Giovanni Zagni: «I politici dicono bugie perchè rischiano poco»

Dario De Lucia

Quanto conta la verità quando scegliamo chi votare? Il direttore di Pagella Politica e Facta racconta al Progressista perché le bugie resistono alle smentite e quanto siamo disposti a perdonare ai politici dalla nostra parte. Lunedì 16 novembre, alle 18, presenterà il libro “Perché i politici dicono bugie (e perché ci crediamo)” alla Librerie.coop All’Arco di Reggio Emilia, intervistato dal nostro direttore Dario De Lucia.

Chi è Giovanni Zagni

Giovanni Zagni, giornalista professionista e dottore di ricerca, dirige Pagella Politica e Facta.

Ha fatto parte del comitato esecutivo dell’European Digital Media Observatory e del gruppo di esperti sull’integrità dell’informazione online del Consiglio d’Europa. Nel 2020 ha partecipato all’Unità di monitoraggio contro le fake news sul Covid-19 istituita dalla Presidenza del Consiglio. È autore di Perché i politici dicono bugie (Piemme, 2026) e coautore di Bugie al potere. Il fact-checking del governo Meloni, Fact-checking. Epistemologie e pratiche informative: un’analisi sociologica e Storie false. Dai faraoni alle bufale online.

“Perché i politici dicono bugie (e perché ci crediamo)“, il libro di Giovanni Zagni pubblicato da Piemme nel 2026.

Intervista a Giovanni Zagni sulle bugie dei politici

Giovanni, in Italia dire bugie conviene politicamente? Nel tuo libro provi a spiegare perché i politici mentono: che cosa guadagnano e che cosa rischiano quando vengono scoperti?

Dire bugie per i politici è inevitabile, ma anche normale, perché il loro fine non è informare quanto piuttosto convincere. Non vogliono rappresentare la realtà, ma ottenere i nostri voti. E mentendo si rischia poco, perché cambiare idea sui temi politici è molto difficile. Siamo disposti a votare qualcuno anche sapendo che non dice spesso la verità.

Qual è una bugia della politica italiana che continuate a smentire e che continua a essere ripetuta? 

Il caso forse più clamoroso degli ultimi tempi riguarda i finanziamenti alla sanità. Tutti i governi, di destra e di sinistra, si vantano di aver stanziato una quantità record di risorse. Ma dimenticano di dire che i numeri assoluti non tengono conto dell’inflazione. In realtà, le risorse destinate alla salute non si sono mai riprese dai tagli degli anni della crisi finanziaria più acuta.

Quanto siamo disposti a perdonare una bugia quando la dice il politico che votiamo? 

La perdoniamo senza nessun problema. I temi politici sono quelli su cui è più difficile cambiare idea e se un politico è percepito come “dalla nostra parte” faremo di tutto per ignorare i suoi difetti, per quanto evidenti. Sono meccanismi psicologici molto noti e studiati da parecchi anni. 

Mentono di più i politici di destra, centro o sinistra?

Difficile rispondere a questa domanda, perché la vera differenza è tra chi dichiara tanto e chi dichiara poco, oltre che tra chi è in grado di attirare l’attenzione del pubblico con quello che dice e chi invece non è capace di orientare il discorso pubblico. Certo alcuni politici sono più propensi alla frase ad effetto e alla boutade, altri parlano poco o nulla. Durante il governo Draghi eravamo disperati, perché il presidente del Consiglio non parlava quasi mai e dunque era anche complicato verificare.

I politici italiani mentono di più o di meno dei colleghi negli altri paesi europei?
Abbiamo l’idea che i politici nordeuropei mentano meno rispetto a noi latini. 

Non conosco abbastanza quello che succede in altri Paesi, ma credo che in ogni democrazia in cui la stampa è libera e lo scambio di opinioni è vivace ci siano politici che, per avere successo, hanno un rapporto flessibile con la verità. Ci sono progetti di fact-checking in praticamente tutti i Paesi europei, quindi penso che i colleghi avranno il loro daffare anche all’estero.

E’ vero che i boomer sono i più creduloni? Quanto c’entra l’istruzione nel credere alle fake news?

