La spesa media di uno studente universitario al Nord può arrivare fino a 19 mila euro l’anno, 17 per il Centro e 14 per il Sud.
L’articolo 34 della Costituzione garantisce il diritto allo studio a chiunque, ma nella pratica è davvero accessibile a tutte e tutti?
Per l’anno 2024/25, c’è stato un record di iscritti all’università, ben 2 026 774. Un record come mai prima d’ora che mette in evidenza come molti studenti dopo aver concluso le scuole superiori scelgono di continuare a studiare. E questo vale per le università statali e non statali. Ma il vero cambiamento è stato apportato dalle università telematiche: sempre nella stessa annata si sono iscritti 305 000 studenti. In questi dati c’è una differenza di genere sostanziale, infatti più di un iscritto su due è donna.
Nonostante i numeri di iscrizioni non poco trascurabili, ci sono altri dati che meritano un’attenzione maggiore, ossia quelli riguardanti i costi delle università. Per l’Ansa la spesa media di uno studente universitario al Nord può arrivare fino a 19 mila euro l’anno, 17 per il Centro e 14 per il Sud. Infatti spesso l’opinione pubblica sottovaluta le spese e i sacrifici che le famiglie fanno per cercare di garantire un futuro dignitoso ai propri figli. A supporto di questa tesi viene in soccorso ciò che è stato trovato dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori insieme a Fondazione Isscon. Si è evidenziato come l’accesso all’istruzione universitaria sia più o meno accessibile in base alla zona geografica e alla classe sociale d’appartenenza. Inoltre i costi aumentano di anno in anno, nel 2025 si è registrato un incremento della media nazionale del 5,9%. Entriamo più nel dettaglio.

Le inevitabili tasse universitarie
Una delle questioni italiane di cui ci si lamenta di più è sicuramente quella dell’alta tassazione italiana. Le università non sono da meno. Negli ultimi 10 anni si è verificato un innalzamento costante della media delle tasse, dove ora per la maggior parte superano i 2.000 euro. Naturalmente la disparità tra il Mezzogiorno e il Nord si fa sentire anche in questo, le università settentrionali superano del 27% l’importo massimo medio delle tasse rilevato nel Sud, mentre si attesta al 21% in confronto a quelle del Centro. A dominare la classifica delle università più costose, per quanto riguarda la tassazione, c’è l’Università di Milano, seguita da quella di Pavia e successivamente Varese. Se ribaltiamo la classifica, le meno costose sono rappresentate in ordine dalle università di Catania, Messina, Sassari e L’Aquila.
Non c’è troppa differenza rispetto a quelle delle università telematiche, che invece registrano una media che oscilla tra i 2.000 e i 3.500 euro. Una differenza non così importante che viene interpretata da molti, in primis dalla governance degli atenei, come una minaccia all’istruzione pubblica. Motivo per il quale gli atenei pubblici hanno iniziato a valutare l’ipotesi di creare corsi con modalità duale, cercando di venire incontro a chi è stuzzicato dall’idea di lezioni e formazioni online garantite proprio dalle telematiche.
Storia diversa per le università private, dove studenti e studentesse devono accontentarsi di una media di 4.427 euro.
L’affitto imprevedibile
Non può mancare di certo, a tutte le persone costrette ad andare fuori dalla propria città o provincia, la spesa, quasi mai irrisoria, dell’alloggio. Anche in questo caso le disparità tra le varie regioni si fanno sentire. E’ stata condotta un’indagine da parte di Immobiliare.it, che ha messo in luce un dato spaventoso. Prendendo il periodo di tempo tra marzo 2020 e marzo 2026, il costo di una stanza singola è cresciuto in doppia cifra in tutta Italia. Più precisamente, nelle città dei più famosi atenei italiani, tra cui Bologna, Torino, Milano, Padova, Bari, i prezzi sono aumentati del 41%. Curioso è anche come il maggior innalzamento si è in realtà verificato al Sud, dove Bari ha il primato con il 59% in più. La causa? Quasi sicuramente la crescita costante della domanda da parte di lavoratori e studenti, correlata ovviamente anche al record di iscrizioni di cui si parlava prima.

Analizziamo invece la classifica delle città più costose e le posizioni sono abbastanza scontate. Al primo posto troviamo Milano, con un prezzo medio di 729 euro al mese, Firenze (625 euro), Roma (609 euro), Bologna (599 euro) e poi molto distaccata Padova che è appena sotto i 500 euro mensili.

