- L’indagine dei carabinieri nella sfera digitale
- Le piattaforme utilizzate per il reclutamento
- Il culto degli stragisti e l’ideologia d’odio
- La “gamification” della violenza
- Il legame internazionale con “The Base”
- I manuali per ordigni e i potenziali obiettivi
- Il blitz nazionale e il profilo degli indagati
- In conclusione
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- Supporta Il Progressista
Attraverso piattaforme digitali come Telegram e TikTok, il gruppo diffondeva messaggi di odio razziale, omofobo e antisemita, esaltando stragisti internazionali e simboli del Terzo Reich.
Culto di Hitler e delle SS, propositi di attentati, manuali per la costruzione di ordigni, reclutamento di minori online, queste sono alcune delle attività rilevate dai carabinieri del Ros e della Digos grazie ad una vasta operazione antiterrorismo.
Le autorità italiane hanno recentemente condotto una vasta operazione antiterrorismo che ha coinvolto diciassette persone, di cui ben quattordici minorenni, accusate di radicalizzazione neonazista e suprematista. Attraverso piattaforme digitali come Telegram e TikTok, il gruppo diffondeva messaggi di odio razziale, omofobo e antisemita, esaltando stragisti internazionali e simboli del Terzo Reich. Le indagini hanno rivelato contenuti allarmanti, tra cui manuali per la fabbricazione di bombe, istruzioni per l’uso di armi e simulazioni virtuali di omicidi mirati alle minoranze. Durante le perquisizioni in numerose città, le forze dell’ordine hanno sequestrato armi bianche e materiale propagandistico, interrompendo potenziali piani per attacchi contro scuole e luoghi di culto. Gli indagati, legati a correnti estremiste come The Base, affrontano gravi capi d’accusa che vanno dall’istigazione a delinquere all’addestramento con finalità terroristiche. Questo caso solleva profonde preoccupazioni sulla vulnerabilità degli adolescenti rispetto alla propaganda violenta online e alla crisi dei valori educativi nel mondo contemporaneo.
L’indagine dei carabinieri nella sfera digitale
I carabinieri del Ros e della Digos hanno monitorato con attenzione gli ambienti digitali legati all’accelerazionismo (corrente specifica all’interno del suprematismo radicale che teorizza la necessità di passare all’azione violenta per distruggere l’attuale ordine sociale), al suprematismo bianco (ideologia basata sulla convinzione della superiorità del “popolo europeo” e della razza bianca rispetto ad altre etnie e gruppi sociali) e al neonazismo, per intercettare una rete che stava attivamente formando giovani all’uso della violenza e alla pianificazione di attentati. Le forze dell’ordine hanno iniziato questo monitoraggio essenzialmente per 3 motivi: per il pericolo di un’azione diretta, per il coinvolgimento di minori e per il contenimento dell’Accelerazionismo. Seguendo piattaforme social, chat protette e gaming online, le forze dell’ordine sono riuscite ad identificare i soggetti, sequestrare materiale operativo, intercettare propositi di stragi e recuperare armi e vessilli.
Le piattaforme utilizzate per il reclutamento
La rete si è sviluppata principalmente su Telegram e TikTok, utilizzando gruppi chiusi come la “Chat del Nuovo Ordine Europeo” e il “FFI – Fronte Fascista Italiano“. Il reclutamento avveniva in modo strutturato, per entrare nel Fronte Fascista Italiano era necessaria la compilazione di un modulo di ammissione, e il gruppo prevedeva una gerarchia interna con ruoli come “capo supremo“, “segretario” e “camicia nera“. Ma come mai hanno sviluppato questa rete proprio su social come Telegram e TikTok? Innanzitutto per il target giovanile, per la funzionalità nell’organizzazione di telegram, per la facilità di condivisione di materiale illegale e per la gamification dell’odio. Questo dovrebbe farci pensare alla sicurezza dei social e a come possono influenzare negativamente i ragazzi.
Il culto degli stragisti e l’ideologia d’odio
Un capitolo centrale riguarda l’esaltazione di figure come Adolf Hitler e delle SS, ma anche di terroristi contemporanei come Brenton Tarrant (autore della strage di Christchurch) e Anders Breivik (terrorista e criminale di estrema destra norvegese). Questi soggetti venivano celebrati come modelli da emulare, promuovendo l’uso della violenza per la supremazia del “popolo europeo”. Questi culti rispondono a precise dinamiche psicologiche e ideologiche volte a radicalizzare i giovanissimi. In sintesi, Hitler, le SS e gli attentatori diventano “riferimenti identitari” in un mondo digitale dove il confine tra provocazione online e pericolo reale si fa sempre più sottile, offrendo a giovani in cerca di una direzione, un modello di “forza” e di “azione” contro nemici immaginari. Non sarebbe forse meglio che i giovani in cerca di direzione fossero assistiti invece che lasciati in balia di qualunque influenza online?
