Elezioni regionali: chi vince e chi perde

Giacomo Scotton

Dalle regioni “feudo”, all’avanzata della Meloni, all’astensionismo cronico

Domenica 23 e Lunedì 24 sono stati chiamati alle urne i cittadini di Veneto, Puglia e Campania per eleggere i loro nuovi Governatori. In Veneto ha vinto la destra, in Puglia e Campania la sinistra. Risultato scontato? Forse, ma forse anche per il lascito dei Governatori uscenti, Zaia in Veneto in 3 mandati (15 anni) e De Luca in Campania in 2 mandati (10 anni), Michele Emiliano in Puglia in 2 mandati (10 anni), che hanno lasciato un segno indelebile nel loro territorio. E’ bastato? no, visto che comunque più di metà degli elettori non sono proprio andati a votare, come mai? Ma ci sono stati comunque piccoli segnali di cambiamento per gli equilibri politici nazionali

Analisi di BiDiMedia Sondaggi sui voti post elezioni regionali dei partiti

Vincitori e vinti formali – un pò di dati

In Veneto ha vinto Alberto Stefani, che si è definito “il sindaco dei veneti” (coalizione di centrodestra) con circa 64,4% dei voti. La Lega risulta il primo partito regionale con il 36,28%, prendendo il doppio di Fratelli d’Italia,18,69%, a seguire Forza Italia al 6,30% e altri. Come storicamente accade in Veneto, la coalizione di centro sinistra, in queste elezioni capitanata da Giovanni Manildo, è stata sconfitta attestandosi al 28,88% (Pd con il 16,60%, Avs al 4,64% e il M5S al 2,20%). A sorpresa ce la fa ad entrare in Consiglio regionale anche il medico “no vax” Riccardo Szumski, che raggiunge il 5,13%. Non ce l’hanno fatta invece Marco Rizzo (Democrazia sovrana e popolare) che si attesta all’1,09% e Fabio Bui (Popolari per il Veneto) allo 0,51%.  

In Puglia ha vinto Antonio Decaro, europarlamentare ed ex sindaco di Bari (coalizione di centrosinistra con M5S) con il 63,97% dei voti (circa 919.665 preferenze per Decaro). Il principale avversario, il candidato di centrodestra Luigi Lobuono, si è fermato al 35,13%. I Dem sono la prima lista, con il 25,91% dei voti, in seconda posizione c’è Fratelli d’Italia, che ha ottenuto il 18,73% dei consensi. La lista Decaro presidente è al 12,72%. Tra i partiti nazionali, il Movimento 5 Stelle è al 7,22%, mentre AVS è al 4,09%. Guardando alla coalizione di centrodestra, dietro Fdi c’è Forza Italia al 9,11%, poi la Lega è all’8,04%. Non ce l’hanno fatta Noi Moderati allo 0,83% e La Puglia con noi allo 0,08%. Così come per gli altri candidati, la lista Puglia pacifista e popolare si è fermata allo 0,51% e Alleanza civica per la Puglia allo 0,13%.

In Campania ha vinto Roberto Fico (coalizione di centrosinistra + M5S) con circa 60,63% dei voti, L’esponente del centrodestra Edmondo Cirielli è invece fermo al 35,72%. Il Partito democratico risulta la lista più votata: ha raccolto il 18,41% dei voti.

In seconda posizione c’è Fratelli d’Italia, che ha ottenuto l’11,93% dei consensi. Forza Italia è al 10,72%Tra gli altri partiti nazionali, il Movimento 5 Stelle è al 9,12%, mentre AVS è al 4,66% . Sempre nel campo largo di centrosinistra, A testa alta è all’8,34%, Avanti Campania è al 5,89%, Casa riformisti per la Campania è al 5,82%, Roberto Fico presidente è al 5,41%, Mastella noi di Centro noi Sud è al 3,55%. Guardando alla coalizione di centrodestra, la Lega è al 5,51%, Moderati e Riformisti è al 4,70% 

Luca Zaia (Lega) e Vincenzo De Luca (PD). Due ras locali protagonisti di queste elezioni regionali

