Il mondo delle parafilie, tra feticismo e disturbo: intervista al sessuologo Matteo Merigo

Angela Russo

Quante volte ci capita di spiare nei pensieri altrui, chiedendoci cosa si nasconda davvero dietro le quinte della vita intima delle persone? Se nell’era dei social condividiamo praticamente tutto – dai piatti che mangiamo alle vacanze – c’è un ambito che resta ancora confinato nell’ombra, coperto da un velo di pudore o, peggio, dal giudizio altrui: i feticismi e le parafilie.

Parlare apertamente di ciò che ci accende da un punto di vista erotico è spesso un’impresa. È come se tutti indossassimo una maschera da “normalità”, lasciando nell’armadio fantasie o attrazioni per oggetti e situazioni non proprio convenzionali. Ma dove passa, esattamente, quel confine sottile tra una semplice inclinazione (magari un po’ stravagante) e un disturbo vero e proprio? Quando un gioco di ruolo o un’ossessione per i piedi smettono di essere un’innocente parentesi erotica per diventare qualcosa che complica la vita? Per capirci qualcosa in più senza moralismi, pregiudizi o paroloni accademici, siamo scesi in profondità. Un po’ come quando ci si tuffa con le bombole per esplorare fondali sconosciuti: non a caso ne abbiamo parlato con il dottor Matteo Merigo, psicologo, psicoterapeuta e sessuologo bresciano, che oltre a conoscere a fondo i labirinti della mente umana condivide un’intensa passione per la subacquea (un’ottima metafora per chi, per lavoro, è abituato a esplorare ciò che sta sotto la superficie). Dalle teorie neuroscientifiche sulla popolarissima attrazione per i piedi al confine tra BDSM consensuale e patologia, fino alle esibizioni al parco: ecco cosa ci ha raccontato.

Dott. Merigo, qual è la differenza tra un sano feticismo e una parafilia clinicamente rilevante?

Il feticismo è una parafilia specifica: consiste nell’eccitazione sessuale legata a un oggetto (scarpe, piedi, biancheria) o a una parte del corpo non genitale, resa necessaria o fortemente preferenziale per l’eccitazione stessa. La parafilia invece è la categoria più ampia in cui il feticismo rientra: indica un interesse, un impulso o una fantasia sessuale intensa e persistente rivolta verso oggetti, situazioni, attività o persone non convenzionali. In altre parole ogni feticismo è una parafilia, ma non ogni parafilia è un feticismo. Fatta questa distinzione, la differenza tra sano feticismo e parafilia clinicamente rilevante non sta nell’oggetto dell’attrazione, ma nelle conseguenze. Un interesse feticistico resta nella norma quando convive con una vita sessuale e relazionale soddisfacente, non causa sofferenza soggettiva, non compromette il funzionamento della persona e non coinvolge partner non consenzienti. Quindi una parafilia può diventare disturbo parafiliaco quando genera disagio clinicamente significativo, interferisce con le relazioni o con la vita quotidiana, o quando implica la mancanza di consenso di un’altra persona. Per fare un esempio pratico, esibizionismo e voyeurismo restano parafilie se consensuali, giocate in situazioni definite dagli utenti e senza disagio tra i membri del gioco erotico, ma farlo al parco in centro a Milano davanti a persone sconosciute, cambia completamente l’intenzionalità.

Uno dei feticismi più comuni, in particolare negli uomini, è quello dei piedi. Chi non ce l’ha spesso non ne comprende la natura. Perché proprio i piedi rappresentano uno degli oggetti di attrazione più frequenti? Esistono teorie neuroscientifiche o psicologiche che spiegano questa attrazione?

È tra i più diffusi, soprattutto negli uomini. Sul piano neuroscientifico esiste un’ipotesi proposta soprattutto da Vilayanur Ramachandran, legata all’homunculus di Penfield: l’area della corteccia somatosensoriale che rappresenta i piedi si trova vicina a quella dei genitali e in certi individui potrebbe verificarsi un “cross-wiring”, una sovrapposizione neurale tra sensazioni podaliche e genitali. È un’ipotesi suggestiva, molto citata nella divulgazione, ma non un dato neuroscientifico consolidato. Sul piano psicologico contano di più i processi di condizionamento e le esperienze precoci anche casuali. L’associazione tra i piedi all’eccitazione, lascia un’impronta duratura. In terapia capita spesso che, chiedendo il primo ricordo legato al mondo erotico, questo emerga vivido e collegato proprio all’oggetto feticcio. C’è poi un fattore culturale: i piedi sono nascosti, coperti, “proibiti”, ma anche espressione di femminilità, intimità e di cura della persona. Questo mix ne accentua il valore simbolico ed erotico.

Alcune persone provano eccitazione nell’essere picchiate, umiliate, prese a calci nelle parti intime, schiacciate o sottomesse anche economicamente. Come spiega la psicologia questi comportamenti? Si tratta sempre di una parafilia o possono rientrare in pratiche BDSM consensuali?

