L’italia ha il suo Fyre: tutta la storia del disastroso Hellwatt Festival

Josephine Soranno

Un uomo senza curriculum, decine di milioni di euro di budget, Kanye West e Travis Scott. E alla fine, un prefetto che spegne tutto. Questa è la storia del festival più caotico d’Italia.

Tutto comincia con un palco mastodontico costruito a Campovolo nel 2023 e poi, silenziosamente, smontato. Kanye West avrebbe dovuto suonare a Reggio Emilia, ma non se ne fece nulla. Nessun concerto annunciato ufficialmente, nessuna spiegazione pubblica. Tre anni dopo, qualcuno ci ha riprovato. Con risultati, se possibile, ancora più caotici.Hellwatt Festival si presentava come il più grande evento musicale mai organizzato in Italia: cinque serate su tre weekend di luglio 2026, alla RCF Arena di Reggio Emilia, con una line-up da far girare la testa: Kanye West, Travis Scott, Swedish House Mafia, Martin Garrix, Wiz Khalifa. Più grande di Coachella, diceva il suo direttore artistico, più grande di Tomorrowland. Quello che è successo dopo vale quasi più della musica.

Cos’è Hellwatt Festival e da dove nasce

Per capire Hellwatt bisogna partire dalla venue. La RCF Arena, conosciuta come Campovolo, è uno spazio enorme da  103.000 posti vicino all’aeroporto di Reggio Emilia, nata nel 2016 da un investimento di quasi 12 milioni di euro, finanziato con fondi regionali e capitali privati tra cui il colosso cooperativo locale Coopservice. Nonostante le potenzialità da capogiro, già dai primi anni di esercizio si sono registrati numeri decisamente sottotono: si pensi che tra il 2022 e il 2025 la struttura ha ospitato appena una dozzina di eventi, tra cui Ligabue, Zucchero, Harry Styles, AC/DC, Rammstein, qualche concerto di beneficenza e l’edizione italiana di Elrow Town. Troppo poco per giustificare un investimento di quella portata.

Come se non bastasse, nel giro di pochi anni, uno dei più grandi organizzatori di concerti in Italia, Ferdinando Salzano di Friends & Partners, che aveva garantito il proprio apporto come direttore artistico della venue, ha lasciato il progetto. C.Volo, il consorzio che gestisce la struttura per conto di Coopservice, si è ritrovato con un’arena costosa, sottoutilizzata e politicamente scomoda (si pensi che la destra locale ne aveva fatto da tempo un simbolo degli sprechi della sinistra al potere). Hellwatt Festival è arrivato come una via d’uscita. O almeno, come l’illusione di una.

NB: l’entità precisa delle perdite economiche accumulate dalla RCF Arena tra il 2022 e il 2025 non è disponibile pubblicamente. Le fonti consultate parlano genericamente di difficoltà economiche senza pubblicare bilanci o cifre ufficiali.

Victor Milani, direttore artistico dell’Hellwatt Festival, annunciava così il festival durante una conferenza stampa in Comune a Reggio Emilia. Parola d’ordine: volare alto

Chi c’è dietro: la RCF Arena, C.Volo e Victor Yari Milani

Il 12 febbraio 2026, nelle sale del Comune di Reggio Emilia, Hellwatt Festival viene presentato ufficialmente alla stampa. Presenti il sindaco, l’ex sindaco Luca Vecchi (nel frattempo approdato in Regione), il Presidente della Provincia Giorgio Zanni e l’attuale sindaco di Reggio Emilia Marco Massari. Parlano a lungo, con un tono tra il trionfale e il rivendicativo. Poi tocca a lui: Victor Yari Milani, direttore artistico e fondatore del festival.

Il problema è che nessuno sa chi sia. Almeno fino a che una giornalista di Rockol, testata di riferimento per l’industria musicale italiana, glielo chiede direttamente durante la conferenza. Milani risponde affermando di aver collaborato ad eventi importanti come il ricevimento per il matrimonio della figlia di Putin, una festa con Cristiano Ronaldo in villa, ed eventi per un energy drink. Aggiunge di aver lavorato alla Bussola versiliana, di essersi poi trasferito a Londra raggiungendo livelli che, dice, “nemmeno vi potete immaginare“. Conclude spiegando che l’industria musicale lo tratta ancora da parvenu, ma dovrà ricredersi.