Cosa si evince dai dati? Una “monarchia” elettorale

Non ci sono state sorprese, in ogni Regione ha vinto la coalizione di partiti che era vincitrice anche alle precedenti elezioni. Questo per due motivi: sia perché negli anni, la mentalità della gente si è stabilizzata nel votare più o meno sempre gli stessi schieramenti (ad esempio, storicamente in Veneto vince sempre la destra, così come in Emilia Romagna sempre la sinistra), sia perché a volte da queste coalizioni viene fuori “l’uomo forte” che concentra su di sé, sulla sua persona, l’interesse degli elettori.

Non per niente le forti personalità e caratteri di Zaia e De Luca, li hanno resi celebri e sostenuti nelle rispettive regioni, facendole diventare quasi un loro “feudo” a discapito dei partiti. Va da sé che qualunque candidato del loro schieramento ci sia stato dopo di loro, al quale loro, a loro malgrado magari, dovevano dare appoggio, tale candidato vince a mani basse. 

Ma è stato palese anche come in queste, brevi, campagne elettorali, dei candidati si sia parlato poco, e si abbia piuttosto dato risalto al sostegno che davano ai candidati i Governatori uscenti, come un segnale di continuità, e “benedizione” per i futuri Governatori. Ma anche gli stessi candidati si son sempre detti (come in Veneto) fieri prosecutori dell’ottimo lavoro fatto dai rispettivi governatori uscenti, e questo ha spesso messo poco in risalto i programmi elettorali dei candidati stessi (se programmi si possono chiamare). 

Come avviene nelle elezioni comunali, anche in quelle regionali c’è una componente elettorale che si basa sul voto “personale”, dove gli elettori guardano alla credibilità, alla storia e alla capacità amministrativa del candidato. I partiti restano importanti come macchine organizzative, ma spesso vengono percepiti come secondari rispetto alla persona che guiderà concretamente il territorio, questo vale di più per i candidati consigliere a cui dare la preferenza, perché magari si conoscono, si sono incontrati dal vivo, si son seguiti in eventi ecc. 

Emblematici in questa tornata elettorale sono gli esempi di Veneto e Campania:

Epoca Zaia in Veneto

La Lega in veneto, in fin dei conti ha preso “solo” il 36,28% contro il 16,92% + il 44,57% della Lista “Zaia Presidente” alle scorse elezioni del 2020, quando la coalizione di centro destra prese 1.883.960 voti, come si evince dal sito Eligendo del ministero dell’Interno , contro il 1.211.356 di adesso. Eppure, stessi partiti ma con Zaia come “sostenitore” e non più candidato.

Epoca De Luca in Campania

Similmente al Veneto, anche in Campania nel 2020, il PD prese il 16,90% e la lista De Luca Presidente il 13,30%, contro l’attuale 18,41% del PD e il 5,41% di Fico Presidente. Nel 2020 votarono la coalizione di Centro sinistra 1.789.017 persone, contro 1.286.188 di adesso. 

Quindi si può dire che nella politica locale, comunale come regionale, sia importante di più la persona, il suo carisma ed idee che ha, rispetto al partito che tale persona rappresenta. Questo dimostra come la gente preferisca avere un leader, una persona forte e carismatica a guidarli, piuttosto che votare soltanto seguendo l’ideologia e credo politico. Tutte cose che non ci sono state per i nuovi candidati (es. Stefani non lo conosceva nessuno e si è “pubblicizzato” poco e per poche settimane).   

L’altro vincitore: la Meloni 

Il vero “quasi vincitore” di queste elezioni è stato Fratelli d’Italia, che è stato il secondo partito più votato in tutte le regioni, ha preso persino più dei 5 Stelle in Campania.

Si è in pratica imposto come successore di Berlusconi prima e Salvini poi, nelle coalizioni di destra, e questo mostra come la personalità di Meloni a livello nazionale stia avendo, ancora per il momento, lo stesso effetto che Zaia ha avuto per i veneti e De Luca per i Campani. 

