In questo referendum si deciderà se confermare la riforma che separa le carriere di giudici e pubblici ministeri, istituendo due Consigli Superiori della Magistratura distinti e un’Alta Corte disciplinare. Di seguito trovi tutto quello che devi sapere, in poche righe.
Cosa cambia se passa il referendum: prima vs dopo
Con la riforma costituzionale promossa dal Governo Meloni cambia in modo sostanziale l’assetto del potere giudiziario in Italia.
Le modifiche agli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Costituzione introducono una distinzione formale e funzionale tra magistratura giudicante (giudici) e magistratura requirente (pubblici ministeri), che in caso di vittoria del sì costituirebbero due carriere autonome.
In questo momento in Italia il pubblico ministero ed il giudice seguono lo stesso percorso di studi e vengono controllati dallo stesso C.S.M., ossia il Consiglio Superiore della Magistratura, in cui siedono di diritto il Presidente della Repubblica, il Primo Presidente della Corte di Cassazione e il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, oltre a 30 consiglieri togati, di cui 10, eletti dal Parlamento in seduta comune tra Professori ordinari in materie giuridiche e avvocati con almeno 15 anni di esercizio, che sono definiti laici.
Con la nuova riforma i C.S.M. diventerebbero 2, sarebbe diversa la gestione della penalizzazione, dei trasferimenti e delle nomine e verrebbero accomunati soltanto dalla presenza del Presidente del Consiglio e da un ulteriore organo di controllo chiamato Alta Corte Disciplinare; questo organo sostituirà, per quanto riguarda i magistrati ordinari, il sistema disciplinare gestito finora all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura, unendo in sé le competenze tecniche e la garanzia di autonomia, al quale verrà inoltre attribuita la competenza sui procedimenti penali.

Perchè votare sì?
Ciò che il voto SI al referendum porterebbe sarebbe una modifica all’ordinamento giurisdizionale italiano per separare le carriere e l’istruzione di giudici e pubblici ministeri. Verrebbero costituiti due Consigli superiori della magistratura distinti (uno giudicante e uno requirente), il che andrebbe a modificare l’articolo 87 della Costituzione separando le carriere al vertice dell’autogoverno delle toghe, inoltre i rispettivi c.s.m andrebbero a gestire trasferimenti o sospensioni.
Verrebbe indetta inoltre una nuova Alta Corte disciplinare per i magistrati ordinari (composta da 15 giudici, tra professori, avvocati e magistrati sorteggiati, di cui un terzo sarebbe estratto a sorte da liste elette dal Parlamento).
Secondo l’ex magistrato Antonio Di Pietro, sostenitore del sì, i giudici devono fare gli arbitri mentre i pm i giocatori, questi due non possono stare nella stessa squadra.
Dopo questa riforma, dice ad un’intervista su fanpage: “il pubblico ministero rimarrà ugualmente indipendente, ma soprattutto lo sarà il giudice per le indagini preliminari, dove non c’è la difesa, una sorta di triangolo isoscele con il giudice a capo e le parti in ragione di parità come prevede l’articolo 111 della Costituzione. Piaccia o non piaccia, in quella fase il pubblico ministero chiede al giudice delle indagini preliminari le misure cautelari, le intercettazioni, i sequestri… Poi però quello stesso giudice dovrà passare l’esame del pm ai consigli giudiziari e al Csm. Questa riforma di fatto e di diritto crea le condizioni perché ci sia un Csm per i giudici uno per i pm e che l’uno non dipenda dall’altro per il tramite della madre di tutta la magistratura, ossia l’Associazione nazionale magistrati.”
Perchè votare no?
Marco Travaglio ed altri opinionisti come Nicola Gratteri hanno preso con fermezza la posizione del voto per il NO. Ad esempio durante il tour per il suo libro “Perchè no” Marco Travaglio fa tappa a Bari ed afferma così: «È giusto dire no perché questa è una riforma per dare più peso alla politica sulla magistratura. Con la separazione delle carriere i giudici non verranno più educati alla ricerca della verità in maniera imparziale. La magistratura diventerà “l’avvocato dell’accusa”, come negli Stati Uniti, la quale ha il compito di incastrarti e vincere a tutti i costi».
La paura che esprime Travaglio è stata molto discussa, i tre quarti dei magistrati si posiziona con il no sentendo che il loro lavoro verrebbe messo a repentaglio nella sua eticità.
Carlo Salvatore Hammel, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, in un’intervista del 2026 ha spiegato così la posizione dei magistrati contrari al referendum:
«La separazione delle carriere è un falso problema. Questa riforma non risolve nessuno dei problemi della giustizia: non accorcia i tempi dei processi, non affronta la carenza di magistrati e personale amministrativo e non migliora il servizio per i cittadini.
Al contrario introduce cambiamenti molto costosi e rischia di incidere sull’equilibrio dell’ordinamento giudiziario senza dare benefici concreti. Per questo riteniamo che i cittadini dovrebbero votare No al referendum»nte) un condizionamento tra chi accusa e chi giudica.
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