Dalle stragi del ’92 ai giorni nostri: trent’anni di giustizia, potere e silenzi raccontati con documenti e prove alla mano.
“Stato Mafia. La Guerra dei Trent’anni” è un libro dove gli autori, il giornalista e scrittore Stefano Baudino e il documentarista antimafia e antiterrorismo Heiner Koenig, hanno voluto fare un excursus storico degli eventi e delle battaglie più importanti che hanno segnato la Sicilia e l’Italia dagli anni ’90 ad oggi
Da dove partire
“StatoMafia. La guerra dei trent’anni” è il titolo del libro pubblicato il 15 luglio da PaperFIRST, scritto a quattro mani dal giornalista e scrittore Stefano Baudino e dal documentarista antimafia e antiterrorismo Heiner Koenig.
Il libro fa una cosa che oggi in pochi fanno: prende documenti ufficiali, atti giudiziari, verbali, sentenze, e con quelli in mano ricostruisce i passaggi più importanti che hanno segnato la Sicilia e l’Italia dagli anni ’90 ad oggi, sul fronte storico e giudiziario.
Tradotto: non è un libro “di opinione”, è un libro di fatti.
Baudino e Koenig rimettono in ordine la storia recente di Cosa Nostra e dello Stato italiano, e lo fanno smontando pezzo per pezzo le versioni comode, le narrazioni fantasiose e tutte le letture parziali che il mainstream ha fatto circolare negli anni sulle inchieste, sui processi e sulle assoluzioni eccellenti.
Processi più importanti (e mainstream) trattati nel libro
Una parte centrale del libro è dedicata ai principali processi celebrati a Palermo — e non solo — a partire da gennaio 1993, cioè da quando la Procura viene guidata da Gian Carlo Caselli. È un momento chiave: siamo subito dopo le stragi di Capaci e via d’Amelio, lo Stato dichiara guerra a Cosa Nostra e, nello stesso tempo, Cosa Nostra tenta di condizionare lo Stato attraverso minacce, bombe e ricatti.
È in questo clima di paura e scontro frontale che la procura di Caselli apre una stagione di indagini durissime e di processi destinati a segnare la storia della giustizia italiana.
Baudino e Koenig raccontano quel periodo senza retorica: mostrano, documento dopo documento, quanto fosse complesso tenere la barra dritta tra verità giudiziaria, pressione politica e attacchi mediatici.
Nel libro vengono così ricostruiti, sempre carte alla mano, i procedimenti più famosi e più controversi:
- Il processo a Giulio Andreotti, e la scena ormai storica dell’avvocata Giulia Bongiorno che urla “Assolto! Assolto! Assolto!”. Quel processo è ancora oggi al centro di scontri politici e mediatici sulla lettura del ruolo dei rapporti tra politica nazionale e mafia.
- Il processo Dell’Utri.
- L’inchiesta e le polemiche sulla mancata perquisizione del covo di Totò Riina subito dopo l’arresto. Una domanda aleggia da anni: perché quel covo non è stato perquisito in tempo reale?
- La morte di Luigi Ilardo, confidente del colonnello Riccio, che avrebbe potuto essere un super-testimone e che invece viene ucciso.
- Il processo Contrada.
- Il processo Carnevale (Carnevale era il giudice Corrado Carnevale, spesso descritto come “l’ammazzasentenze” per i numerosi annullamenti di condanne di mafia in Cassazione).
- Il processo Musotto (Giuseppe Musotto, figura politica palermitana di primo piano negli anni ’90).
Gli autori non si limitano a elencare. Collegano questi processi tra loro per mostrare una cosa scomoda: in quegli anni c’è un intreccio costante tra apparati dello Stato, interessi di vertice e mafia. E non è un intreccio solo criminale: è anche politico, giudiziario, mediatico.
