- Non solo anelli e hobbit
- IL SIGNORE DEGLI ANELLI
- IL SILMARILLION
- LO HOBBIT (O LA RICONQUISTA DEL TESORO)
- RACCONTI RITROVATI, RACCONTI PERDUTI e RACCONTI INCOMPIUTI
- IL CACCIATORE DI DRAGHI (FARMER GILES OF HAM)
- ROVERANDOM, LE AVVENTURE DI UN CANE ALATO
- LETTERE DI BABBO NATALE
- HUMPHREY CARPENTER – JRR TOLKIEN: LA BIOGRAFIA
- IL MEDIOEVO E IL FANTASTICO
- SIR GAWAIN E IL CAVALIERE VERDE
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Non solo anelli e hobbit
“Not all Those who wander are lost” tradotto “Non tutti quelli che vagano si sono persi” è un verso enigmatico di una delle tante poesie contenute nell’universo di Arda, il mondo immaginato dalla mente eccelsa e inarrivabile del Professor John Ronald Reuel Tolkien.
Il Professore di Oxford, nonché glottoteta, linguista, scrittore e filologo, è uno degli emblemi del fantasy mondiale. E’ un autore che entra imperioso nel cuore delle persone di tutte le età e che viaggia nel tempo del racconto e della storia trovandosi, suo malgrado, a veder riconosciuto troppo tardi il giusto tributo alle sue opere.
Tolkien, grande amante della natura, della vita semplice (di cui troviamo massima espressione nella vita e nella figura degli Hobbit) e “ostile”, almeno in una prima fase, dello sviluppo industriale, oltre che essere un grande cattolico, trae enorme ispirazione per le sue opere dalla mitologia norrena, incorporando elementi come la cosmologia, la genealogia dei personaggi e i temi della lotta contro l’avidità e la distruzione, riscrivendo in modo creativo il suo pensiero: Tolkien era un filologo che fondeva il suo amore per le leggende con la sua immaginazione, creando un universo coerente ispirato a questo patrimonio.
Tolkien ha creato le sue opere letterarie a partire dalle lingue che ha inventato (un processo chiamato glottopoiesi). Le storie, come Il Signore degli Anelli, sono state concepite per fornire un contesto a queste lingue, come il Quenya e il Sindarin, dotate di grammatiche, fonologie e storie complete. L’amore di Tolkien per le lingue e la sua profonda conoscenza della filologia sono il motore creativo alla base della sua intera mitologia.
Riassumere il pensiero Tolkieniano non è certamente possibile in un, seppur piacevole, articolo di blog e sarebbe sicuramente poco rispettoso nei confronti di tutti i massimi studiosi italiani e internazionali che hanno fatto della loro vita uno studio delle opere e della veduta tolkieniana come Tom Shippey (considerato il più importante allievo di Tolkien in ambito filologico e uno dei massimi esperti a livello globale) e John Garth (il più importante biografo vivente di Tolkien), oppure, per rimanere nei confini nazionali, Paolo Nardi (uno studioso e divulgatore di Tolkien, autore di video su YouTube e caporedattore della casa editrice Fede e cultura), Emilia Lodigiani (che nel 1987 ha fondato la casa editrice Iperborea, specializzata in letteratura nord europea contemporanea e classica) e le società di studio “Associazione Italiana Studi Tolkieniani” e la “Società Tolkieniana Italiana”, solo per citarne alcuni.
L’intento di questo spazio, è quindi quello di fornire un elenco delle opere migliori del Professore di Oxford in un’accezione prettamente soggettiva, guidata esclusivamente dall’esperienza di lettura personale, in ordine di preferenza, con la speranza che possa muovere un dibattito sano fra appassionati di Tolkien e stimolare alla lettura coloro i quali non hanno ancora avuto la fortuna di immergersi nel suo mondo.

