La sanità è un diritto universale, non un lusso per pochi, sei d’accordo? In Italia la sanità pubblica rappresenta la vera garanzia di equità sociale. Nonostante le difficoltà – dalle liste d’attesa alle carenze di specialisti – resta il presidio fondamentale per assicurare cure a chiunque ne abbia bisogno. Senza un accesso equo, il rischio è che milioni di persone restino escluse da un diritto essenziale.
Cure accessibili per tutti, non solo per chi paga
La sanità non dovrebbe mai essere un lusso. Eppure nel privato funziona così: chi può pagare riceve cure veloci, chi non può resta fuori. La sanità pubblica invece è pensata per tutti. Punto. La salute è un diritto, non un privilegio.
Certo, non è perfetta. Liste d’attesa lunghe, pochi medici specialisti, differenze tra città e campagna: se serve una visita urgente, a volte devi aspettare. Ma è proprio per questo che dobbiamo lottare perché sia più equa e accessibile per tutti.
Pensaci: tua nonna ha bisogno di controlli regolari. Con la pensione che prende, una clinica privata è fuori portata. Oppure un amico che lavora precario deve fare accertamenti urgenti: senza il pubblico rischierebbe di rimandare o rinunciare alle cure. La sanità pubblica li tutela senza chiedere soldi prima di curare.
Uno dei problemi? La frammentazione del sistema sanitario nazionale, che di nazionale ormai ha solo il nome, per il resto ogni regione fa testo a sé. In altre parole ci sono modelli organizzativi diversi: non ce n’è uno giusto e uno sbagliato, o meglio, modelli diversi tra loro possono essere in ogni caso performanti, Veneto ed Emilia Romagna sono le due regioni con i migliori sistemi sanitari in Italia, secondo i recenti dati del Ministero della Salute, ma hanno un’organizzazione diametralmente opposta, che rispecchia lo storico orientamento politico di entrambe le regioni.
Dove si annida il problema, lo scoglio che nessun governo è riuscito a risolvere e su cui v’è il punto di caduta dell’autonomia differenziata? I famigerati LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza, semplificando le prestazioni sanitarie che ogni regione deve garantire ai suoi cittadini e che vengono definite a livello nazionale. Ecco così emergere le disparità che si presentano prepotentemente tra le regioni. E dove il pubblico non arriva, per incapacità politica, arriva il privato, che però è per pochi.
Quindi sì, se hai bisogno di andare dallo psicologo ma devi pagarlo di tasca tua ora sai il perché.

Ricerca e innovazione disponibili per tutti
La sanità non è fatta solo di urgenze e di esami clinici. Vaccini, screening, prevenzione: sono strumenti concreti che proteggono te e chi ti sta intorno, contribuendo alla definizione di comunità. Non sono però strumenti profittevoli, perciò questa dimensione comunitaria può essere difesa solo da un sistema sanitario pubblico. Nel privato spesso contano solo i profitti, nel pubblico contano le persone.
Con questa affermazione non si vuole delegittimare il ruolo del privato, che è fondamentale, ma affermare che – giustamente – guarda primariamente al proprio interesse, come farebbe una qualunque altra azienda.
Oltre al capitolo prevenzione, su cui è necessario insistere, un altra grave piaga, in questo caso non solo in ambito sanitario, è il sottofinanziamento della ricerca. Le nuove tecnologie, i farmaci più innovativi devono essere disponibili per tutti, non solo per chi può pagare.
Fare ricerca in Italia è complicato, lo sanno le ricercatrici e i ricercatori che vivono con stipendi da fame, dovendo spesso preferire l’estero nonostante l’Italia sia un’eccellenza nel campo della ricerca: questo non va solo a discapito dei talenti nostrani, ma di tutti i pazienti che beneficerebbero del loro lavoro: la ricerca fatta solo nel privato non sempre guarda al bene comune.
Pensa ai farmaci per le malattie rare, poco convenienti per le aziende ma fondamentali per i pazienti: senza il sostegno pubblico non verrebbero sviluppati o resterebbero accessibili solo a pochi. La ricerca pubblica serve proprio a garantire che l’innovazione non si fermi davanti al profitto, ma arrivi dove serve davvero, anche quando non conviene economicamente.
La sanità come strumento di solidarietà e coesione sociale
La sanità pubblica è solidarietà. Tiene insieme la comunità, garantisce che nessuno resti indietro, che chi è giovane, anziano, ricco o povero abbia diritto alle cure. È il punto fermo che protegge tutti, anche quando tutto il resto sembra misurato in soldi e prestazioni.
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Le fondamenta dell’articolo 32 della Costituzione, che difende il diritto alla salute dell’individuo (attenzione, non cittadino), sono state gettate nel 1947. Sono passati 78 anni: abbiamo chiuso un occhio fin troppo.
In conclusione: perchè la sanità pubblica è meglio?
Sostenere la sanità pubblica significa difendere un diritto fondamentale e spingere perché funzioni davvero per tutti. L’importanza di un sistema sanitario moderno, reattivo, aperto all’innovazione è emersa plasticamente durante la pandemia. Purtroppo altre ne verranno e con loro numerose altre sfide, dall’antibiotico resistenza all’inquinamento e chissà che altro. Ecco perché il perché della sanità pubblica, perché la salute è interesse della collettività. Perché senza un accesso equo nessuno di noi è veramente al sicuro.
Scrivici come la pensi su redazione@progressista.io
Scrivi e fai video per Il Progressista
Se hai meno di 30 anni e vuoi raccontare il mondo dalla prospettiva della Generazione Z, unisciti a noi: articoli, interviste, video e contenuti per cambiare davvero le cose.
Supporta Il Progressista
Con 10€ realizzi un articolo o un contenuto video. Paghiamo i giovani il doppio rispetto agli altri giornali. Il nostro giornale è libero e indipendente: vive solo grazie alla community. Sostienici con una donazione e aiutaci a garantire un’informazione libera, indipendente e fatta dai giovani per i giovani.