- Impatto del conflitto sui mercati energetici
- Il Piano REPowerEU
- Il caso italiano: riduzione della dipendenza dal gas russo
- Piano Mattei: un focus sulle politiche energetiche
- Accordi Italia-Arabia Saudita: cooperazione energetica e industriale
- Cooperazione energetica: idrogeno verde e rinnovabili
- Accordi industriali e finanziari
- Investimenti italiani in Arabia Saudita
- Accordo Italia-Libia: cooperazione energetica e strategica
- Considerazioni finali sulla situazione energetica in Italia dopo la guerra in Ucraina
- Scrivi e fai video per Il Progressista
- Supporta Il Progressista
Articolo scritto in collaborazione con Energy Break
La guerra russo-ucraina ha messo a nudo tutta la fragilità della dipendenza energetica europea dalla Russia, aprendo una fase di trasformazioni profonde nelle politiche di approvvigionamento e nelle strategie di transizione. Prezzi alle stelle, crisi dei gasdotti e nuove alleanze internazionali hanno accelerato la ricerca di fonti alternative, spingendo l’UE e l’Italia verso una riconfigurazione del proprio futuro energetico tra sostenibilità, sicurezza e accessibilità.
La dipendenza energetica dell’UE prima del conflitto russo-ucraino del 2022
Impatto del conflitto sui mercati energetici
L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel febbraio 2022 ha avuto conseguenze profonde sul mercato energetico globale e sull’approvvigionamento di materie prime in Europa. La crisi ha messo in evidenza la fragilità della dipendenza europea dalle forniture energetiche russe, portando i governi europei a ripensare alle proprie strategie.
Nel 2021, infatti, l’Unione Europea importava 155 miliardi di metri cubi di gas naturale dalla Russia, rappresentando circa il 45% di importazioni di gas da paesi terzi, oltre a petrolio e carbone. Negli ultimi anni l’UE è riuscita a ridurre progressivamente gli scambi commerciali con Mosca, utilizzando l’energia come strumento di pressione geopolitica, ed oggi la percentuale di importazioni di gas è scesa al 15%, con valori pari a 43 miliardi di metri cubi.
In questo scenario di instabilità, è emersa la necessità di assicurare la sicurezza energetica, favorendo la diversificazione delle fonti di approvvigionamento per ridurre la dipendenza verso pochi fornitori. Secondo l’International Energy Agency (IEA) per sicurezza energetica si intende la disponibilità ininterrotta di fonti energetiche a un prezzo accessibile, ma oltre a queste due dimensioni emerge anche l’importanza di perseguire la sostenibilità del sistema energetico. Si delinea così il cosiddetto trilemma energetico, ovvero il complesso equilibrio tra accessibilità, sicurezza e sostenibilità. Tuttavia, si tratta di dinamiche difficili da bilanciare e il conflitto russo-ucraino lo ha dimostrato.
Il conflitto ha avuto effetti immediati e significativi sul settore energetico europeo, costringendo diversi Paesi a prendere misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza.
Tra le conseguenze più evidenti vi è stata la riapertura di alcune miniere di carbone, una scelta adottata da Stati come la Germania per compensare la riduzione delle forniture di gas russo.
Tuttavia, questa decisione ha avuto un costo ambientale rilevante, con un conseguente aumento delle emissioni di CO₂, in contrasto con gli obiettivi di decarbonizzazione dell’UE.
Un altro impatto diretto è stato l’impennata dei prezzi del gas: nell’agosto 2022 il mercato ha raggiunto livelli senza precedenti, con il prezzo del gas nell’hub olandese TTF (Title Transfer Facility) che ha toccato i 350 €/MWh.
Questo aumento vertiginoso ha avuto ripercussioni drammatiche sulle economie europee, colpendo in modo particolare famiglie e imprese, che si sono trovate a far fronte a bollette energetiche insostenibili.
L’Italia, essendo fortemente dipendente dal gas per la produzione di elettricità (che nel 2021 rappresentava il 43,7% del mix energetico), ha subito un impatto particolarmente severo, con un forte incremento dei costi dell’energia elettrica.
