Perché il vero boom del calcio femminile non è ancora iniziato

Teresa Beracci

Sette milioni di tifosi, stipendi che non coprono una stagione e stadi spesso vuoti. Il calcio femminile italiano cresce, sì, ma lo fa dentro un sistema che sembra sempre sul punto di frenarlo. I numeri raccontano una storia scomoda, fatta di ritardi storici, squilibri economici e promesse rimandate. Eppure, sotto la superficie, qualcosa si sta muovendo. Capire cosa sta davvero succedendo significa guardare oltre i luoghi comuni e chiedersi se questo sport stia perdendo oggi per poter cambiare tutto domani.

La nazionale di calcio femminile italiana.

Calcio femminile: come è la situazione in Italia?

Il calcio femminile del Belpase sta attraversando una fase di estrema metamorfosi negli ultimi anni. Una crescita che rischia di restare in ombra se messa in relazione con l’attenzione costante e totalizzante riservata al calcio maschile di Serie A. È in questo squilibrio che affiorano le grandi differenze dal punto di vista economico e organizzativo. 

Stipendi, ingressi e prestazioni del calcio femminile italiano

Nell’anno 2022 il calcio femminile compie un passaggio storico e diventa ufficialmente professionistico. Ma ad oggi, nel 2026, il compenso economico è ben lontano da quello dei colleghi uomini della serie A.

Vediamo nel dettaglio la differenza di stipendi tra maschi e femmine: 

  • Stipendio femminile serie A del biennio 2025/2026: le calciatrici della categoria over 24 anni percepiscono circa 27.684 euro lordi;
  • Stipendio maschile serie A del biennio 2025/2026: i calciatori della categoria over 24 anni percepiscono circa 42.477 euro lordi;

Una netta e sostanziale differenza di reddito, non credete? Questa differenza mette in chiara luce lo squilibrio economico che avviene nel mondo del calcio professionistico. 

Facendo una media di squadra, sempre a livello di cifre, si può notare che:

  • Per il calcio femminile la media si aggira tra i 30k e i 45 k lordi;
  • Per il calcio maschile la media è di oltre 500.000 euro lordi;

Un ulteriore dato di supporto ci viene dato dalle cifre che vengono date ai top player:

  • Per la categoria femminile, vi sono guadagni pari a 150.000 euro o 200.000 euro
  • Per la categoria maschile vi sono cifre molto più alte: tra i 5 M di euro e i 12 M di euro.

Se si allarga lo sguardo anche ai dati relativi agli ingressi, al business e alla tenuta complessiva del sistema, la distanza diventa ancora più evidente:

  • ll Report Calcio 2025 evidenzia come, in Italia, circa 7 milioni di persone si dichiarino tifose del calcio femminile. Un bacino significativo, che però resta distante dalla dimensione globale del calcio maschile, capace di coinvolgere centinaia di milioni di fan nel mondo, sino a 900 milioni! Questa distanza si riflette anche sul piano economico: al di fuori dei grandi eventi ospitati in stadi come l’Olimpico e l’Allianz, con club come Roma e Juventus, gli incassi per partita della Serie A femminile faticano a superare i 1000 o 2000 euro.
  • Nel 2025 i biglietti della serie A femminile hanno rischiato di rimanere invenduti e sono stati poi assegnati per cifre che non coprono nemmeno i costi di produzione di una singola giornata maschile serie A. 
  • C’è da dire, però, che nel mercato degli sponsor, il mercato globale delle sponsorizzazioni femminile è balzato a 2,35 miliardi di dollari nel 2025 con un incremento di percentuale pari a +25%
La nazionale Svizzera di calcio femminile perde contro il Lucerna under 15.

Perchè il calcio femminile non riesce ad emergere come quello maschile?

Il gap storico di 100 anni tra i due movimenti. Il calcio maschile, ha avuto oltre un secolo per potersi costruire tifo, accademie giovanili, solide relazioni e infrastrutture. Tutto questo al calcio femminile è stato a lungo negato. 

Oggi il movimento femminile mostra squadre competitive e una spinta alla crescita che si inserisce in un contesto storico in cui il femminismo e la presenza delle donne nello sport sono più forti che mai. Eppure, questa energia fatica ancora a tradursi in risultati concreti sul piano economico e strutturale, proprio perché il percorso è iniziato molto più tardi.

La fidelizzazione: nel calcio maschile il maschio eredita la squadra del cuore dal nonno, dal padre o dai fratelli. Questo meccanismo nel calcio femminile è ancora embrionale. Solo oggi si iniziano ad intravedere degli spiragli in tal senso e ci vorrà ancora molto tempo per produrre risultati in merito.

L’intrattenimento: il calcio maschile viene percepito come più esplosivo, spinto da un’intensità fisica estrema che risponde alle aspettative di gran parte del pubblico. Nel calcio femminile, anche per fattori biologici, il gioco è più tattico e meno basato sull’ esplosività. Questo si tramuta in un calcio dal ritmo diverso: più veloce il maschile e più lento quello femminile. 

