Come è (quasi) morire nello spazio

Karin Silvi

Quando Luca Parmitano rischiò la vita nello spazio. La missione più adrenalinica del 2013: una passeggiata spaziale trasformata in incubo

Immagina di fluttuare nello spazio, con la Terra sotto i piedi e l’infinito sopra di te. Ma poi, nel tuo casco, inizia ad accumularsi acqua. Panico, giusto? Questa non è la trama di un film sci-fi, ma la realtà che l’astronauta italiano Luca Parmitano ha vissuto nel 2013 durante una delle sue missioni più iconiche sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

Chi è l’astronauta Luca Parmitano?

Classe 1976, è un astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), noto per essere il primo italiano comandante della ISS e per il suo sangue freddo. Nel 2013, durante la sua prima missione nello spazio, è diventato protagonista di uno degli episodi più pericolosi della storia dell’esplorazione spaziale.

Cos’è successo?

Era il 16 luglio, seconda passeggiata spaziale della missione Volare.
Questi “spacewalk” sono momenti cruciali per gli astronauti: usano tute pressurizzate per lavorare all’esterno della ISS, riparare strumenti o testare tecnologie. Ma quel giorno qualcosa è andato storto.

Dopo appena un’ora, Parmitano ha segnalato una strana sensazione: dell’acqua stava entrando nel suo casco. All’inizio sembrava solo fastidioso, ma il problema è rapidamente peggiorato. Il liquido continuava a salire, coprendo naso e occhi, rendendo difficile respirare e orientarsi.

Ma da dove arrivava l’acqua?

Si scoprì che una perdita nel sistema di raffreddamento della tuta aveva riversato oltre 1,5 litri di acqua nel casco. Questo sistema regola la temperatura corporea dell’astronauta usando un liquido, che però si stava riversando nel posto sbagliato.

Ecco il punto: nello spazio, l’acqua non scorre.
Si accumula in gocce che restano sospese, formando bolle fluttuanti. Parmitano non poteva semplicemente “scrollarle via”. E per giunta, comunicare era quasi impossibile, perché l’acqua interferiva anche con il microfono.

Come ha reagito Parmitano?

Come un vero top player. Restando calmo, ha dato priorità alla sua sopravvivenza: ha interrotto ogni attività e, a tentoni, si è diretto verso il portellone di sicurezza. Nonostante la visione zero e il rischio di soffocare, Parmitano è riuscito a tornare alla ISS grazie al suo addestramento e al sangue freddo. Una reazione da manuale, che ha evitato una tragedia.

Perché è stato così pericoloso?

In un ambiente senza gravità, il rischio era che Parmitano potesse annegare… nello spazio! Un paradosso inquietante e, per fortuna, mai accaduto prima. Questo incidente ha scosso la comunità aerospaziale, portando a una revisione completa dei protocolli di sicurezza per le tute spaziali.

Un film che non rifaremmo

L’episodio sembra la scena clou di un film d’azione: protagonista carismatico, tensione alle stelle e un finale col botto (ma per fortuna lieto). Se dovessimo dargli un voto, sarebbe un 10 per la suspense e la performance di Parmitano come stuntman. Ma, diciamocelo, è una di quelle esperienze che preferiremmo non vedere mai più riprodotta nella realtà.

L’astronauta Luca Parmitano intervistato da Alessandro Cattelan

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