Da Calabresi a Lupi passando per il Panino Giusto, chi sarà il nuovo sindaco di Milano?
A Milano si è già aperta la partita per la successione al sindaco Sala, prevista per la primavera del 2027. Tra urbanistica e sicurezza, i vari schieramenti faticano a trovare un nome unitario. Ecco chi sono i candidati in campo a sinistra, a destra e al centro, sia quelli dichiarati che quelli vociferati.
1. L’eredità di Sala
Milano si trova nella particolare situazione di avere un sindaco, Giuseppe Sala, al termine del suo ultimo mandato, rieletto nel 2021 al primo turno da quasi due elettori su tre, ma calato oggi al 41% di popolarità e visto come un appestato da buona parte degli alleati.
Le critiche riguardanti la sicurezza e l’approccio green non sono mancate durante il suo primo mandato (così come lo spot #Milanononsiferma in tempo di pandemia), ma, al tempo, la rielezione plebiscitaria di Sala era così certa che il centrodestra fece fatica a trovare un agnello sacrificale, infine individuato nel pediatra Luca Bernardo.
Oggi la situazione è diversa: il dibattito sulla sicurezza è continuato, mentre nel 2025 si sono aggiunte le inchieste sull’urbanistica, due tematiche che sono state da un lato ridimensionate e dall’altro strumentalizzate, ma che riflettono preoccupazioni e problemi reali. A ciò si aggiunge la spaccatura nella maggioranza negli ultimi mesi, con la quasi-fuoriuscita dei Verdi in protesta con il mantenimento del gemellaggio con Tel Aviv – un contrappasso, per colui che da destra viene descritto come il sindaco di ciclabili e ZTL e che nel 2021 aveva ventilato un’iscrizione al Partito Verde Europeo.
Sindaco che, comunque, ancora l’anno scorso apriva a un (impossibile) terzo mandato.

Giuseppe Sala
2. Sinistra, centro, destra
Ma le vicende di Sala non ingannino, dato che a disapprovarlo sono soprattutto gli astensionisti. D’altra parte, però, ciò non significa che il gradimento verso la città o il centrosinistra siano altrettanto bassi.
Dal campo progressista, i nomi che circolano di più sono Pierfrancesco Majorino (capogruppo del PD in Regione già scontratosi col presidente Fontana) e Mario Calabresi (ex-direttore giornalistico, oggi a Chora Media); Sala, dal canto suo, preferirebbe la propria vice Anna Scavuzzo o l’assessore Emmanuel Conte.
Il centrodestra è altrettanto (se non più) diviso: rispetto all’eurodeputato meloniano Carlo Fidanza, sembra essere Maurizio Lupi (già assessore, leader della quarta gamba del governo, Noi Moderati) a incassare il sostegno di Fratelli d’Italia, cattolici e Lega. Manca all’appello Forza Italia, che gradirebbe un ritorno della patria berlusconiana ai fasti di Albertini e Moratti (sindaci di PdL/FI), magari tramite delle primarie. Primarie recentemente rilanciate dalla stessa Lega.
Non c’è grande spazio per candidati di centro alternativi, e questo per effetto del sistema elettorale (anche se in Senato a destra si tenta di abbassare la soglia per vincere al primo turno) e della particolare vocazione liberal-riformista del capoluogo lombardo (espressa quasi continuativamente da decenni, quantomeno), che porta già destra e sinistra a occupare questo spazio: Calabresi, Conte e Lupi lo dimostrano, nonostante la vicinanza di Majorino alla corrente di Schlein. Ai centristi non resta così che affiliarsi a uno dei due poli, come qualcuno ipotizza che farà Azione, verso destra.

Maurizio Lupi
3. La Milano dei civici
Più affollato il campo civico, dove il fondatore della catena Panino Giusto, Antonio Civita, a inizio 2026 si è reso disponibile al centrodestra, lanciando poi l’associazione Tu alla presenza di Fontana, Albertini e membri di Fratelli d’Italia, con una retorica incentrata sulla sicurezza. Nel frattempo si è candidato anche Massimiliano Lisa, direttore del museo Leonardo3 e dirimpettaio del Comune stesso, con cui è in causa per la paventata chiusura; con la lista Milano Libera si presenta in alternativa alla «logica dei partiti […] nell’ambito urbanistico» a destra e sinistra. Tanto da includere in lista, forse, l’ex-procuratrice Tiziana Siciliano, responsabile delle indagini sull’urbanistica.
Sul fronte demografico, non sono disponibili sondaggi sulle generazioni più giovani (che nel 2021 preferivano Sala), ma il tema della movida fa trasparire qualche indizio: acclusa alla più generale insicurezza e microcriminalità da una retorica di destra anche giovanile (nonché da Lisa), che al contempo ne mal tollera alcuni strumenti di contenimento.
Insomma, l’apparente paradosso è quello di candidati civici minoritari ma piuttosto schierati (a differenza di quanto accade in comuni più piccoli) e di big a destra e sinistra più moderati e quasi “tecnicizzati” (su cui verterebbe persino la Lega): gli ultimi scontri Sala-Bernardo e Sala-Parisi hanno visto protagonisti candidati provenienti dal mondo “civico” e dai settori secondario e terziario, come già lo erano Albertini e Moratti e, molto prima, Ferrari, Cassinis, Bucalossi.
Le comunali del resto, dall’introduzione del suffragio diretto nel 1993 e soprattutto in città di tale rilievo nazionale, sono storicamente rampa di lancio o approdo di carriere più ampie.
Le domande sono molte, ma la prima che troverà risposta riguarda le primarie: le faranno a destra? E a sinistra, come chiede Majorino e com’è stato nel 2011 e 2016?
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