Quando torno al mio paese

Michele Bagnato

Sei nato e morto qua: nato nel Paese delle mezze verità

Può una canzone leggera scatenare un dibattito sociologico? Il nuovo brano “Al mio paese” di Serena Brancale, Levante e DELIA è finito al centro di accese polemiche sui social, perché viene vista come una narrazione stereotipata del Meridione. Ma c’è davvero bisogno di trasformare ogni tormentone estivo in un saggio sulla questione meridionale?

A volte, in una società ossessionata dalle performances, rivendicare la leggerezza è l’unico vero atto di resistenza.

Il video della canzone “Al mio paese” di Serena Brancale, Levante e Delia.

La (sterile) polemica

“Un tripudio di folklore che ricorda al contempo un raduno neo-borbonico per celebrare l’antico e mai dimenticato splendore del Regno delle due Sicilie, l’inchiesta di Ernesto De Martino su Sud e magia e il rebranding in stile barocco e Vita Lenta di tutti i B&B da Roma in giù” scrivono.

Addirittura!

Voglio dire, voleva essere  una canzone orecchiabile, non un saggio sulla questione meridionale, non è che tutto deve caricarsi di chissà che significato. 

Quest’anno abbiamo avuto a Sanremo Ditonellapiaga che cantava

La moda di Milano (che fastidio)
Lo snob romano (che fastidio)
Il sogno americano (che fastidio)
E il politico italiano (che fastidio)

Non mi pare ci sia stata la rivolta a Porta Venezia – in caso verificare con la Myss (e non Miss, che la cantautrice ha già dato) – o che il presidente degli Stati Uniti per questo abbia dato della pappamolle alla nostra premier. Due pesi e due misure?

Dito nella piaga con “Che Fastidio!”


Giuro non è plagio

Comunque, per tornare alla polemica di cui sopra, in molti si sono lamentati che “Al mio paese” racconti un Sud che non esiste più se non negli occhi dei turisti.
Forse è vero, ma io so per certo che giri le case di tutti i parenti perché: “Se non vieni, mi offendo”, che il pacco da giù è la realtà di molti studenti fuorisede che cercano opportunità che il loro territorio non riesce a dar loro (ma cui devono tornare per votare, vedremo come finirà con la nuova legge elettorale e la proposta di The Good Lobby), e che le piazze sempre piene quando torno al mio paese più che una caricatura folkloristica è il desiderio di una familiarità che rischia di perdersi nell’inverno demografico verso cui ci stiamo dirigendo.

Visto? Fare i pesantoni è più facile che scrivere un brano divertente. 

Parte dei social si è divisa tra chi accusa il brano di fare troppo, dipingendo un quadro da cartolina in cui “il Meridione diventa il posto dell’immobilismo, del non lavoro, della pausa tra una vita e l’altra”, d’altra parte chi lo accusa di non fare abbastanza, di non parlare dell’arretratezza, delle associazioni mafiose, della mancanza di opportunità.

Per fortuna molti altri hanno preferito prendere il brano con la leggerezza con cui è stato scritto.

Ciò non significa non vedere i problemi, ma che ad ammodernare la fatiscente rete idrica, costruire strade, ferrovie, finanche ponti, a trovare una soluzione per territori martoriati dai disastri naturali causati dai cambiamenti climatici non debbano essere tre giovani cantanti.

Non è la prima volta che succede

Volete vedere quanto è più facile cavillare? Se si reclama dalla musica una funzione di critica sociale basta fare un giretto con Fabri-Fibra e lo attacchiamo lì il pippone sesquipedale: già nel lontano 2007 raccontava un’Italia che diciassette anni e nove governi dopo, con la riedizione del brano nel 2024, non ha saputo migliorarsi. 

Dove fuggi? In Italia
Pistole e macchine in Italia
Machiavelli e Foscolo in Italia
I campioni del mondo sono in Italia

Va beh, qua è sparare sulla crocerossa in tempo di Mondiali, andiamo oltre.

Meglio non farsi operare, in Italia
E non andare all’ospedale, in Italia

Tralasciando i tristi casi di cronaca, l’invito del rapper a “non andare all’ospedale, in Italia” ormai si è evoluto a tal punto da aver reso impossibile arrivarci nei nosocomi, viste le liste d’attesa che sfidano lo spaziotempo.

