Tra astensione e silenzio, la Generazione Z scompare dallo sguardo della politica e dalle stanze del potere
Davvero i giovani non si interessano alla politica, o è la politica che ha smesso di interessarsi a loro? Da anni il racconto è sempre lo stesso: i giovani sono apatici, disimpegnati e fannulloni. Ma basta guardare i dati per capire che il problema non è una generazione che si tira indietro, è un sistema che la tiene fuori. Un Parlamento sempre più vecchio continua a decidere sul futuro di chi, dentro quelle stanze, non riesce nemmeno a entrare.
Introduzione:
La storia dei giovani disinteressati alla politica è vecchia come la prima Repubblica, ed ha accompagnato giovani come me per tutta la vita, tuttavia pochi si chiedono quali siano i reali motivi di questo “distacco” e soprattutto, questione ancora più vitale, capire quali siano i mezzi per provare a colmare questo gap di sfiducia così tanto diffuso tra i giovani della Generazione Z.
Certamente non aiuta il fatto che nella 19° legislatura si confermi un’inversione di tendenza in merito alla presenza dei giovani in parlamento, posizionandosi tra le legislature più vecchie di sempre, con un’età media di 51,2 anni.

Per avere un quadro chiaro della situazione, dobbiamo intanto capire cosa siano le generazioni, perché c’è bisogno di questa divisione e soprattutto quanto “pesano” in Italia? Si perché se una generazione è più presente di un’altra in parlamento, c’è il rischio che si creino scompensi sociali e di potere, che a lungo andare possono erodere il patto di fiducia silenzioso che lega tutte le parti della società, dai bambini fino ai nonni.
Che cosa sono le generazioni?
La nascita ufficiale del termine come lo intendiamo oggi la possiamo datare al 1928 dal sociologo Karl Mannheim con la pubblicazione del suo saggio “Das Problem der Generationen”, ovvero “Il problema delle generazioni” dove risponde ad una domanda fondamentale:
Perché persone nate nello stesso periodo sembrano avere modi simili di pensare, valori simili e un modo simile di vedere la storia?
E per farlo introduce un’idea chiave, ovvero l’idea di posizione generazionale.
Le persone nate negli stessi anni hanno una posizione storica comune poiché hanno vissuto gli stessi eventi durante la loro adolescenza e prima giovinezza.
La fase tra i 15 e 25 anni è CRUCIALE (ricordatevi di questi numeri) perché:
· La personalità si forma,
· I valori si stabilizzano,
· Gli eventi storici lasciano un marchio duraturo
In seguito a diversi momenti storici, le generazioni sono state divise in questo modo:
(1928-1945) Silent Generation
(1946-1964) Baby Boomers
(1965-1980) Generazione X
(1981-1996) Millennial
(1997-2012) Generazione Z
(2013-2024) Generazione Alpha
(2025-OGGI) Generazione Beta
Ogni nome ha un significato, ma per non andare fuoristrada ci concentreremo sul lato “tecnico”, ovvero l’effetto sociale e politico dovuto a queste separazioni.
La domanda più importante infatti è la seguente: in che “quantità” sono presenti le varie generazioni in Italia? Andiamo a vedere.

In questo grafico che mostra com’è divisa la popolazione italiana, possiamo notare molte cose: l’effetto del Boom Economico degli anni 60, la natalità in costante calo, e per ultimo, il differente “peso generazionale”.
In numeri assoluti abbiamo questi dati:
Generazione Z 9.060.000
Millennials 10.163.000
Generazione X 13.658.000
Baby Boomers 14.684.000
Silent Generation 4.462.000
(Per comodità ho escluso dal conteggio la Gen.Alpha(>2012) e Greatest (<1928))
Le generazioni come sono rappresentate in Parlamento?
Visti i dati precedenti sarebbe logico pensare che questi pesi siano rispettati nella rappresentazione del parlamento italiano giusto?
Sono andato a verificare, e quello che ho trovato mi ha lasciato piuttosto interdetto.

