Il dilemma della movida a Milano: più o meno sicurezza?

Michele Cacciapuoti

La movida, termine spagnolo significante “mossa, movimento” e indicante originariamente il rinascimento culturale post-franchista, individua oggi la più comune vita notturna, un tema quanto mai caldo e non privo di contraddizioni, specialmente a Milano.

Dalle nuove ZTL anti-rumore del quartiere Isola alle proteste dei residenti in Bicocca contro gli studenti: qual è il reale valore della vita notturna?

La retorica sulla movida

La movida, termine spagnolo significante “mossa, movimento” e indicante originariamente il rinascimento culturale post-franchista, individua oggi la più comune vita notturna, un tema quanto mai caldo e non privo di contraddizioni, specialmente a Milano.

La cosiddetta mala movida, quella che degenera in schiamazzi, spazzatura, vandalismo e microcriminalità, è certamente un tema reale, che è sbagliato derubricare a fenomeno di percezione e lasciare che venga appaltato alla destra.

Ciò detto, non si può negare che negli ultimi cinque o sei anni questo tipo di tematica sia rientrata nella più generale polemica su sicurezza e degrado, che si è rivelata sempre più vicina ad ambienti di destra. La Lega, infatti, ha sposato le battaglie contro le borseggiatrici milanesi e i pickpocket veneziani, come a Roma l’ex-pugile Simone “Cicalone” Ruzzi ha collaborato con Vannacci (ma anche con i 5 Stelle).

Oltre a tali possibili derive della retorica sulla mala movida, vi è poi il rischio che con questo termine si intenda la movida stessa, anche quando priva di criminalità e vandalismo. In altre parole, che la critica sfoci in quella contro la vita notturna in sé, magari con venature di sano conflitto generazionale.

Discussioni di questo tenore sono state affrontate, negli ultimi anni, in alcuni incontri organizzati dalle associazioni di quartiere milanesi presso il CAM (Centro di Aggregazione Multifunzionale) Garibaldi “Falcone-Borsellino”, che hanno riguardato in particolare il quartiere dell’Isola.

La ZTL in Isola: i nodi vengono al pettine

Situata a nord di Porta Garibaldi, un tempo quartiere popolare, nei decenni più recenti l’Isola è stata oggetto di riqualificazione urbana (con il Bosco Verticale e la Biblioteca degli Alberi, nel Progetto Porta Nuova) ed è divenuta per alcuni un simbolo di gentrificazione, con le sue contraddittorie conseguenze economiche: negative per tanti affittuari, molto meno per i proprietari.

Ciononostante, anche questi ultimi residenti hanno spesso preso parte alla polemica contro la movida risultante proprio dalla riqualificazione dell’Isola, fra gli avventori dei tanti nuovi locali e i più spontanei “piazzi” in piazzale Archinto. Le contraddizioni, però, non finiscono qui.

Piazzale Archinto nel 2021, foto Carabinieri Milano

Ad aprile, il comune di Milano ha varato una nuova ZTL proprio nell’Isola, con multe da fine giugno: se solitamente lo scopo delle Zone a Traffico Limitato è ecologico, tanto da divenire lo stereotipo di “follia green” della sinistra liberal e radical chic con cui viene etichettata l’amministrazione Sala, in questo caso la funzione è stata interpretata anche come salvaguardia dalla movida più rumorosa. Ed ecco le prime divisioni: da un lato certi residenti contenti, dall’altro le proteste dei commercianti che chiedevano riduzioni orarie ed esenzioni per i clienti.

Un raro caso di boomer conservatori a favore delle ZTL? Non proprio.

Per quanto filtrato dalla prospettiva degli imprenditori locali, è emerso lo scontento anche di alcuni residenti, che fra deviazioni e parcheggi subirebbero le conseguenze quotidiane soprattutto sul confine fra fuori e dentro l’Isola.

“Piazzo in Leo” e Bicocca: il problema sono gli studenti?

Se l’Isola non è una zona prettamente studentesca, altre aree più legate agli atenei universitari sono anch’esse luogo di ritrovo serale e notturno. Fra queste, piazza Leonardo (davanti alla sede principale del Politecnico di Milano, nonché delle sedi scientifiche della Statale) è stata oggetto di un interessamento mediatico per via delle feste che ospita, tanto organizzate quanto spontanee.

Anche in questo caso, la retorica oscillava fra la lamentela contro “ragazzi, musica e alcol à go go” e una più seria denuncia di vandalismo contro le automobili.

Più in generale, anche piazza Leonardo è stata teatro degli episodi di criminalità denunciati e amplificati dai media, come si sottolineava poc’anzi, ma – com’è fisiologica l’aggregazione di studenti davanti a un’università – va considerata l’attrazione centripeta di scippatori e rissosi verso qualunque zona di movida, com’è stato a lungo corso Como (fra Porta Garibaldi e l’Isola).

Piazza Leonardo nel 2022, foto Corriere della Sera

Presenta analogie con piazza Leonardo il quartiere della Bicocca, sede dell’omonimo ateneo: si parla qui principalmente di sporcizia e schiamazzi; una petizione di residenti, che ha raccolto oltre 1000 firme, chiede più presidi della Polizia Locale ma anche ordinanze anti-alcol.

Almeno dal 2024, infatti, la giunta Sala proibisce in determinate zone la vendita di bevande in vetro o lattina, proprio a scopi securitari “antimovida” – ma la situazione della Bicocca viene denunciata sin dal 2021.

Notte Romana a Villa Ada, 1978, foto Repubblica

Il tema è, in conclusione, in sé contraddittorio: gli eventi di aggregazione più o meno organizzati, come quelli denunciati dai residenti della Bicocca, incentivano o disincentivano il degrado? Da un lato sono uno strumento di coesione sociale, come sperimentato sin dalle Estati Romane sotto le amministrazioni socialcomuniste Argan e Petroselli degli anni ’70 e poi con il fenomeno europeo delle nuits blanches; dall’altro, i rischi sono evidenti.

In una frase: le luci (e i rumori e gli avventori che vi gravitano attorno) sono motivo d’inquinamento e caos, o al contrario il presidio di sicurezza di cui parlava un tempo Matteo Renzi?

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