Estremismo, utopia e libero arbitrio
Immagina una realtà alternativa in cui la tua sveglia è un clone onesto di Matteo Salvini che fa l’elenco delle cose che non vanno nel mondo: quattro anni di invasione russa in Ucraina, un genocidio a Gaza, Trump al secondo mandato, l’inflazione, i dazi, i politici che si fanno i meme da soli, il futuro che si riduce a riferimento retorico privo di sostanza. Ma non cambia nulla dirai tu. Non è così: nella nostra realtà, almeno, hai una sveglia normale. Certo, questa è la mia visione e non per forza la tua. La reazione che hai davanti alla sveglia-clone, il fastidio o il sollievo che provi, è già un giudizio, dice se quella realtà alternativa, per te, è un’utopia o una distopia. Ed è esattamente da qui che voglio partire.
Da anni qualcuno ti spiega che il sistema non funziona, che le democrazie sono in crisi, che serve un cambiamento e così via. E poi? Poniamo che questo qualcuno abbia la soluzione in tasca.
Quanto e cosa saresti disposto a cedere per vivere in un sistema davvero ordinato? Poniamo anche che tu abbia già la risposta: quella risposta, la dai tu, o te l’hanno già data?
La città di Andrew Ryan
- La promessa
È il 1960. Sei in mezzo all’oceano Atlantico, su una barchetta, e davanti a te c’è solo un faro nel buio. Sali dentro, nel faro c’è un batiscafo. La porta si chiude alle tue spalle, il pavimento trema, inizi a scendere. Mentre scendi, parte un filmato di propaganda. Un signore con la voce calma e profonda comincia a parlare. È Andrew Ryan, il fondatore della città in cui stai per arrivare. Chiede: «Un uomo non ha diritto al sudore della sua fronte?» e subito «No», dice citando l’uomo a Washington, «appartiene ai poveri». «No», dice l’uomo in Vaticano, «appartiene a Dio». «No», dice l’uomo a Mosca, «appartiene a tutti». «Io ho rifiutato quelle risposte. Ho scelto qualcosa di diverso. Ho scelto l’impossibile. Ho scelto Rapture».
Le luci si accendono. Il batiscafo emerge dentro una baia sottomarina, e davanti a te scorrono grattacieli art déco illuminati al neon, insegne luminose, balene che nuotano tra le torri. Una città intera costruita sul fondo dell’oceano tra l’Islanda e la Groenlandia, lontana dai governi, dai prelati e dai segretari di partito.
Qui, pensi, potresti essere davvero libero. Qui se sei bravo prosperi, se sei stupido muori, e le tue catene sono solo quelle che ti sei messo da solo.
È questa la scena che apre BioShock, uno sparatutto in prima persona uscito nel 2007 e sviluppato da Irrational Games, lo studio fondato da Ken Levine. Ha venduto milioni di copie, ha vinto decine di premi per la narrativa ed è oggi considerato uno dei videogiochi più importanti mai prodotti.
- Chi è Andrew Ryan
Andrew Ryan nasce Andrei Rianofski, in Bielorussia nel 1911. Ha sei anni quando i bolscevichi espropriano la fattoria di famiglia. Fugge negli Stati Uniti, cambia nome, impara l’inglese nelle miniere, diventa ricco. E si convince che chi ti tassa e chi redistribuisce il tuo patrimonio, rappresenti solo una versione gentile dello stesso potere coercitivo. Il bolscevico e il funzionario del New Deal, per Ryan, non sono poi tanto diversi.
Poi arriva il 6 agosto 1945, Hiroshima. Ryan capisce che la sicurezza promessa dagli stati è la stessa sicurezza con cui possono ucciderti. Emigrare in un altro paese non cambierebbe nulla. Decide, allora, di costruirne uno proprio, con blackjack e squillo di lusso.

Il nome Andrew Ryan è un calco di Ayn Rand, la filosofa russo-americana che ha teorizzato l’oggettivismo, e Ryan è la sua incarnazione portata al limite.
Cos’è l’oggettivismo? Comincia da una domanda elementare: per chi devi vivere? La risposta di Rand è altrettanto elementare: per te stesso. Ogni persona esiste come fine, mai come strumento dei bisogni di qualcun altro. Sacrificarsi per gli altri è un disvalore, è un tradimento di sé.
Da questa premessa discende tutto. L’altruismo imposto diventa una forma di ricatto, perché ti fa sentire in debito per quello che hai conquistato da solo. Lo Stato che redistribuisce è la forma più alta di questo ricatto, perché toglie a chi produce per dare a chi non ha prodotto. Il libero mercato resta allora l’unico spazio moralmente autentico, perché è l’unico in cui gli esseri umani si scambiano valore per valore, senza che nessuno pretenda qualcosa in nome del sacrificio.
