Il 93% dei giovani si sentono esclusi dalla politica (ma la democrazia è okay)

Michele Bagnato
il 93% dei giovani italiani tra i 18 e i 24 anni si sente escluso dalle decisioni del Paese. Non è un dettaglio, è un verdetto. Lo dice il sondaggio commissionato da Riforma e Progresso a BiDiMedia.
il 93% dei giovani italiani tra i 18 e i 24 anni si sente escluso dalle decisioni del Paese. Non è un dettaglio, è un verdetto. Lo dice il sondaggio commissionato da Riforma e Progresso a BiDiMedia.
il 93% dei giovani italiani tra i 18 e i 24 anni si sente escluso dalle decisioni del Paese. Non è un dettaglio, è un verdetto. Lo dice il sondaggio commissionato da Riforma e Progresso a BiDiMedia.
il 93% dei giovani italiani tra i 18 e i 24 anni si sente escluso dalle decisioni del Paese. Non è un dettaglio, è un verdetto. Lo dice il sondaggio commissionato da Riforma e Progresso a BiDiMedia.
il 93% dei giovani italiani tra i 18 e i 24 anni si sente escluso dalle decisioni del Paese. Non è un dettaglio, è un verdetto. Lo dice il sondaggio commissionato da Riforma e Progresso a BiDiMedia.
il 93% dei giovani italiani tra i 18 e i 24 anni si sente escluso dalle decisioni del Paese. Non è un dettaglio, è un verdetto. Lo dice il sondaggio commissionato da Riforma e Progresso a BiDiMedia.
il 93% dei giovani italiani tra i 18 e i 24 anni si sente escluso dalle decisioni del Paese. Non è un dettaglio, è un verdetto. Lo dice il sondaggio commissionato da Riforma e Progresso a BiDiMedia.
il 93% dei giovani italiani tra i 18 e i 24 anni si sente escluso dalle decisioni del Paese. Non è un dettaglio, è un verdetto. Lo dice il sondaggio commissionato da Riforma e Progresso a BiDiMedia.
il 93% dei giovani italiani tra i 18 e i 24 anni si sente escluso dalle decisioni del Paese. Non è un dettaglio, è un verdetto. Lo dice il sondaggio commissionato da Riforma e Progresso a BiDiMedia.

Cosa dice il sondaggio sulla gen z in breve?

Il dato è brutale: il 93% dei giovani italiani tra i 18 e i 24 anni si sente escluso dalle decisioni del Paese. Non è un dettaglio, è un verdetto. Lo dice il sondaggio commissionato da Riforma e Progresso all’ente sondaggi BiDiMedia per il giornale della gen z Il Progressista. Un dato che mette la politica di fronte al suo fallimento: non riuscire a parlare con chi oggi sta costruendo la propria vita adulta.

Questa generazione non è più adolescente: c’è chi finisce la scuola, chi affronta gli esami universitari, chi si scontra con il lavoro precario. Sono già dentro la vita vera, eppure la politica li tiene fuori.

Eppure, dentro la disillusione, c’è un segnale forte: i giovani credono ancora nella democrazia parlamentare. Due su tre la indicano come la forma migliore di governo per l’Italia. Non chiedono scorciatoie autoritarie, né derive populiste: vogliono un Parlamento che funzioni e che li rappresenti. La sfiducia non è verso la democrazia, ma verso chi oggi la incarna.

Una generazione che non si lascia incasellare

Il 53% è favorevole allo Ius Soli, riconoscendo che chi cresce in Italia deve avere cittadinanza. Lo stesso 53% sostiene la reintroduzione del nucleare, tema che spacca la politica ma che per i giovani è una questione di futuro e sostenibilità.


Il 39% guarda a una difesa comune europea come Rearm Europe. Il 31% è a favore del premierato, il 29% dell’autonomia differenziata. Temi diversi, anche contraddittori, ma che mostrano una generazione pragmatica, capace di pensare oltre gli schemi ideologici.

Votare? Non sempre

Qui arriva la contraddizione: meno di un giovane su due dice di votare sempre. Uno su tre dichiara di non aver votato o di non avere intenzione di farlo. Non perché sia disinteressato, ma perché non trova un’offerta politica capace di accoglierlo. E allora la domanda è: può la democrazia permettersi di perdere così tanti cittadini?

Le intenzioni di voto

Il “borsino” giovanile racconta un quadro più fluido e meno ideologico rispetto a quello adulto:

  • PD in testa al 27%
  • FdI segue al 20%
  • AVS al 13%
  • FI e M5S al 9%
  • Azione al 6%
  • Lega e +Europa al 4%
  • Italia Viva al 2%
  • altre liste minori (Drin Drin, Noi Moderati, Democrazia Sovrana Popolare) raccolgono l’1-2%

Un pluralismo alto, con preferenze che cambiano e identità politiche non ancora cristallizzate.

Come si informa davvero la Gen Z?

Instagram è la prima fonte. Poi giornali e riviste online. La televisione resta indietro: meno di un giovane su due la usa per informarsi. È una dieta mista, che unisce social e media tradizionali. Ma la politica continua a parlare con linguaggi vecchi, incapaci di intercettare questo mondo.

Leader? Nessuno

Alla domanda “Chi ammiri?”, il 54% risponde: “Nessuno”. Non vuol dire che non abbiano valori, ma che non vedono figure credibili a cui guardare.

Un messaggio che non si può ignorare

Questo sondaggio smonta la narrazione dei giovani pigri e apatici. Sono attenti, arrabbiati, disillusi, ma pronti a dire la loro. Si sentono esclusi, ma non hanno abbandonato l’idea di un Parlamento che funzioni davvero.

Ora la politica ha due strade: continuare a ignorarli, confermando quel 93% di esclusione. Oppure aprire spazi di ascolto reale, di partecipazione concreta, di dialogo vero.

Perché la verità è semplice: i giovani non vogliono rassegnarsi. E senza di loro, il futuro di questo Paese non esiste.


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