UNA INCHIESTA DE IL PROGRESSISTA REALIZZATA DA Billy Sulejmanovic
A Torino Sud e nella Barriera di Milano, quando scende il buio, la città sembra cambiare pelle. Le strade diventano più lente, le voci più sottili, i ragazzi più veloci.
È in questo paesaggio che decine di adolescenti — 14, 15, 16 anni — iniziano la loro “giornata lavorativa”: hashish in tasca, telefoni senza nome, paura e orgoglio mischiate negli occhi. Passare una sera con loro significa attraversare un confine invisibile: non quello tra legalità e reato, ma quello tra chi ha avuto delle scelte e chi no.
Dentro le cantine di Mirafiori
Max e Hosama ci aspettano davanti a un portone scrostato. Non parlano molto, finché non accendono la prima canna. L’odore denso dell’hashish riempie l’aria della cantina, mescolandosi all’umidità del cemento.
Max ha il viso ancora da bambino. Quando aspira, tossisce forte.
«Ti fai male così», gli dico.
«Eh vabbè…» ride. «A me piace.»
Gli chiedo come hanno iniziato.
Max sbuffa il fumo, guarda il pavimento.
«Io? Mio padre. Fuma da quando sono nato. Per me è normale.»
Hosama interviene, più deciso:
«Io da mio fratello. Poi gli amici. Tutti lo fanno. All’inizio solo per ridere, poi capisci che… boh… ti calma.»
Gli chiedo cosa sentono quando fumano.
Max sorride, un sorriso che dura poco.
«Mi sento felice. E al sicuro. Come se fuori non ci fosse niente.»
Hosama si passa una mano tra i capelli.
«Io mi rilasso. Non è roba pesante. Non ti uccide… cioè, ti fa ridere. Ti toglie i pensieri.»
Gli chiedo quali droghe abbiano provato.
Max: «Solo canne… per ora» e ride di nuovo, una risata che tradisce più ansia che divertimento.
Hosama invece abbassa lo sguardo:
«Hashish, erba… e la sigaretta con la coca.»
«Cos’è?»
«Prendi il filtro e lo strusci sulla polvere. Poi fumi. Ti entra in testa subito.»
Quando gli chiedo se spacciano, Max si gratta il collo, quasi imbarazzato:
«Io da poco. Ho fatto 50 euro in una settimana. Mi piace avere soldi miei.»
Hosama è più duro:
«Tanto non c’è futuro per noi stranieri. Noi siamo sempre stati odiati. A scuola “marocchino di erda” ogni giorno. Ora che sono grande… adesso hanno paura.»
La sua voce non trema. È una sentenza.

L’incontro con Yasine
I ragazzi mi fanno strada tra corridoi bui, porte rotte, tracce di vita lasciate a metà.
Nelle cantine incontriamo Yasine, poco più grande di loro, occhi lucidi e rughe premature.
«Io sono nato in Marocco. A dodici anni vivevo per strada. Non c’era cibo per tutti. Le donne musulmane ogni tanto mi davano qualcosa, ma non bastava.»
Si siede su una cassa di legno e continua:
«A quattordici anni mi sono attaccato sotto un camion. Mi sono svegliato in Inghilterra. Là ho iniziato a spacciare ai party. A diciassette ero già in Italia. Corriere tra Spagna e Germania. Sempre nascosto. Sempre in viaggio.»
Apre un sacco nero e tira fuori tre panetti di hashish perfettamente tagliati.
Il silenzio diventa pesante.
«Questo è il top sul mercato. Questo ti fa vivere. Ma ti può anche rovinare.»
Max lo guarda come si guarderebbe un fratello maggiore.
«Max», gli dico sottovoce, «questo sarà il tuo futuro?»
Lui alza le spalle, sorride.
«Non lo so. Ma a me piace stare qui.»
In quella frase c’è tutta la tragedia del quartiere.