Elegante borsa Gucci dall’Italia
Ferrari e Lamborghini dall’Italia

Delle tre solo una, per ora, è ancora “dall’Italia”, le altre due le abbiamo cedute rispettivamente a francesi (Kering) e tedeschi (Audi), vedremo quanto la casa di Maranello rimarrà ancora un asset industriale di cui poterci vantare, c’è da dire che la nuova Ferrari Luce non ha riscosso il successo sperato. 

“Spero che si tolga il Cavallino almeno da quella macchina”
Luca Cordero di Montezemolo (ex presidente di Ferrari)

È pieno di magrebini in Italia, come?
Fascisti e razzisti al comando in Italia

Speriamo non sia una previsione su un certo generale…

A tal proposito il rapper, in un’intervista già nel 2007 affermava
«Non dico cose scomode, ma pensieri comuni. La gente ha paura perché il fenomeno non è controllato. E i politici intervengono solo quando qualcosa esplode».

Ma d’altronde “sei nato e morto qua, nato nel Paese delle mezze verità”.

Ti accendi una canna, puoi finire in una gabbia

Giusto poche settimane fa +Europa ha fatto un atto di disobbedienza cedendo della cannabis all’interno del Parlamento, contestando l’ulteriore svolta securitaria data dal governo, che sull’argomento non fa altro che alimentare luoghi comuni.
Spoiler, regolamentare non significa incentivare: significa governare con responsabilità.

C’è una guerra ogni giorno al telegiornale

Dal 2007 ad oggi?
Libia, Siria, Mali, Yemen, Etiopia, Ucraina, Israele, Palestina, Iran, Libano.
E non è minimamente esaustivo.

Se fai soldi in Italia, c’hai contro tutti
Scendi in strada con gli amici a festeggiare
Mani in alto o puoi finire come Cucchi

In poche barre uno spaccato dell’Italia, un Paese in cui fare impresa non è per niente semplice, come non lo è dare un salario dignitoso ai propri dipendenti.
Un Paese in cui l’articolo 1 della Costituzione, il primo per diamine, è continuamente calpestato: le morti sul lavoro sono una piaga che con forza sono ormai denunciate in solitaria dal capo dello Stato, la pressione fiscale è alle stelle, aumenta il lavoro povero, i giovani sono in fuga, l’innovazione è soffocata dalla burocrazia, l’imprenditoria è vista come il male del secolo, il sistema pensionistico si avvia verso il collasso.
Su quale lavoro è fondata la nostra Repubblica?

Non è tutto così semplice, vero?

Se la vostra sensazione ora è quella di quando eravate a scuola e a partire da uno sputo di testo non si sa bene come si tiravano fuori grandi sofismi ed interpretazioni, avete la mia solidarietà ma ve l’avevo detto, fare i pesantoni è semplice: non si vuol negare la dimensione artistica della musica come veicolo di un messaggio – anche di denuncia sociale – ma pretenderne questa funzione è un po’ spocchioso. 


Se non è questo il ritratto della leggerezza…

Impariamo a rivendicare anche i momenti di leggerezza in una società che ci vuole sempre iper-performanti. E a tal proposito sempre Fabri Fibra:

Per sentirmi dire “Sei speciale”
Quante rime devo fare per non finire a un talent

I talent oggi sono diventati la metafora perfetta della nostra quotidianità: viviamo nella società della performance perenne, un’arena in cui soprattutto i giovani sentono il dovere tossico di essere sempre “al top”, performanti, straordinari, costantemente impegnati per non finire scartati dal sistema. 

È l’ansia di dover essere speciali a tutti i costi per giustificare la nostra esistenza in un mondo precario.

Ecco perché rivendicare il diritto alla leggerezza non è un atto di superficialità, ma di pura resistenza psicologica. In un mondo che ci vuole sempre in trincea, performanti o arrabbiati, concedersi il lusso di ascoltare una canzone leggera, di godersi la piazza del proprio paese in estate, o anche solo di sorridere per un pacco da giù senza doverci ricamare sopra un trattato di sociologia è l’unico modo che ci rimane per respirare.

Riconoscere la crisi è un dovere e Il Progressista nasce proprio per raccontare il mondo alla GenZ con il suo linguaggio, ma pretendere uno spazio protetto in cui essere semplicemente normali, fragili o disimpegnati, è un diritto sacrosanto, altrimenti, a furia di fare i pesantoni per sentirci speciali, finiremo per dimenticarci come si vive.

Ah, e vi ho risparmiato la dettagliata analisi sul perché Delia ha preso una cantonata al concertone del Primo maggio, non ringraziatemi.

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