NB: nessuna delle dichiarazioni di Milani sul proprio curriculum è stata verificata in modo indipendente. Vengono riportate perché pronunciate pubblicamente in una sede istituzionale, non perché ne sia stata accertata la veridicità.

Nel corso della conferenza, Milani dichiara anche che Kendrick Lamar voleva partecipare ma non c’era posto, e che Bruno Mars, Rosalía e Shakira erano interessati ma sono stati rimandati alle edizioni successive. Ma anche qui, nessuna di queste affermazioni è stata confermata da comunicazioni ufficiali degli artisti citati o dei loro management.

A finanziare il festival non è comunque Milani. È C.Volo, che ci mette i soldi e il rischio. Milani porta i contatti, in particolare quello con Kanye West, trovato grazie a un intermediario presente in sala durante la conferenza (presentato come “l’amico Richard”, ovvero Richard Santoro), indicato come il vero costruttore del collegamento tra West e Reggio Emilia fin dai tempi del concerto del 2023.

Nota: il budget complessivo del festival non è stato reso pubblico da C.Volo e le fonti consultate parlano di decine di milioni di euro senza che una cifra precisa sia mai stata confermata ufficialmente.

Pezzi aveva fatta una analisi profonda dei costi dell’Hellwatt festival: esorbitanti, impossibile rientrare delle spese.

Il caos organizzativo e il divorzio tra Milani e i produttori

All’inizio di maggio 2026, a meno di tre mesi dall’inizio del festival, C.Volo allontana Milani. La comunicazione viene diffusa via mail agli operatori del settore: il rapporto è interrotto per “visioni non pienamente allineate”. Nella nota non si fa menzione di nessun sostituto.

Le accuse mosse internamente a Milani riguardano una gestione approssimativa, comunicazioni contraddittorie sulla vendita dei biglietti (con early bird più costosi dei biglietti lanciati successivamente, creando confusione e un comprensibile malcontento tra chi aveva già acquistato) e un aumento sensibile dei costi di produzione. Le motivazioni precise del contenzioso non sono mai state rese pubbliche: C.Volo aveva promesso una conferenza stampa chiarificatrice che non è mai stata convocata.

La situazione, come capita puntualmente in situazioni come queste, precipita rapidamente nel grottesco. Nei giorni successivi all’allontanamento circola un messaggio WhatsApp attribuito a Milani, in cui l’ex direttore artistico annuncia di stare lavorando con i propri legali per “ribaltare la situazione” e dichiara che Hellwatt si sarebbe trasferito altrove. Sul profilo Instagram del festival, nel frattempo, compare una card generata con l’intelligenza artificiale — scenario apocalittico in stile fantasy — con scritto: “Grande annuncio in arrivo, restate sintonizzati”, ma Milani, contattato dalla Gazzetta di Reggio, smentisce la paternità del messaggio WhatsApp.

La ragione della sua resistenza è chiara: C.Volo aveva affidato a Milani la direzione artistica senza mai registrare il marchio Hellwatt né chiarire contrattualmente a chi appartenesse. Così, il nome del festival risulta ancora di proprietà del suo fondatore. Come sia stato possibile costruire un evento da decine di milioni di euro senza risolvere una questione tanto elementare è una domanda rimasta senza risposta pubblica.

Music Teller intervista Victor Yari Milani

Il rebranding in Pulse of Gaia e i biglietti invenduti

Con il marchio Hellwatt legalmente in mano a Milani, C.Volo è costretta a ripartire da zero sul naming. L’evento diventa prima “Summer Shows”, poi, grazie al coinvolgimento del team Zamna (collettivo di riferimento internazionale per la musica elettronica), prende il nome di Pulse of Gaia Festival. Stessi promotori, stesso staff, stessa arena. Nome nuovo, direzione artistica nuova.

Il problema è che i biglietti non girano. Per la data di Travis Scott del 17 luglio risultano venduti circa 20.000 biglietti in un’arena da 103.000 posti.

Complici le incertezze sul futuro del festival o i costi proibitivi dei biglietti? Difficile dirlo. Una cosa è certa: per partecipare all’evento, i costi partivano da € 99,00 + commissioni, dove con questo prezzo avresti potuto vedere l’artista praticamente solo dai maxischermi (o con un buon binocolo). Nel frattempo, cominciano a circolare voci insistenti su un possibile rinvio del concerto al 2027 ed alcuni eventi rischiano di essere spostati in un’area più piccola, chiamata Iren Green Park, il Boulevard adiacente alla RCF Arena, per evitare che le immagini di una spianata semivuota girino sui social.