Questa differenza incide direttamente sulla visibilità e meno visibilità si traduce in meno sponsor, meno risorse economiche e minori investimenti. A catena, tutto questo si riflette sulla possibilità di costruire accademie solide e di alzare il livello tecnico complessivo, elementi fondamentali per migliorare le prestazioni e la qualità del gioco nel tempo.

Ulteriore elemento e forse il più significativo nel segnare la distanza tra calcio maschile e femminile è la mancanza di un fandom dedicato e radicato. La Serie A maschile viene vissuta come una fede e questo aumenta la volontà di guardare le partite con una certa regolarità,  trasformando la visione della partita in un vero e proprio rituale legato alla squadra del cuore. Il calcio femminile, invece, continua ad essere percepito come un evento sporadico che non ha bisogno di essere seguito costantemente. Da qui derivano numeri più bassi in termini di ascolti e partecipazione e, di conseguenza, una minore capacità di attrarre sponsor e di sostenere una crescita economica e strutturale nel tempo.

Bisogna, quindi, lavorare su tanti aspetti ma non per produrre una copia del calcio maschile, assolutamente no. Le donne non sono chiamate a emulare gli uomini ma a sviluppare un modello di business capace di valorizzare una diversità tecnica e che attiri un pubblico non interessato solo allo scontro fisico ma soprattutto alla tattica del gioco e ad una narrazione diversa che è propria delle donne che giocano a calcio. 

Le sconfitte del calcio femminile contro i dilettanti o U-15

È ormai noto il caso delle Nazionali di calcio femminile d’élite, come quelle statunitense, svizzera o australiana, sconfitte in partite amichevoli da squadre maschili di Terza categoria o da formazioni Under 15.

Cos’è accaduto? Sicuramente vanno presi in considerazione alcuni elementi fondamentali che riescono a darci una spiegazione plausibile. 

  • Fattori di tipo biologico e di tecnica: come veniva spiegato poc’anzi, una professionista del calcio femminile ha più tattica rispetto ad una categoria inferiore ma l’elemento della potenza esplosiva gioca un ruolo fondamentale. 
  • Fattore testosterone: durante la pubertà, l’aumento di testosterone nei maschi favorisce lo sviluppo di una massa muscolare, una velocità di scatto e una capacità polmonare mediamente superiore rispetto alle atlete del calcio femminile d’élite. Parliamo di una percentuale dal 10 al 30%. 
  • Velocità: Un atleta maschio può giocarsela in velocità, superando e annullando il divario tecnico. 

È in questo contesto che vanno lette le partite spesso citate come prova del presunto fallimento del calcio femminile. Quelle gare vanno osservate con uno sguardo diverso, prendendo in considerazione i fattori biologici che fanno una grande differenza. 

La nazionale femminile degli Stati Uniti ha perso contro i giocatori maschili del Wrexham in pensione

La struttura del fatturato: dove arrivano i soldi?

Parlando di bilanci, una squadra di Serie A maschile sarà sempre una realtà strutturalmente diversa da una squadra femminile. La composizione stessa del bilancio riesce a manifestare nette differenze: tra sponsor, diritti televisivi, area commerciale, audience e capacità di generare business. Questi fattori chiave ci aiutano a concretizzare l’analisi delle differenze dei due mercati. 

Nel calcio maschile i diritti tv rappresentano una quota centrale del fatturato, arrivando a pesare tra il 40 e il 50 per cento. Nel femminile, invece, questa voce incide pochissimo. Il commerciale è la voce principale che vede un valore di oltre il 50-60%. Secondo dati del 2025, il top club maschile, escluse le plusvalenze, si aggira attorno ai 350 M e i 450 M di euro mentre per il top club femminile vi è un fatturato che oscilla tra i 5 e i 10 M di euro. Per il calcio maschile parliamo di squadre come Inter e Juventus mentre per quello femminile di squadre come Roma e Juventus Women

Perché si ha una differenza così netta? Tutto sta nel guardare i dati dell’audience: il calcio maschile garantisce una visibilità costante e globale, garantisce agli sponsor una visibilità giornaliera in fatto di tv, giornali e social media mentre quello femminile concentra la propria attenzione mediatica solo coi grandi eventi quali i Mondiali, gli Europei o i finali di Coppa. 

Il calcio maschile, poi, paga per l’esposizione, ossia per quante persone vedono il marchio. Nel femminile il brand viene spesso associato a un posizionamento etico, legato a valori come inclusione e uguaglianza, un approccio che rende più complesso ottenere un ritorno economico immediato.  Non a caso, molti grandi sponsor acquistano pacchetti che includono entrambi i settori, ma il valore attribuito al calcio femminile resta una frazione minima del totale.