Nel suo romanzo-manifesto La rivolta di Atlante (1957), Rand immagina cosa succederebbe se gli uomini più capaci, gli industriali e gli inventori, smettessero di farsi sfruttare e abbandonassero il mondo. Il mondo, senza di loro, si fermerebbe.
In BioShock, Ryan fa la stessa cosa: porta i migliori sott’acqua, e li lascia liberi di costruire.
Tu saresti disposto a vivere a Rapture, se fossi sicuro di essere uno di loro?
- Rapture e l’anarco-capitalismo
Ma com’è Rapture? Non ci sono parchi pubblici, perché un parco pubblico è qualcosa che paghi tu per qualcun’altro. Niente ospedali gratuiti, perché la salute è una merce. La polizia funziona ad abbonamento. La scuola è privata, la luce è privata, l’aria che respiri è privata (ci sono letteralmente compagnie che possiedono le condotte dell’ossigeno). I sindacati sono vietati. I cartelloni pubblicitari recitano slogan del tipo «L’altruismo è una malattia».
Qui siamo già dentro un’altra ideologia, gemella ma più radicale dell’oggettivismo: l’anarco-capitalismo. L’idea è che lo Stato debba sparire del tutto. Tutto quello che oggi fa lo Stato, cioè la sicurezza, i tribunali, le strade, le regole, secondo l’anarco-capitalismo lo fa meglio il mercato, perché questo risponde a chi paga, mentre lo Stato risponde soltanto a sé stesso. La giustizia si compra come un’assicurazione. La polizia è un’azienda fra le altre. Anche le leggi smettono di valere per tutti e diventano contratti privati, validi solo tra chi li ha firmati. È la posizione di teorici come Murray Rothbard e David Friedman, ed è il capitalismo senza arbitro. Restano solo le parti in gioco e il prezzo che riescono a spuntare.
Conviene fermarsi un attimo, perché queste etichette si somigliano e vengono spesso confuse. L’oggettivismo è una filosofia morale e, in quanto tale, è solo la base etica da cui il programma politico nasce. L’anarco-capitalismo e il minarchismo sono invece due risposte espressamente politiche, e si distinguono su una domanda sola: lo Stato deve esistere?
Il minarchismo risponde di sì, ma il meno possibile. Lo Stato è come una guardia del corpo, esiste solo per proteggerti, con un esercito, con la polizia e con i tribunali, e si ferma lì. Fa rispettare le regole, ma non gioca la partita. È la posizione del filosofo Robert Nozick, il libertarismo ragionevole. L’anarco-capitalismo, come abbiamo visto, risponde di no. Anche la guardia del corpo è di troppo.
Il rapporto fra i tre è una scala. L’oggettivismo fornisce il perché morale. Il minarchismo ne ricava lo Stato ridotto al minimo. L’anarco-capitalismo fa un passo oltre e toglie anche quel minimo. Andrew Ryan sta su quest’ultimo gradino: Rapture è la promessa di nessuno Stato.
- La promessa mantenuta
Torniamo all’esplorazione. Inizi a camminare per la città e non c’è jazz, non c’è neanche dello champagne da bere. Le insegne al neon sono ancora accese, il tanto che basta ad illuminare i cadaveri sotto di esse. C’è sangue sulle pareti. Ci sono tossici quasi ovunque, gli Splicers, abitanti trasformati in mostri perché si sono iniettati troppo ADAM, la sostanza che permette di riscrivere il DNA e diventare super-uomini. Due grandi imprenditori, Ryan e un certo Frank Fontaine, si sono mangiati la città in una guerra civile per il suo monopolio. La guerra è finita e hanno perso tutti. Le bambine, chiamate Sorelline, sono diventate contenitori biologici di ADAM, usate da Fontaine come macchine da reddito.
C’è una meccanica di gioco interessante che riguarda le Sorelline. In realtà non ci sarebbe neanche da ragionarci troppo, perché basta un minimo di empatia per capire che fuori da un videogioco la possibilità di sacrificare una bambina per ottenere più ADAM non ingolosirebbe nessuno. Salvo casi limite, tipo quello in cui il tuo nome compaia negli Epstein Files. Ma questa è un’altra storia.
L’esercizio utile, semmai, è un altro. Usare l’esperimento mentale del velo d’ignoranza, formulato dal filosofo John Rawls (Una teoria della giustizia, 1971), per capire fino in fondo, se ce ne fosse ancora bisogno, perché una città come Rapture non è desiderabile. Prima però vediamo la meccanica. Quando incontri una Sorellina, dopo aver abbattuto il Big Daddy che la protegge, hai una scelta. Salvarla: torna una bambina normale, ottieni poca ADAM. Raccoglierla: la uccidi di fatto, ottieni molta più ADAM, subito.