La “gamification” della violenza
Gli investigatori hanno scoperto che la radicalizzazione passava anche attraverso il gaming online. Nelle sessioni di gioco venivano simulate virtualmente stragi e uccisioni di minoranze etniche, uno strumento utilizzato per normalizzare l’odio e trasformare la violenza in un elemento ludico per i giovanissimi. L’adescamento e la radicalizzazione all’interno del mondo del gaming online avvenivano attraverso una strategia che mescolava l’intrattenimento con l’ideologia d’odio, sfruttando la fragilità dei giovanissimi. Il gaming era uno strumento per abbassare le difese dei minori, trasformando l’atto di uccidere virtualmente un “nemico” etnico in un primo passo verso la radicalizzazione attiva. Con questo bisogna fare attenzione a non criminalizzare il gaming, ma ad educare i ragazzi ad un uso più responsabile di quest’ultimo.
Il legame internazionale con “The Base”
L’inchiesta ha evidenziato collegamenti con “The Base“, un’organizzazione militante suprematista bianca nata negli Stati Uniti nel 2018, legata alla corrente dell’accelerazionismo e inserita dall’Unione Europea nell’elenco dei soggetti terroristici. Il collegamento con il gruppo italiano è emerso principalmente attraverso l’attività digitale monitorata dagli investigatori. Le attività svolte “assieme”, o ispirate dal gruppo, includevano azioni concrete di radicalizzazione come pianificazione di “azioni dirette”, addestramento tecnico, individuazione di bersagli, simulazioni virtuali e reclutamento strutturato.
I manuali per ordigni e i potenziali obiettivi
Dalla propaganda la rete è passata alla fase operativa, condividendo istruzioni per la fabbricazione artigianale di bombe, manuali per l’uso di armi da fuoco e tecniche di “azione diretta”. Nelle chat sono emersi propositi di attacchi concreti contro moschee, sinagoghe e scuole. La diffusione di manuali per la fabbricazione di ordigni e la pianificazione di attacchi contro scuole e luoghi di culto miravano a provocare effetti sia materiali che ideologici, strettamente legati alla dottrina dell’accelerazionismo. Gli obiettivi principali erano favorire il collasso della società, massimizzare la letalità degli attacchi e colpire simboli religiosi e civili.
Il blitz nazionale e il profilo degli indagati
L’ultima tappa è l’esecuzione di 17 perquisizioni in numerose città italiane (tra cui Roma, Milano, Genova e Palermo). L’aspetto più allarmante è l’età dei coinvolti: 14 dei 17 indagati sono minorenni. Questo dato dimostra come i minori sono esposti, al giorno d’oggi, ad un alto rischio di influenze negative da parte di sconosciuti online. Durante l’operazione sono stati sequestrati coltelli, armi bianche, vessilli nazisti e una grande quantità di materiale informatico ora al vaglio degli inquirenti. Il blitz, descritto come una “vastissima operazione antiterrorismo” su scala nazionale, è stato il culmine di un’indagine coordinata dalle Procure di Roma e di Venezia. L’intervento ha avuto successo grazie a una strategia che ha unito il monitoraggio digitale prolungato a una coordinazione capillare tra diverse forze di polizia.
In conclusione
Ricapitolando, l’operazione antiterrorismo dei Carabinieri del Ros e Digos ha portato a 17 perquisizioni in tutta Italia, coinvolgendo ben 14 minorenni accusati di estremismo radicale. La rete utilizzava Telegram, TikTok e videogiochi per radicalizzare i giovanissimi attraverso l’esaltazione del nazismo, ideologie accelerazioniste e stragisti internazionali. Il gruppo, legato anche all’organizzazione “The Base“, è passato dalla propaganda alla fase operativa condividendo manuali per la fabbricazione di bombe e ipotizzando attacchi contro moschee, sinagoghe e scuole.
Da questa indagine, è emersa, a parer mio, una criticità nelle restrizioni dei social, oltre ad un problema nel come vengono protetti i ragazzi dai pericoli online che aiutano il diffondersi di attività illegali tra di essi.
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