Emma non fa segreto del suo considerarsi una ragazza economicamente privilegiata, ma nonostante questa consapevolezza il ritmo della sua vita è scandito in larga parte dalla necessità imperativa di diversificare le sue risorse finanziarie.
Studiare lontano da casa è sempre una questione delicata. Che tu sia più o meno benestante, con una famiglia alle spalle pronta ad aiutarti in caso di emergenza o solo con le tue forze, non importa. Le difficoltà della vita da fuorisede sono uguali per tutti e suddivise per ogni cranio in modo tristemente democratico. Ne abbiamo parlato con Emma, laureanda fuorisede per l’Università degli Studi di Torino, che ha deciso di raccontarci la sua esperienza, maturata dopo 3 anni di studi presso il Campus Luigi Einaudi.
Diversificazione Mon Amour
A Torino è metà maggio ed un’altra estate torrida sta preparando la sua entrata in scena. Il Campus Luigi Einaudi è semideserto, fatta eccezione per qualche gruppetto di ragazzi in tenuta estiva, alle prese con libri ed appunti, di fronte la Biblioteca Norberto Bobbio o ai tavoli del cosiddetto “Bar Rosso”.
In questo clima a metà fra il vacanziero e lo studioso, incontriamo Emma Barbonaglia, la protagonista della nostra chiacchierata:
“Sono originaria della città di Biella – ci racconta una volta partita la registrazione – e sto concludendo la laurea triennale presso la facoltà di Scienze Politiche, dopo la quale proseguirò gli studi in magistrale, anche se in una diversa città”.
Emma non fa segreto del suo considerarsi una ragazza economicamente privilegiata (aggettivo che ripete lei stessa più volte nel corso dell’intervista), ma nonostante questa consapevolezza, il ritmo della sua vita è scandito in larga parte dalla necessità imperativa di diversificare le sue risorse finanziarie:
“Ad oggi, la mia principale fonte di reddito deriva ancora dai miei genitori, i quali contribuiscono al 90% delle spese destinate alla mia sopravvivenza, principalmente bollette e rate dell’affitto, tuttavia, in questi anni non ho mai smesso di cercare altre vie per potermi emancipare economicamente e vivere la mia vita universitaria senza dover lesinare più del dovuto”.
Le strategie messe in campo da Emma sono piuttosto varie ed alcune particolarmente rilevanti, anche sotto al profilo dell’impegno sociale:
“Attualmente faccio la babysitter a Torino per due giorni la settimana e nei periodi in cui torno a Biella, ho sempre lavorato come animatrice per le feste di compleanno. Inoltre, mi ritengo una persona politicamente impegnata e per questo, ho un incarico presso la Commissione Giovani della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, lavoro per il quale ricevo un bonus annuale di 1000€ da spendere in attività formative. Tutti questi impegni mi vedono certamente più benestante di tanti altri miei colleghi fuorisede, ma ad essi devo dedicare molto tempo e concentrazione”.
Un’importante risorsa finanziaria, sarebbe la stessa Università di Torino per la quale Emma decide di “spezzare una lancia”:
“UniTo dà la possibilità ai propri studenti di prendere parte alle cosiddette Collaborazioni a 200 ore che offrono a chi si candida, di lavorare per l’ateneo, svolgendo determinate attività di supporto alla vita universitaria (impiego in amministrazione, tutoraggio, accompagnamento di altri studenti portatori di handicap motorio e visivo, eccetera). I compensi variano a seconda dell’attività a cui il candidato si iscrive e possono raggiungere anche i 12€ orari. Sono esentasse e l’orario di lavoro è molto flessibile, per poter essere compatibile con i propri impegni di studio. Iscrivendomi alle ‘200 ore’, per due anni ho accompagnato un ragazzo con la sedia a rotelle, durante la sua permanenza in università, potendomi confrontare anche con un ambiente lavorativo molto piacevole e aperto a tutte le mie richieste”.