Adesso il velo. Immagina di dover scegliere le regole di Rapture prima di sapere chi sarai dentro quel mondo. Potresti nascere Andrew Ryan, operaio, barista, oppure Sorellina. Non lo sai. Decidi le regole alla cieca, e poi ci vivi dentro nei panni che ti capitano.
Quale Rapture costruiresti?
Quasi nessuno, in queste condizioni, sceglierebbe la città di Ryan. Il rischio di essere lo schiacciato, e non lo schiacciatore, diventa improvvisamente tuo. È un test di onestà: smetti di progettare il mondo dalla posizione che speri di occupare e cominci a progettarlo da quella che potresti subire.
Rapture ha mantenuto la promessa fino alle sue estreme conseguenze, queste sono il disastro che vedi. Senza una legge che regolasse l’ADAM, gli Splicers sono diventati possibili. Senza un sistema che ridistribuisse qualcosa, chi non poteva permettersi l’ossigeno è morto. Senza un’autorità che tutelasse i più vulnerabili, le Sorelline sono diventate possibili. E alla fine Ryan stesso, il libertario assoluto, ha dovuto nazionalizzare le aziende rivali, controllare la popolazione con feromoni, e diventare esattamente il tipo di tiranno che odiava. Un solo vincitore, senza più avversari o giocatori in generale.

La città di Sofia Lamb
- L’illusione dell’Io
Passiamo a BioShock 2 (2010). Salta avanti di otto anni. È il 1968 e Ryan è morto. Rapture è ancora più in rovina, e qualcuno ha riempito il vuoto. Si chiama Sofia Lamb, una psichiatra di Oxford che Ryan in persona aveva invitato a Rapture per occuparsi della salute mentale dei cittadini. L’apostolo dell’individuo ha chiamato a corte la donna che ha dedicato la vita a dimostrare che l’individuo non esiste. Geniale errore di casting.
Lamb viene da una famiglia di medici che crede nella superiorità del bene comune e cresce con un’idea precisa: l’individuo è un’illusione borghese. Il Sé e l’Io sono finzioni utili al capitalismo per venderti prodotti e farti credere che la tua sofferenza sia un fatto privato. Quello che chiami Io è solo il punto in cui una rete di relazioni si annoda temporaneamente.
Detta così, l’idea non appare del tutto sbagliata. Quando guardi il mondo intorno a te, vedi davvero individui che si fanno da soli? O vedi persone che esistono grazie a una rete di relazioni? L’individuo isolato è una finzione. Lamb, su questo, ha un punto.
Quindi, ti fideresti di lei? Se ti dicesse che lo fa per il tuo bene? Se ti spiegasse, con calma, che quello che chiede non è il tuo sacrificio ma la tua liberazione da un’illusione che ti rende infelice? Se le persone di cui ti fidi ti dicessero che è la cosa giusta?
- La storia di BioShock 2
Se l’individuo è un’illusione, sacrificarlo per il bene del collettivo è igiene, non violenza.
Su questa base la Lamb costruisce la Rapture Family. Si tratta di una chiesa, con lei come figura messianica, con una dottrina, con rituali e con scomuniche per i dissidenti. L’obiettivo finale è creare la Utopian. Una persona, sua figlia Eleanor, modificata geneticamente per incorporare la coscienza di tutti gli abitanti di Rapture. Una sola mente fatta di tutte le menti. Il sacrificio definitivo dell’individuo al tutto.
Il giocatore di BioShock 2 è Subject Delta, il primo prototipo Big Daddy, accoppiato anni prima proprio a Eleanor. Lamb, nella notte della rivolta del 1958, lo aveva ipnotizzato e costretto a spararsi in testa davanti a sua figlia. Dieci anni dopo Eleanor lo richiama dalla morte attraverso una Vita-Chamber, perché vuole essere salvata da sua madre. Il padre artificiale risale dunque Rapture per ricongiungersi con la figlia, mentre Lamb prosegue il suo piano. Tiene Eleanor segregata in una camera di quarantena, la sorveglia ventiquattro ore su ventiquattro, la sottopone agli esperimenti che dovrebbero trasformarla nella Utopian. Quando capisce che Eleanor sta aiutando Delta telepaticamente, decide di spezzare il loro legame. Entra nella stanza della figlia, prende un cuscino, e prova a soffocarla nel sonno per fermarle il cuore quel tanto che basta a interrompere la comunicazione.