La crisi ha evidenziato la vulnerabilità del sistema energetico nazionale e la necessità di accelerare la transizione verso fonti più diversificate e sostenibili.
A rendere ancora più critica la situazione è stata la chiusura parziale o totale di gasdotti strategici, come Nord Stream 1, che ha reso urgente la ricerca di nuovi fornitori e l’espansione delle infrastrutture per l’importazione di gas naturale liquefatto (GNL).
Questo ha spinto l’UE a stringere nuovi accordi con Paesi come Norvegia, Algeria, Stati Uniti e Qatar, con l’obiettivo di ridurre ulteriormente la dipendenza dal gas russo e rafforzare la sicurezza energetica del continente.

Fonte: ACER . I prezzi dei contratti month-ahead (ndr. con consegna il mese successivo) del Title Transfer Facility (TTF) olandese e dell’European Energy Exchange (EEX) tedesco sono utilizzati come indicatori di riferimento per la determinazione rispettivamente dei prezzi di gas ed elettricità.
La guerra ha quindi enfatizzato la difficoltà nel rispettare tutti e tre gli elementi del trilemma energetico, a danno soprattutto dei cittadini e dell’ambiente.
Ne è conseguita la volontà urgente degli Stati membri di adottare misure per rafforzare la diversificazione delle fonti di energia e perseguire in maniera ancora più tempestiva la decarbonizzazione energetica. In questo contesto, il piano REPowerEU rappresenta una risposta concreta e ambiziosa dell’Unione Europea per affrontare la crisi e costruire un futuro energetico più sicuro e sostenibile.
Il Piano REPowerEU
REPowerEU è il piano strategico dell’Unione Europea, presentato dalla Commissione Europea il 18.05.22, per ridurre la dipendenza dell’UE dai combustibili fossili russi, accelerare la transizione energetica e rafforzare la sicurezza energetica.
Gli obiettivi principali sono la diversificazione delle fonti energetiche, con nuovi accordi con fornitori non russi, un aumento della produzione di energia da fonti rinnovabili, l’efficientamento energetico e la riduzione dei consumi, il sostegno economico alle imprese e alle famiglie colpite dall’aumento dei prezzi energetici.
Integrazione del piano REPowerEU nel PNRR (Missione 7)
Il piano per il potenziamento delle infrastrutture energetiche prevede diversi interventi strategici. Per quanto riguarda il gas, è prevista la realizzazione della Linea Adriatica – Fase 1 e il rafforzamento delle interconnessioni transfrontaliere per favorire l’export. Sul fronte dell’energia elettrica, si punta a migliorare i collegamenti tra Sardegna, Sicilia e il continente attraverso il Tyrrhenian Link, oltre a potenziare le interconnessioni con Austria e Slovenia.
Un’attenzione particolare è riservata alle energie rinnovabili, con incentivi dedicati alle PMI (piccole e medie imprese) che investono in autoproduzione e iniziative per lo sviluppo dell’idrogeno rinnovabile e il recupero di materiali critici.
In parallelo, vengono introdotte misure per l’efficienza energetica, tra cui un regime di credito d’imposta per le aziende impegnate nella transizione ecologica e investimenti in infrastrutture per ridurre i consumi energetici.
Per accelerare il processo di transizione, si prevede anche una semplificazione delle autorizzazioni per nuovi impianti rinnovabili e una graduale riduzione dei sussidi dannosi per l’ambiente. Inoltre, per mitigare il rischio finanziario legato ai contratti di acquisto di energia rinnovabile (PPA), verranno implementati strumenti di supporto adeguati.
Infine, un piano di formazione mirato accompagnerà imprese e lavoratori nella trasformazione del settore energetico.
Il caso italiano: riduzione della dipendenza dal gas russo
L’Italia, fortemente dipendente dal gas russo (40% delle importazioni nel ‘21), ha attuato una drastica riduzione della sua esposizione, portando la quota di importazioni russe al 19,3% nel 2022 e al 4,6% nel 2023. Parallelamente, l’UE ha ridotto l’import di gas russo al 20% nel 2022 e all’8% nel 2023.