Risparmio equilibrista
Per quanto Emma sia lanciata in numerose attività extra universitarie, per le quali deve necessariamente sacrificare preziose ore di studio, così come tutti gli italiani deve fare i conti con l’austerity e modellare le sue scelte di vita, incominciando dal carrello della spesa:
“Quando vengo a Torino non mangio mai carne. I motivi della mia scelta sono molteplici (l’etica, il rischio di incappare in cibi troppo processati, l’ambiente), ma indubbiamente la carne è l’alimento caro per definizione. Un altro accorgimento che trovo sia fondamentale è l’approvvigionarmi presso i discount, come possono essere l’MD, il Pam, o l’iN’s. Negli anni, facendo le dovute ricerche durante le mie spese, sono riuscita a trovare dei prodotti che potessero essere sia economici che di qualità. Due fra gli esempi per me più classici sono gli hummus e le polpette vegane. Prodotti vegetali che possono essere appetibili sia per il portafoglio, sia per la tavola e che un domani mi sentirei di consigliare ad un aspirante fuorisede. Nonostante le maldicenze sui supermercati all’ingrosso, spesso veritiere, negli anni ho imparato come ritenermi soddisfatta”.
Le ricette per tenere testa all’austerity sconfinano anche in quello che è il vero fulcro della vita di un fuorisede: lo studio e l’acquisto dei libri:
“Anche in questo caso – continua a raccontare Emma – UniTo ha dei sistemi per agevolare gli studenti con meno possibilità. Con un Isee sotto ai 26.000€ si può accedere ad una ‘No Tax Area’, che consente di non pagare ulteriori tasse oltre a quella annuale di iscrizione, che ammonta a 156€. Tuttavia, la tassazione cambia radicalmente per tutti coloro che superano questo limite, diventando man mano particolarmente gravosa. A questo va aggiunto che, come avviene in larga parte delle università d’Italia, molti professori impongono come testi obbligatori per superare gli esami, i libri scritti da loro stessi o da colleghi amici, i quali difficilmente si possono rivendere, siccome c’è un certo ricambio di insegnanti nei vari corsi ed ognuno sceglie per il proprio esame un testo differente. In questo caso la strategia di risparmio più ‘trasparente’ che si può applicare è quella di rifornirsi al servizio prestiti della biblioteca ma molto spesso non basta, dato che durante la sessione un testo può essere richiesto da un intero corso di 250 ragazzi, mentre la biblioteca dispone solo di 5 o 6 copie”.
Emma fa anche menzione di altri sistemi per reperire i testi, i quali però non sono sempre la migliore scelta etica:
“È arcinota la circolazione clandestina di libri in formato PDF o di appunti delle lezioni, redatti da studenti più navigati e ritoccati nell’estetica per essere più facilmente vendibili. È tutto materiale che si può reperire con estrema semplicità, attraverso i gruppi Whatsapp dei corsi, conoscenze comuni e portali come lo stesso StuDocu. Benché la condivisione virtuale dei libri di testo non sia propriamente legale, è l’unico sistema per poter preparare un esame senza la necessità di fare acquisti a prezzi spesso superiori a 70€, per i quali si rischia di possedere del materiale che rimane inutilizzato specialmente nei casi in cui, per un voto discreto, sono sufficienti gli appunti delle lezioni o le slides dell’insegnante. Caratteristica che va a pesare sulle difficoltà che si hanno successivamente, nel provare a rivendere i testi, anche con prezzi a ribasso”.

Ogni generazione ha i suoi… rincari
La riflessione di Emma non si ferma soltanto al suo personale quotidiano. La sua esperienza, oltre a paragonarla a studenti che fanno maggiori sacrifici, come chi arriva dal Sud Italia, che anche a Torino (considerata fino a pochi anni fa una delle città più appetibili per i fuorisede), è costretto ad affrontare costi come il biglietto del treno (che secondo le stime di UDU e Federconsumatori, possono raggiungere fino a 108€ la singola corsa, per un percorso considerato medio-lungo), la confronta con il passato:
“Anche mia sorella – continua Emma – è stata fuorisede a Torino ed è stata lei che ha iniziato a vivere in affitto nella casa che tutt’ora io utilizzo. Proprio per questo mi è più facile constatare che nei suoi anni da studentessa universitaria, molte questioni economiche potevano essere prese sottogamba con molta più facilità”.