La parte interessante è il modo in cui Eleanor si salva. Recupera Delta, indossa un’armatura modificata da Big Sister, combatte al fianco del padre fino alla capsula di fuga. Nel finale, le memorie e i ricordi di Delta vengono trasferiti dentro di lei nel momento in cui lui muore. La Utopian che Lamb voleva costruire nasce davvero, in un certo senso, ma non come la voleva sua madre. Eleanor diventa una persona che porta dentro un’intera rete di coscienze, e usa quella rete per individualizzarsi, non per dissolversi. Riesce esattamente dove sua madre voleva farla riuscire, e ci riesce facendo il contrario di quello che sua madre voleva.
- L’utilitarismo radicale di Sofia Lamb
L’idea che fa da motore al collettivismo estremo di Lamb ha un nome preciso: utilitarismo.
Nasce nell’Inghilterra di fine Settecento con Jeremy Bentham. La sua tesi è questa: l’azione moralmente giusta è quella che produce la massima felicità per il massimo numero di persone. Somma i piaceri, sottrai le sofferenze e scegli quello che ottimizza il risultato.
Il suo allievo John Stuart Mill, prova ad addolcire la formula. Distingue tra piaceri alti e bassi, aggiunge considerazioni sulla libertà individuale, costruisce una versione più presentabile. Il nucleo resta: la moralità è ciò che massimizza il benessere complessivo.
È una delle basi implicite della politica moderna. Ogni analisi costi-benefici di una legge è utilitarismo. Ogni scelta sanitaria che decide quali farmaci passare in base al rapporto fra costo e anni di vita guadagnati è utilitarismo. Funziona, e a volte è l’unico strumento ragionevole per decidere fra alternative imperfette.
I problemi cominciano quando lo prendi alla lettera. Se i conti tornano, l’utilitarismo è disposto a sacrificarne uno per salvarne dieci. Ma chi decide cosa entra nella formula? L’utilitarismo presume di poter misurare il benessere e la felicità come fossero grandezze oggettive. Ma chi stabilisce cosa è benessere? Chi decide se la realizzazione individuale conta nel calcolo, o se conta solo l’armonia del gruppo? Chi sceglie quali dolori vanno sommati e quali ignorati?
Quella di Sofia Lamb non è una sorta di contabilità del bene, ma una sua imposizione. Lei ha già deciso, prima di cominciare, cosa conta come felicità collettiva. Da quel momento ogni sofferenza individuale, inclusa quella di sua figlia, diventa un costo accettabile, perché il fine è già stato fissato e non si discute più.
Individualismo, collettivismo, estremismo
- Cos’hanno in comune Ryan e Lamb
Fai un passo indietro e guarda Ryan e Lamb insieme.
Ryan parte dall’idea che l’individuo è tutto, il collettivo è parassitario. Costruisce una città fondata sull’egoismo razionale. La città produce monopolisti e mostri. Per salvarla diventa un dittatore che controlla la popolazione. Rapture è un cimitero.
Lamb parte dall’idea che il collettivo è tutto, l’individuo è un’illusione. Costruisce un culto fondato sul sacrificio personale. Il culto produce fanatici e vittime. Per realizzare il suo sogno annulla la figlia. Rapture è ancora un cimitero.
Il problema di Rapture non era che Ryan avesse scelto l’ideologia sbagliata. Sostituirgli Lamb non ha risolto niente. Ryan ammazzava i suoi cittadini in nome della loro libertà, Lamb in nome del loro bene.
Pensa a cosa hanno davvero in comune: il modo di tenere le idee. Entrambi le tengono come verità totali, esclusive, non negoziabili. Entrambi pensano che la realtà sia stata fraintesa fino a loro. Entrambi sono convinti che il dissenso sia un sintomo, di stupidità per Ryan, di malattia per Lamb. Entrambi rifiutano l’idea che ci possa essere un limite alla loro ideologia.
BioShock 1 e BioShock 2 sono la stessa storia raccontata due volte perché l’estremismo è la struttura comune, prima ancora di essere un contenuto. Un’idea che pretende di essere la chiave di tutto è, per costituzione, tenuta nel modo sbagliato. Perché nessuna idea è la chiave di tutto. Le idee buone sono sempre parziali, rivedibili, in conflitto con altre idee buone. Questa è la loro natura.
- Libertà ed eguaglianza
Andrew Ryan e Sofia Lamb sono le incarnazioni estreme di due posizioni filosofiche e politiche. La prima è l’individualismo, la seconda è il collettivismo.
Queste posizioni nascono dal valore che ciascuna delle due decide di trattare come assoluto.
Ryan tratta come assoluta la libertà. Tutto deve piegarsi a essa: l’eguaglianza, la sicurezza, la solidarietà. Niente conta quanto lasciare l’individuo libero di scegliere e di accumulare.