Le generazioni più anziane hanno meno dimestichezza con i linguaggi online e quindi fanno più fatica a distinguere, ad esempio, tra satira e informazione reale, o a riconoscere le truffe e alcuni tipi grossolani di manipolazione. Per quanto riguarda i livelli di istruzione, c’è un fenomeno interessante e controintuitivo. Gli psicologi hanno mostrato che alcuni pregiudizi che ci rendono incapaci di affrontare in modo obiettivo le nuove informazioni sono più forti nelle persone più informate. Insomma, più sappiamo, più pensiamo di sapere e in alcuni casi ciò ci porta fuori strada.

Chi controlla i fact-checker? Come scegliete le dichiarazioni da verificare e come rispondete a chi vi accusa di essere più severi con uno schieramento?

Scegliamo la dichiarazione da verificare sulla base dell’importanza del politico che l’ha pronunciata, della rilevanza del tema e di quanto reputiamo possa interessare al nostro pubblico. Prendersela con uno schieramento o con l’altro non rientra minimamente nei nostri calcoli e penso che la nostra produzione di contenuti lo dimostri ogni giorno. Certo ci sono politici che hanno monopolizzato lo spazio della discussione e quindi ce ne occupiamo di più, ma non è colpa nostra…

Quando un politico dice una falsità in televisione e il giornalista non la contesta, di chi è la responsabilità? Che cosa dovrebbe cambiare nel modo in cui si fanno le interviste politiche in Italia?

Le interviste politiche hanno il problema che gli intervistatori di rado hanno un atteggiamento imparziale. Eppure sarebbe tanto più efficace mettere i politici davanti ai fatti e lasciare che siano essi a parlare. Però non si può pretendere dagli intervistatori di fare il fact-checking in diretta: è difficilissimo, ci vuole tempo, calma e la possibilità di ricontrollare i numeri per essere sicuri di averli giusti. Tutto ciò si presta male ai tempi televisivi e alle correzioni dal vivo.

Si può ingannare un elettore usando soltanto numeri veri? Ci fai un esempio di come scegliere un dato, ometterne un altro o cambiare il termine di confronto possa alterare il racconto della realtà?

Il governo di recente ha annunciato di aver stanziato un centinaio di milioni per gli agricoltori. È vero, ma si tratta di risorse per lo più tolte ad altri capitoli di spesa destinati alla stessa categoria. Il problema è spesso nel contesto: di frequente i numeri o i fatti sono veri se presi da soli, ma appena si allarga il quadro si vede che le cose sono meno favorevoli a chi le pronuncia di quanto si coglie restando alla superficie.

Che cosa riesce a cambiare davvero una smentita?

Difficile dirlo con certezza, perché spesso i politici non reagiscono pubblicamente alle verifiche, ma la speranza, in cui sono moderatamente fiducioso, è che vedendo un fact-checking che rende un’argomentazione meno convincente il politico e il suo staff decideranno di utilizzarne un’altra. Non so quante volte sia successo in passato in conseguenza del nostro lavoro, ma spero che qualche volta sia andata così.

Un ragazzo vede su TikTok un video politico convincente e sta per condividerlo: quali controlli gli consigli di fare? 

Un bel giro su Pagella Politica, soprattutto se ci sono fatti e dati verificabili. Se invece si tratta di previsioni del futuro, di slogan, opinioni o dichiarazioni di valore, non c’è nessun problema. Quelle cose non sono verificabili e condividerle o meno serve soprattutto a indicare il proprio posizionamento, rafforzare il proprio senso di identità. Il che, naturalmente, è del tutto umano e comprensibile, e fa parte della normale discussione democratica.

Lunedì 16 novembre 2026 a Reggio Emilia Giovanni Zagni sarà intervistato dal nostro direttore Dario De Lucia

Giovanni Zagni presenterà Perché i politici dicono bugie (e perché ci crediamo), edito da Piemme, lunedì 16 novembre 2026 alle ore 18 alla Librerie.coop All’Arco, in via Emilia Santo Stefano 3/d, a Reggio Emilia.
A intervistarlo sarà Dario De Lucia, direttore del Progressista. Un incontro per discutere delle bugie della politica, del nostro rapporto con i fatti e di ciò che scegliamo di credere quando andiamo a votare.

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