IL SIGNORE DEGLI ANELLI
Come non partire dal libro per antonomasia che caratterizza l’immaginario e lo sviluppo della mitologia Tolkieniana? Il Signore degli Anelli è un libro di oltre 1300 pagine che si leggono una dietro l’altra, immersi totalmente nelle descrizioni dei luoghi, dei personaggi, delle poesie e dei canti, ma anche delle guerre e della trasposizione fra il bene e la male, fra la luce e l’ombra; in cui si narra della fragilità del cuore degli uomini ( i cui Re sono soggiogati dal potere di Sauron, l’Oscuro Signore, attraverso la forgiatura degli anelli del potere), ma anche dell’avidità dei Nani e della loro brama di ricchezza, della saggezza degli Elfi, della malvagità degli Orchi e della spensieratezza degli Hobbit, trovatisi, loro malgrado, in un’avventura che mai si sarebbero immaginati.
Il Signore degli Anelli è un romanzo epico fantasy e ambientato alla fine della Terza Era dell’immaginaria Terra di Mezzo. Scritto a più riprese tra il 1937 e il 1949, fu pubblicato in tre volumi tra il 1954 e il 1955 nonché tradotto in trentotto lingue ed ha venduto oltre 150 milioni di copie che lo rendono una delle opere letterarie di maggior successo del XX secolo.
L’ispirazione per Il Signore degli Anelli affonda nelle passioni centrali di Tolkien: l’amore per la filologia, l’interesse religioso – in particolare per il cattolicesimo – e la fascinazione per le fiabe e i miti dell’area nordica, germanica e finlandese. Nel romanzo si ritrovano inoltre tracce dell’esperienza vissuta dall’autore durante la Prima guerra mondiale, che ebbe un peso significativo sulla sua visione narrativa.
In Italia, Il Signore degli Anelli, arrivò per la prima volta nel 1967, quando la Casa Editrice Astrolabio pubblicò il primo volume, La Compagnia dell’Anello, nella traduzione della giovanissima Vittoria Alliata di Villafranca (e personalmente la mia traduzione preferita). L’edizione però non riscosse particolare successo, e l’editore decise di non dare seguito alla pubblicazione degli altri due tomi, ossia Le Due Torri e Il Ritorno del Re.
La versione completa del romanzo vide la luce solo nel 1970 grazie all’editore Rusconi, che pubblicò l’intera trilogia accompagnata da un’introduzione di Elémire Zolla. Il testo utilizzato era ancora quello dell’Astrolabio, ma la traduzione venne rivista e perfezionata dal curatore Quirino Principe.
Nel 2003, in seguito alla rinnovata popolarità della saga grazie ai film diretti da Peter Jackson, l’editore Bompiani – che dal 2000 aveva acquisito i diritti delle opere tolkieniane in Italia – pubblicò una nuova edizione riveduta. Nell’ottobre 2019 è iniziata la pubblicazione di una nuova traduzione firmata da Ottavio Fatica, altamente discussa fra gli appassionati per le revisioni di numerosi termini a cui tanti (fra cui il sottoscritto, lo ammetto..) erano legati. L’intera trilogia è stata poi riproposta anche in un unico volume, ulteriormente rivisto e arricchito da cinquanta illustrazioni di Alan Lee, uno degli sceneggiatori ufficiali della trilogia cinematografica di Jackson.

IL SILMARILLION
L’opera mitopoietica per eccellenza di Tolkien. La Bibbia di ogni vero Tolkieniano. Il libro dove si narrano le vicende di Arda, dalla sua creazione fino alla Terza Era. Qui troviamo la narrazione che descrive l’universo di Eä, nel quale si trovano le terre di Valinor, Beleriand, Númenor e la Terra di Mezzo.
Considerata dal figlio dell’autore, Christopher Tolkien, l’opera primaria, fondamentale e centrale del padre, è stata forse anche quella più amata dal suo autore; essa non va pensata come un romanzo, ma piuttosto un corpus mitologico, o legendarium, ideato come cuore dell’universo tolkieniano. Il Libro viene abbozzato nel 1917 e portato a conclusione solo negli anni 90 dal figlio Christopher. La lettura è meno fluida di quella romanzata del Signore degli Anelli o di quella fiabesca de Lo Hobbit, ma coinvolge enormemente il lettore in un immaginario mondo già dalle prime righe.
Il Silmarillion è suddiviso in cinque grandi sezioni, ciascuna dedicata a un diverso momento della storia del mondo immaginato da Tolkien. Ainulindalë, la prima parte, racconta la creazione di Eä, il “Mondo che è”, generato dalla musica e dall’armonia degli Ainur. Segue Valaquenta, che presenta i Valar, le Potenze che governano il mondo, e i Maiar, spiriti minori al loro servizio. La parte centrale dell’opera, Quenta Silmarillion, narra gli avvenimenti della Prima Era, con particolare attenzione alle guerre scatenate da Melkor – Morgoth per il possesso dei Silmaril, le gemme create da Fëanor, un elfo della stirpe dei Noldor e abile artigiano. La quarta sezione, Akallabêth, ripercorre invece la storia di Númenor e la caduta del suo popolo durante la Seconda Era. In questa parte, emerge prepotente il parallelismo con gli uomini e la loro brama di sapere: nell’Akallabeth viene raccontato come i Dúnedain di Númenor, discendenti di quegli Uomini che aiutarono gli Elfi contro Morgoth durante la Prima Era, dopo aver conosciuto la gloria e la potenza vennero corrotti dal loro rancore contro i Valar e gli Elfi ed infine definitivamente volti al male da Sauron. Per queste ragioni, e per molte altre che segnarono la decadenza morale dei Dúnedain, Eru scatenò un immenso sconvolgimento: onde gigantesche e terremoti travolsero Nùmenor, che venne inghiottita per sempre dal mare, insieme a gran parte dei suoi abitanti.
Chiude il volume il testo Degli Anelli del Potere e della Terza Era, un compendio che riassume gli eventi legati alla forgiatura degli Anelli e ai fatti successivi, collocandosi temporalmente prima delle vicende narrate ne Lo Hobbit.
Il volume del 2017, illustrato da Ted Nasmith ed edito in Italia dalla Bompiani, rappresenta per me il volume definitivo per una lettura piacevole e attenta, accostata alle meravigliose raffigurazioni del dell’artista canadese.