Un primo passo fondamentale è stato l’aumento delle importazioni da Paesi come Algeria, Azerbaijan, Norvegia, Qatar e Stati Uniti, con un forte aumento dell’utilizzo di gas naturale liquefatto (GNL).
Per sostenere questa strategia, si è puntato anche sul potenziamento della capacità di rigassificazione, attraverso la costruzione di nuovi impianti e l’ampliamento delle infrastrutture esistenti. Questo ha permesso di accrescere la capacità di importazione di GNL, rendendo l’approvvigionamento più flessibile e meno dipendente dai gasdotti tradizionali.
Un’altra misura chiave è stata l’aumento degli stoccaggi di gas, un elemento essenziale per garantire la sicurezza energetica nei mesi invernali.
Nel 2023, l’Italia ha raggiunto un livello di riempimento del 95% degli impianti di stoccaggio, assicurando una maggiore stabilità in caso di interruzioni nelle forniture.
Parallelamente, il governo ha promosso iniziative per migliorare l’efficienza energetica e ridurre i consumi di gas, incoraggiando comportamenti più sostenibili e ottimizzando l’uso delle risorse disponibili. A queste misure si sono aggiunti incentivi per la produzione di energia da fonti alternative, con l’obiettivo di accelerare la transizione verso un sistema energetico più indipendente e sostenibile.
Infine, per contrastare la volatilità dei prezzi e prevenire speculazioni di mercato, è stato introdotto un price cap sul gas, ovvero un tetto massimo ai prezzi, per limitare le oscillazioni estreme e proteggere famiglie e imprese dagli aumenti eccessivi dei costi energetici.
Piano Mattei: un focus sulle politiche energetiche
Nel quadro dei cambiamenti geopolitici, il governo Meloni ha poi esposto la volontà di attuare il Piano Mattei, dal nome dell’importante presidente dell’Eni scomparso nel 1962.
L’idea è promuovere uno sviluppo sostenibile e condiviso con gli Stati africani, favorendo partenariati strategici in sei macroaree: istruzione e formazione, salute, acqua, agricoltura, energia e infrastrutture.
Tra gli aspetti più evidenti, emerge l’obiettivo di favorire un interesse condiviso con l’Africa in campo energetico, per mitigare ulteriormente la fornitura di materie prime dalla Russia e rendere l’Italia un hub energetico tra il continente africano ed europeo.
In tal senso, l’Italia ha investito in misura sempre maggiore nello sviluppo di infrastrutture per il trasporto di approvvigionamenti energetici, come in gasdotti.
Accordi Italia-Arabia Saudita: cooperazione energetica e industriale
Italia e Arabia Saudita hanno rafforzato la loro collaborazione con una serie di accordi strategici che coinvolgono settori chiave come energia, infrastrutture e innovazione tecnologica.
Questi accordi si inseriscono nel quadro della Vision 2030 saudita, il piano di trasformazione economica del Regno, e del Piano Mattei italiano, volto a intensificare le relazioni con i paesi africani e mediorientali, promuovendo investimenti e cooperazione industriale.
Cooperazione energetica: idrogeno verde e rinnovabili
Uno degli aspetti più rilevanti della collaborazione tra i due paesi riguarda il settore delle energie rinnovabili, con particolare attenzione all’idrogeno verde e ai suoi derivati, come l’ammoniaca. L’Italia, attraverso il gruppo assicurativo-finanziario Sace, ha siglato un importante accordo con la Saudi Electricity Company (SEC), la principale azienda elettrica saudita. L’obiettivo dell’intesa è sostenere lo sviluppo di un sistema elettrico più sostenibile in Arabia Saudita, fornendo garanzie finanziarie e agevolazioni per progetti innovativi.
Un ruolo di primo piano è stato assunto da Snam, leader europeo nel trasporto e stoccaggio del gas naturale, che ha avviato una partnership con Acwa Power, il principale operatore saudita nel settore delle energie rinnovabili e della desalinizzazione dell’acqua.