Lamb tratta come assoluta l’eguaglianza. Tutto deve piegarsi a essa: la libertà individuale, l’autonomia, perfino il riconoscimento di Eleanor come persona distinta da sua madre. Niente conta quanto realizzare la comunità senza differenze, senza gerarchie, senza il Tu che spezza il Noi.
Ora, quando devi scegliere fra il valore della libertà e quello dell’eguaglianza, quale dei due pesa di più, per te?
Muoversi lungo lo spettro delle possibili risposte (più libertà o più eguaglianza, più Stato o meno Stato) significa, nel linguaggio della politica moderna, collocarsi a destra o a sinistra.
Nel 1994 Norberto Bobbio, pubblica un libretto sottile sottile: Destra e sinistra. Lo scrive nel momento esatto in cui tutti stanno dichiarando morta la distinzione. Per lui, invece, la distinzione esiste eccome.
Prima sorpresa: il discrimine fra destra e sinistra non è la libertà.
Perché? Perché la libertà la vogliono tutti. La destra la vuole, anzi, storicamente è quella che ha parlato di più di libertà economica, libertà d’impresa, libertà dallo Stato. La sinistra la vuole, libertà dal bisogno, libertà dall’oppressione e dallo sfruttamento. Ryan parla di libertà ogni dieci secondi. Lamb parla di libertà ogni dieci secondi. Una parola talmente bella che la usano tutti per intendere cose opposte.
Il vero discrimine, dice Bobbio, è l’eguaglianza.
Le disuguaglianze fra esseri umani, di reddito, di potere, di prestigio, di opportunità, sono naturali o costruite? Inevitabili o modificabili? Giuste o ingiuste?
Faccio una grande semplificazione, quindi prendila per quello che è. Se rispondi che sono in larga parte naturali, inevitabili e in fondo giuste, sei a destra. Non è un insulto, è una posizione filosofica seria che ha una sua coerenza. Il forte è forte perché lo merita; il debole è debole perché è oggettivamente meno capace.
Se rispondi che sono in larga parte costruite, modificabili e ingiuste, sei a sinistra. Le persone non nascono uguali, ma la disuguaglianza in cui vivono non è scolpita nella pietra. È prodotta da istituzioni, da rapporti di forza, da storie collettive, e quindi può essere corretta.
Ryan, lo vedi, è la versione più pura della prima risposta. Lamb è la versione più pura della seconda. Entrambi finiti malissimo.
Ora, se Bobbio ti dice dove sta il discrimine, Isaiah Berlin, in un intervento a Oxford del 1958 (Due concetti di libertà), ti spiega perché tutti possono usare la parola libertà intendendo cose opposte.
Dietro quella parola si nascondono due idee completamente diverse.
Libertà negativa: la libertà come spazio vuoto attorno a te. Nessuno ti tocca. Sei libero se nessuno ti impedisce di fare quello che vuoi. Libertà come assenza di interferenze.
Libertà positiva: la libertà come potere reale. Non basta che nessuno ti fermi, devi avere i mezzi per andare. Sei libero se hai le risorse, l’educazione, la salute, le opportunità per realizzare quello che vuoi.
Le due libertà, portate al limite, si mangiano a vicenda. Per garantire la libertà positiva di qualcuno (sanità per tutti, scuola pubblica, reddito minimo) devi violare la libertà negativa di qualcun altro (tasse, ridistribuzione). E viceversa, per garantire massima libertà negativa (zero tasse, zero Stato) devi accettare che la libertà positiva di molti collassi.
Ryan è la scelta totale della libertà negativa. A Rapture nessuno ti tocca. Sei libero nel senso più radicale che la fantasia umana abbia mai immaginato. Massimamente libero di morire di fame se non sei abbastanza in gamba, di non curarti se non puoi permettertelo.
Lamb è la scelta totale della libertà positiva. Nella Rapture Family avrai tutto quello che ti serve per realizzarti. Solo che chi decide cosa devi voler realizzare non sei tu ma lei.
- Il compromesso democratico
E se invece di scegliere una e annullare l’altra, le tenessimo entrambe?
Si chiama liberaldemocrazia. Funziona così. Tieni un po’ di libertà negativa: limiti il potere dello Stato con la Costituzione, i tribunali, i diritti fondamentali. Tieni un po’ di libertà positiva: ridistribuisci una parte della ricchezza con tasse progressive, garantisci sanità e scuole pubbliche, costruisci una rete di sicurezza sociale. Tieni un po’ di destra e un po’ di sinistra: alterni i governi, lasci che chi perde le elezioni possa tornare a vincerle cinque anni dopo.
È un compromesso continuo e instabile e nessuno è mai del tutto soddisfatto. Tutti, però, riescono a vivere.
