Conte presenta il suo programma al Campo Largo

Michele Cacciapuoti

A Milano, il Movimento 5 Stelle ha chiuso un percorso di sei mesi con circa 150 proposte da sottoporre a PD e AVS. Ma sulla politica estera le distanze restano ampie

Il percorso, chiamato NOVA 2.0, ha previsto diverse fasi a partire da aprile. Sono state costruite delle squadre, che hanno ricevuto formazione da esperti, stakeholder e dal presidente Giuseppe Conte stesso; queste squadre locali hanno elaborato delle proposte, infine discusse a livello nazionale da rappresentanti, iscritti e simpatizzanti del Movimento.

Il risultato di queste discussioni è stato presentato a Milano presso il World Join Center, alla presenza di giornalisti, economisti, politici del Movimento ma anche internazionali, come Francesca Albanese, Gianīs Varoufakīs, Jeffrey Sachs e, naturalmente, Conte.

1. Economia

Le proposte erano circa 150, raggruppate in una ventina di sezioni tematiche.

Una buona parte riguardava l’economia e il lavoro: salario minimo, contrasto al gender pay gap e parità nei congedi genitoriali, un fondo previdenziale per i giovani, l’abbassamento delle tasse sul lavoro e, in compenso, una tassa sugli «extraprofitti» di banche e industrie belliche, ma anche una exit tax sul trasferimento dei patrimoni.

2. Esteri

Il punto più delicato nel rapporto con i potenziali alleati è però la politica estera, dato che il programma contesta fermamente il ReArm EU (soprattutto economicamente) e l’aumento delle spese militari al 5% deciso nella NATO e, allo stesso tempo, si pone nettamente contro l’invio di armi in Ucraina, perché significherebbe «allontanare la pace»; si chiede anche il riconoscimento della Palestina, parallelamente alle sanzioni e all’interruzione dei rapporti con Israele.

3. Istruzione e università

In ambito d’istruzione e università, si propone come nuova materia l’«educazione digitale» su AI, cyberbullismo e privacy, accanto all’educazione sessuo-affettiva; si prevede una riforma dei PCTO (“alternanza scuola-lavoro”) e nei percorsi post-universitari, in direzione di maggior trasparenza e sicurezza; si chiede infine un rafforzamento del diritto allo studio tramite studentati e una più ampia no tax area universitaria.

4. Diritti civili

Sui diritti civili, il Movimento sottopone agli iscritti un programma piuttosto netto: matrimonio egualitario, legge contro l’omolesbobitransfobia, adozioni alle coppie omogenitoriali e una legge che regoli il «fine vita».

5. Immigrazione

Sull’immigrazione, si critica la legge Bossi-Fini che dal 2002 la disciplina in Italia, nonché il «modello Albania» con centri per rimpatrio all’estero; tuttavia, si parla di «centri presso Paesi […] di origine o di transito», che ricordano quelli attualmente presenti in Libia (anche se si parla qui di centri ONU in Paesi «sicuri»). Sul tema della cittadinanza, il Movimento propone anche lo ius scholae.

Fra le altre proposte, ci sono il voto (anche elettronico) ai sedicenni, l’abbassamento del quorum per i referendum al 33%, il ripristino dell’accentramento statale della sanità, la reintroduzione del reato d’abuso d’ufficio, il diritto alla casa, l’indipendenza della Rai dai partiti e la ricerca sulla fusione nucleare (rispetto all’attuale fissione).

6. Che cos’hanno detto a Milano?

Conte ha saltato la prima giornata, nonostante fosse previsto un suo intervento, e ha chiuso domenica; ha parlato per oltre un’ora, partendo da una citazione di Hannah Arendt. A differenza del testo programmatico, il suo discorso ha lasciato i temi economici verso la fine (quando ha duramente criticato la «terza via» neoliberista), focalizzandosi prima sulle sferzate al governo.

Stracciando di volta in volta dei cartelli rappresentativi di alcune leggi del centrodestra, Conte ha criticato la tentata riforma del premierato, le misure più garantiste e il riarmo europeo, giustapponendolo alla crescita dell’estrema destra tedesca (AfD); ha anche definito l’Italia «complice silente di un genocidio» a Gaza.

Prima di lui hanno parlato diversi ospiti, i cui interventi sono stati strutturati quasi come in una festa di partito. Dall’introduzione dei capigruppo parlamentari ai panel tematici (come quello dei due Presidenti di regione pentastellati, la sarda Alessandra Todde e il campano Roberto Fico).