Atreju 2024
Il libro non è solo memoria storica. Va anche sul presente, e lo fa entrando dentro Atreju 2024 (la kermesse politica della destra), dove – scrivono gli autori – è in corso un tentativo preciso: riscrivere la storia delle stragi e dell’antimafia.
Qui entra in gioco la Commissione parlamentare antimafia, oggi presieduta dall’onorevole Chiara Colosimo. Secondo Baudino e Koenig, l’impostazione della Commissione sta andando nella direzione di una narrazione “a tema unico”: si mette al centro la figura di Paolo Borsellino come eroe simbolico, usato come bandiera identitaria di un certo fronte politico, e allo stesso tempo si rimuove tutto ciò che non rientra in quella cornice.
In più, gli autori raccontano la spinta (politica, non tecnica) a escludere o isolare dalla Commissione figure come Roberto Scarpinato e Federico Cafiero De Raho — ex magistrati antimafia, oggi in Parlamento con il Movimento 5 Stelle — con l’idea dichiarata di “farli fuori” dalla stanza in cui si scrive la versione ufficiale di quello che è successo.
Per Baudino e Koenig, questo è pericoloso perché rischia di trasformare le stragi in una narrazione di parte, con pezzi di storia buttati fuori dal racconto pubblico.
Situazione carceraria, mani pulite, ROS
Gli autori entrano poi in capitoli che vengono spesso lasciati nell’ombra quando si parla di mafia: carceri, apparati dello Stato, trattative.
- Situazione carceraria post-stragi. Dopo Capaci e via d’Amelio, il sistema di detenzione speciale (il famoso 41-bis) viene usato per isolare i boss. Ma nel libro si racconta anche dell’altro lato: i segnali, molto concreti, di possibili trattative interne e pressioni per ammorbidire certe condizioni carcerarie. C’è il rischio che pezzi dei servizi e delle istituzioni provino a “negoziare” con Cosa Nostra.
In questo quadro compare la figura del magistrato Alfonso Sabella, che secondo gli autori ha avuto un ruolo fondamentale nel bloccare certe derive. - Mani Pulite. Il libro tocca anche quella stagione, spiegando che la grande inchiesta di Milano contro la corruzione politica e imprenditoriale non è una storia separata dalle mafie, ma fa parte della stessa trasformazione di potere in quegli anni. Crollano vecchi equilibri, se ne creano di nuovi.
- ROS dei Carabinieri. Qui il libro è molto diretto. Vengono citati i nomi di ufficiali del ROS come Antonio Subranni, Mario Mori, Giuseppe De Donno, Sergio De Caprio (conosciuto come “Ultimo”). Tutti protagonisti di una fase in cui si muovono insieme due cose: la caccia ai boss e, parallelamente, canali di contatto e dialogo con gli stessi boss.
Questo porta anche al processo Mori-Obinu, che viene affrontato e ricostruito.
Il punto qui è chiaro: la stagione delle stragi non è solo bombe e arresti. È anche il momento in cui pezzi dello Stato scelgono come giocare la partita. E non sempre quella partita è stata pulita.
Mafia&Appalti
Questo è il cuore più esplosivo del libro: la Trattativa Stato-Mafia e il dossier del ROS chiamato “Mafia e Appalti”.
Baudino e Koenig spiegano perché questo dossier è diventato una bomba politica e giudiziaria. Da una parte c’è chi dice che “Mafia e Appalti” avrebbe toccato interessi economici enormi (appalti pubblici, soldi veri) e avrebbe quindi provocato una reazione: l’accelerazione verso la strage di via d’Amelio. Dall’altra parte c’è chi contesta questa lettura.
Gli autori prendono posizione: spiegano tutti i motivi per cui, secondo loro, quel dossier non può essere indicato come unica o principale causa dell’attentato di via d’Amelio in cui fu ucciso Paolo Borsellino.
E aggiungono una cosa fondamentale: anche se la Trattativa Stato-Mafia si è chiusa in Cassazione con assoluzioni, esistono comunque sentenze e atti processuali che riconoscono una realtà molto precisa.
