Negli ultimi mesi, le proteste in Albania contro la costruzione di un resort di lusso si sono trasformate in manifestazioni anti-governative che hanno raccolto oltre 100.000 persone. Più recentemente, si sono allargate a manifestazioni studentesche piuttosto simili a quelle serbe, con forti disordini e rivendicazioni nei campi dell’istruzione e della sanità. Il governo ha risposto con sanzioni e limitazioni a chi protesta, ma anche ingenti premi ai poliziotti.
Ne abbiamo parlato con Emiliano Biraku, imprenditore italo-albanese nei settori della ristorazione e del cinema, ma in passato anche esponente politico locale come presidente di Confesercenti Metropolitana Venezia-Rovigo.
Intervista a Emiliano Biraku su cosa sta succedendo in Albania
Ci spiega com’è e come nasce la “Rivoluzione dei Fenicotteri”?
Questa manifestazione è partita dalla costruzione del resort di lusso di Jared Kushner e Ivanka Trump sull’isola di Sazan.
Io non sono uno degli organizzatori, ma seguo con attenzione e rispetto le proteste che stanno attraversando l’Albania, perché la libertà di manifestare è un diritto fondamentale, la democrazia non deve aver paura del dissenso. Per questo, però, credo che sia importante affrontare questo dibattito senza slogan né tifoserie.
Molte delle questioni sollevate dai manifestanti meritano attenzione, come ribadito dal primo ministro Edi Rama sono riconosciute anche dal governo, ma credo che attraversino oggi gran parte dell’Europa, di cui l’Albania non rappresenta un’eccezione negativa.
Ad esempio il costo della vita: in tutta Europa sta diventando insostenibile in confronto agli stipendi medi, e i giovani quando non trovano delle opportunità nel proprio Paese guardano altrove. In Italia sono quasi 5 milioni le persone sotto la soglia di povertà e anche in Albania è un tema importante.
Ma faccio fatica a riconoscermi nella narrazione che descrive l’Albania come un Paese senza controlli e incapace di difendere l’interesse pubblico. Prendiamo il caso di Sazan.
È giusto chiedere trasparenza e pretendere il massimo rigore nella tutela dell’ambiente, ma è altrettanto giusto riconoscere che esistono procedure amministrative ancora aperte: non c’è un progetto, praticamente solo una manifestazione d’interesse.
Come dice il primo ministro, l’Albania sta subendo anche una propaganda costruita con l’intelligenza artificiale e con un algoritmo, forse finanziato da chi ha interesse che l’Albania non investa nel turismo.
La mia impressione è diversa da quello che emerge online: le manifestazioni sono visibili nella piazza centrale di Tirana, ma al di fuori di quel contesto la vita prosegue normalmente. Sono stato recentemente in Albania e lo confermo, molti non sanno neanche che c’è una protesta.
E non mi piace sentir parlar male dell’Albania sulla stampa, anche da parte di alcuni albanesi all’estero. Noto la presenza di molti eurodeputati alle manifestazioni: il confronto politico interno deve appartenere innanzitutto agli albanesi.
Ricordo bene il pregiudizio contro l’Albania e gli albanesi vent’anni fa: la domanda fondamentale non è se oggi esistano ancora dei problemi, ma se l’Albania di oggi sia migliorata in vent’anni, e la mia risposta è sì e una parte importante di questo percorso porta la firma di Edi Rama.
Rama vuole entrare nell’Unione Europea? Una crisi come questa preclude questa strada?
Finora, per fortuna, da quello che leggo – anche se siamo ancora in fase di negoziazione – secondo Marta Kos (commissaria all’Allargamento) il processo sta proseguendo normalmente e l’Albania dovrebbe aderire all’UE entro il 2030.
Rama difende il resort di Sazan per fini economici: vuole rendere l’Albania “le Maldive d’Europa”. È giusto o sbagliato?
Bisogna riconoscere le specificità geografiche dell’Albania, con terreni attraenti per il turismo a 360°, sia balneare che montano; l’Albania sta seguendo la strada di successo di Grecia e Turchia. Molti cittadini albanesi prenotano le vacanze in Turchia, perché non farli rimanere in Albania ed essere anche noi attraenti per il turismo internazionale?
Ovviamente il turismo non dovrebbe essere l’unica economia, io come “veneziano adottato” lo sto vedendo: quando l’economia si basa solo sul turismo diventa una “monocultura” con tutte le conseguenze del caso, dallo spopolamento alla mancanza di opportunità. Inoltre l’Albania non ha le capacità per un turismo di quantità, deve investire su un turismo di qualità.

Ha citato la diaspora: questa “Rivoluzione dei Fenicotteri” ha visto anche manifestazioni a Milano, Firenze, Bologna. La diaspora in Italia avrà ancora un ruolo?
Le conseguenze delle decisioni politiche ricadono innanzitutto su chi vive in Albania, quindi non bisogna imporre nulla agli albanesi che sono rimasti lì, che sono veri eroi. Sono loro che devono decidere per il loro destino.
Quindi queste proteste sono organizzate dall’estero?
Sono stato in Albania e vedo una certa presenza della diaspora, e capisco che ci tengano e che abbiano lì i loro parenti – ma una volta che costruiamo il nostro futuro all’estero, moralmente non siamo nella posizione di decidere per i cittadini albanesi.
Rama oggi è molto vicino a Giorgia Meloni. Si dichiara progressista, come giustifica l’alleanza con una premier post-fascista come Meloni?
Lui ha sempre ribadito che lui ha cercato di mantenere ottimi rapporti con l’Italia: qualunque fosse stato il premier italiano, avrebbe detto sì ai centri per migranti a Schengjin (Lezhë), e solo all’Italia. Questo rapporto speciale non è verso una singola persona.
Questi centri per migranti come vengono percepiti in Albania?
È un terreno su cui ha giurisdizione l’Italia, non ha a che fare con la quotidianità Albania: non ha influenze sulla vita degli albanesi.
In conclusione, se esiste una nuova generazione che ritiene di offrire una visione diversa per l’Albania, è una buona notizia per la democrazia. Ma richiede una proposta politica, una leadership riconoscibile, la capacità di misurarsi con il consenso: nelle democrazie europee i governi si cambiano attraverso il voto, non delegittimando le istituzioni stesse o chiedendo di creare delle istituzioni parallele a quelle riconosciute dalla Costituzione.
Si può fare attraverso il processo democratico, o con la formazione di una nuova forza politica o con quelle esistenti.
Secondo lei c’è una forza politica che potrebbe intercettare le proteste?
Ce ne sono di nuove, ma leggo che c’è la voglia di costruirne, e fa bene alla democrazia e velocizzerà l’adesione dell’Albania all’Unione Europea. Ben venga una nuova classe dirigente, ma non in questo modo.
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