Alcuni ospiti hanno anticipato i temi del programma. Pasquale Tridico, capogruppo in Europarlamento, ha sostenuto l’adozione europea di un articolo costituzionale simile al nostro undicesimo (sul ripudio della guerra come strumento di offesa e mezzo di risoluzione) e ha chiamato esplicitamente in causa gli alleati sulle armi a Kyiv.

Tomaso Montanari, rettore universitario a Siena, è stato ancora più duro. Ha condiviso le parole di Virginia Libero (segretaria della giovanile del PD) contro il riarmo e ha sostenuto che la componente «riformista» del PD sia solo una minoranza conservatrice. 

Domenica hanno anche dialogato i giornalisti Marco Travaglio e Mario Giordano (in sostituzione di Paolo Del Debbio). Di aree politiche contrapposte, hanno però convenuto sul fatto che il governo Meloni abbia deluso l’elettorato; secondo Giordano perché troppo poco di destra su sicurezza, UE e premierato, mentre per Travaglio perché troppo filo-statunitense e garantista.

E poi ci sono state le interviste. L’economista Jeffrey Sachs ha attribuito a NATO, USA e Regno Unito le colpe dell’invasione dell’Ucraina e del fallimento dei negoziati. Francesca Albanese, relatrice ONU sui territori palestinesi occupati da Israele, ha parlato di un genocidio espanso alla Cisgiordania e ha provocatoriamente paragonato la storia di Israele al concetto di «sostituzione etnica», oltre ad anticipare un prossimo rapporto sul Board of Peace trumpiano e una lotta contro il ddl Romeo sull’antisemitismo, una «infamia».

E l’ex-ministro greco Gianīs Varoufakīs, che si oppose all’austerità europea durante la crisi del debito, ha definito il Next Generation EU e l’ultimo Patto di Stabilità una «catastrofe». Per Varoufakīs, il governo Meloni è sia appiattito su Von der Leyen, sia fautore di un «fascismo internazionale»; l’ex-ministro sostiene anche che bisogna anche «porre fine alla NATO».

Non sono mancate riflessioni sulla coalizione che dovrà ricevere questo programma. Varoufakīs ha paventato che un generico premier di centrosinistra possa rivelarsi «complice» dell’UE quanto lo sarebbe stato il suo governo (Tsipras I).

Per Todde invece gli alleati devono superare le differenze, ma Fico ritiene vi siano dei punti non negoziabili (sanità e scuola). Travaglio e Giordano convengono sull’esclusione di Renzi, ma il secondo lamenta un programma che è per ora solo di partito e non di coalizione.

7. Come siamo arrivati qui?

L’incontro locale a Roma, maggio 2026. Dal report del Movimento 5 Stelle.

L’evento di Milano è solo l’approdo finale di un percorso iniziato ad aprile.

In primavera, infatti, sono state create 100 squadre locali, debitamente istruite da Conte, dai cosiddetti stakeholder e dalla Scuola Capitale Sociale, un progetto di formazione ecologista. Fra le altre cose, queste squadre hanno appreso il metodo dell’Open Space Technology, ideato negli anni ‘60, che prevede una sorta di auto-organizzazione dell’agenda e del dibattito da parte dei partecipanti, anche spostandosi fra i gruppi tematici (un po’ ricorda i caucus statunitensi).

A maggio, le 100 squadre hanno applicato tale metodo in altrettanti incontri locali, formalmente disintermediati, senza relatori né scalette, per quanto divisi per temi e introdotti da esponenti del Movimento.

In questi incontri, i partecipanti hanno proposto i punti del programma da sottoporre al centrosinistra. A Milano, ad esempio, è stata suggerita l’uscita dalla NATO, insieme a una riduzione delle rate universitarie, alla limitazione della flat tax e all’obbligo di piantare alberi, fra le altre cose; a Roma, invece, la fine delle sanzioni alla Russia, la riforma della prescrizione e la contrarietà a nuovi inceneritori.

A giugno, le varie proposte locali sono state filtrate e coagulate a livello nazionale da 300 persone “selezionate” in modo rappresentativo, anche dal punto di vista demografico; questi incontri, organizzati su Zoom, erano un po’ più intermediati.

I partecipanti hanno infatti ricevuto preventivamente delle guide tematiche, che tracciavano i binari della discussione, pur in modo piuttosto equilibrato. Sul ReArm Europe, ad esempio, le critiche vengono impostate sul piano economico (coerentemente con la recente campagna pentastellata “La guerra la paghi tu”); si auspicava, peraltro, una sorta di riarmo integrato a livello europeo e coordinato con la NATO, lontano dalle proposte degli iscritti più radicali.