Avrai forse sentito parlare di un famoso libro chiamato La società aperta e i suoi nemici (1945). Popper distingue tra società chiuse e società aperte. Le società chiuse sono quelle che pretendono di possedere la verità totale, hanno un fine ultimo, una dottrina che non si discute, un nemico interno da estirpare. Le società aperte sono quelle che hanno fatto pace con la propria fallibilità e non sanno con certezza dove stanno andando, lasciano che i cittadini ne discutano, accettano di sbagliare e, auspicabilmente, di correggere.
Rapture, sia sotto Ryan sia sotto Lamb, è una società chiusa. I due stanno agli antipodi sull’asse libertà/eguaglianza, ma sullo stesso identico punto sull’asse aperto/chiuso.
La liberaldemocrazia, da questo punto di vista, è l’unica risposta politica che non chiede ai cittadini di credere in una verità ultima. Chiede solo di credere nella procedura, nelle elezioni libere, nella separazione dei poteri, nella libertà di stampa, nel diritto di sbagliare e cambiare idea.
Un libertario moderato e una statalista moderata vivono nello stesso sistema democratico. Agli estremi, no. Perché agli estremi le due ideologie smettono di essere posizioni dentro una società aperta e diventano progetti di società chiusa.

La città di Comstock
- Columbia
La città perfetta non è desiderabile, qualunque sia l’ideologia che la fonda. Chi ti vende un’utopia ti sta vendendo fumo. Ma questo ci riporta esattamente al punto di partenza. Se l’utopia non è la risposta, allora la risposta è quella cosa imperfetta in cui vivi adesso, cioè la democrazia reale.
E qui arriva il terzo gioco, BioShock Infinite (2013), che a prima vista sembra fuori tema. Perché Infinite racconta una teocrazia, un regime in cui il capo assoluto è perfettamente identificabile, tutti sanno chi è. Cosa c’entra con i problemi di una democrazia?
Il gioco ti mostra che il potere più pericoloso è quello che nasconde la sua natura. È il potere che si fa chiamare destino, fede oppure ordine naturale delle cose. La dissimulazione del potere è esattamente il principale problema delle democrazie reali, quello che fa apparire il voto un esercizio superfluo.
Siamo nel 1912, sopra le nuvole. Una città intera galleggia nel cielo a migliaia di metri d’altezza. Si chiama Columbia, ed è la città dell’ultimo capitolo della trilogia.
Ci sono bandiere a stelle e strisce ovunque, statue dei Padri Fondatori a ogni angolo, processioni religiose per le strade, cori di bambini che cantano inni. La luce del sole filtra tra le torri bianche, il vento muove i gonfaloni.

Poi cammini un po’ di più. E vedi un cartellone che dice «Proteggi la nostra razza». Ti giri e su un palco stanno per lapidare una coppia mista. Trovi un sotterraneo dove i lavoratori neri, irlandesi e cinesi dormono accatastati come oggetti, ai piedi della città bianca che li ignora.
Columbia è Rapture con la Bibbia al posto di Rand.
Il fondatore si chiama Zachary Hale Comstock e si fa chiamare Profeta. Comanda Columbia in nome di una visione apocalittica che, dice, gli è stata trasmessa da Dio. La sua dottrina fonde tre cose che, prese singolarmente, sono già state ideologie potenti del Novecento americano: il puritanesimo (siamo il popolo eletto), l’eccezionalismo (l’America ha una missione morale speciale nel mondo) e il culto dei Padri Fondatori (Washington, Jefferson e Franklin trattati come santi cristiani, con immagini sacre e preghiere). È una teocrazia nazionalista.
- Il potere invisibile
Comstock si presenta come portavoce. Le sue leggi sono comandamenti. La sua polizia è la Founders Guard, l’esercito degli angeli custodi della nazione. I suoi oppositori sono peccatori. E poi non si sporca mai le mani. A Columbia esiste una società segreta, la Fraternal Order of the Raven (una specie di Ku Klux Klan) che esegue le violenze razziali che il Profeta non dichiara mai apertamente.
Il capo è in piena luce. Il potere, invece, si è fatto invisibile: si è sciolto dentro la fede dei cittadini, dentro la loro identità, dentro le azioni di gruppi che operano nell’ombra. A Columbia senti solo di star recitando la parte dell’americano e del cristiano. E ciò che è dentro di te non lo puoi più contestare, perché contestarlo significherebbe contestare te stesso. Un potere che smette di essere percepito come tale.
Sempre Norberto Bobbio, nel saggio del 1984 Il futuro della democrazia, sostiene che la democrazia reale non ha mantenuto alcune delle promesse fatte dal suo modello ideale. La più grave delle promesse non mantenute è la quinta, la sopravvivenza del potere invisibile.
