Il 3 novembre 2026 Filippo Blengino ha annunciato le dimissioni da segretario di Radicali Italiani, dopo aver anticipato la decisione nella Direzione del giorno precedente. In questa intervista esclusiva a Il Progressista, racconta la rottura con Matteo Hallissey, denuncia presunte irregolarità nelle iscrizioni e nella rendicontazione delle campagne e riferisce un episodio di intimidazione sotto casa. Lascia il partito in cui ha militato per dieci anni, ma sul suo futuro chiarisce: «Non mi dimetterò mai dalla politica».
Chi è Filippo Blengino
Nato a Cuneo il 20 giugno 2000, si avvicina ai Radicali attraverso la campagna “Ero Straniero”, dopo la scomparsa di Marco Pannella. Liberale e garantista, ha utilizzato la disobbedienza civile per portare all’attenzione pubblica le proprie battaglie, ricevendo diverse denunce. Già tesoriere di Radicali Italiani, ne diventa segretario nel dicembre 2024. Tra le iniziative che hanno caratterizzato il suo percorso ci sono la difesa dei detenuti e dei migranti e le proteste contro il nuovo Codice della strada e i decreti sicurezza.
Che cosa succede tra Radicali e Più Europa
Radicali Italiani, movimento liberale, liberista e libertario nato nel 2001, è tra i soggetti che hanno contribuito alla nascita di Più Europa. Le due organizzazioni restano distinte, ma condividono esponenti e parte della loro storia. Matteo Hallissey è presidente di entrambe: nei Radicali deve affrontare la rottura con Blengino e le dimissioni di altri dirigenti; in Più Europa è protagonista, insieme a Benedetto Della Vedova, dello scontro con il segretario Riccardo Magi sulla convocazione di un nuovo congresso e sulle alleanze, in particolare sul rapporto con Matteo Renzi. Una contesa arrivata anche ai ricorsi giudiziari. Quanto alle accuse di Blengino, la tesoriera di Radicali Italiani Patrizia De Grazia ha respinto quelle sulla gestione economica e sulle iscrizioni, contestando anche il racconto delle intimidazioni.
L’intervista a Filippo Blengino, ex segretario dei Radicali
Ci spieghi cos’è successo?
Negli ultimi tre anni ho tentato di portare al centro dell’iniziativa politica di Radicali Italiani l’utilizzo del corpo e di strumenti nonviolenti per cercare di portare al centro del dibattito questioni che ritengo fondamentali: dalle battaglie per i detenuti e i migranti alle disobbedienze civili sul Codice della strada di Matteo Salvini e dei Decreti sicurezza. Ho cercato di mettere la mia visibilità al servizio delle battaglie. Mi sono accorto, tardi, che le mie iniziative erano incardinate in un sistema in cui accadeva l’opposto: le battaglie sono diventate uno strumento per ottenere visibilità, abbandonando progressivamente contenuti e proposte in grado di poter concretamente incidere. Nel frattempo, si sono acutizzate le tensioni, che hanno riguardato più punti e che mi hanno portato alle dimissioni. Tra i tanti, la finta consegna delle firme della campagna Stop Tassa Etica e le gravi irregolarità che abbiamo riscontrato nelle iscrizioni al partito. Parlo di iscrizioni cumulative pagate dalla stessa carta di credito, o fatte a pochi minuti di distanza dallo stesso indirizzo IP, o, ancora, iscrizioni cumulative pagate in contanti, senza documenti di identità e con pochissimi dati. Ho deciso di dimettermi perché non voglio assumermi la responsabilità di un Congresso dall’esito già scontato, indubbiamente invalidabile con eventuali ricorsi.
Che cos’era la piattaforma che hai citato, a cosa serviva e perché doveva dei soldi al partito?
La piattaforma si chiama “fanpage karma”, uno strumento che, esemplificando, analizza le prestazioni dei profili social. Non è stato mai utilizzato per Radicali Italiani, ma presumibilmente per altre finalità. Il pagamento di questa piattaforma è stato effettuato da un collaboratore, che ha chiesto il rimborso della spesa. Da rappresentante legale ho deciso di negare il rimborso: non solo perché non mi risultava utile per gli interessi del partito, ma l’abbonamento in questione avrebbe ecceduto quelli del mio mandato.
Chi è venuto sotto casa tua a intimidirti per farti fare acquisti per il partito che in realtà servivano ad altri?
Non farò nome e cognome di chi, quel giorno, ha fatto quella malaugurata scelta. Credo ne siano profondamente pentiti. È successo proprio poche ore dopo il mio diniego al rimborso per l’abbonamento alla piattaforma “fanpage karma”. Mi limito a dire che erano due collaboratori di Radicali Italiani.