Questa realtà, dicono gli autori, è che una trattativa c’è stata: uomini del ROS, passando tramite Vito Ciancimino, andarono a parlare con i capi di Cosa Nostra, cioè con i corleonesi, per capire cosa la mafia chiedeva in cambio dell’interruzione delle stragi.
Questa è la spaccatura vera, ancora oggi, dentro il fronte antimafia: riconoscere o negare che quella trattativa sia esistita.
Stampa e prefazione
C’è poi un capitolo sul ruolo della stampa. Il libro fa notare come, “sentenza dopo sentenza”, i media tradizionali abbiano spesso raccontato solo una fetta della storia. Il risultato? Il pubblico riceve una versione parziale, in cui alcune responsabilità spariscono e alcuni personaggi vengono ripuliti.
Gli autori spiegano che questo modo di raccontare i fatti non è neutro: orienta l’opinione pubblica su cosa è “vero” e cosa “non è mai successo davvero”.
A dare ancora più peso al lavoro ci sono le pagine iniziali: la prefazione è firmata a quattro mani dall’ex procuratore di Palermo Gian Carlo Caselli e dall’ex procuratore aggiunto, sempre a Palermo, Antonio Ingroia.
Due persone che questa storia non l’hanno solo studiata: l’hanno vissuta dentro.
La parola agli autori
Il libro si chiude idealmente con una domanda: Chi sta decidendo oggi cosa dobbiamo ricordare e cosa dobbiamo dimenticare?
Nell’intervista rilasciatami a WordNews.it , Stefano Baudino è netto:
«È molto problematico quello che sta succedendo in Commissione parlamentare antimafia proprio perché la maggior parte dei cittadini non lo sta capendo. Quello che vediamo è una Commissione antimafia che parcellizza i lavori sulle stragi — anzi, dimentica tutte le stragi che non c’entrano con quella di via d’Amelio — perché costruisce Paolo Borsellino come eroe ideologico, eroe di una parte politica. Nel frattempo ci si dimentica tutto quello che le inchieste e i processi hanno appurato in questi anni: che esiste un filo conduttore enorme tra le stragi, non soltanto quelle degli anni ’90, ma anche le logiche delle stragi degli anni ’70».
Per Heiner Koenig, documentarista antimafia e antiterrorismo, la questione è anche culturale, non solo giudiziaria:
«La popolazione civile, concretamente, la cosa più importante che può fare è informarsi in maniera corretta, a 360°. La finalità della nostra azione — anche se è una goccia nel mare — è proprio quella: riportare al centro la verità documentale e la verità storica che ci ha portato fin qui.
Oggi però è molto più difficile, perché anche persone insospettabili, anche persone considerate “garanzia”, si sono assunte la responsabilità di tradire il principio d’azione di Paolo Borsellino, di Giovanni Falcone, di Antonino Caponnetto, di Rocco Chinnici e di Gian Carlo Caselli: cioè la visione d’insieme. Non innamorarsi di una sola pista investigativa, ma guardare il quadro probatorio a 360 gradi».
Quello che il libro chiede, in fondo, è semplice e scomodo allo stesso tempo: non accettare la versione comoda della storia. Conoscere i fatti. E pretendere che nessuno li usi come bandiera di partito.
Scrivi e fai video per Il Progressista
Se hai meno di 30 anni e vuoi raccontare il mondo dalla prospettiva della Generazione Z, unisciti a noi: articoli, interviste, video e contenuti per cambiare davvero le cose.
Supporta Il Progressista
Con 10€ realizzi un articolo o un contenuto video. Paghiamo i giovani il doppio rispetto agli altri giornali. Il nostro giornale è libero e indipendente: vive solo grazie alla community. Sostienici con una donazione e aiutaci a garantire un’informazione libera, indipendente e fatta dai giovani per i giovani.