Cosa è rimasto di Q-Anon? Il complotto più pazzo, amato e pericoloso

Dario De Lucia

Le teorie del complotto hanno sempre accompagnato la storia, ma nell’era digitale sono diventate una forza capace di cambiare la realtà. Tra tutte, nessuna è stata più influente – o più pericolosa – di Q-Anon, la grande saga cospirazionista che ha trascinato l’estrema destra americana fino all’assalto al Congresso. Una narrazione distopica, globale e ancora viva, anche se molti la credono scomparsa.

Alle origini di Q: l’enigma del profeta digitale

Tutto comincia nel 2017, quando un misterioso utente chiamato Q Clearance Patriot inizia a pubblicare messaggi criptici su 4chan e 8chan, forum frequentati dalla galassia dell’alt-right.
Nel 2022, grazie a un’analisi linguistica condotta da OrphAnalytics e dai ricercatori Florian Cafiero e Jean-Baptiste Camps, l’enigma sembra risolto: dietro “Q” ci sarebbero due figure reali, Paul Furber, sviluppatore sudafricano, e Ron Watkins, ex candidato repubblicano in Arizona. Entrambi hanno sempre negato, ma le tracce stilistiche portano a loro.

Cinque anni dopo la comparsa del primo messaggio, il mito non è scomparso: Q-Anon resta la forma più strutturata di complottismo mai emersa nel XXI secolo.

La pizzeria Comet Ping Pong di Washington dove secondo Q-Anon c’era un covo di pedofili.

Dal “Pizzagate” al colpo di pistola

L’antefatto risale al 2016, quando Wikileaks diffonde le e-mail di Hillary Clinton e del suo entourage. Alcuni messaggi, in apparenza banali, vengono reinterpretati online come prova di una rete pedofila mascherata da pizzeria.
Il 4 dicembre 2016, un ventottenne, Edgar M. Welch, entra armato nel locale incriminato, il Comet Ping Pong di Washington, sparando un colpo “per salvare dei bambini”. Nessuno rimane ferito, ma il mito del Pizzagate era ormai nato.

Secondo la teoria, la pizzeria sarebbe la base di un culto satanico – la Cabal – in cui politici e celebrità (da Tom Hanks a Beyoncé, da Oprah Winfrey a George Soros) abuserebbero di minori per garantirsi potere e lunga vita.
Un intreccio delirante, ma sufficiente a trasformare internet in un tribunale globale contro un nemico immaginario.

6 gennaio 2021: lo sciamano di Q Anon a Capitol Hill

Pochi anni dopo, la fantasia diventa azione.
Il 6 gennaio 2021, migliaia di sostenitori di Donald Trump assaltano il Campidoglio per impedire la ratifica della vittoria di Joe Biden. In prima fila c’è Jake Angeli, alias lo sciamano di Q-Anon: torso nudo, corna di bufalo, volto dipinto. Le immagini fanno il giro del mondo.

L’assalto provoca cinque morti e tredici feriti.
È la dimostrazione che l’odio digitale può uscire dagli schermi e travolgere la democrazia.

Il video di Gio Pizzi che racconta bene anzi benissimo l’assalto a Capitol Hill del 2021

L’alt-right e il falso mito del “popolo tradito”

Per anni l’elettorato trumpiano è stato descritto come la voce del “popolo dimenticato”: lavoratori impoveriti, contadini della Bible Belt, operai della Rust Belt.
In realtà, chi ha guidato l’assalto non era affatto marginale: impiegati, piccoli imprenditori, professionisti bianchi di ceto medio-alto, uniti da un’identità suprematista e antisistema.

Dietro di loro si muove l’influenza di Steve Bannon, ideologo dell’ultradestra internazionale, che aveva perfino tentato di creare una “scuola per sovranisti” nella Certosa di Trisulti, nel Lazio.
Un laboratorio globale di estremismo, in cui l’America di Trump e la destra europea si specchiano l’una nell’altra.

Q-Anon come gioco di ruolo politico

Nato nei forum, Q-Anon si espande rapidamente.
Nel 2018 compaiono ai comizi di Trump le prime magliette con la lettera Q, e nel 2020 la teoria entra di fatto nel linguaggio del Partito Repubblicano.
Q-Anon racconta un mondo diviso tra una minoranza di potenti corrotti e un manipolo di “patrioti” guidati dal presidente-salvatore.
I seguaci attendono “il grande risveglio”, la resa dei conti finale in cui i “cattivi” saranno smascherati e giustiziati.

In pratica, una fiaba apocalittica costruita come un gioco di ruolo online: ogni “drop” di Q è un indizio da decifrare, ogni post un passo verso la verità.
Ma dietro la fantasia si muovono armi vere, attentati e radicalizzazione politica.

L’Italia e la lettera QIl legame tra Q-Anon e l’Italia passa da un romanzo

Nel 1999, il collettivo Luther Blisset – oggi Wu Ming – pubblica Q, storia di spie, eresie e messaggi cifrati nell’Europa del Cinquecento. Quel libro, primo grande esperimento di narrativa copyleft, diventa inaspettatamente il modello narrativo dei complottisti americani.

Secondo varie ricostruzioni, i primi post di Q-Anon nacquero come una trollata di sinistra: un esperimento di disturbo ideato da attivisti per prendere in giro i frequentatori dell’alt-right.
Il gioco, però, sfuggì di mano. Watkins e Furber lo trasformarono in un movimento politico e propagandistico a sostegno di Trump.
Una beffa che, nel giro di pochi anni, avrebbe ispirato un tentativo di golpe.

Il libro più completo per spiegare il complotto di QAnon realizzato da Wu Ming 1

2025: Q-Anon non è morto, ha solo cambiato forma

A distanza di anni, il mito non è scomparso: si è evoluto.
Il personaggio di Q tace dal 2022, ma il suo linguaggio è entrato stabilmente nella cultura politica americana.
Le parole chiave – “deep state”, “élite globali”, “risveglio dei patrioti” – compaiono oggi nei comizi, nei podcast e perfino nei talk televisivi.

L’ex sciamano Jake Angeli, graziato da Trump all’inizio del 2025 insieme a oltre 1.500 imputati per l’assalto al Congresso, è tornato a far parlare di sé rinnegando in parte il movimento. Un segno che il culto si frammenta, ma non scompare.

L’eredità del movimento è ormai una forma mentale: una grammatica del sospetto che oppone “popolo puro” e “élite corrotte”, mescolando spiritualità, patriottismo e rancore. Non serve più Q per alimentarla: basta un algoritmo e una community. Il complottismo è diventato infrastruttura della comunicazione politica, non devianza marginale.

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