Già superficialmente possiamo notare che c’è qualcosa che non va.
C’è una generazione (la Gen. X) che è estremamente più rappresentata delle altre, e non di poco; rispetto alla percentuale di popolazione (in blu) la loro rappresentazione in parlamento è più che raddoppiata.
Le altre generazioni in genere sono più equilibrate, i Boomers rispettano la loro ‘quota’, stessa cosa per i millennials anche se leggermente dietro; pochi parlamentari anche per la Silent Generation, che però ricordiamolo, il più giovane di questa generazione ha 80 anni.
Ma è guardando la mia generazione, la Gen. Z, in cui si nota che la situazione è critica.
La barra arancione è a malapena visibile, poiché tra tutti i 606 parlamentari solamente una, Rachele Scarpa del Partito Democratico, nata nel ‘97 è riuscita ad essere eletta.

Anche la posizione dei Millennials peggiora se si guarda al Senato, sono solamente 6 su 205. Qualcuno direbbe che questa situazione è dovuta alla giovane età della nostra generazione, ancora troppo acerba e “inesperta” per fare parte del parlamento, ma ciò non toglie il fatto che i giovani mancano di una rappresentanza significativa in parlamento.
Anche accorpando i Millennials alla Gen Z, rimane un divario forte, che ancora oggi si riflette in certe scelte politiche che dedicano più tempo al tema pensioni rispetto che a scuola e istruzione.

Tra i ministri la situazione non migliora, su 25, 10 fanno parte della Gen. X e 15 fanno parte della Generazione Boomers, di cui la più anziana, la Ministra per le riforme istituzionali Elisabetta Casellati nata nel 1946.
La più giovane? Proprio la premier Meloni, nata nel 1977.
Ho trovato ironico che il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi fosse nato nel 1960; insomma un promettente giovane capace di cogliere a pieno i problemi dei nostri tempi.
Più giovani eletti in Parlamento: come fare?
Ora che il quadro è chiaro, spunta una domanda naturale, perché la situazione è questa?
I motivi principali sono due:
- I limiti d’età per la candidabilità in parlamento
Over 25 per candidarsi alla Camera e Over 40 per il Senato
- I partiti politici candidano pochi giovani (e male)
Nel 2022, data delle ultime elezioni Politiche, la popolazione “candidabile” under 40 era del 16,6%, tuttavia i i partiti ne hanno messi in lista solo il 15% e, ancora peggio, tra questi solo il 10,7% è stato eletto
La nostra costituzione non garantisce alcuna “quota giovani”, e con il limite d’età, in particolare al Senato, la nostra generazione è costretta ad affidarsi alle scelte dei singoli partiti politici, che decidono chi candidare e in quali collegi (e soprattutto, chi candidare nei collegi vincenti e perdenti).
Di conseguenza quali sono le possibili soluzioni?
A mio avviso, la soglia d’età di 40 anni al senato è assolutamente esagerata e inutile, forse andava bene per l’epoca romana, ma sicuramente non è più degna del 21° secolo.
Inoltre avendo un modello di bicameralismo perfetto, i compiti delle due camere risultano pressochè identici, perciò un’idea potrebbe essere quella di procedere direttamente con un accorpamento di entrambe le camere, per semplificare i processi burocratici e favorire l’ingresso di giovani in parlamento.
Per quanto riguarda la “quota giovani” la eviterei. Come con le donne, i partiti sanno aggirare molto bene questa regola grazie alla conoscenza dei collegi.
Un esempio al volo, se sono un partito di destra che vuole aggirare la regola delle “quote rosa” nelle mie liste, posso decidere di candidare donne nel collegio di Bologna o Firenze, consapevoli del fatto che sia impossibile per loro essere elette in quei collegi.
La speranza è che l’iniziativa parta dai partiti, e che i giovani non siano relegati nelle giovanili, che spesso si rivelano essere uno specchietto per le allodole che non fa altro che spostare in avanti il problema della rappresentazione.
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