L’intelligenza artificiale spoglia le donne: la denuncia di Francesca Barra

Camilla Fois

La giornalista Francesca Barra ha denunciato la scoperta di un sito online pornografico, in cui in una particolare sezione compaiono fotografie di donne dello spettacolo italiane: spogliate attraverso l’utilizzo dell’ intelligenza artificiale. Tra i volti noti coinvolti anche Chiara Ferragni e Angelina Mango.

Il sito, individuato per caso dalla giornalista, dopo un messaggio ricevuto da un suo follower, emerge a poca distanza dallo scandalo dei gruppi Facebook in cui alcuni uomini condividevano immagini private di fidanzate e mogli senza consenso, e dalla chiusura del forum “Phica.net”, dove venivano pubblicate foto di donne, comuni o famose, accompagnate da commenti degradanti sul corpo delle vittime.

Con l’avvento dell’AI si è superata un’altra soglia: ciò che un tempo restava un pensiero o una fantasia ora può essere “creato” e reso reale, bastano pochi click e un prompt ben scritto su IA a cui è stato applicato il c.d. “Jailbreak” per aggirare qualsiasi blocco.

Non è un caso isolato – gruppi Facebook e forum come Phica.net

Come il precedente sito Phica.net, anche questo forum in questione non è attivo dall’altro ieri, bensì da undici anni. Questo ci restituisce uno spicchio della realtà italiana — o forse globale — in cui le donne sono oggetto del desiderio sessuale di uomini in modo spregevole, perché senza il consenso della controparte.

Infatti, Francesca Barra commenta il fatto con queste parole «Non è pornografia, è violenza. Il problema non sono le immagini, ma l’assenza di consenso. Una donna deve poter decidere sul proprio corpo.»

post di denuncia giornalista e scrittrice Francesca Barra
Il post di denuncia della giornalista e scrittrice Francesca Barra

Perché alcuni uomini si rifugiano nei forum online

Con la diffusione di massa dei social network e di Internet, alcune categorie di uomini hanno trovato nel digitale una sorta di rifugio. Un luogo dove confinare e rendere reali certe fantasie.
Come spiega Francesca Barra, il problema non è l’immagine in sé, ma l’assenza di consenso.

Dal pensiero alla realtà virtuale

Un tempo, una fantasia erotica di questo tipo restava confinata nella mente o, al massimo, veniva condivisa tra amici, in contesti come il bar, il calcetto o una festa.
Oggi, invece, con l’arrivo dell’intelligenza artificiale e dei nuovi strumenti digitali, le fantasie possono diventare immagini reali: bastano prompt specifici e foto generiche di attrici o donne comuni per generare contenuti estremamente realistici.

La società della performance e la fuga dal reale

Viviamo in una società sempre più incasellata nella logica della performance, dove bellezza, status e denaro dettano le regole del desiderio.
Questo ha reso più difficile l’approccio con l’altro sesso: molti uomini si sentono insicuri e inadeguati e spesso per vissuti personali o emotivi amplificano il senso di isolamento e diversità.

Allo stesso tempo, in questi ambienti continua a sopravvivere un immaginario prevaricatore, in cui la donna viene percepita come oggetto e non come una persona.
In questo contesto, alcuni uomini cercano rifugio nei forum: spazi anonimi in cui si cerca di “fare gruppo”, condividendo le proprie “fantasie” in modo disfunzionale e tossico.

Il sesso che si sgancia dalla realtà

Secondo un’indagine della Società Italiana di Andrologia, il sesso tra gli under 35 italiani è sempre più virtuale e disconnesso dalle relazioni reali.
Un ragazzo su tre dichiara di vivere solo rapporti online, e l’11% cerca partner sessuali esclusivamente sul web.
Il 30% frequenta chat erotiche o siti pornografici quotidianamente, mentre il 50% si dice insoddisfatto dei rapporti reali.

Ma il dato più preoccupante è un altro: oltre 1,6 milioni di persone tra i 18 e i 35 anni non hanno mai fatto sesso, e circa 220.000 coppie stabili nella stessa fascia d’età hanno smesso del tutto di farlo.

Dietro questi numeri non c’è solo una crisi del desiderio: c’è un’intera generazione che ha spostato la sfera sessuale nel digitale, dove il corpo è filtrato, il rischio del rifiuto scompare e il controllo diventa totale.

Il rifugio virtuale

Il virtuale diventa così un luogo sicuro, dove si può desiderare senza esporsi, immaginare senza essere giudicati e ottenere gratificazione immediata senza la complessità del contatto umano.
In questo scenario si inseriscono i forum scoperti da Francesca Barra e quelli precedentemente chiusi: spazi dove la sessualità si deforma in consumo e appropriazione.

Luoghi “safe” solo in apparenza, in cui uomini incapaci di vivere relazioni reali trovano una via alternativa, distorta e violenta, per riaffermare controllo e potere sul corpo femminile.

