- Cos’è la period poverty e quanti ne sono colpiti in Italia
- L’ingiustizia della tampon tax e i dati economici
- I modelli virtuosi in Europa e nel mondo
- L’importanza di garantire dignità mestruale nelle scuole
- L’esempio di una raccolta firme a Reggio Emilia
- Come puoi fare la tua parte
- In conclusione
- Scrivi e fai video per Il Progressista
- Supporta Il Progressista
In Italia milioni di donne affrontano ogni mese la povertà mestruale. Mentre in altri Paesi gli assorbenti sono gratuiti, l’IVA sui prodotti igienici torna al 10%. Ma una raccolta firme nata a Reggio Emilia dimostra che cambiare è possibile.
Essere donna significa ancora pagare un prezzo in più. La cosiddetta period poverty è una realtà che tocca milioni di donne italiane, costrette a scegliere tra nutrirsi e acquistare assorbenti.
Dopo una breve parentesi di speranza con l’IVA al 5%, il Governo ha riportato la tampon tax al 10%, come se si trattasse di beni di lusso.
Ma da Reggio Emilia arriva una storia diversa: quella di una ragazza che ha deciso di agire, portando la questione fino in Consiglio comunale.
Cos’è la period poverty e quanti ne sono colpiti in Italia
La period poverty, ovvero la condizione di povertà che preclude a molte donne la possibilità di acquistare i prodotti mestruali, è un fenomeno molto diffuso in Italia.
Secondo i dati Istat, in Italia 2.227.000 donne vivono in condizioni di povertà assoluta, e a questo si aggiunge il problema della precarietà mestruale. Ogni anno nel nostro Paese vengono venduti circa 2,6 miliardi di assorbenti, e nel corso della vita una donna ne utilizza in media 12.000, con una spesa complessiva di circa 5.000 euro, pari a 126 euro l’anno. Per una donna su cinque, la difficoltà principale durante il ciclo mestruale è potersi permettere i prodotti igienici necessari.
La situazione può diventare così grave da incidere sulla vita quotidiana: alcune ragazze sono costrette a restare a casa da scuola perché non hanno assorbenti. Come ha raccontato una quindicenne a leggo.it:
«Ho 15 anni, non ho assorbenti e mamma mi dice di usare una vecchia maglietta. Mi vergogno, non sono andata a scuola.»
L’ingiustizia della tampon tax e i dati economici
Questa problematica è aggravata dalla cosiddetta tampon tax, cioè l’IVA applicata ai prodotti mestruali.
Fino al 2022 gli assorbenti erano tassati al 22%, come beni di lusso. L’IVA era stata poi abbassata al 5% nel 2023, ma oggi è inspiegabilmente tornata al 10%, pur essendo un bene di prima ed irrinunciabile necessità.
Si tratta di una tassa ingiusta e iniqua, che colpisce una necessità fisiologica e discrimina economicamente le donne.
I modelli virtuosi in Europa e nel mondo
Molti Paesi hanno già adottato misure concrete per contrastare la period poverty.
Negli Stati Uniti, a New York, gli assorbenti vengono distribuiti gratuitamente nelle scuole; lo stesso accade dal 2021 in Nuova Zelanda e persino in Kenya, dove il governo locale si è impegnato a distribuirli gratuitamente alle studentesse.
In Europa la Scozia ha fatto da apripista, rendendo gratuiti gli assorbenti dal 2020, seguita dalla Svizzera, dove nel Canton Ticino è stato avviato un progetto pilota in 11 istituti scolastici con distributori automatici, e dalla Francia, che dal 2021 prevede la distribuzione gratuita in tutti i campus universitari.
Anche in Italia esistono esperienze positive: l’Università di Padova, il Politecnico di Torino e quello di Milano hanno installato distributori di assorbenti gratuiti nei campus, mentre le Farmacie Comunali di Empoli forniscono ogni anno 15 mila assorbenti in otto scuole del territorio.
L’importanza di garantire dignità mestruale nelle scuole
Garantire l’accesso ai prodotti mestruali significa riconoscere un diritto fondamentale legato alla dignità, alla salute e alla solidarietà.
La scuola, come luogo di crescita e uguaglianza, deve poter offrire un ambiente accogliente e rispettoso della persona. Per questo iniziative come quelle nate in alcuni istituti italiani — come il Liceo Sigonio di Modena, che ha installato distributori a proprie spese — rappresentano un passo avanti concreto.
Ogni studentessa deve potersi sentire libera e tutelata anche durante il ciclo mestruale, senza che una difficoltà economica si trasformi in esclusione.

L’esempio di una raccolta firme a Reggio Emilia
Per questo motivo, nel 2023 ho deciso di avviare una raccolta firme per installare distributori gratuiti di assorbenti nelle scuole secondarie di primo grado, così da agevolare le studentesse in difficoltà.
La mozione ha superato il numero minimo di firme e, una volta presentata in Consiglio Comunale a Reggio Emilia, è stata approvata all’unanimità.
È stata una vittoria importante: non solo per le ragazze che potranno contare su un aiuto concreto, ma anche per dimostrare che l’impegno civico può davvero incidere.
Ognuno di noi può fare la propria parte, parlare apertamente di mestruazioni, abbattere i tabù e proporre soluzioni reali, a partire dalle proprie scuole e città. anche coinvolgendo le Istituzioni tramite mozioni di iniziativa popolare come questa.
Come puoi fare la tua parte
L’esperienza di Reggio Emilia può diventare un modello per tante altre città d’Italia.
Chiunque può promuovere la stessa mozione di iniziativa popolare per chiedere la distribuzione gratuita di assorbenti nelle scuole e nei luoghi pubblici. basta adattarla al proprio Comune!
Per agevolare la diffusione del progetto, Il Progressista mette a disposizione il testo completo della mozione, già approvata all’unanimità dal Consiglio comunale di Reggio Emilia, che potrà essere scaricato e adattato per i soli riferimenti territoriali.
Promuovere una mozione popolare non è complicato: basta conoscere i passaggi giusti e unire la forza delle persone di buona volontà.
Ecco come puoi fare:
- Scarica e adatta la mozione allegata: inserisci il nome del tuo Comune e, se vuoi, aggiungi brevi dati locali (per esempio la popolazione scolastica o eventuali esperienze già avviate).
- Raccogli le firme necessarie: ogni Statuto comunale prevede un numero minimo di firme per le mozioni popolari (di solito da 100 a 300, a seconda della grandezza del Comune). Puoi raccoglierle nei luoghi pubblici, a scuola o in occasione di eventi.
- Chiedi il supporto di un consigliere comunale/avvocato/notaio: la sua presenza permette di autenticare le firme, ma puoi anche farle autenticare lasciando i moduli per le firme presso gli uffici comunali, che dovranno raccogliere la firma per te.
- Consegna la mozione al protocollo del Comune e richiedi che venga calendarizzata per la discussione in Consiglio. Il Consiglio ha l’obbligo di esaminarla e votarla.
- Diffondi l’iniziativa: spiega ai giornali locali, ai tuoi insegnanti e ai social perché lo stai facendo. Ogni voce che si unisce rafforza il messaggio di dignità e solidarietà.
In conclusione
L’accesso ai prodotti mestruali non è un privilegio ma un diritto.
Abolire o ridurre la tampon tax e garantire assorbenti gratuiti nelle scuole significa costruire un Paese più giusto, dove la dignità delle donne non sia oggetto di tassazione ma di tutela.
Il cambiamento può partire da piccoli gesti: il prossimo potrebbe essere il tuo.
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