Barriera di Milano: il triangolo del crack
Il giorno dopo, la scena cambia.
Siamo nel cosiddetto “triangolo del crack”, tra corso Giulio Cesare e corso Palermo.
Un crocevia dove degrado, povertà e violenza convivono con una normalità spietata.
Oris ha 19 anni. Bellissima, lineamenti delicati, occhi spenti. Appena mi vede:
«Hai una sigaretta?»
«No, non fumo.»
«Beato te.»
Si accende la sua. Le mani tremano.
«Da quanto stai qui?»
«Tre anni. Ho iniziato a fumare crack a sedici. Maledetto crack.»
La voce le si spezza ma continua.
«Una sera eravamo in un garage. Mi hanno detto “prova, ti piace”. Da lì non ho più smesso.»
Le chiedo come si procura le dosi.
«Sto con un ragazzo nigeriano. Io trovo i clienti e li porto da lui. In cambio mi dà la fumata. A volte…» guarda il vuoto «…ho fatto cose che non voglio raccontare.»
Il disagio ti colpisce allo stomaco. Non c’è retorica, solo sopravvivenza.

Il crack come trasformazione
Oris mi porta al parco Sempione.
Non è un parco: è un girone dantesco. Corpi distrutti, occhi persi, mani affamate di altra sostanza.
«Guarda quello col giubbotto giallo», dice. «Ha soldi. E non è messo male come gli altri.»
Lo avvicina con naturalezza.
«Ciao bello. Ce l’ho buona oggi.»
Gli mostra un pezzo di crack avvolto nella carta stagnola.
L’uomo cambia espressione all’istante: come se una mano invisibile gli stringesse il cuore.
In cinque minuti lo sta portando da uno spacciatore nel vialetto laterale.
Torna verso di me.
«Visto? Io intanto mi guadagno la fumata.»
Quando le chiedo cosa prova quando fuma, inspira con forza dalla pipa.
«Le prime volte è come morire e rinascere. Ti batte il cuore in gola, ti martella la testa. Ora… ora è solo male. Questo è il male fatto a pezzi di merda.»
Si alza, si volta, gli occhi lucidi.
«Per favore vattene. Voglio stare sola.»
E scoppia a piangere.

Il fallimento della politica sociale
Mentre il Parlamento discute da mesi di CBD, nelle periferie succede questo: ragazzi di 14 anni che spacciano perché non vedono futuro, ragazze di 19 che si prostituiscono per un tiro, minori che imparano la chimica delle droghe prima dell’italiano.
Le droghe economiche — hashish, marijuana illegale, crack — si sono adattate ai poveri, come se il mercato avesse deciso chi merita di distruggersi.
Il confine tra vittima e carnefice è sottile. Max, Hosama, Yasine e Oris non sono “problemi”: sono il risultato di un sistema che li ha lasciati cadere. E a pagarne il prezzo, come sempre, sono loro.
Diffusione delle droghe tra i giovani: i dati del fenomeno
Il consumo di droghe e alcol tra gli adolescenti italiani è ormai un fenomeno strutturale. Quasi il 40% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni ha provato almeno una sostanza illegale, e uno su quattro ne ha fatto uso nell’ultimo anno. La cannabis resta la più diffusa, ma oggi ha concentrazioni di THC quattro volte superiori rispetto al 2016.
Accanto ad essa avanzano le nuove sostanze psicoattive — cannabinoidi sintetici, ketamina, cocaina rosa — acquistabili online e consumate da oltre il 5% degli studenti. L’abuso di alcol segue lo stesso andamento: il 13% dei giovani pratica il binge drinking e l’età media di inizio scende fino agli 11 anni.
Crescono anche gli psicofarmaci presi senza prescrizione, usati dal 12% dei minorenni nell’ultimo anno, spesso reperiti in casa. Nei Pronto soccorso aumentano gli accessi droga-correlati di minori, in particolare per psicosi da policonsumo. Numeri che raccontano un disagio diffuso e un mercato delle sostanze che corre più veloce della capacità delle istituzioni di proteggere i più giovani.
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