NB: i dati di vendita per le altre tre date del festival (4, 5 e 11 luglio)  non sono mai stati resi pubblici da C.Volo. Non è quindi possibile valutare la situazione complessiva delle prevendite. Le uniche cifre disponibili riguardano la serata di Travis Scott, riportate dalla Gazzetta di Reggio Emilia.

Nel frattempo, la questione politica si infiamma. Il Comune di Reggio Emilia chiede spiegazioni pubbliche a C.Volo. L’opposizione in consiglio comunale chiede la convocazione di una commissione speciale per fare luce su costi, contratti, responsabilità e piano di sicurezza. A meno di due mesi dall’inizio del festival, al Comune non risulta ancora presentato alcun piano per la gestione dell’ordine pubblico.

Quando tutto stava andando malissimo interviene pure Carlo Calenda chiedendo l’annnullamento del concerto per l’antisemitismo di Kanye West. Si intromette pure Matteo Renzi creando un turbinio di botta e risposta fuori controllo.

Lo stop del prefetto: perché Kanye West e Travis Scott non suoneranno

Il 29 maggio 2026, con una nota diffusa in tarda serata, la Prefettura di Reggio Emilia annuncia l’annullamento dei concerti di Travis Scott e Kanye West, previsti rispettivamente il 17 e il 18 luglio. Il provvedimento, firmato dal Prefetto Salvatore Angieri ai sensi dell’articolo 2 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, cita esigenze di tutela dell’ordine pubblico legate all’elevato afflusso di persone previsto nell’arco di 24 ore e all’assenza di un piano di sicurezza approvato.

Sulla decisione pesano però anche ragioni che vanno oltre la logistica, dato che nelle settimane precedenti, opposizioni politiche, Codacons e Comunità ebraica di Modena e Reggio Emilia avevano presentato istanza formale al prefetto chiedendo di impedire l’esibizione di Kanye West in Italia. Il motivo è noto: negli ultimi anni West ha rilasciato dichiarazioni pubbliche antisemite e filonaziste, arrivando in più occasioni a elogiare Hitler, salvo poi scusarsi affermando di non essere né nazista né antisemita. Nulla di sensazionale, dato che concerti già annunciati in Francia, Polonia e Regno Unito erano stati cancellati per le stesse ragioni e il timore concreto di contromanifestazioni è emerso tra le motivazioni esplicite del provvedimento prefettizio.

Le reazioni politiche sono immediate e divise. Matteo Renzi definisce lo stop “una follia”. Di parere contrario il Governatore dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale e il segretario di Azione Carlo Calenda, che avevano invece sostenuto pubblicamente l’annullamento nelle settimane precedenti.

Nel frattempo, il team dell’ex Hellwatt (quello facente capo a Milani) annuncia l’intenzione di avviare una class action contro C.Volo, accusandola di aver ingannato i consumatori cambiando nome e concept al festival. Il resto di Pulse of Gaia ( le tre date del 4, 5 e 11 luglio) è per ora confermato, mentre i rimborsi per i biglietti delle serate annullate saranno gestiti tramite Ticketmaster e Vivaticket entro il 19 luglio.

NB: l’esito della class action annunciata dal team Hellwatt è al momento sconosciuto. Il contenzioso legale tra Milani e C.Volo sul marchio è ancora in corso alla data di pubblicazione di questo articolo.

La pagina instagram di Hellwatt è da leggere: annuncia class action, ripresa dei concerti, cose assurde

Un fallimento che riguarda tutti

Il disastro era pari al Fyre Festival ma almeno qui si sono fermati prima grazie alla politica.

Hellwatt nasce dall’ambizione legittima di portare qualcosa di grande in un posto che faticava a riempirsi. Finisce, almeno in questa forma, tra contenziosi legali, biglietti invenduti, un marchio conteso e un prefetto che firma un divieto.

La domanda che resta in sospeso riguarda come si costruisce un grande evento culturale in Italia: con quali competenze, con quale trasparenza, con quale responsabilità verso chi compra un biglietto fidandosi di un cartellone. Hellwatt è diventato l’esempio accademico di un festival mal organizzato, ma rappresenta anche la storia di istituzioni che hanno sostenuto pubblicamente un progetto senza fare le domande giuste, finché non era troppo tardi per farle.

Consigliamo di leggere l’analisi di questo disastro musicale fatta da Soundwall

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