I partiti si dividono fisiologicamente in correnti. In cosa il gruppo di Hallissey è diverso da una normale dinamica interna a un partito?
Il gruppo di Hallissey è diventato il Partito, non una corrente.
Qual è il confine che è stato superato che ti ha portato a dire “questo non mi sta bene”?
C’è stato un ennesimo scontro subito prima dell’ultimo Comitato nazionale con De Grazia ed Hallissey. Ci stavamo confrontando sulla nota di tesoreria, quando ho notato che le spese per le campagne promosse dal Segretario erano state gonfiate, in quanto non riguardavano l’ultimo trimestre – come di consueto – ma gli ultimi otto mesi. Il motivo di questa scelta? Non saprei. Mentre conosco bene il motivo di un’ulteriore scelta: quello di minimizzare i costi della campagna Stop Tassa Etica e presentarla come una grande vittoria. Una presa in giro insopportabile per gli iscritti e i migliaia di firmatari. Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, che – unitamente alla consapevolezza di non poter convocare un congresso regolarmente – mi ha portato alla triste scelta di abbandonare il Partito.
Hai convocato la direzione in fretta e furia mandando la diretta sulla tua pagina instagram personale. Molti contestano che non sia il modo corretto per un partito: cosa rispondi?
La direzione è stata convocata d’urgenza per dimettermi entro i termini ultimi per convocare il Congresso e per informare i dirigenti delle motivazioni e delle irregolarità riscontrate. Alcuni membri di Direzione hanno chiesto di secretare la riunione. Nell’assumermi la responsabilità, ho ritenuto di non porre al voto la secretazione della riunione. Credo che censurare informazioni così preziose sarebbe stato un errore.
Quanti sono oggi i Radicali in Italia? Come è messo il partito a livello economico e di iscritti?
Difficile dire quanti siano i Radicali in Italia. Sono sparsi in molti soggetti e associazioni. Quanto alla seconda domanda: a livello economico il partito è messo bene. Anche grazie alla strategia di raccolta fondi messa in campo in questi anni, Radicali Italiani incassa circa mezzo milione di euro l’anno dal 2×1000. Per quanto riguarda gli iscritti la situazione è disastrosa.
Ora il partito è in un limbo. Come pensate di arrivare al congresso per eleggere le nuove cariche con questo clima?
Il partito non è in un limbo, è in mano ad una cerchia più ristretta di prima. E, quanto al Congresso, non ho la minima intenzione di legittimarlo con la mia presenza.
Ci spieghi cosa sta succedendo in Più Europa, arrivata in tribunale per forzare un’assemblea che potrebbe sfiduciare Magi?
Non mi interesso delle dinamiche di Più Europa da un po’ di tempo, ma ho un’idea ben chiara di come stanno attualmente le cose. Lungi da me valutare la conduzione di un altro partito, ma ci sono due questioni oggettive: non ci sono i due terzi dei membri di assemblea necessari per sfiduciare Riccardo Magi e la convocazione di Hallissey del Congresso non può che considerarsi illegittima.
La crisi ai vertici di Più Europa c’entra qualcosa con le irregolarità che hai denunciato nei Radicali?
No. Però non bisogna prendersi in giro: le opacità riguardano molti partiti. Radicali Italiani, fino a qualche anno fa, era esente da queste dinamiche. Oggi è diventato un contenitore svuotato e che rappresenta la partitocrazia più grottesca che per anni abbiamo combattuto.
Per te i radicali dovrebbero restare nel centrosinistra con Più Europa o puntare al centro con Calenda?
Da un punto di vista di merito politico preferisco certamente un centro litigioso – ma competente ed europeista – alle follie putiniane di Giuseppe Conte. L’obiettivo principale per me rimane quello di battere Giorgia Meloni e una deriva sempre più illiberale.
Nell’ultimo anno i radicali sono cresciuti nei social e nei consensi con te e Hallisey, la rottura è totale o ci sono le condizioni per fare la pace?
Non c’è pace senza giustizia. Io e Matteo abbiamo fatto un pezzo del nostro percorso insieme e continuo a provare affetto nei suoi confronti. Ho provato spesso a confrontarmi con lui e non si è mai trovato un reale punto d’intesa. Abbiamo due concezioni diverse della politica e del partito.
Continuerai a fare politica o questo è un addio definitivo?
Mi sono dimesso da Segretario di una casa politica che per dieci anni è stata la mia. Ma non mi dimetterò mai dalla politica. C’è molto da fare, e gli strumenti per continuare a insistere sulla difesa di diritti e libertà non mancheranno.
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