LO HOBBIT (O LA RICONQUISTA DEL TESORO)
“In un buco nella terra, viveva uno Hobbit. Non era un buco brutto, sudicio, umido, pieno di vermi e intriso di puzza. Era un buco Hobbit: vale a dire buon cibo, un caldo focolare e tutte le comodità di una casa.”
Inizia così, Lo Hobbit o La riconquista del tesoro, il racconto in prima persona del protagonista, Bilbo Baggins. Lo fa attraverso uno degli incipit forse più famosi della Letteratura. Tolkien compose Lo Hobbit, e successivamente i primi due volumi de Il Signore degli Anelli, durante gli anni in cui insegnava filologia anglosassone al Pembroke College dell’Università di Oxford. In una lettera del 1955, indirizzata a W.H. Auden, lo scrittore racconta che la storia nacque alla fine degli anni Venti, mentre stava correggendo compiti di letteratura inglese. In un momento di ispirazione improvvisa, annotò sul retro di un foglio la frase:
“In a hole in the ground there lived a hobbit”
(“In un buco del terreno viveva uno Hobbit.”)
In quell’occasione il racconto non prese forma immediatamente, ma Tolkien continuò a tornarci nel tempo, fino a disegnarne elementi fondamentali come la mappa di Thrór, che avrebbe poi definito la geografia dell’avventura. Il libro narra l’avventura di Bilbo Baggins, assieme ad una compagnia di Nani di Erèbor e del mago Gandalf, per riconquistare il reame caduto sotto le fiamme del Drago Smaug. Gli eventi narrati avvengono negli anni 2941 e 2942 della Terza Era di Arda e fungono da antefatti a Il Signore degli Anelli.

RACCONTI RITROVATI, RACCONTI PERDUTI e RACCONTI INCOMPIUTI
I Racconti ritrovati, i Racconti perduti e i Racconti incompiuti costituiscono una raccolta di testi di J.R.R. Tolkien curata dal figlio Christopher, che testimonia le prime forme della mitologia della Terra di Mezzo. I Racconti ritrovati e perduti esplorano le origini dell’universo tolkieniano: dalla musica degli Ainur che dà vita al mondo, fino ai primi conflitti contro Melkor, il signore dell’Ombra primordiale. I Racconti incompiuti, invece, ampliano lo sguardo su epoche diverse, approfondendo figure e vicende di grande rilievo, come il tragico destino di Túrin Turambar e la storia dell’ascesa e della caduta di Númenor.
Se i primi due gruppi di testi costituiscono il nucleo mitologico essenziale del legendarium, rivelandone la genesi e l’architettura cosmologica, i Racconti incompiuti si presentano come una raccolta più varia, ricca di frammenti, approfondimenti e versioni alternative che illuminano personaggi, luoghi ed eventi di tutto il mondo creato da Tolkien. I volumi rientrano nella genealogia dell’opera “The History of Middle-Heart”. A tal proposito, si narra che siano stati tradotti talmente male in italiano che Christopher Tolkien ne bloccò le successive pubblicazioni.