La crisi energetica, la continua instabilità geopolitica, i dazi imposti dagli Stati Uniti e l’ultima la crisi ad Hormuz hanno fatto e continuano a far lievitare ogni costo in maniera eccessiva in pochissimo tempo:
“Facendo il paragone con 5 o 6 anni fa – continua Emma – i prezzi sono saliti complessivamente del 24% e il caro prezzi colpisce ogni segmento del mio quotidiano, dal carrello, alle bollette, fino ai farmaci. Il tutto senza tener conto di eventuali spese straordinarie come la manutenzione della caldaia e l’aumento della TARI”.
Essendo una studentessa di Scienze Politiche ed anche una persona socialmente impegnata, Emma ci tiene a ricordare quanto sia difficile per la sua generazione, nell’Italia demograficamente anziana di oggi, far emergere queste problematiche affinché vengano recepite dalle istituzioni e quanto sia frustrante constatare che la risposta, nella maggioranza assoluta dei casi consiste in una porta in faccia:
“La categoria degli under 30, in particolare quella degli studenti universitari, in politica non ha la precedenza su nulla – puntualizza – e questo non lo riscontro solo osservando le campagne elettorali, in cui il tema caldo non è mai dedicato alla nostra fascia d’età, ma l’ho vissuto personalmente. Gli spazi di protagonismo politico che sono riuscita a ritagliarmi nel tempo, non sono mai stati dati per scontati e me li sono dovuta guadagnare con grande fatica, in un ambiente come la città di Biella, considerata una delle zone più anziane d’Italia, in cui la questione della disparità demografica è diventata un serio problema. Anche a Torino si respira un’aria simile. Proprio qui al Campus, nel corso di questi anni si sono visti ragazzi dormire in tende montate nelle aree verdi comuni, per chiedere prezzi calmierati e maggiori tutele. Eppure, sembra che le istituzioni non riescano mai a cogliere quale sia il problema reale. fortunatamente Torino non è ancora una delle città più problematiche per gli studenti fuorisede, ma un domani lo potrebbe diventare”.
Una luce in fondo al tunnel.. ma..
“Si! I soldi che risparmio riesco a godermeli – è immediata Emma nella sua risposta – Riesco a condurre una vita da studentessa universitaria in piena regola con svaghi annessi, che siano aperitivi in compagnia o viaggi con gli amici, anche se questi ultimi condotti in modo molto spartano e ‘alla bersagliera’ – confessa con un sorriso – Tuttavia, i miei soldi valgono oggettivamente meno rispetto anche a pochi anni fa e, cosa peggiore, il loro valore sembra destinato a scendere ulteriormente in futuro. A questo bisogna aggiungere che, con la precarietà che oggi si respira in Italia come in altre zone d’Europa, i sacrifici fatti da una famiglia per mantenere un figlio che studia, non sempre verranno ripagati dando a quest’ultimo la certezza di un lavoro, rischiando quindi di rimanere fini a loro stessi. Fortunatamente non mi sento ad oggi di applicare questo discorso su di me. Grazie alle molteplici attività che svolgo da tempo, anche all’esterno dell’ateneo universitario, posso affermare con una certa disinvoltura che potrei non avere un futuro precario. Tuttavia, le esperienze che ho fatto e che continuo a fare non mi sono piovute dal cielo e dimostrano quanto la generazione Z non possa dare mai nulla per scontato”.
Scrivi e fai video per Il Progressista
Se hai meno di 30 anni e vuoi raccontare la realtà dalla prospettiva della Generazione Z, unisciti al Progressista: articoli, inchieste, interviste e contenuti che mettono al centro la voce dei giovani.
Supporta Il Progressista
Con 10€ rendi possibile un articolo o un contenuto video. Paghiamo i giovani il doppio degli altri giornali.
Siamo un giornale libero e indipendente, e viviamo grazie alla community. Sostienici per continuare a costruire un’informazione fatta dai giovani, per i giovani.
Oppure puoi aiutarci senza spendere un’euro: scrivi il codice fiscale 94089690039 nella dichiarazione dei redditi per donarci il tuo 5×1000