La democrazia è, per eccellenza, il «governo del potere pubblico in pubblico». Significa che chi comanda dev’essere identificabile, le sue decisioni devono essere visibili, contestabili e argomentate davanti a tutti. La democrazia, nella sua origine, nasce proprio per distruggere gli arcana imperii, cioè i segreti del comando degli Stati assoluti, le stanze chiuse in cui il sovrano decideva senza dover render conto a nessuno.
Bobbio aggancia tutto questo a un principio kantiano: un’azione è ingiusta se la sua massima non può essere resa pubblica. Se un atto, per riuscire, ha bisogno di restare segreto allora quell’atto è illecito. La pubblicità è il test morale della legittimità.
Il potere invisibile è l’esatta negazione di questo principio. È il potere che non si chiama potere, perché non ha un volto, ma decide lo stesso. E nella realtà, Bobbio pensava soprattutto all’Italia, prende tre forme concrete:
- Il sottogoverno: la classe politica che gestisce i grandi centri del potere economico (banche, industrie di Stato, partecipate) fuori dal controllo del Parlamento, usandoli per finanziare sé stessa e i partiti. È un potere semisommerso, che rende il cittadino uno spettatore di decisioni già prese in sedi non pubbliche.
- Il criptogoverno: l’insieme delle azioni compiute da forze eversive, spesso in collegamento con apparati deviati dei servizi segreti, che influenzano la vita democratica dall’ombra senza risponderne mai direttamente.
- Il potere occulto, o antistato: mafie, logge massoniche anomale, gruppi terroristici. Organizzazioni che esercitano un potere reale, effettivo, e totalmente fuori dalla legge.
Guarda di nuovo Comstock con questa lente. Columbia è la radiografia, ingrandita ed esasperata, della malattia più grave della democrazia.
- La religione civile
Ma perché funziona? Perché i cittadini di Columbia non vedono il potere che li governa?
Perché Comstock lavora su un terreno che gli preesiste. Quel terreno si chiama religione civile.
L’espressione la conia Jean-Jacques Rousseau nel Contratto sociale (1762). L’idea è che ogni società, oltre alle leggi scritte, ha bisogno di un insieme di credenze condivise che tengano insieme i cittadini, un collante insomma. Settant’anni dopo Alexis de Tocqueville, viaggiando negli Stati Uniti, vede quel collante in azione: la bandiera, la Costituzione, i Padri Fondatori, la libertà come destino del popolo eletto.
In dose moderata, la religione civile fa funzionare le società aperte. Ti fa pagare le tasse e ti fa credere nelle istituzioni anche quando governa un partito che non hai votato. In dose massiccia, invece, diventa un dogma. La bandiera diventa un test di lealtà; i Padri Fondatori diventano santi inattaccabili; la libertà smette di essere un valore politico dibattibile e diventa un destino metafisico. Ecco, la religione civile patologica è il potere che si traveste da destino. A quel punto contestare il potere significa contestare la natura delle cose, cioè essere fuori dalla realtà.
Stai per caso facendo dei parallelismi?
Nel mondo reale, il meccanismo lo trovi nella Russia di Putin, nel concetto di Russkij Mir, “Mondo Russo”. L’idea è che la Russia non sia un semplice Stato nazionale, ma una civiltà fondata sulla lingua russa, sul cristianesimo ortodosso, sulla centralità di Mosca, sull’eredità sacra della Santa Rus’. Tutti coloro che parlano russo o appartengono a quell’eredità fanno parte del Mondo Russo a prescindere dai confini.
Lo trovi nell’America di Trump, dove il movimento MAGA fonde nazionalismo, eccezionalismo e cristianesimo evangelico.

La trovi, certo, anche in Israele, e qui occorre essere precisi. Il sionismo, alla sua origine, è il movimento nazionalista ebraico teorizzato da Theodor Herzl alla fine dell’Ottocento, che mira a costruire uno Stato per il popolo ebraico dopo secoli di persecuzioni. Ha avuto molte anime: socialista, revisionista, laica, religiosa. Il sionismo oggi al governo è una variante specifica, neo-revisionista e radicalizzata, in cui gli elementi etno-religiosi sono diventati centrali. Nella coalizione di Netanyahu è presente il Partito Sionista Religioso di Bezalel Smotrich, ministro delle finanze, che si è dichiarato pubblicamente fascista e omofobo, e anche Potere Ebraico di Itamar Ben-Gvir, ministro della sicurezza nazionale (sì, quello della torta di compleanno col cappio). La cornice ideologica è Eretz Israel, la Terra di Israele come spazio biblico, non come confine politico. Il programma di governo dichiara esplicitamente che il popolo ebraico ha un diritto esclusivo ed indiscutibile su tutte le aree della Terra di Israele, Cisgiordania inclusa. Chi contesta lo sterminio a Gaza dall’interno di Israele, viene trattato come un traditore non come avversario politico, e l’antisionismo (che è una posizione politica) viene equiparato all’antisemitismo (che è una forma di razzismo).