IL CACCIATORE DI DRAGHI (FARMER GILES OF HAM)
Uscendo dall’Universo della Terra di Mezzo, Il cacciatore di Draghi è una delle opere più apprezzate ed apprezzabili di Tolkien.
Il libro racconta le avventure di Giles di Ham, un contadino dall’aria dimessa che vive in un tranquillo villaggio dell’antica Inghilterra. La sua vita cambia quando mette in fuga, quasi per caso, un gigante che vaga nella campagna, diventando improvvisamente famoso. Questa reputazione attira però l’avidità di Chrysophylax, un drago furbo e temibile che decide di saccheggiare la zona. Spinto dal re e dai compaesani, Giles è costretto a confrontarsi con la creatura, armato soltanto di una spada magica trovata per caso.
Tolkien, con questo libro, costruisce una fiaba ironica e affettuosa, in cui ribalta i canoni dell’epica cavalleresca: l’eroe non è un cavaliere valoroso, ma un uomo comune trascinato dagli eventi. Il tono leggero, l’umorismo sottile e l’ambientazione rurale rendono Il Cacciatore di Draghi un racconto brillante, capace di divertire senza rinunciare alla finezza linguistica tipica dell’autore.
In diverse edizioni del testo si possono trovare meravigliose illustrazioni di Pauline Baynes, l’unica illustratrice che ha potuto lavorare direttamente con Tolkien stesso.

ROVERANDOM, LE AVVENTURE DI UN CANE ALATO
Opera minore solo per estensione, Roverandom mostra un Tolkien intimo e tenero, capace di trasformare una semplice favola per i figli in un viaggio immaginifico ricco di poesia. Il racconto unisce umorismo, malinconia e meraviglia cosmica, offrendo una visione dell’infanzia come porta privilegiata verso il fantastico. Tra magie lunari e regni sommersi, il libro cattura lo spirito più fiabesco dell’autore, rivelando la sua straordinaria capacità di dare profondità mitica anche alle storie più leggere.
Roverandom narra la storia di Rover, un vivace cagnolino che, per aver morso il mago sbagliato, viene trasformato in un minuscolo giocattolo vivente. Disperato, viene smarrito su una spiaggia e intraprende così un viaggio straordinario per ritrovare la sua forma e la sua vita passata. Lungo il cammino impara a conoscere l’amicizia, la lealtà e il coraggio, affrontando pericoli e meraviglie con uno spirito sempre più maturo.

LETTERE DI BABBO NATALE
Come opera, è un gioiello di tenerezza creativa: mostra un Tolkien intimo, giocoso, capace di costruire un’intera mitologia anche attorno alla festa più familiare. Le Lettere di Babbo Natale raccoglie gli scritti che Tolkien scrisse e illustrò per i suoi figli, presentando un Father Christmas coinvolto in imprese sorprendenti: battaglie contro i Goblin del Polo Nord, incidenti provocati dall’irruento Orso Polare e misteriosi eventi che sconvolgono la Casa Natale. Ogni lettera apre una finestra su un mondo incantato, dove l’umorismo domestico convive con un’epica in miniatura.

HUMPHREY CARPENTER – JRR TOLKIEN: LA BIOGRAFIA
La più famosa biografia sul Professore. La biografia di riferimento per ogni tolkieniano. Tolkien non apprezzava molto le biografie. O meglio, non gli piaceva l’usondi questo genere letterario come strumento critico. Il libro nasce dalla lettura di testi inedite di Carpenter con grande ricchezza di dettagli e del contesto storico e culturale in cui Tolkien si formò e lavorò, rievocando l’ambiente e la cerchia di amicizie (su tutte, il gruppo degli Inklings, con C.S. Lewis).

IL MEDIOEVO E IL FANTASTICO
Un volume che concentra i saggi più importanti di Tolkien sul suo pensiero storico e medioevale. Da Galvano al Beowulf, fino al saggio Sulle Fiabe. Chi ama il fantastico moderno scoprirà le radici intellettuali del pensiero tolkieniano e il motivo per cui Tolkien considerava l’immaginazione una forma altissima di verità.

SIR GAWAIN E IL CAVALIERE VERDE
Nell’edizione con postfazione di Franco Cardini, Sir Gawain e il Cavaliere Verde riprende un classico del XIV Secolo in cui si racconta la prova affrontata da Gawain, nipote di re Artù, quando un misterioso cavaliere completamente verde sfida la corte a un patto mortale: colpire e ricevere un colpo un anno dopo. Gawain accetta e intraprende un viaggio fatto di tentazioni, magie e inganni che mettono alla prova il suo onore più della spada. Lungo il cammino, scoprirà che la vera sfida non è la forza, ma la fedeltà ai propri voti.
Nella sua traduzione/commento, Tolkien restituisce la musicalità del medio inglese e illumina i simboli cristiani e pagani dell’opera. Il risultato è un testo affascinante, sospeso tra fiaba cavalleresca e meditazione morale, che ancora oggi incanta per la sua eleganza arcaica e il suo mistero.
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