Si sta parlando in questi tempi di Conte come leader favorito in una coalizione di centro sinistra, seppure i risultati dei 5 Stelle non sono stati eccellenti come ci si aspettava, in termini assoluti sono in calo, dal -16,8% in Campania (rispetto alle passate elezioni regionali) al -52% del Veneto. Eppure i sondaggi danno Conte, come persona, leader preferito alla guida del centrosinistra.

D’altronde la politica è fatta di persone, votate da persone per gestire la comunità di cittadini, quindi l’ideologia conta ma, parafrasando il ministro Tajani, fino a un certo punto. 

Affluenza e astensione: perché succede?

L’astensione crescente è ormai un fenomeno strutturale della democrazia italiana: alle regionali 2025 l’affluenza è scesa al 43,6%, meno di un elettore su due, ed è il segnale di una distanza profonda tra cittadini e istituzioni, che rischia di delegittimare i governi locali e di trasformare l’astensionismo in un vero “attore politico invisibile”. Molti cittadini percepiscono che i risultati siano già scontati e che i partiti non rappresentano più le loro esigenze e le regionali hanno confermato quasi ovunque le maggioranze uscenti, alimentando la sensazione che il voto non cambi nulla. I cittadini vedono le istituzioni come autoreferenziali, incapaci di rispondere alle sfide globali (crisi economiche, lavoro, tecnologia). Al tempo stesso c’è sempre meno radicamento territoriale, le liste civiche e i candidati personali contano molto, ma i partiti nazionali faticano a mobilitare elettori.

La colpa è anche dei partiti

Ma la colpa è anche del sistema politico stesso e vi riporto l’esempio della mia regione, il Veneto. Gran parte delle persone manco sapeva che si votava, nei giornali e in TV (anche quelle locali) l’han reso noto neanche un mese prima del voto, e ne hanno comunque parlato poco, e non si capiva chi erano i candidati a parte i due principali (di destra e sinistra), e comunque di loro si diceva ben poco, e soprattutto, a parte qualche battuta in qualche giornale che riportava in modo generale e generico qualche idea su cosa ha detto avrebbe fatto questo e quel candidato, non c’era uno straccio di programma. I programmi, se così si possono chiamare, i partiti e le liste civiche li hanno pubblicati nei canali online a poco più di una settimana di distanza dalle votazioni.

Ma anche un altro punto: a molti, me incluso, non è piaciuto che i leader delle coalizioni (sia destra che sinistra) siano stati decisi e imposti dall’alto (dai leader nazionali dei loro partiti e da logiche interne regionali di partito) e non dai veneti. Chi ci dice che tali candidati erano la migliore opzione per i veneti? Come possono dimostrare competenza e merito per coprire un ruolo così importante come Governatore regionale?  

Sii tu il cambiamento della politica!

Alle ultime elezioni nel tuo territorio, sei andato/a a votare? Se non l’hai fatto sei in buona compagnia, però questo non è positivo. Nel bene o nel male siamo in una democrazia che abbiamo conquistato con varie guerre, rivoluzioni e milioni di morti negli ultimi duecento anni.

Sicuramente è anche colpa della politica, visto che c’è sempre meno qualità, serietà, costruttività e lungimiranza, però sta a te contribuire a cambiare le cose! Come? informandoti online, magari con l’IA chi sono i candidati e consiglieri, che programmi hanno, e cercando di capire chi votare, fosse anche il meno peggio di quella tornata elettorale. Non ti piace nessuno? Allora informati online se esistono altri partiti o associazioni politiche nuove e alternative, vedi se ti piacciono e dagli una mano come volontario/a a farle crescere e conoscere. Siamo noi cittadini l’essenza della democrazia e siamo noi la speranza per noi stessi e la comunità. 

Se per caso ti ritrovi in questa condizione, se ti va, informati sulla nostra associazione politica chiamata “Riforma e Progresso” su www.riformaeprogresso.it. Abbiamo sempre bisogno di gente che porti idee, supporto, costruttività o semplice aiuto (online o sul territorio). 

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