Comstock, oggi, sembra avere tre passaporti.
In conclusione, Columbia è la religione civile portata al limite. Ed è questo travestimento il motivo per cui il potere invisibile riesce a restare invisibile. Viene sacralizzato. Una cosa sacra non la guardi con sospetto, ma in ginocchio.
- Il potere occulto e la rivolta
Daisy Fitzroy era una semplice cameriera. Comstock l’ha incastrata per un omicidio che non ha commesso, lei è scappata e ha fondato i Vox Populi, la voce del popolo. Il suo gruppo rappresenta la resistenza all’oppressione razziale e di classe di Columbia. Quando li incontri, fai tifo per loro.
Poi succede una cosa. I Vox, in una delle linee narrative, vincono e loro il primo gesto è uccidere i bambini dell’élite bianca. Per spezzare il ciclo, dice Daisy.
Daisy Fitzroy comincia come vittima e finisce come il volto speculare di Comstock. Cambia solo la divinità di riferimento. Poi, chiaro, questo non è un argomento contro la rivolta, ma un argomento sul come si fa la rivolta, e sul fatto che anche chi è dalla parte giusta può attraversare, senza accorgersene, la stessa linea che hanno attraversato Ryan, Lamb e Comstock.
La linea si attraversa quando si comincia a pensare che il futuro giustificherà i morti di oggi. Quando si chiama Progresso, Rivoluzione, Nazione o Bene Comune un’entità astratta, e le si dà più peso degli esseri umani in carne e ossa che vivono adesso. Gli individui smettono di essere fini e diventano risorse, materiale di costruzione per una cosa più grande che li sostituirà.
La fabbrica del consenso
Nel corso di questo articolo ti ho fatto diverse domande ed è plausibile che tu, leggendolo, abbia fatto delle scelte. Similmente, nel primo gioco hai un alleato alla radio, una voce amica, un uomo di nome Atlas, che ti guida tra i mostri di Rapture. Ogni volta che ti chiede qualcosa, premette una formula cordiale: “Would you kindly”, cioè “saresti così gentile da”. Tu obbedisci, perché trovi le richieste sensate.
Poi scopri cosa significa davvero quella frase. Era un comando ipnotico installato nel tuo cervello prima dell’inizio del gioco. Ogni volta che lo sentivi, eri neurologicamente costretto a obbedire.
La scena in cui tutto esplode è questa: Jack (il protagonista che stai giocando) si trova davanti ad Andrew Ryan, che gli ordina di ucciderlo usando quella stessa formula. Se ci pensi, in quel momento non c’è differenza fra Jack e te. Nessuno dei due sta scegliendo. Entrambi obbedite, convinti di giocare.
Questa cosa, fuori dal videogioco, è la fabbrica del consenso. L’espressione la rendono celebre Noam Chomsky ed Edward Herman alla fine degli anni Ottanta (La fabbrica del consenso, 1988). I meccanismi massmediali ti costruiscono intorno un mondo in cui una sola cosa sembra sensata. Certe opzioni non ti vengano proprio in mente. Non discuti la risposta, perché non vedi nemmeno che c’era una domanda.
A proposito di domande, ti ricordi la prima che ti ho posto? Te la metto qui, perché io l’avrei dimenticata: Quanto e cosa saresti disposto a cedere per vivere in un sistema davvero ordinato? Poniamo anche che tu abbia già la risposta: quella risposta, la dai tu, o te l’hanno già data?
La famiglia in cui sei nato, la scuola che hai fatto, la città in cui sei cresciuto, la classe sociale a cui appartieni, le parole che hai avuto a disposizione per pensare, il feed che scorri da anni. Tutto questo ha lavorato su di te prima che tu potessi avere voce in capitolo. Quando ti sei sentito libero di scegliere le tue idee politiche, gran parte del lavoro era già fatto. Jack scopre di essere stato programmato dall’infanzia. La socializzazione politica, il processo con cui assorbi una visione del mondo, segue una dinamica affine, solo più lenta.
Come per la reazione davanti al clone di Salvini che ti fa da sveglia. Sollievo o fastidio, utopia o distopia. La senti come una reazione tua, immediata e autentica e, per carità, non che non lo sia, ma è in parte anche costruita da tutto ciò che ti ha preceduto.
Il punto non è che le tue idee siano false ma che non sono nate dal nulla e crederle naturali è il primo modo per non poterle più mettere in discussione.
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