La distinzione tra parafilia clinica e pratica consensuale non riguarda il contenuto degli atti ma il contesto in cui avvengono. Comportamenti come essere picchiati, umiliati, presi a calci nelle parti intime o sottomessi economicamente rientrano tecnicamente nello spettro del masochismo sessuale, e la loro versione clinica diventa disturbo solo quando causano disagio significativo, compromettono il funzionamento della persona o coinvolgono chi non ha dato consenso. Nel BDSM praticato in modo sano contano il consenso informato, la negoziazione preventiva dei limiti, le parole di sicurezza, l’attenzione reciproca al benessere psicologico, l’aftercare. In tre parole: sano, sicuro, consensuale. E qui mi tolgo lo sfizio, da terapeuta: è curioso che questi tre principi, negoziare prima cosa si vuole, poter dire basta senza conseguenze, prendersi cura dell’altro dopo un momento di intensità, siano nati in ambienti che il perbenismo comune considera indecenti. Perché nella stanza da letto ci sembrano trasgressivi, ma se li applicassimo con la stessa serietà anche al lavoro o in una relazione d’amore, probabilmente avremmo molte meno persone in terapia per relazioni disfunzionali. Sul piano psicologico i meccanismi proposti per spiegare l’eccitazione legata a dolore o sottomissione includono il rilascio di endorfine e adrenalina indotto dallo stress fisico controllato, l’inversione temporanea dei ruoli di potere che la persona vive quotidianamente, e il sollievo di abbandonare il controllo in un contesto protetto e negoziato. Anche la sottomissione economica, il cosiddetto findom, rientra nella stessa logica: non è il denaro in sé l’elemento erotico, ma la dinamica di potere e resa che rappresenta. 

Da cosa può dipendere, invece, lo sviluppo della pedofilia? 

Va usato un linguaggio preciso anche perché il tema è complesso. La pedofilia, ovvero l’attrazione sessuale verso bambini prepuberi, e l’abuso su minori, cioè il comportamento, sono due piani diversi: non tutte le persone con questa attrazione agiscono e non tutti gli abusi vengono commessi da persone con questa attrazione specifica. Sulle cause non c’è una risposta unica. La ricerca più recente indica un possibile substrato neurobiologico, con differenze in alcune aree cerebrali e nella connettività coinvolta nell’elaborazione degli stimoli sessuali, un pattern di attrazione che compare spesso già in adolescenza e non risulta scelto. In un sottogruppo di casi si considerano anche esperienze di sviluppo avverse, ma non come spiegazione universale. La comunità scientifica resta cauta nell’indicare cause certe.

Le terapie possono ridurre il rischio che una persona passi all’azione? E soprattutto, si può parlare di “guarigione” oppure è più corretto parlare di gestione e controllo dell’attrazione?

“Guarigione” è un termine fuorviante. L’attrazione non si modifica in terapia, il comportamento sì, ed è lì che si gioca la partita clinica. I trattamenti psicoterapeutici, si basano sull’utilizzo di risorse della persona, di aspetti educativi, di gestione e creare un equilibrio non precario ma stabile. Anche perché una persona che decide di intraprendere volontariamente un percorso di terapia, è perché sente pensieri egodistonici che ritiene importante lavorare per riprendere in mano la propria vita.

Quali meccanismi psicologici possono esserci dietro il comportamento di masturbarsi in luoghi pubblici?

A volte l’eccitazione è legata proprio al rischio di essere scoperti, un meccanismo vicino all’esibizionismo, dove il valore erotico sta nella reazione, reale o immaginata, di chi osserva senza consenso. Altre volte è scarso controllo degli impulsi, magari legato a condizioni neuropsichiatriche o cognitive che riducono la capacità di inibizione sociale. Altre volte ancora è comportamento compulsivo dentro un quadro più ampio di dipendenza sessuale, dove l’atto scarica tensione più che cercare piacere.

Per concludere, quali sono i falsi miti più comuni sulle parafilie?

Ce ne sono differenti, ma quasi tutti fondati su una scarsa educazione e confinati allo stigma o alla mancanza di educazione sessuale. Per fare un esempio di falso mito, considerare che tutto ciò che non è “sessualità tipica” sia equivalente di “sessualità malata” o “deviata”. Il mondo BDSM. Per entrare nel dettaglio, include regole specifiche, rispetto dell’altro, fasi di aftercare dopo le sessioni e fondamentalmente un dialogo tra gli elementi in gioco. Al di là del gusto personale, la comunicazione in tante coppie “normali” è assente, mentre qui diventa la base della costruzione della relazione erotica e attrattiva. Un altro esempio concreto che purtroppo è ancora molto diffuso, è che l’omosessualità sia una devianza o una malattia mentale. Alcune persone, fortunatamente sempre meno, addirittura la considerano una malattia genetica o trasmissibile. Tutte cose estremamente lontane dalla realtà.

Scrivi e fai video per Il Progressista

Se hai meno di 30 anni e vuoi raccontare la realtà dalla prospettiva della Generazione Z, unisciti al Progressista: articoli, inchieste, interviste e contenuti che mettono al centro la voce dei giovani.

Supporta Il Progressista

Con 10€ rendi possibile un articolo o un contenuto video. Paghiamo i giovani il doppio degli altri giornali.
Siamo un giornale libero e indipendente, e viviamo grazie alla community. Sostienici per continuare a costruire un’informazione fatta dai giovani, per i giovani.

Oppure puoi aiutarci senza spendere un’euro: scrivi il codice fiscale 94089690039 nella dichiarazione dei redditi per donarci il tuo 5×1000

TAG