I trasporti colpiscono anche gli studenti
Potrebbe sembrare che le spese alte siano solo per chi è fuori sede, ma la realtà è ben diversa. Per chi è pendolare, che sia per scelta o necessità, c’è una spesa da tenere in considerazione e che di anno in anno aumenta anche se meno velocemente degli affitti, e si tratta dei trasporti. Un settore preso d’assalto soprattutto nell’ultimo periodo dalle critiche e dalle polemiche, per via di ritardi, aumento dei prezzi, collegamenti con svariate coincidenze. E in questo il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, non sta per nulla aiutando.
Bisogna però ammettere che il vicepremier ha delle attenuanti, per esempio dalla manovra di bilancio del 2025 è stato quello più colpito dai tagli ai finanziamenti, con una perdita di oltre 520 milioni di euro nel 2026 e 1,3 miliardi nel triennio. Il panorama delle agevolazioni per gli studenti varia sensibilmente tra le città italiane: se a Milano l’annuale ATM si attesta sui 200 euro, Roma adotta un sistema proporzionale basato sull’ISEE. Al contrario, realtà come Bologna puntano sulla gratuità totale per gli universitari attraverso specifiche convenzioni locali.

Che cosa fa lo Stato a riguardo?
Lo strumento che avrebbe il compito, sulla carta, di calmierare le spese per studiare all’università è sicuramente la borsa di studio. Finanziamenti che vengono erogati da diversi enti, sia regionali che statali. I problemi sono però presenti anche in queste occasioni. La prima problematica è quella degli idonei non beneficiari. Chi sono? Si tratta di tutte quelle persone che presentano tutti i requisiti necessari per ottenere la borsa, ma l’ente in questione non ha più risorse economiche a disposizione. All’inizio dell’anno in Veneto per esempio sono risultati 4000 idonei non beneficiari, un numero non estremamente grande, ma abbastanza importante da considerare. Fortunatamente la Regione in questo caso ha confermato, insieme al Presidente Stefani, di voler coprire tutte le borse di studio mancanti. Stessa cosa è successa a Bologna, dove ci sono state numerose proteste per 1.000 studenti che avevano tutte le carte in regola per ottenere il finanziamento, ma non sono risultati vincitori. Dunque quale è il problema? Nonostante stanziamenti più o meno frequenti, rimangono comunque i ritardi nei versamenti che costringono spesso studenti e studentesse a fare la rinuncia agli studi, come per esempio nella regione veneta in cui ci sono ancora borse per l’anno accademico 2023/24 che devono essere ancora concesse.
La questione non è finita qui. Ciò che ha dato una grande mano nell’erogazione delle borse è stato l’immancabile fondo PNRR, che a presto finirà. Bisognerà poi capire se lo Stato riuscirà a sostenere lo stesso numero di borse attuali. Insomma, la strada è in salita, anche abbastanza ripida.
E come se la passano all’estero?
Sebbene ci sia un ricorrente desiderio sull’andare all’estero perché “conviene” rispetto a rimanere in Italia, non vale così per l’università, o almeno per i costi dell’università. Infatti studiare all’estero può comportare un esborso molto più importante rispetto al nostro paese. Ma ci sono differenze importanti da una nazione all’altra.
Studiare negli USA è sicuramente la spesa più esorbitante rispetto a tutte, dove molti studenti addirittura si indebitano per pagare le proprie rette universitarie. Il costo totale può arrivare addirittura a 60.000$.
Si scende un po’ con i numeri quando si studia nel Regno Unito, in cui l’università più economica, secondo ELAB Education, è l’università di Aberdeen con un costo totale che si aggira tra le 5.000 e 6.750 sterline l’anno. Se invece consideriamo gli atenei più famosi come Cambridge o Oxford, allora si può tranquillamente raggiungere un massimo di quasi 30.000 sterline.
Guardando invece i paesi più vicini a noi, abbiamo paesi come Germania e Francia dove invece gli studenti sono tenuti a spendere molto meno rispetto a quello a cui noi siamo abituati. Nel paese tedesco in realtà non si paga proprio: infatti non esistono tasse universitarie. Non sembra vero ma lo è. Le rette sono completamente gratuite per qualsiasi persona, anche per chi non ha cittadinanza tedesca. Si paga solo il Semesterbeitrag (contributo per il semestre) tra i 150 euro e 400, che include l’abbonamento per i trasporti.
Il Paese che si avvicina di più al nostro sistema, oltre che alla nostra lingua, è la Spagna. Meta scelta da tantissimi studenti per il programma di scambio Erasmus+, dove la tassazione parte da 1500 euro.
Con questo abbiamo capito una cosa: per raggiungere un’università completamente accessibile a chiunque è ancora complicato e faticoso, seppur siamo nella direzione corretta. Ciò che chiede la Gen Z non è affitti gratis per chiunque, ma un semplice riguardo nel conferire le borse di studio, magari senza due anni di ritardo, e garantendo a tutti e tutte un futuro dignitoso e di speranza. Non chiede altro.

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