Quando la tecnologia diventa complice

Con l’arrivo dell’intelligenza artificiale, la dinamica ha fatto un salto di livello.

L’AI diventa lo strumento perfetto per una nuova forma di violenza sessuale, perché unisce due pulsioni già presenti: il desiderio di controllo sul corpo femminile e la fuga dal contatto autentico. Se fino a poco tempo fa occorreva sottrarre foto intime alle proprie vittime, oggi chiunque potrebbe essere oggetto di pornografia tramite una semplice IA.

E non è semplice pornografia. È l’illusione del possesso indipendentemente dal consenso, l’estensione digitale di un immaginario sessualizzante che, da secoli, trasforma virtualmente le donne in rappresentazioni manipolabili.
La differenza, oggi, è che la tecnologia permette di farlo senza limiti.

Ma usare l’intelligenza artificiale è davvero violenza?

Tutti siamo d’accordo: non dovrebbe succedere. L’AI non è nata per spogliare le donne. Eppure succede. Ovunque.

Ci sono forum ed intere community online come Reddit, per dirne uno,  dove gli utenti si scambiano prompt “magici” per aggirare i blocchi. E rendere reali fantasie che dovrebbero restare tali.

La tecnologia corre, le leggi arrancano

L’intelligenza artificiale cresce a una velocità assurda, settimana dopo settimana e le leggi non riescono a starle dietro.

Io, da persona qualunque, mi sono fatta una domanda: so che creare immagini di donne nude con l’AI è sbagliato. Lo sappiamo tutti. Ma c’è una parte di me che sente uno scarto, un click e una specie di confusione.

Questo “click” lo sento perché, alla fine, quelle immagini non esistono. Sono finte. Come un filtro per invecchiare un selfie o cambiare colore ai capelli. E allora: dov’è il limite?

Quando un contenuto è “solo virtuale” e quando diventa violenza? Il confine è sottile, quasi invisibile.
Soprattutto per chi non si fa domande, o non ha scrupoli.

Capire non vuol dire giustificare

Se perfino io — che mi considero una persona analitica, riflessiva e pure donna, quindi potenzialmente vittima — riesco a intuire come e perché certe persone possano spingersi così in là, forse il punto è un altro: non bastano indignazione e articoli.

Servono regole. Politiche europee, coordinate e chiare.
Perché non possiamo lasciare una tecnologia così potente senza freni.

Una giungla digitale

Alcune AI, come ChatGPT, hanno limiti molto rigidi: non ti fanno nemmeno cambiare il colore dei capelli in una foto. Ma non tutte sono così. Sora, ad esempio,  è molto più libera. E questo è il problema. Per quanto sia ancora in una fase beta, ad oggi il social network da la possibilità a chiunque di registrare il proprio volto in 3D e di regolare chi può utilizzarlo oppure no. Ma chi non si registrerà, come sarà protetto? Vale la pena affidarsi alle policy interne autoimposte dalle big techs?

Siamo nella stessa fase dei social nel 2010: un far west digitale. Ogni settimana nasce una funzione nuova, e con lei nuovi modi per abusarne.

Io comunque sono convinta che non dobbiamo solo vietare e regolamentare, secondo me il passo più importante è cercare di educare la società con informazione collettiva.

Prima delle leggi servono le basi

Prima delle leggi servono le basi. E in Italia, diciamolo, quelle non ci sono proprio.

Non c’è una vera educazione digitale e neanche educazione sessuale, ormai vietatapersino alle medie per paura di plasmare le menti giovanili. Eppure sono proprio queste le due aree che servirebbero di più, oggi.

Perché non basta dire ai ragazzi “non mandare foto intime” o “non cliccare su certi siti”.
Bisogna insegnare loro che cosa significa consenso, che un corpo non è un file e che anche nel virtuale esiste un confine etico, perché da un uso scorretto della tecnologia non derivano solo fenomeni di deepfake a scopo sessuale, ma anche di cyberbullismo, frodi e furti di identità che possono colpire chiunque.

Nelle scuole non si parla di sicurezza online e neanche di desiderio, rispetto, o responsabilità emotiva.
 Si insegnano mille volte la storia dei dinosauri e del popolo Babilonese, ma non come gestire una relazione, né come distinguere il desiderio dal possesso.

E così cresce una generazione che impara il sesso da Pornhub, l’amore da TikTok e il consenso… da nessuno.
Serve un cambio di rotta: educare non solo su concetti teorici con lo stesso programma dei nostri nonni ma anche alla tecnologia e alle relazioni — anche digitali — con empatia, rispetto e consapevolezza.

Perché la tecnologia non è il male. È solo uno specchio.
Il male è quello che facciamo con le nostre mani — e adesso, anche con i prompt.

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