Per quasi trent’anni Askatasuna è stata una delle sigle più riconoscibili dell’antagonismo torinese: un luogo di aggregazione, iniziative sociali e conflitto, capace di costruire radicamento nel quartiere e, allo stesso tempo, di finire ciclicamente al centro di scontri politici e giudiziari.
Il 18 dicembre 2025 l’edificio di corso Regina Margherita è stato sgomberato e posto sotto sigilli, dopo una perquisizione collegata alle indagini su episodi di piazza delle settimane precedenti. Da lì, un’altra giornata che Torino conosce bene: presidio, corteo e tensioni serali. Questa è la storia di Askatasuna: cosa è stata, cosa ha rappresentato e perché la sua chiusura è diventata un fatto politico nazionale.
La storia
Il centro sociale Askatasuna nasce tra le strade di Torino come luogo di aggregazione e contestazione. Il primo tentativo risale al 5 gennaio 1996, quando un gruppo di militanti occupò uno stabile in via Verolengo, sgomberato pochi giorni dopo. La vera nascita del centro però si colloca il 15 ottobre 1996, quando una sessantina di militanti dell’area autonoma presero possesso di una palazzina in Corso Regina Margherita. La notizia arrivò sulle pagine dei giornali solo un mese più tardi.
Nei primi due piani dell’edificio si concentrarono quasi tutte le attività pubbliche: concerti, cene sociali, seminari e laboratori. Askatasuna si distinse fin da subito per la volontà di stabilire un forte legame con il quartiere Vanchiglia, promuovendo iniziative sui temi del diritto alla casa e al lavoro e attività dedicate all’infanzia. Ospitava sportelli per persone in difficoltà abitativa, laboratori artistici, una biblioteca, una camera oscura fotografica e una sala di registrazione, sequestrata dalla questura nel gennaio 2023.
La storia del centro è costellata di scontri con le forze dell’ordine: perquisizioni nel 1999 e nel 2001, aggressioni da parte di gruppi neofascisti nel 2000 e partecipazione a manifestazioni di massa che spesso sfociarono in tensioni e devastazioni, come nel febbraio 2002 contro Forza Nuova e nel marzo 2003 in supporto della causa palestinese. Militanti del centro occuparono simbolicamente sedi politiche, come quella provinciale dei DS nel 1999, e furono protagonisti di cortei contro i CPT, la ferrovia Torino-Lione e a difesa delle persone sfrattate.
Askatasuna fu anche luogo di incontri internazionali e di dibattito: ospitò esponenti dei movimenti anti-capitalisti e militanti storici come Miguel Rodriguez del Fronte di Azione Popolare cileno, Oreste Scalzone e Irmgard Moeller della Rote Armee Fraktion. Al suo interno nacque il collettivo femminista Rosso Fuoco e furono organizzate iniziative solidali, come la camera ardente per il sociologo Romano Alquati nel 2010.
Il centro sociale ebbe anche un ruolo concreto nelle occupazioni abitative: nel 2015 il collettivo PrendoCasa occupò un’ex conceria in corso Ciriè, chiamandola Spazio Popolare Neruda, che divenne casa per oltre cento persone e sede di servizi comunitari. Tra il 2016 e il 2018 alcuni membri combatterono al fianco dei ribelli curdi contro l’ISIS, sostenendo un modello di convivenza basato su ideali socialisti, ambientalisti e anticapitalisti.
I casi giuridici
Askatasuna è stata al centro di numerosi procedimenti giudiziari. Il primo riguarda gli scontri del 1º maggio 1999 a Torino, con 110 dimostranti processati per resistenza e lesioni, assistiti dall’allora avvocato Giuliano Pisapia. Gli eventi furono documentati in un film presentato al Torino Film Festival.
Nel 2000 un membro storico del centro fu condannato a quasi sette anni per attentati contro l’alta velocità in Valsusa, scatenando manifestazioni No TAV che paralizzarono la città. Manifestazioni simboliche come l’occupazione del Consiglio regionale del Piemonte nel 2001 segnarono l’opposizione al progetto Torino-Lione.
Tra il 2009 e il 2022 la magistratura torinese ha indagato a lungo i militanti di Askatasuna, con intercettazioni e testimonianze, trasformando l’accusa iniziale di associazione sovversiva in associazione per delinquere. Il processo di primo grado si concluse con l’assoluzione di tutti gli imputati. Nel frattempo, l’ex parlamentare Stefano Esposito fu condannato per diffamazione verso i manifestanti No TAV e Askatasuna.
La chiusura del centro sociale
Il 18 dicembre 2025 Askatasuna è stata sgomberata dopo la cessazione del patto di collaborazione con il Comune, interrotto a causa del mancato rispetto delle prescrizioni. L’edificio appare oggi murato, con falce e martello dipinti sulle pareti, banconi, arredi e sedie rimasti a testimoniare la vita quotidiana che si è fermata.
All’interno lavorano muratori per sigillare ogni accesso e mettere in sicurezza la struttura, mentre all’esterno decine di agenti presidiano il sito. Lo sgombero è stato preceduto da una perquisizione legata a indagini sugli scontri di piazza degli ultimi mesi: sei giovani sono stati trovati ai piani superiori, in aree teoricamente inagibili, provocando la rottura del patto con il Comune. Durante la protesta seguita allo sgombero, un corteo sfociò in violenze e l’intervento della polizia con idranti.
Oggi Askatasuna rimane un simbolo di lotta e contestazione, testimone della storia degli antagonisti torinesi e delle battaglie sociali che hanno attraversato la città negli ultimi trent’anni.
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