L’accordo prevede la creazione di una catena di approvvigionamento internazionale per il trasporto di idrogeno verde dall’Arabia Saudita all’Europa, con l’Italia come snodo strategico. Un elemento chiave della collaborazione è la possibile realizzazione di un terminale di importazione di ammoniaca verde in Italia, che faciliterebbe il trasporto di idrogeno lungo il SoutH2 Corridor, un’infrastruttura di 3.300 km che collega il Nord Africa all’Europa centrale attraverso il nostro paese.
Anche altre aziende italiane hanno stretto importanti intese nel settore energetico. De Nora ha avviato una collaborazione con Acwa Power per sviluppare nuove tecnologie di desalinizzazione dell’acqua, mentre Ansaldo Energia ha siglato un accordo per la realizzazione di progetti energetici sia in Arabia Saudita che in Africa.
Accordi industriali e finanziari
Un altro tassello fondamentale della cooperazione tra Italia e Arabia Saudita riguarda il settore industriale e finanziario. Sace, con l’obiettivo di sostenere le esportazioni italiane e promuovere nuovi investimenti, ha firmato accordi per un valore complessivo di 6,6 miliardi di dollari che prevedono un aumento delle esportazioni italiane verso l’Arabia Saudita, progetti infrastrutturali e di sviluppo urbano, investimenti in energia rinnovabile e mobilità sostenibile e la partecipazione di imprese italiane al mega-progetto urbano saudita Neom, che prevede lo sviluppo di infrastrutture, trasporti, edilizia e mobilità sostenibile, con un finanziamento da parte di Sace per un valore di 3 miliardi di dollari
Gli accordi includono anche intese con la Banca Araba per lo Sviluppo Economico in Africa, nell’ambito del Piano Mattei, con l’obiettivo di finanziare progetti infrastrutturali e di sviluppo economico nel continente africano.
Investimenti italiani in Arabia Saudita
Oltre alla cooperazione finanziaria, diverse aziende italiane hanno annunciato investimenti diretti in Arabia Saudita. Gewiss, multinazionale del settore elettrotecnico, ha deciso di investire 20 milioni di euro per rafforzare la propria presenza nel paese, promuovendo soluzioni per la mobilità elettrica e la gestione intelligente dell’energia.
Nel settore della cantieristica, Fincantieri ha consolidato la sua posizione nella regione con la creazione di una nuova controllata, Fincantieri Arabia for Naval Services, fondata nel 2024 per sviluppare nuove opportunità di business.
Gli accordi firmati riguardano sia la cantieristica civile che lo sviluppo della cybersecurity navale, dimostrando il crescente interesse dell’Arabia Saudita per tecnologie avanzate legate al settore marittimo e della difesa.
Accordo Italia-Libia: cooperazione energetica e strategica
Italia e Libia hanno rafforzato la loro cooperazione nel settore energetico con un accordo storico da 8 miliardi di dollari firmato tra Eni e la compagnia statale libica Noc: l’intesa è stata siglata alla presenza della premier Giorgia Meloni e del primo ministro libico Abdul Hamid Al-Dbeibah. L’accordo prevede l’avvio della produzione di gas in due giacimenti offshore (“Struttura A” e “Struttura E”), un aumento della produzione di gas a partire dal 2026 con un plateau produttivo di 7,5 miliardi di metri cubi all’anno e un aumento delle esportazioni verso l’Europa, potenziando il gasdotto Greenstream, costruendo al contempo un impianto a Mellitah per ridurre l’impronta carbonica.
Nel 2022 Eni ha prodotto in Libia 9,3 miliardi di metri cubi di gas: di questi, 2,5 miliardi, ovvero poco meno di un terzo, è arrivato in Italia attraverso il gasdotto Greenstream, mentre 6,8 miliardi di metri cubi sono stati destinati al mercato domestico, per la generazione di elettricità.