All’evento di Milano sono stati presentati i risultati finali, che verranno proposti agli alleati del centrosinistra. Contemporaneamente, questo weekend il testo è stato approvato dall’Assemblea degli iscritti.

I risultati sono plebiscitari, tendenzialmente sopra il 90% per la maggior parte delle proposte.

A guardare i dettagli, però, si nota che (nonostante un diffuso consenso progressista) i punti più trasversali, che sfiorano il 100%, sono quelli economici o securitari, rispetto alle tematiche più culturali o giovanili. sotto il 90% ius scholae, legalizzazione della cannabis, adozioni per coppie omogenitoriali e voto a sedicenni e fuori sede.

Le cose non vanno troppo diversamente con il Patto Generazionale stilato dalla giovanile e votato dai più giovani. È sempre la tematica del salario a sfiorare l’unanimità, mentre il reddito di base per lavoratori culturali scende sotto l’80%, con un minimo del 52% per il voto ai sedicenni.

C’era già stato un NOVA, circa due anni fa, ma strutturato in modo un po’ diverso.

Conte alla chiusura del primo NOVA a Roma, 2024. Foto Riccardo Antimiani / ANSA.

Quell’estate si era consumata una nuova rottura fra Conte e Beppe Grillo, fondatore e garante del Movimento. I due si erano già scontrati nel 2021, quando l’ormai ex-premier Conte aveva aderito al partito, divenendone presidente, mentre Grillo e Di Maio sostenevano il nuovo governo Draghi.

Questa prima lite si era conclusa con la stesura di un nuovo Statuto, ma le tensioni erano riemerse nel 2024, favorite dalla débacle alle elezioni europee. Conte decise così di rinnovare ancora lo Statuto, ma cercando un’investitura dalla base.

Il primo NOVA, sempre autunnale, iniziò così: iscritti ed elettori scrissero le loro proposte sullo Statuto e sugli indirizzi politici. Queste proposte, che potevano essere commentate provenivano anche da organizzazioni esterne al Movimento. I commenti furono poi raggruppati tematicamente e discussi in video-chiamata da un gruppo di 360 persone estratte a sorte, fra iscritti e giovanissimi.

Il loro scopo era quello di trasformare le proposte originarie in un programma definitivo in 22 punti. Questi incontri erano però guidati, più che nel 2026; al loro interno figuravano moderatori, “consulenti tecnici” e “consulenti politici”; i partecipanti erano stati anche in questo caso indirizzati da alcuni documenti “guida”.

Questi documenti, stilati con l’aiuto di esperti, preponevano alcuni punti ideologici alla discussione, richiedendo “coerenza” con essi.

Le 22 proposte finali risultavano comunque in alcuni casi più moderate rispetto alle guide stesse, frutto di plausibili mediazioni. Ad esempio, il documento sulla pace parlava nettamente di diplomazia e moral suasion come unico viatico, proponendo la cessazione di ogni invio di armi, con esplicito riferimento all’Ucraina; la proposta finale parlava più in generale di ripensare il ruolo della NATO e il rapporto con gli USA e favorire la diplomazia per l’Ucraina.

Il risultato finale era comunque più radicale rispetto alle proposte del 2026. Si parlava anche di “sostenere la […] contrarietà verso l’invio di armi a Paesi in conflitto”.

Dopo essere state vagliate, approvate o corrette dal Consiglio Nazionale, presieduto da Conte, le proposte finali furono infine votate online da chiunque fosse iscritto al Movimento da almeno sei mesi. Quest’ultima fase oggi, seppur prevista, non è stata attuata prima dell’evento di Milano.

Data la rottura con la Rousseau di Casaleggio nel 2021, il voto si svolse su un’altra piattaforma, SkyVote, e culminò in una cerimonia a Roma.

Il Movimento dichiarò un’affluenza del 61% (sui quasi 90.000 aventi diritto) e quasi tutte le proposte furono approvate, con almeno il 60% di Sì (per l’eliminazione della figura del Garante, per l’appunto Grillo), fino ai quesiti più plebiscitari come quello sulla trasparenza delle candidature (98% di Sì). L’unica proposta a non essere approvata fu quella dell’incompatibilità del Presidente con incarichi istituzionali, quale quello di premier.

Com’era nelle sue prerogative, Grillo richiese la ripetizione del voto, stavolta con un quorum del 50%, che a fine anno venne ampiamente superato, confermando gli esiti. Grillo smise di essere Garante del Movimento e se n’è sempre più allontanato, anche recentemente.

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