Durata dei contratti e instabilità, donne da spettatrici a protagoniste

I bassi ricavi di natura commerciale si riflettono sulla strategia contrattuale e anche qui si può notare la differenza tra il mondo del calcio maschile e quello femminile

  • Nel contesto maschile i contratti hanno una durata più lunga, essi durano dai 4 ai 5 anni e questo permette nel corso del tempo di proteggere il valore del capitale.
  • Nel femminile, fino a qualche tempo fa, i contratti erano annuali o biennali ma nel 2022, quando il calcio femminile è divenuto professionistico , le cose sono cambiate e le calciatrici riescono ad avere contratti più lunghi, anche per 3 anni. Il mercato femminile è più variabile , le squadre cambiano spesso risorse perché è difficile averne molte senza ricavi a lungo termine. 

Anche per quanto riguarda  la sfera delle commissioni e degli agenti di calcio possiamo notare delle differenze sostanziali:

  • Nel maschile le commissioni possono superare i 20 M e i 30 M di euro;
  • Nel femminile si parla ancora di migliaia di euro e poco più;

C’è però un dato che alcuni direttori sportivi stanno riscontrando nel 2026 ed esso riguarda gli investimenti. Se si spende un milione di euro nel mercato maschile, non cambia il livello di una squadra mentre se si spende lo stesso milione nel mercato femminile, si possono comprare 3-4 giocatrici, tra le migliori, trasformando una squadra da metà classifica in una che può mirare alla Champions League. 

Altro dato da tenere  in considerazione è quello relativo allo scouting commerciale e alle strutture.

  • Lo scouting maschile si basa su reti globali di scouting con centinaia di osservatori; 
  • Lo scouting femminile è ancora relegato a piattaforme dati obsolete e segnalazioni. 

In pratica, il calciomercato femminile di oggi assomiglia a quello del calcio maschile degli anni 50 e 60 dove gli spostamenti avvenivano per volontà del giocatore. Oggi, invece, la serie A maschile si muove come una borsa valori complessa e iper strutturata, una wall street in continua espansione, diventata uno dei business tra i più redditizi del mondo. 

Statistiche per il 2030 indicano che il calcio femminile è destinato a diventare una business unit redditizia. La UEFA ha recentemente lanciato una strategia chiamata Unstoppable che punta a trasformare l’economia del gioco nei prossimi cinque anni. 

Come avverrà davvero il cambiamento? Nel 2030 gli sponsor saranno diversi, le aziende legate al benessere e al beauty acquisteranno diritti solo ed esclusivamente della squadra femminile. In più, crescerà il valore dei club , basandosi sulla valutazione USA STYLE. Secondo il modello americano, i club vengono valutati centinaia di milioni di dollari. Sulla base di questo, anche in Europa nel 2030 i club femminili inizieranno ad avere valutazioni indipendenti e si potranno, in Italia, vedere i primi club femminili venduti come entità separate. Le proprietà saranno diverse da quelle maschili.

L’impatto sul business sarà notevole: ci saranno entrate dirette e stabili per i club femminili e una creazione di un vero sistema di plusvalenze con un salario minimo che in Serie A potrebbe raddoppiare (80k -100k).

All’interno delle famiglie, il calcio femminile è destinato a occupare un ruolo sempre più centrale, poiché col tempo sarà percepito come un vero e proprio safe space. Un contesto più sicuro, ancorato a valori che vanno oltre lo spettacolo, dove il racconto non ruota attorno alla mascolinità tossica ma apre spazio a temi come diritti, maternità e salute mentale. Cambia la narrazione e, insieme a essa, cambiano il tifo e la percezione del calcio femminile. L’attenzione si sposta dalla logica della guerra in campo verso una competizione tecnica, inserita in un quadro di correttezza sportiva.

In questo scenario, anche le donne sugli spalti diventano protagoniste. Non più figure marginali, relegate al ruolo di madri di giocatori, mogli o vallette, ma parte attiva di un movimento che le include insieme alle giocatrici. Cade anche l’idea che il passaggio di fede calcistica sia un’eredità esclusivamente maschile: anche le bambine trovano spazio, partecipano, tifano e diventano soggetti centrali nella costruzione di un nuovo immaginario del calcio.

Conclusioni: il calcio femminile è tecnica, non spettacolo

Il calcio femminile non sta cercando soltanto di segnare gol, sta provando anche di emergere e di riscrivere il modo in cui pensiamo lo sport, rendendolo più inclusivo, più etico e più vicino alle nuove generazioni.

Le donne giocano in modo diverso, e questa diversità non dovrebbe tradursi in un’esclusione da un sistema che premia soprattutto la spettacolarizzazione e molto meno la tecnica. Troppo spesso lo sport viene raccontato come puro teatro, mentre resta in ombra una narrazione più lenta, capace comunque di vincere e di lasciare il segno.

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