L’Italia, dopo la decisione della Russia di ridurre i flussi di gas verso l’Europa ha avviato un piano di diversificazione delle fonti di approvvigionamento che ha nell’Algeria il tassello principale: grazie alle intese sottoscritte da Eni e Sonatrach, i flussi algerini sono destinati ad aumentare da 9 a 18 miliardi di metri cubi annui al 2024.
Gli accordi di cooperazione energetica si intrecciano con quelli strategici di gestione dei flussi migratori, che prevedono la «cooperazione con l’autorità libica in relazione alla Guardia costiera». In sostanza, l’Italia consegnerà alla Guardia costiera libica cinque nuove motovedette.
Da anni la cosiddetta Guardia costiera libica è finanziata e addestrata dall’Italia e dall’Unione Europea per fermare le partenze dei migranti dalle coste libiche, con ogni mezzo. Rimane comunque un corpo piuttosto irregolare e disorganizzato: soccorre chi vuole, quando vuole, e con i metodi che vuole, spesso violenti.
Oltretutto, in un secondo momento, riporta le persone intercettate sulle coste libiche e le riconsegna ai trafficanti e ai gestori dei centri per migranti, dove le torture e gli stupri sono sistematici: in tale contesto si è aperto lo scontro per il caso Almasri.
Considerazioni finali sulla situazione energetica in Italia dopo la guerra in Ucraina
In conclusione, la guerra russo-ucraina ha impresso uno slancio decisivo alla transizione del settore energetico europeo e italiano. La necessità di ridurre la dipendenza dal gas russo ha infatti portato i Paesi dell’Unione Europea a diversificare le proprie fonti di approvvigionamento e a rafforzare le collaborazioni con partner strategici, tra cui la Norvegia, gli Stati Uniti, i Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, oltre a investire in maniera sempre maggiore nelle fonti rinnovabili.
In Italia si assiste anche ad un rinnovato interesse per l’energia nucleare, con il Governo che vede positivamente l’introduzione di tecnologie nucleari di ultima generazione, in particolare i reattori modulari di piccola taglia.
Sebbene il dibattito rimanga polarizzato, diversi partiti politici sostengono come l’energia nucleare possa essere parte di una possibile soluzione alla sicurezza energetica e al raggiungimento degli obiettivi climatici. Questo, insieme ad un rafforzamento dell’elettrificazione, dove solare, eolico, idroelettrico, geotermico e biomasse giocano un ruolo di primo piano nel contesto attuale, rappresentando il 41,2% del fabbisogno energetico nazionale al 2024.
In questo scenario di transizione, il futuro dell’energia italiano ed europeo si delinea dunque caratterizzato da importanti potenzialità. Tra queste, l’emergere della regione africana a partner strategico chiave, sia nel quadro del Piano Mattei che attraverso la nuova DG MENA dell’Unione Europea, nata con l’obiettivo di consolidare la cooperazione tra gli Stati membri e i Paesi del Medio Oriente, del Nord Africa e del Golfo.
Tuttavia, l’assenza a livello europeo di un mercato unico dell’energia rappresenta un forte limite che potrebbe rallentare la transizione energetica. La frammentazione delle politiche nazionali comporta differenze significative nei prezzi dell’energia tra i vari Paesi, ostacoli agli investimenti e alla competitività industriale. Per superare queste criticità, diventa pertanto importante ampliare il Mercato Unico al settore energetico, al fine di armonizzare le strategie di decarbonizzazione e di sicurezza energetica, ed equilibrare così le dimensioni del trilemma energetico, garantendo accessibilità, sostenibilità e sicurezza.
Scrivi e fai video per Il Progressista
Se hai meno di 30 anni e vuoi raccontare il mondo dalla prospettiva della Generazione Z, unisciti a noi: articoli, interviste, video e contenuti per cambiare davvero le cose.
Supporta Il Progressista
Con 10€ realizzi un articolo o un contenuto video. Paghiamo i giovani il doppio rispetto agli altri giornali. Il nostro giornale è libero e indipendente: vive solo grazie alla community. Sostienici con una donazione e aiutaci a garantire un’informazione libera, indipendente e fatta dai giovani per i giovani.