre efficace.
Tifosa dell’Inter e sposata con Francesco, con cui condivide la passione per la politica e il buon cibo, rappresenta la freschezza e l’energia di una nuova generazione di destra.
Cosa propone FDI per la Gen Z?
Grazia, partiamo da te: quando hai iniziato a fare politica e cosa ti ha spinto a impegnarti in prima persona?
Non ho mai guardato alla politica come a una carriera, ma come a un dovere morale, un servizio verso la comunità. Gli anni universitari alla Cattolica sono stati la scintilla: osservavo ciò che accadeva intorno a me e sentivo che qualcosa non tornava, che certi valori – identità, merito, radici – andavano difesi. È lì che ho scelto di iniziare la mia militanza nella destra, quella che non promette scorciatoie ma chiede sacrificio, coerenza e spirito di servizio.
Noi militanti di questa storia infinita raccogliamo un testimone antico, quello di chi crede che la Patria non sia una parola retorica, ma un’eredità da custodire e tramandare. Da allora ho camminato passo dopo passo per Fratelli d’Italia imparando che la vera forza sta nel contatto con il territorio, nelle battaglie quotidiane al fianco delle persone.
Nel 2021, la sfida delle comunali di Milano mi ha vista prima dei non eletti: un risultato importante per la più giovane candidata in una lista con “nomi sacri”, una conferma che la politica è radicamento, presenza, ascolto. In una città che mi aveva adottato allora 9 anni addietro.
L’elezione alla Camera dei Deputati nel 2022, compimento di un percorso nato dal basso, forgiato nella coerenza e nell’amore per la mia Nazione. Un cammino che continua, con la consapevolezza che servire l’Italia significa custodirne la storia e costruirne il futuro, senza mai piegarsi alle mode o ai compromessi.
Tu sei una delle quattro parlamentari più giovani: com’è stato il primo impatto con il Parlamento, un luogo che spesso sembra lontano dal mondo dei ventenni e trentenni? E oggi, dopo quasi due anni di lavoro, come ti trovi?
Varcare la soglia di Montecitorio a ventotto anni non è stata per me una questione anagrafica, ma un passaggio di responsabilità. L’età non certifica il valore di una persona, e il Parlamento non concede scorciatoie: ciò che conta è la preparazione, la capacità di ascoltare, la volontà di servire. All’inizio, certo, il peso della storia e delle procedure avrebbe potuto farmi sentire fuori posto. Ma non è accaduto. Ho avuto la fortuna di trovare colleghi pronti a condividere esperienza e consigli, e un gruppo in cui non mancano giovani deputati con cui confrontarsi ogni giorno.
Qui si impara studiando, lavorando, mettendosi alla prova. Io lo faccio spero con dedizione: relatrice di diversi provvedimenti e strumenti, presente nelle commissioni, nei lavori d’Aula, dentro e fuori dai palazzi delle istituzioni. Si lavora incessantemente per portare le nostre idee nelle piazze, in televisione, in radio, nei convegni, perché la politica non vive solo tra i banchi del Parlamento, ma deve respirare tra la gente.
Non considero la mia età un limite, ma una sfida: una sfida che ogni giorno cerco di onorare con studio, passione e disciplina, consapevole che servire le istituzioni significa dimostrarsi degni del mandato ricevuto con umiltà e sacrificio.
Se dovessi indicare i tre problemi più urgenti che oggi schiacciano i giovani in Italia – dal lavoro alla casa, passando per i diritti – quali sceglieresti e perché?
Se guardiamo alla generazione dei nostri genitori, ci rendiamo conto che oggi è tutto più difficile. Un tempo si poteva trovare lavoro anche senza una laurea, mentre oggi siamo la generazione più istruita ma quella che fa più fatica ad affermarsi. La precarietà è diventata strutturale, frutto di anni di politiche sbagliate, e rende complesso progettare il futuro. A questo si aggiunge il costo della vita, soprattutto nelle città, che rende quasi impossibile acquistare una casa o anche solo permettersi un affitto.
Ciò che vent’anni fa era normale – trovare un impiego stabile, comprare casa, mettere su famiglia – oggi rappresenta una conquista da rincorrere.
C’è poi una sfida che va oltre gli aspetti materiali: quella di ritrovare senso e appartenenza. La Generazione Z non deve restare prigioniera di un’idea astratta di futuro, ma deve riscoprire la forza della comunità, degli incontri, delle relazioni reali.
Assieme al Giappone, l’Italia è uno dei Paesi più anziani al mondo, e questo si riflette anche sulla politica: la maggior parte del potere resta in mano ai boomer. Secondo te, viviamo in una “boomercrazia”?
Dire che viviamo in una “boomercrazia” semplifica troppo. È vero: l’Italia è un Paese anziano e le istituzioni spesso restano appannaggio di chi appartiene a generazioni più mature, ma non credo in una politica come lotta tra età. Io credo nell’equilibrio: i giovani devono avere spazi, e devono conquistarli con idee e impegno. La sfida non è sostituire una generazione all’altra, ma costruire insieme politiche che guardino al futuro senza restare prigionieri del passato.
Quali sono le proposte di Fratelli d’Italia per la Gen Z?
Fratelli d’Italia, da sempre, ha scelto la via della concretezza, agendo su più fronti per tradurre la politica in reali opportunità per i giovani.
In campo educativo, abbiamo avviato un percorso di riforma che restituisce dignità alla formazione tecnica e professionale, perché crediamo che le competenze reali, e non solo i titoli di studio, siano il vero passaporto per il futuro. Abbiamo combattuto la piaga dei “diplomifici” per ridare valore al merito e alla serietà del percorso scolastico.
Sul fronte del lavoro, i risultati del governo Meloni dimostrano che la nostra visione funziona. A differenza della sinistra che ha proposto ricette fallimentari come il reddito di cittadinanza, il salario minimo e il referendum sul lavoro – soluzioni che non creano occupazione e che gli italiani stessi hanno bocciato – noi abbiamo scelto di sostenere le imprese che generano lavoro e di premiare chi si impegna.
Il risultato è che l’Italia sta registrando un record storico di occupazione, con un numero di occupati che ha superato ogni precedente. E i numeri non mentono: in poco più di due anni, abbiamo generato oltre un milione di posti di lavoro in più, e i dati sull’occupazione giovanile sono in costante miglioramento, con la disoccupazione nella fascia 15-24 anni ai minimi storici. Questo è l’esito di misure concrete, come gli incentivi per l’assunzione di under 35, comprese iniziative come “più assumi, meno paghi”, che offrono opportunità reali e stabili.
Il nostro impegno prosegue con politiche abitative e di sostegno alla genitorialità, perché i giovani possano finalmente costruire un futuro solido in Italia senza dover scegliere tra carriera e famiglia.
Inoltre, continueremo a lavorare per aumentare i salari, dopo anni di difficoltà e perdita del potere d’acquisto. Già oggi i salari reali iniziano a crescere, e il nostro obiettivo è rafforzare questo trend, incrementando il potere d’acquisto dei giovani e valorizzando chi lavora e produce ricchezza.
Su quali proposte di legge stai lavorando?
Mi occupo di diversi temi nelle commissioni di merito. In Commissione Cultura sono stata relatrice della riforma Valditara, che ha riportato serietà nelle valutazioni scolastiche e rafforzato il valore del merito, correggendo storture accumulate negli anni. Seguo con attenzione i principali dossier su istruzione e ricerca, convinta che investire in formazione sia la chiave per lo sviluppo della nazione. In Commissione Bicamerale per l’Infanzia e l’Adolescenza lavoro su misure concrete a sostegno dei ragazzi e delle famiglie, intervenendo su problemi reali come povertà educativa, opportunità formative e accesso equo ai percorsi scolastici.
Per la prima volta nella storia d’Italia, i leader principali della maggioranza e dell’opposizione sono due donne, Giorgia Meloni e Elly Schlein, e non appartengono alla generazione dei boomer. Perché, nonostante questo, sembra che la politica faccia ancora fatica a trovare momenti di collaborazione?
Avere Giorgia Meloni come primo Presidente del Consiglio donna è un segnale storico: significa che in Italia oggi una donna può guidare un Governo con autorevolezza. E non è un caso che questo sia accaduto a destra. Il Presidente Meloni ha iniziato a fare politica a 15 anni, è stata leader dei giovani, vicepresidente della Camera, poi Ministro. È la prova che la destra rompe il “tetto di cristallo” non con le quote rosa, ma con la capacità.
Il tema della collaborazione in politica non dipende dal genere, bensì dal confronto tra visioni politiche molto diverse. La dialettica, anche accesa, fa parte di una democrazia sana. Non dobbiamo vederla come una debolezza, ma come la ricchezza di un sistema libero. L’importante è che le differenze non degenerino in scontro sterile, come ultimamente sta accadendo.
C’è chi propone una legge per riservare quote parlamentari ai giovani under 30, un po’ come accade con le quote di genere. Tu sei favorevole o contraria, e perché?
Non condivido le quote di genere, figuriamoci quelle generazionali. Il Parlamento non è un premio di consolazione da assegnare in base all’età, ma una tappa di un percorso fatto di merito, sacrificio e passione. Le quote, al contrario, rischiano di trasformare i giovani in “categorie protette”, e non è certo così che si valorizza una nuova generazione. I giovani devono conquistare spazio con le idee e con la capacità di convincere gli elettori, non con un automatismo imposto per legge.
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